Verginità dello Sguardo


" Il problema è che ci è stato insegnato che cosa vediamo e come rendere quel che vediamo.
Se solo potessimo essere nella posizione degli uomini che hanno realizzato quei meravigliosi disegni a Lascaux e Altamira "
                                                       Picasso

Il pregiudizio è uno dei maggiori ostacoli al piacere dell' arte perchè ci obbliga a confrontare quello che vediamo con l' idea più o meno consapevole di quello che ci aspetteremo di vedere.
Tante volte rimaniamo perplessi di fronte ad un' opera d' arte autentica perchè non riusciamo ad accettare il condizionamento della nostra idea di arte che ci spinge invece ad apprezzare senza sforzo opere d' arte molto più banali e facilmente digeribili dal nostro occhio.

Anche nel creare noi artisti siamo molto spesso condizionati negativamente da tutto quello che abbiamo visto ed imparato, in questo senso bambini e pazzi hanno un vantaggio notevole circa l' autenticità creativa.

Il compito dell' artista non è quello di dare alla gente quello che la gente vuole, bensì quello che ancora non sa di volere; perchè l' artigianato conferma la cultura, l' arte la mette sempre in discussione; come un virus costringe il sistema a raffinarsi, ad evolversi, a stare al passo con i tempi!

Monet ha confidato a un giovane pittore che avrebbe desiderato nascere cieco e recuperare all'improvviso la vista per non sapere nulla degli oggetti e trovarsi in uno stato vergine davanti alle apparenze, desiderio che serve a chiarire paradossalmente la sua estetica della sensazione.

Forse in questo senso allora William Blake disse :

"Se le porte della percezione fossero ripulite, tutto apparirebbe allora così come realmente è: Infinito". 

L' iconoclastia dei nostri tempi non consiste nella distruzione delle immagini sacre, ma in una iper produttività di immagini in cui non c' è più nulla da vedere.


L' inganno di Pigmalione e il Paradosso dell'artista



L' INGANNO DI PIGMALIONE


 A che giova un idolo, perchè l'artista si dia pena di scolpirlo? O una statua fusa o un oracolo falso, perchè l'artista confidi in essi scolpendo idoli muti? Guai a chi dice al legno: "Svegliati" o alla pietra muta : "Alzati". Ecco è ricoperta d'oro e d'argento ma dentro non c'è soffio vitale.

Questi pochi versetti tratti dal secondo capitolo del profeta Abacuc hanno sempre attirato la mia attenzione perchè esprimono molto bene il grande rischio di vanità, inganno e tristezza che si può nascondere nella creazione artistica.


Conosciamo tutti il mito di Pigmalione, lo scultore che ha modellato una statua femminile d'avorio della quale si era poi invaghito, considerandola, come tutti gli innamorati, il proprio ideale femminile, tanto da dormire accanto ad essa nella speranza che un giorno si potesse animare.


Pigmalione rappresenta l'artista innamorato della propria creazione fino al punto di credere che la vita, la felicità e la realizzazione possano nascere dal lavoro delle proprie mani come strada per l'autoaffermazione.


Sedotto dal riflesso di se che riconosce nella propria opera, come fosse lo specchio d'acqua per Narciso, l'artista si sostituisce a Dio ritenendosi autosufficiente. Divenuto così schiavo della propria vanità e della propria illusione l'artista perde quel soffio vitale che ha tanto preteso dalla pietra e dal colore.
Il mondo è pieno di artisti inchiodati alla loro tavolozza come i servi alla gleba, di esteti così profondamente attratti dalla bellezza da perdere spesso il senso e il sapore della vita e delle cose semplici.
Quanti artisti cercando la pienezza della vita e si ritrovano ad abbracciare solo nuvole come icaro? Si innalzano fino al Cielo e precipitano con le loro ali di cera fusa. Gli artisti non si possono accontentare di una vita comoda e borghese, vogliono vivere in profondità.
Quanti “Santi Mancati” hanno trasformato la loro sete di paradiso in arte… spesso penso a Kurt Kobain, Violeta Parra o Jakson Pollock…
Quando vivevo a Parigi andavo spesso a visitare la tomba di Modigliani, Oscar Wilde e Jim Morrison a Pere La Chaise. Tutti questi personaggi sono stati caratterizzati dalla nostalgia di un Eden perduto, dalla malinconia, dalla disperante ossessione di una bellezza irraggiungibile.
Ma questo desiderio di vita autentica e di pienezza, manifesta l’umana esigenza della bellezza, la ricerca profonda del senso della vita!

Che beffa farsi dio della propria vita e nel tentativo di superare ogni limite chiudersi il cielo, aspirare all'eterno e trovarsi ad elemosinare il passeggero e l'effimero. Che tristezza vedere come questa fame di eternità e di pienezza si riduca nella maggior parte dei casi ad un'esistenza egoistica, arida e narcisistica; l'esteta si cuce addosso una divisa di fierezza e solitudine e nella sua ricerca ossessiva di vita non trova nulla che non si prosciughi o si corrompa!

Baudelaire, principe dei " poeti maledetti" scrive nel suo  “Inno alla Bellezza” tratto da “I Fiori del Male”:

” …vola al tuo lume la falena accecata, crepita, arde e loda il fuoco onde soccombe…”
L’ artista è la falena, una falena notturna, talmente attratta dalla luce del lume che non può fare a meno di avvicinarsi e avvicinarsi fino a bruciare e morire nell’estasi contemplativa, sacrificando tutto per seguire l'apparente bellezza.
Questa però non è libertà, è dipendenza , è vizio è schiavitù.

Non possiamo pretendere l’infinito dal finito.
Aspiriamo ad una patria ma poi accade che l’esilio lo chiamiamo patria e neanche cerchiamo più nulla, ci scordiamo addirittura della necessità di cercare!
L’infinito è invece dentro di noi ma anche l’inferno può essere dentro di noi e non c’è fuga che regga!
Mi ha sempre colpito la storia del pittore Paul Gauguin che fugge dalla Francia e dalla sua famiglia per scappare alla sua infelicità e si rifugia a Thaiti nel cuore del Pacifico, ma neanche in Polinesia trova il Paradiso e l’innocenza in cui sperava. Cambia cielo non anima chi corre per mare…e così si porta dietro il suo inferno interiore e preso dalla disperazione ingerisce il veleno e prova ad uccidersi come il suo amico Van gogh che sette anni prima si era sparato un colpo di pistola. Due anime inquiete e parallele alla ricerca di un’irraggiungibile vita autentica.


Più costruiamo il paradiso con le nostre forze, più rimaniamo delusi

Sant'Agostino forse meglio di chiunque altro è stato capace di descrivere il paradosso dell'artista che cercando la bellezza si separa dalla verità, sedotto dalle creature si allontana dal Creatore:


"Avevo infatti le spalle rivolte contro la luce e il volto verso le cose illuminate per cui il mio stesso volto, con cui contemplavo le cose illuminate, non riceveva luce".
L'uomo è quindi definito dalla sua tensione verso l’Infinitoe dal suo limite, la sua fragilità, la sua finitezza, è stato creato né celeste né terreno affinchè possa superarsi, affinchè sappia fermarsi.
La sola contemplazione della nostra miseria ci porta così alla disperazione, alla distrazione, alla fuga da noi stessi. Chi, invece, vede solo la grandezza dell’uomo, finisce nella superbia, nella vanità, nell’orgoglio.

La contemplazione di entrambe le dimensioni dell’uomo ci dice chi siamo.


E' noto a tutti il mito di Michelangelo Buonarroti come genio ribelle, meno nota è la sensibilità spirituale che ha caratterizzato soprattutto gli ultimi anni della sua vita.


La critica e gli storici riconoscono che l'artista negli anni in cui lavorava alla Pietà Rondanini, si scopre amato da Dio nella croce di Cristo.


Più volte nelle rime Michelangelo si sofferma sul mistero della croce e sul vantaggio che ne scaturisce per tutti gli uomini.


In uno dei suoi componimenti scrive:

"Né pinger né scolpir fie più che quieti l'anima, volta a quell'amor divino c'aperse, a prender noi, 'n croce le braccia."

Non è più l’arte capace di quietare la mia anima, ma l’amore divino che si esprime nell’abbraccio della croce.

Certo, è molto affascinante il mito di un genio tormentato, sprezzante di ogni autorità morale, ma credo sia ancora più bello scoprire l' immagine di un uomo che parla di speranza e che alla luce della fede scrive, dipinge e scolpisce i suoi magnifici versi fino all'ultimo giorno.


Non possiamo dunque considerare l'opera di Michelangelo come emanazione spirituale senza soffermarci sulla sua testimonianza esistenziale.
Per vivere veramente la nostra vita come un'opera d'arte dobbiamo passare da un'esistenza artigianale, fatta di cause ed effettialla vita sperimentata come arte, vissuta come opera ispirata, aperta alla gratuità della grazia.

Dio irrompe nella nostra vita aprendo orizzonti nuovi e imprevedibili, siamo pronti ad accoglierlo nella nostra storia, a farci sorprendere e scompaginare i programmi?



Angelo Caduto (Nostalgia di Dio)

"... Ah, quante volte allora ho desiderato volare con le ali della gru che mi stava sorvolando fino alle rive del mare sconfinato, bere da quel calice spumeggiante di infinito l'esaltante voluttà della vita e solo per un attimo sentire nelle poche energie del mio petto una stilla di beatitudine dell'essere che in sé crea tutto fuori da sé. "

Circa 12 anni fa ho letto per la prima volta queste meravigliose parole di Goethe; provai una profonda commozione che mi spinse fino alla gratitudine verso un uomo che senza conoscermi dimostrava di capirmi profondamente.

Aveva colto uno degli aspetti che più ha caratterizzato la mia giovinezza: la nostalgia di Dio, la nostalgia di una pienezza di vita che mi appariva sempre come un lontano miraggio.

Dopo aver letto Goethe, quella notte stessa, ho dipinto accanto al mio letto un murales intitolato : Angelo Caduto, (Nostalgia di Dio), si trova tuttora nella casa a Santa Severa dei miei nonni dove dormivo allora d' Estate.

Solamente molti anni dopo ho capito che Dio non avrebbe mai messo nel nostro cuore il desiderio di volare se non ci avesse fornito allo stesso tempo un paio di ali.
L'animo umano è abitato dal desiderio di trascendere tutti i limiti, la bellezza è fragile custode di questo insopprimibile anelito.







Walt Dysney alla Biennale di Venezia

Anche quest'anno sono stato alla Biennale di Venezia perchè credo sia doveroso per un'artista guardarsi intorno e cercare di capire cosa succede nell'ambito contemporaneo internazionale delle arti.

Non voglio entrare in merito di giudizio circa la qualità delle opere in esposizione, è noto che alla Biennale di Venezia partecipino i più grandi artisti rappresentati dai loro capolavori indiscutibili ma è noto anche che non sempre siano i meriti e il valore a determinare la scelta o l'esclusione degli artisti.

Quello che più mi preme invece affrontare è una riflessione sull'inquietudine e il malessere trasmesso da moltissime delle opere presenti alla Biennale indipendentemente dalla loro qualità e dalla loro genialità, vera o presunta.

Oggi troppi artisti comunicano attraverso il proprio lavoro desolazione, mancanza di speranza, frustrazione, cinismo, disincanto e turbamento.

E' sempre più rara l'opera d'arte capace di far sognare, di risvegliare nobili ideali e sane aspirazioni, l'opera d' arte che ci spinge ad amare la vita e immaginare un mondo migliore dove non siamo vittime ne carnefici ma  protagonisti di uno scenario che ci invita a scuotere routine e indifferenza per poter vivere la nostra esistenza in pienezza con ardore ed entusiasmo!

Come mai uscendo dal cinema dopo aver visto un cartone animato della Walt Disney ci sentiamo migliori e più leggeri mentre uscendo dalla Biennale ci portiamo addosso una certa pesantezza accompagnata da smarrimento e sconcerto?

Non ho intenzione di provare a dare una risposta però senza imbarazzo aggiungo che sento nostalgia per l'arte al servizio dei sogni capace di incoraggiare la fantasia e provocare negli adulti la stessa emozione, lo stesso trasporto e lo stesso incanto che un cartone animato della Walt Diney provoca nei bambini.


L' Arte è una Pozzanghera in cui si specchia il Sole

"Oh potessi esprimere questi sensi,
trasfondere nella carta ciò che vive in me così pieno e caldo,
sì che la carta diventasse specchio dell'anima mia
come l'anima mia è specchio dell'infinito Iddio
"



Questi pochi versi tratti da "I dolori del giovane Werther" di Goethe esprimono in pienezza
 quello che mi ha sempre spinto verso l’arte e la pittura.

Quale migliore risposta alla domanda: Perché dipingi, o perché scrivi?


Se dunque l’anima di chi dipinge porta in sé l’immagine di Dio, e la carta, registrando come un sismografo i più profondi moti interiori, si fa specchio dell’anima, l’opera stessa sarà specchio di Dio!

 

Questo intendeva forse Herman Hesse quando affermava: “Fare arte è mostrare Dio in ogni cosa”.

 

Ecco il miracolo estetico che avviene ogni volta che un artista si fa canale di verità e bellezza e lascia affiorare nell'opera il proprio infinito che porta in sé l'impronta del Creatore!

 

Per chi non è abituato a vedere la luce è più facile guardare il riflesso del sole in una pozzanghera piuttosto che alzare gli occhi al cielo e contemplarne direttamente lo splendore.

 

L' arte per me è questa pozzanghera, misera e imperfetta, che ha il privilegio però di condividere la luce di Dio con chi non la vedrebbe altrimenti!
E' per questo che il mondo ha bisogno degli artisti per non cedere al non senso e alla disperazione.

 

Francesco Astiaso Garcia






Fiat Lux

La pittura  mi spinge ad affrontare sempre nuove sfide,
nella costante ricerca di nuovi limiti e forme d’espressione.

Una di queste sfide è stata quella di dipingere "La Creazione della Luce", il FIAT LUX della Genesi, senza però ricorrere a illustrazioni simboliche del giorno e della notte, del sole e della luna.

Volevo dipingere la luce, non le cose o le persone illuminate dalla luce,
la luce stessa , la luce in se!

Partendo dalla tela bianca come poter dipingere un punto d’origine della luce più luminoso del bianco?
Come rendere l’idea della genesi, del movimento e dell’irradiazione della luce nello spazio?

Desideravo far entrare nella superficie limitata e concreta della tela una scintilla divina, il principio della Genesi a partire dalla quale è stato creato tutto l’Universo.

Questo quadro rappresenta il mio ambizioso tentativo:

IL PRINCIPIO DELLA GENESI ( Creazione della luce )

Dipingere ha in se qualcosa di miracoloso, qualcosa di alchemico che  permette agli artisti di essere associati a Dio e al mistero della creazione.

Pioggia su Tela

Qualche anno fa, desideroso di dipingere la pioggia mi chiedevo come poter rendere l' idea delle gocce,  dell' aerosità e del movimento, senza perdere in freschezza.

Una sera d' Estate stavo leggendo seduto sui gradini di una chiesa quando cominciò a piovere,
rimasi rapito ammirando le gocce che giungendo a terra coloravano il marciapiede di puntini più scuri fino a cambiarne completamente il colore.

Fu allora che pensai per la prima volta :
Chissà se la maniera migliore di dipingere la pioggia sia utilizzare la pioggia stessa!
Così  ho fatto un esperimento, ho aspettato che piovesse e alla prima occasione ho portato all' aperto delle tele bianche preparate appositamente.

Mi sono poi limitato a  depositare i pigmenti colorati sulla superficie ed  ho lasciato che la pioggia battente lasciasse la sua traccia mescolando i colori.
Ho assistito ad uno spettacolo meraviglioso, solo ho dovuto avere la premura di riportare le tele al coperto prima che fosse troppo tardi e la pioggia asportasse del tutto i pigmenti dalla tela; ho ripetuto l' esperimento più volte e devo dire che sono usciti dei lavori molto belli!!

E' incredibile: in natura il caos sempre si ordina esteticamente!

Ho chiamato quella serie di dipinti: PIOGGIA SU TELA.

Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato nel cielo

In occasione del matrimonio di mio fratello Benedetto ho disegnato questa  partecipazione di nozze.

Desideravo rappresentare qualcosa che simbolizzasse il matrimonio cristiano,
l' unione eterna degli sposi in Cristo,  l' amore terreno e l' amore celeste.
L'amore umano permette all' amore divino di incarnarsi e l' amore divino darà all' amore umano un carattere di maggiore profondità, purezza e limpidezza e un' intensità più grande, gli darà la cifra dell' eterno.
" Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo"...queste sono le parole del Vangelo che mi hanno ispirato.
" La liana, se si intreccia con il tronco, arriva alla luce; legate il vostro amore all' amore divino, sarà sempre splendido". (card. Sarah)


Nuotare con gli Squali

Nuotare con gli squali è stata una delle emozioni più grandi della mia vita!!

Avevo sentito parlare di un isolotto selvaggio dell' arcipelago Thailandese intorno al quale vivono e si riproducono tanti esemplari di squalo Toro e di squalo Balena a non molte ore di barca dall' Isola di Kopanghan.

L' impresa più difficile è stata trovare quattro impavidi avventurieri sprezzanti del pericolo disposti ad accompagnarmi per condividere l' ebbrezza di quelle emozioni che tolgono il respiro ma riempiono gli occhi e il cuore! 
Che esperienza quando la meraviglia si sposa con il terrore e l' euforia!!!

E’ una vita superficiale quella di una persona non ha almeno un paio di cicatrici.
(Garrison Keillor

Se non si rischiasse mai nella vita, Michelangelo avrebbe dipinto il pavimento della cappella Sistina.
(Neil Simon)

Quelli che ‘Amo le sfide’, ‘Il pericolo è il mio mestiere’, ‘Il rischio è la mia droga’ e poi al massimo li vedi stampare senza anteprima.
(dbric511, Twitter)

Coloro che non hanno mai rischiato riescono solo a scorgere la sconfitta degli altri.
(Paulo Coelho)

 



Pavimentales

Quando studiavo all' Accademia delle Belle Arti, insieme ad un amico artista,
ho partecipato ad un progetto dell' Assessorato alla Cultura di Roma che consisteva nel dipingere una strada di oltre ottanta metri di lunghezza, nel quartiere di Piramide con i bambini delle Scuole elementari.

Abbiamo accolto decine di bambini dai sei ai dieci anni; ogni ora arrivava una nuova classe che continuava il lavoro lasciato dalle classi precedenti.


Il Comune di Roma ci mise a disposizione tutto l'occorrente per realizzare il dipinto.
Così i bambini arrivando ,accompagnati dalle maestre, trovavano secchi di colore, pennelli, spugne rulli e stracci in grande quantità!

Era uno spettacolo vederli felici e pieni di entusiasmo... fremevano per poter iniziare a dipingere.
Io e Uttam, l'altro pittore, seguivamo i lavori come fossimo direttori d'orchestra ma i protagonisti assoluti erano i bambini;


 Il nostro desiderio era quello di favorire e incoraggiare la personale libertà d' espressione nel rispetto del lavoro di ciascuno senza perdere di vista l' unità dell' opera.

E' stato incredibile vedere come pur non avendo idea dell' arte moderna, la loro spontaneità e creatività , li ha avvicinati alle avanguardie più coraggiose dell' ultimo secolo!

Il nome dell' opera è stato dato dai bambini stessi: PAVIMENTALES.

 Disse un giorno un bambino : se la pittura sul muro si chiama murales,
la pittura sul pavimento dovrebbe chiamarsi pavimentales!






Africa Nera o Africa Colorata?

Nel 2006 ho trascorso l' Estate in Congo, lungo le sponde del lago Kivu, nei pressi di Goma.



Vivevo in un piccolo villaggio di case di fango  pieno di bambini!
Ogni mattina passeggiavo lungo la costa e mi fermavo a dipingere acquarelli nei posti dove la luce era più bella.

I bambini del villaggio mi seguivano fermandosi a guardare solo da lontano, senza avvicinarsi.

Quando mi accorgevo della loro presenza sorridevo e provavo ad interagire senza grandi risultati.
Con il passare dei giorni cominciarono ad avvicinarsi di più e poco a poco presero confidenza.
Erano stupiti e attratti dalla pittura, non credo avessero visto prima  colori e pennelli.

Una mattina, ho portato carta in gran quantità, quando arrivarono i bambini ho distribuito i fogli bianchi e li ho invitati a mescolare l' acqua con il colore e a tracciare i primi segni con il pennello sulla carta.



La meraviglia e la  gioia con la quale hanno dipinto mi ha riportato al vero senso dell' arte:
la necessità di espressione e di memoria che ci portiamo dentro dai tempi delle grotte di Altamira.

Da quel giorno ogni mattina che andavo a dipingere ritornavano i bambini del villaggio sempre più numerosi ed io sempre davo loro colori e fogli.



Non potevano dipingere tutti contemporaneamente perchè non c'erano abbastanza pennelli, allora a turno uno dipingeva, altri sostenevano i fogli come fossero un cavalletto, altri tenevano il bicchieri dell' acqua e lavavano i pennelli, qualcuno semplicemente guardava.

In poco tempo avevamo dato vita ad una vera e propria Scuola d' Arte per bambini nel cuore dell' Africa.

Io non parlavo una parola di Swahili ma in qualche modo riuscivamo a capirci attraverso il disegno e il colore.

E' stata un' esperienza indimenticabile!







La mia Prima Icona

Nell' estate del 99 mio padre mi ha presentato Vivien, una pittrice di icone libanese; con i suoi grandi occhi neri, avvolta in lunghi abiti colorati come fosse una maga, mi ispirò subito simpatia.


Ogni mattina andavo a trovarla e lei mi insegnava sempre qualcosa di nuovo
sul significato e le tecniche delle icone.

Il suo studio sembrava il laboratorio di un' alchimista:
barattoli di pigmenti di ogni natura,  sottilissime lamine d' oro zecchino, gomma lacca, colla di coniglio e gesso riempivano ogni angolo. 

L' odore dell' essenza di trementina impregnava l' atelier di aromi che mescolati al profumo dell'olio e dell' incenso davano una senso liturgico, ero come immerso in un tempio.

Durante il lavoro ascoltavamo sempre Musica Sacra, ci aiutava ad entrare nel mistero delle immagini divine che dipingevamo.

Giorno dopo giorno ho cominciato a capire che dipingere icone era molto di più che rappresentare   
i Santi o la Vergine con il bambino, era piuttosto aprire una finestra sul cielo e provare a guardare oltre le nuvole.

Ero appena un adolescente ma quei giorni sono stati per me molto importanti!

Questa è stata la prima icona che ho dipinto nella mia vita, un Angelo.


E' Sempre l' ora dell' Arte

Non ci sono momenti in cui essere creativi,
l' intera esistenza richiede creatività,
la creatività non deve essere circoscritta alla creazione artistica,
ogni momento è quello giusto per sognare ed essere fantasiosi,
è sempre l' ora dell' arte!


Se anche dipingessi come un angelo, ma non avessi la creatività, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della perfezione e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi una tecnica e una padronanza del disegno tale da far invidia a Raffaello, ma non avessi la creatività, non sono nulla.
E se anche fossi il pittore dei papi, e i principi bussassero alla mia porta affinchè dipingessi il loro ritratto, ma non avessi la creatività, non sarei un artista.

La creatività è fantasiosa, è feconda la creatività;rompe le regole la creatività, cerca regioni ancora inesplorate, non è mai banale, non ha paura di sorprendere, non cerca conferme, non si accontenta, non tiene conto delle certezze, non gode dell’ uniformità, ma si compiace della varietà.
Tutto cerca, tutto crede possibile, tutto valuta, tutto considera. La creatività non avrà mai fine. 


Roma Vestita da Sposa

Vi ricordate la storica nevicata di qualche anno fa?

Roma era come una bella donna il giorno del suo matrimonio, meravigliosa con il suo abito bianco!
Avrò scattato decine di foto:





I colori caldi del centro storico risaltavano luminosi per il contrasto con tanta neve.

Vicino ai Fori, ho trovato per terra una cartina di Roma dimenticata da un turista distratto coperta in parte dalla neve; un' immagine simbolo di un giorno straordinario per rarità e bellezza:


Qual'è lo Scopo dell'Arte?


L'Arte pesa più dell'Economia
( installazione di Francesco Astiaso Garcia )


Sono troppi gli artisti che smettono di dipingere per difficoltà economiche!! Sono finiti i tempi dei grandi mecenati, oggi è molto difficile poter vendere e guadagnare con l'arte anche quando si è dotati di un vero talento.

Oltretutto sono molte e sostanziose le spese da dover affrontare per poter portare avanti un lavoro artistico professionale; nella maggior parte dei casi per vivere è necessario accettare di fare anche un altro lavoro e questo riduce drasticamente il tempo, le energie e le motivazioni.

Tutti questi fattori determinano una selezione naturale e chi sognava di fare arte per tutta la vita formandosi professionalmente all'Accademia delle Belle Arti, vede le sue aspirazioni e le sue ambizioni troncate sul nascere. Quanti artisti frustati, cinici ed insoddisfatti!

È necessaria una forza d'animo grande e una caparbietà risoluta per non cedere alle pressioni sociali ed economiche che ci spingono ad abbandonare i propri sogni e il proprio talento! Il mondo ha bisogno di sognare e se gli artisti i musicisti e i poeti smettono di farlo, chi potrà continuare ad alimentare i sogni! Se è vero come disse Dostoevskij che la bellezza salverà il mondo, salvare la bellezza è responsabilità di tutti! La vita non può ridursi soltanto a lavorare, mangiare, dormire, pagare il mutuo.

"La grandezza dell'uomo si misura in base a quel che cerca e all'insistenza con cui egli resta alla ricerca", affermava Martin Heidegger, Nelson Mandela disse invece: "Un vincitore è solo un sognatore che non si è arreso".

La produzione artistica è condizionata dal mercato, dalla moda e dalle influenze di tendenza. Questo di per sé non è un male ma spesso lo diventa lì dove le dinamiche di mercato hanno il sopravvento sulla creatività e la produzione originale di un'artista, cioè quando un'artista finisce per dipingere non tanto quello che sente quanto quello che il mercato domanda.

 Il mondo culturale odierno è asfittico, disperatamente fatuo e conformistico. Se non hanno per prima cosa un valore di mercato, le scienze, le idee, le arti non interessano.

Le classifiche dei libri più venduti e non dei libri migliori non fanno che confermare questa mentalità; sempre più spesso gli editori, anche quelli che una volta erano autorevoli e prestigiosi, non si vergognano più di rifiutare libri di valore con l'argomento che le previsioni di vendita sono basse.

Ci si impegna ossessivamente per il premio Strega più per vendere che per amore della letteratura; la verità è che il mercato è il grande tiranno dell'arte.

È molto facile che il mercato con il suo entourage di galleristi, mercanti e collezionisti, tiranneggi la produzione estetica fino al punto di considerare arte solo quello che si vende. Con l'arte Pop negli Stati Uniti d'America si è arrivati ad affermare che "fare arte non consiste nel dipingere un quadro quanto nel venderlo".

Andy Wharol amava ripetere che "non si vende tanto la qualità della carne, quanto il rumore della bistecca sulla piastra". Dovremmo dedurne che più importante dell'arte stessa, è tutta l'operazione di marketing che gli sta intorno.

Come dire: se aspiri alla fama come artista, non perdere tempo in Accademie e scuole di disegno, fatti piuttosto fotografare accanto ad una celebrity e presto sarai abbinato al sostegno dell'élite culturale globale.

Secondo voi, onestamente, quanti, tra gli artisti contemporanei super star che vendono opere milionarie nelle più importanti case d’aste del mondo, supererebbero l’esame d’ammissione di disegno dal vero all’Accademia delle belle Arti?

Di che bellezza possiamo parlare quando si dichiara di voler creare un'opera liberata dalla bellezza, se non del grido della sua assenza!

Dopo che si è cercato di afferrare l'autentica realtà dell'opera d'arte con le regole dell'estetica ed essersi resi conto che questa non si fa definire, allora si demanda alla galleria la dichiarazione di ciò che è arte e di ciò che non lo è. La galleria dovrebbe così avere la straordinaria magia di cambiare le cose in arte. Ma come Duchamp stesso ha fatto vedere, tutto diventa relativo: un orinatoio può stare in un museo e si può usare un Rembrandt come asse da stiro.

Recentemente ho letto un'intervista di Pierluigi Panza, autore del libro "l'opera d'arte nell' epoca della sua riproducibilità finanziaria" in cui afferma che il valore dell'arte contemporanea è disgiunto sia dai criteri di valutazione applicabili ad un'opera di artigianato, sia dai criteri di valutazione estetici che una critica fondata può attribuirgli...Per fare un affare bisognerebbe essere un insider e telefonare a chi muove le leve: Cosa compri il mese prossimo? ...la questione del valore artistico di un'opera non la stiamo nemmeno sfiorando."

È vero che la novità è spesso incompresa; l'artigianato conferma la cultura, l'arte la mette invece in discussione costringendola all'evoluzione. Solo il vero artista è capace di dare alla gente, non quello vuole e conosce, ma piuttosto quello che ancora non sa di volere; il nome "Impressionismo" è nato come vezzeggiativo sprezzante di una pittura non compresa dalla critica e dal mercato ufficiale, per fare l’esempio forse più noto.

D'altra parte però il rischio di un eccessivo zelo nella tutela della creatività personale è quello di separarsi dal mondo e perdere il contatto con il pubblico destinatario delle opere d’arte. L'artista dovrebbe invece rivolgersi a tutti, e a ciascuno offrire consolazione e speranza, deve aprire orizzonti dove sembra che non ce ne siano più, scuotere il mondo anestetizzato da un'indifferenza che non permette più di vedere la sofferenza degli altri.

Abbiamo urgente necessità di un'arte capace di recuperare la missione del servizio, di un'arte che sappia tessere le relazioni tra le persone e sappia recuperare la bellezza come una realtà penetrata dall'amore. L'umanità ferita è alla ricerca della bellezza, alleviarne le ferite vale più di qualsiasi stipendio a fine mese e di ogni certezza economica; Ma se la bellezza manifesta la realizzazione del vero e del bene, allora oggi non si può nascondere la preoccupazione di fronte a ciò che narrano le arti contemporanee.

C'è chi fa giustamente notare che parlare di bellezza dentro un tale ambito è più o meno come parlare di solidarietà e carità all'interno di un mondo individualista, dove ci si preoccupa solo di sé stessi.

L'arte contemporanea annuncia la tragedia del cuore umano quando sgancia la libertà dall'amore che è la sua essenza e verità.

Francesco Astiaso Garcia

 

Lago di Narciso

Qualche anno fa una mia amica mi ha regalato una bellissima gabbia di legno per uccellini.

A casa mi dicevano;...Ma cosa te ne fai di una gabbia per uccellini senza uccellini?
Non avevano tutti i torti, però a me la gabbia piaceva come oggetto in se, era elegante, bella, inutile.

Solo qualche mese dopo ho pensato di poterla utilizzare per farci un' opera d'arte.

Ho fatto tagliare uno specchio in due pezzi circolari che ho applicato insieme così da avere un cerchio specchiante da entrambi i lati; con un sottilissimo e trasparente filo di nailon, ho  legato lo specchio dentro alla gabbia in modo tale che rimanesse sospeso al centro dello spazio.

L' effetto era sorprendente perchè, essendo il filo praticamente invisibile agli occhi, lo specchio appariva come un cerchio luminoso fluttuante; i movimenti dell' aria provocavano inoltre delle leggere oscillazioni del filo che garantivano un effetto ulteriormente magico e soprannaturale.

 Ho installato la gabbia in una una galleria al centro di Roma sospendendola  a sua volta ad altezza uomo nel centro dello spazio.


Entrando nella galleria si sentiva il bisogno di scoprire cosa fosse quell' oggetto luminoso dentro alla gabbia ed avvicinandosi lo spettatore scopriva il proprio riflesso, riconoscendo  la propria immagine prigioniera e solo allora poteva leggere il nome dell' opera inciso dentro alla gabbia: LAGO DI NARCISO.

Dopo la mosta ho utilizzato quest' opera per fare  un cortometraggio amatoriale dentro ai  Fori Romani di notte, siamo entrati "abusivamente" scavalcando con amici il  muro di cinta, è stata una gran bella avventura... ma questa è un' altra storia :-)