"Non basta gridare contro le tenebre, bisogna accendere una luce"

 




Vi aspettiamo con Maria José ei bambini ad Assisi! L’invito è aperto a tutti;

Sabato 20 e domenica 21 aprile nello spiazzale davanti a Santa Chiara, farò dipingere la PACE a tutti voi, e a chiunque vorrà unirsi a noi, o si ritroverà a passare lì per caso!

 

"Non basta gridare contro le tenebre,

bisogna accendere una luce"

 

Stiamo vivendo tempi difficili, alla crisi ecologica, sociale e spirituale, si affianca oggi la cieca violenza della guerra, ormai giunta alle porte dell’Europa; sempre però dalle ceneri della distruzione e del non senso, sono sorte forze luminose, creative e cariche di nuova speranza! La complessità del nostro mondo contemporaneo richiede capacità di legami; per rispondere ad un compito universale è urgente e indispensabile lavorare insieme, camminare insieme, sognare insieme!

“Tutto è connesso”, questo è il messaggio fondamentale della “Laudato Sì”; il grido della terra è anche il grido dei poveri i quali pagano il prezzo più alto dello sfruttamento incontrollato delle risorse e dell'inquinamento.

Il mondo contemporaneo si indirizza verso un incontro di popoli e, nella babele dei linguaggi e delle culture, gli artisti possono ancora aiutarci a trovare il miglior veicolo comunicativo per giungere al cuore della gente e favorire la cultura dell’incontro, la tutela del creato e la riscoperta della bellezza della dignità di ogni persona. Le arti costituiscono infatti un linguaggio universale e condiviso, perché attingono al creato, fonte della bellezza, splendore della verità. Il dialogo, illuminato dalla bellezza, riesce con facilità a superare confini, chiusure e pregiudizi; perché, come ci insegna la sapienza cinese, “due fiumi riflettono la stessa luna”.

 

LA PERFORMANCE

È su questa premessa che desidero invitarvi ad Assisi alla Performance "DIPINGIAMO LA PACE"

La performance consiste in un’esperienza di pittura collettiva, in preparazione alla "Giornata della Terra"; si svolgerà all’aperto, nel Piazzale davanti alla Basilica di Santa Chiara ad Assisi nei giorni di sabato 20 e domenica 21 aprile.

 L’idea è quella di far dipingere insieme i bambini ei ragazzi delle scuole di Assisi, i volontari dei circoli del Movimento Laudato Sì, i frati francescani, i pellegrini, i turisti, i visitatori occasionali e tutta la comunità di Assisi che vorrà essere coinvolta.

Ad ogni partecipante verrà consegnato un foglio (100 x 70 cm), con una scatola di pastelli a cera, e gli sarà chiesto di realizzare un'opera inerente alla natura e al creato, un omaggio alla Giornata della Terra al fine di sensibilizzare alla sostenibilità ambientale.

I partecipanti passeranno poi alla seconda fase della performance, che consisterà nel completare l'opera di omaggio alla Terra, dipingendoci sopra la Colomba della Pace. Per fare questo mi preoccuperò di predisporre alcune sagome pronte, nelle quali stilizzerò il disegno di una colomba con un ramoscello di ulivo nel becco. Ai partecipanti in maniera rapida, facile e divertente non occorrerà altro che spruzzare della vernice spry all'acqua (ecologica e non inquinante) e una volta rimosso lo stencil, la loro opera sarà compiuta.

Il risultato è sorprendente e garantito! Ogni opera sarà un'opera unica e originale e allo stesso tempo, tutte le opere saranno accumunate visivamente dalla presenza della colomba della pace, fondendo in un'unica mmagine, il messaggio della Pace a quello della cura per la Terra.

 

Se riusciremo a riempire la piazza, l'impatto visivo complessivo sarà molto potente! L’installazione complessiva, fotografata e documentata, costituirà un vero e proprio “Grido di Pace” che si leverà dalla città di San Francesco!

Come non commuoversi innanzi all’urlo disperato di chi non è più disposto ad assecondare come normalità l’inclinazione della natura umana verso la rovina e il degrado! L’umanità è a rischio, l’alternativa al grande baratro è quella di tornare al punto dove abbiamo imboccato la strada sbagliata.

Nella Giornata della Terra celebreremo dunque la salvaguardia del pianeta e allo stesso tempo, promuoveremo la cultura della pace e della non violenza, poiché non si può separare la consapevolezza ambientale da quella sociale.

 

Tutte le opere realizzate durante la performance, potranno essere esposte alla Cittadella in occasione dell'evento di lunedì 22 che avrà come protagonisti di nuovo i ragazzi delle scuole, sicuramente felici di vedere condiviso il proprio messaggio di pace con la comunità. È importante che i ragazzi siano coinvolti in forma attiva nella costruzione di un mondo pacifico e sostenibile; attraverso l'arte e la creatività potranno esprimere la propria visione, sentendosi parte di un movimento globale per il cambiamento positivo, come protagonisti di un'esperienza unica, che rimarrà certamente indelebile nella loro memoria.

Alla mostra delle opere realizzate da chi ha preso parte alla performance sarà affiancata l’esposizione di una trentina di mie opere sulla colomba della pace, realizzate appositamente per questo progetto.

Durante l’evento di lunedì 22 aprile, sarà anche proiettato il video con lo slide delle foto dei quadri, e con la musica per la pace che ho composto per l’occasione.

 

IL MESSAGGIO

Le colombe dipinte hanno un forte significato simbolico, rappresentano infatti non solo l'aspirazione umana alla pace e alla concordia, ma anche l'interconnessione tra gli esseri umani e la natura. Nel contesto cristiano, la colomba appare nella Bibbia come simbolo dello Spirito Santo e della pace di Dio ma il simbolismo della colomba è presente in molte culture e tradizioni religiose in tutto il mondo.

In un'epoca caratterizzata da conflitti, tensioni e disuguaglianze, la colomba rappresenta un richiamo alla necessità di promuovere la pace, la solidarietà e la cooperazione tra gli individui e le nazioni.

Francesco d'Assisi è celebre per il suo impegno per la pace, il dialogo interreligioso e la cura della natura, ciò rende Assisi il luogo simbolico maggiormente appropriato alla nostra performance.

L’umanità ferita è alla ricerca della bellezza, perciò abbiamo bisogno di una comunicazione che sappia armonizzare voci distinte; la bellezza ci trasforma, se le permettiamo di parlarci, la sua travolgente potenza può condurci in nuovi spazi, a volte sembra chiederci di cambiare vita. Il mondo di fronte alle gravi minacce che incombono sull’avvenire dell’umanità “ha bisogno della bellezza per non sprofondare nella disperazione” del dubbio e del non senso, si tratta di salvare l’umano nell’uomo, di salvare il senso stesso della vita umana contro il caos e l’assurdo. Crediamo fermamente nella bellezza come antidoto alle ideologie e ai populismi che tornano a confondere e a mentire.

Certamente le attività artistiche da sole non sono sufficienti a risolvere i conflitti mondiali o a raggiungere la pace universale, ma possono svolgere un ruolo importante nel promuovere la consapevolezza, il coinvolgimento e la speranza nella costruzione di un mondo più pacifico e solidale, un coinvolgimento che rafforza il senso di appartenenza e di responsabilità verso la propria comunità e il mondo, una sorta di alleanza educativa.

Facciamo nostro l’appello dei rappresentanti delle Religioni mondiali riuniti a Berlino nello spirito di Assisi:

"Cadano presto i muri, visibili e invisibili, che dividono i popoli in Europa, Asia, Africa, nelle Americhe, in mezzo al mare Mediterraneo per i migranti che fuggono dalle guerre! Cadano i muri del cuore che accecano non fanno vedere che l'altro è mia sorella e mio fratello". (Sarebbe bello distribuire ai partecipanti questo messaggio)

La pace non è uno slogan, ma piuttosto la scelta di schierarsi sempre e comunque per la vita, in ogni decisione della nostra esistenza, costantemente minacciata dalla cultura di morte, secondo la logica della vendetta, del profitto, della sopraffazione. Scegliere la pace significa scegliere di spezzare la catena d’odio, di “fermare il piano inclinato della guerra”, evitando ad ogni costo la logica del “occhio per occhio, dente per dente” altrimenti come diceva qualcuno l’unica certezza che avremo sarà quella di abitare presto un mondo di orbi e sdentati!

Finché non capiremo che le lacrime sono tutte uguali, continueremo a pensare alla pace come ad un’utopia buonista, fuori dalla realtà; al contrario, la pace è l’unica strada percorribile in alternativa all’autodistruzione. Per questo sono d’accordo con Federico Fellini quando diceva che “l’unico vero realista è il visionario”.

La vera sfida è questa: Saremo in grado di chiedere giustizia senza alimentare odio e divisione? Una cosa è certa: "Non basta gridare contro le tenebre, bisogna accendere una luce".

La performance che vi propongo, oppone allo sconforto e alla rassegnazione, la resistenza della bellezza, poiché senza sogni, senza pensiero, senza poesia, la realtà diventa insostenibile; per abitare poeticamente la Terra, abbiamo bisogno di poeti!

Francesco Astiaso Garcia

P.S: riconoscete le bimbe della foto?

"Nulla egli toccò che non trasmutasse in bellezza eterna"


Leonardo Da Vinci incontra l'Arte Contemporanea:
 Un Ponte tra Passato e Presente


 

Non avrei mai sperato di poter esporre alcune mie opere accanto al Genio di Leonardo Da Vinci in una sede così prestigiosa, eppure alcuni sogni si realizzano ancor prima di essere sognati: 

Ti aspettiamo lunedì 15 aprile, alle ore 18:00 a Piazza della Cancelleria, 1 a Roma

Esplora con noi il dialogo tra il Rinascimento e l'Arte Contemporanea

La mostra Museo LEONARDO DA VINCI – Il Genio e Le Invenzioni, allestita all’interno del Palazzo della Cancelleria, per festeggiare i 572 anni dalla nascita di Leonardo, il prossimo 15 aprile arricchirà la sua offerta inserendo nell’esposizione permanente le opere dell’artista FRANCESCO ASTIASO GARCIA che ha realizzato diverse rivisitazioni in chiave contemporanea, di alcune tra le più celebri opere del maestro, come la Gioconda, la Scapigliata, la Madonna del Garofano e la Dama con l’ermellino.

Vieni a scoprire come l'arte di ieri e di oggi si intrecciano in un'esplosione di creatività e innovazione. Non perdere questo viaggio nel tempo e nella cultura, lo straordinario dialogo tra passato e presente ti sorprenderà!

https://www.radioromacapitale.it/articolo/la-mostra-permanente-leonardo-da-vinci-il-genio-e-le-invenzioni-si-prepara-a-festeggiare-i-572-anni-dalla-nascita-il-prossimo-15-aprile/

https://www.vivereroma.org/2024/04/04/sette-nuove-teche-alla-mostra-permanente-di-leonardo-da-vinci/251530

#LeonardoDaVinci #FrancescoAstiasoGarcia #ArteContemporanea #Rinascimento #Mostra #Roma


UN' ANTEPRIMA:



















L'ALGORITMO della MEDIOCRITA'



Ho chiesto all'intelligenza artificiale di creare per me un'immagine di tre capre su un podio olimpico, premiate con delle medaglie, e dopo alcuni tentativi di ricerca questo è stato il risultato.

Molte persone si interrogano sul motivo per cui una specifica risposta compare in cima ai risultati di una ricerca su Google e quali criteri determinino tale posizionamento. Assistiamo con stupore a una rapida omogeneizzazione di prodotti culturali poco significativi, premiati dagli algoritmi.

Qualche giorno fa, ho avuto una conversazione interessante sull'argomento con un amico, il quale mi ha raccontato di aver dedicato anni alla realizzazione di video per il suo canale YouTube, ottenendo però scarsi risultati in termini di interazioni e visualizzazioni. Tutto cambiò un giorno, quasi per caso, quando caricò un video girato durante un suo viaggio in Colombia, nel quale un pulitore di scarpe lavorava con cura su un paio di mocassini per oltre 20 minuti. Questo video ottenne rapidamente migliaia di visualizzazioni e commenti, superando di gran lunga tutti i suoi altri contenuti culturali, frutto di anni di studio, due lauree, l'assistenza di videomaker professionisti e notti intere dedicate al montaggio. Scoprì ben presto che non si trattava di un caso isolato: ogni video riguardante pulitori di scarpe ottenne ottimi risultati di engagement. La tentazione di dedicarsi esclusivamente a questo tipo di contenuti diventò irresistibile, considerando gli introiti certi dovuti alle inserzioni pubblicitarie.


Non abbiamo ancora riflettuto abbastanza sulla cosiddetta “MEDIOCRAZIA”, una sorta di antimeritocrazia, il suo alter ego. È ormai noto che gli algoritmi possono influenzare opinioni, modellare comportamenti e mantenere lo status quo.

È un dato di fatto che i video di successo sulle varie piattaforme social, come TikTok, siano spesso banali e omogenei. TikTok è stato definito il primo talent show al mondo guidato da un algoritmo, ma col tempo ha premiato sempre più la mediocrità rispetto al talento, incoraggiando contenuti sempre più uniformi, prediligendo lo “Show” al “Talent”.

Rimani basito quando vedi che una foto (o un video) dai contenuti inesistenti o persino infimi e beceri, riceva più interazioni di un progetto per il quale sono stati investiti tempo, fatica, denaro e ispirazione. Tra i TikToker più famosi c’è chi ha raggiunto il successo semplicemente guardando la telecamera e facendo ciondolare la testa, o chi è salito sul podio delle Star indiscusse del web, prendendo a pugni l’aria…insomma, non fanno nulla di particolare, ma lo fanno molto bene su TikTok.

Chi tra i giovani in cerca di riconoscimento, anche economico, sarà ancora disposto a studiare per oltre 20 anni, 10 ore al giorno di pianoforte o di disegno, quando tutto sembra favorire la mediocrità, che paga molto di più da troppi punti di vista?

Già Karl Marx, nelle sue analisi sociologiche ed economiche, intuì questo fenomeno. Il salario ha reso i lavoratori insensibili al contenuto stesso del lavoro. Troppi mestieri, oggi, si sono svuotati delle competenze generate dalla passione e dall'impegno.

Forse non ci rendiamo conto del rischio che le nuove generazioni si impegnino nel diventare famose o fare soldi, fuori da ogni discorso di merito, magari facendo qualcosa di banale o persino stupido su un social network, spingendosi fino a considerare fesso, chi si impegna con sacrificio e rinunce, per qualcosa che oggi, grazie al web, si può ottenere senza tanti "inutili" sforzi. Il pensiero, condiviso da molti, è quello di approfittare, cercando una “facile svolta” per "fare il botto".

È sotto gli occhi di tutti: la maggior parte dei TikToker di successo non ha molto da dire e se anche ne avesse, è probabile che i loro agenti non darebbero loro il permesso di condividerlo sui social, in quanto risulterebbe controproducente nell’ottica di controllo del “Grande Algoritmo”.


Fino a qualche anno fa, facevamo affidamento su mediatori umani, esperti in determinati settori, per le nostre scelte. Ora, questi mediatori sono stati sostituiti da piattaforme digitali basate su algoritmi che decidono per noi cosa ascoltare, cosa vedere o come arredare casa. Questo cambiamento ha reso più accessibili una vasta gamma di contenuti, ma ha anche spinto i produttori culturali verso la via più facile, quella dell'engagement garantito dagli algoritmi.

E qui giungiamo al punto che merita una seria riflessione: è ormai evidente che gli algoritmi non sono operatori indipendenti, ma riflettono scelte e interessi umani. Siamo ben lontani da una programmazione computazionale oggettiva, universale o neutrale; tutto il contrario, le decisioni degli algoritmi sono frutto di un processo di valori volutamente assegnati dai suoi programmatori. 

L'impatto sulla realtà socio-politica ed economica è plasmato da esseri umani che risentono di questo processo di valori. L’algoritmo è evidentemente dipendente dalle logiche delle Governance, per le quali persegue obiettivi precisi e mirati, prestandosi al gioco.

Gli algoritmi che dominano la nostra quotidianità iper-connessa sono vere e proprie armi di condizionamento di massa, dall’immenso valore di scambio, tanto che qualcuno è arrivato ad affermare che chi oggi governa l'algoritmo, governa il mondo.

L’inquietante domanda che a questo punto dovrebbe sorgere spontanea è questa: a chi conviene l'appiattimento pervasivo che sta avvenendo nella cultura? Chi beneficia davvero di tanta distrazione, di tanto conformismo e mediocrità? 

Risulta plausibile che determinati soggetti che detengono il potere economico o politico abbiano interesse a mantenere e consolidare il controllo attraverso l'uso di algoritmi che invece di favorire la conoscenza, favoriscono la mediocrità e l'ignoranza?

Mi ritorna alla memoria un triste aforisma attribuito ad Adolf Hitler: "La fortuna dei governanti è quella di avere un popolo che non pensa". Da sempre, la distrazione, il conformismo e la mediocrità sono stati utilizzati come strumenti per mantenere le masse disinteressate o passive rispetto ai problemi reali e alle questioni importanti, consentendo così a determinati soggetti di agire senza opposizione significativa.


Lungi dal voler alimentare teorie complottistiche, comunque la si voglia pensare, mi pare cruciale e urgente promuovere una maggiore consapevolezza e trasparenza riguardo a questi meccanismi di controllo, nonché incoraggiare il dibattito pubblico e la partecipazione democratica per garantire che gli algoritmi siano utilizzati in modo responsabile e nell'interesse del benessere collettivo. L'educazione sul funzionamento degli algoritmi e sulle loro implicazioni può aiutare le persone a prendere decisioni su come interagire con la tecnologia e ad aprire gli occhi sui rischi a cui sono sottoposti quotidianamente i nostri figli.

In un'epoca dominata dall'intelligenza artificiale e dagli algoritmi, è cruciale convocare il pensiero critico per contrastare questi insidiosi pericoli e favorire invece le nuove infinite possibilità, che un buon uso della tecnologia potrà garantirci!

E' il tempo dell’ascolto e del confronto: “Convocate il pensiero”, diceva Paolo VI, “convocate le menti”, sollecitava Dossetti, “convocate gli artisti”, aggiungo io. Solo con loro potremo riaprire un dibattito alto, di idee, libertà e visioni! 

Gli artisti possono rispondere a questa sfida con un supplemento di umanità, bellezza e spiritualità, contrapponendosi alla perdita spirituale che minaccia la nostra società come un macigno.

Come ha scritto Antoine de Saint-Exupéry: “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”. 

Questo è il compito urgente, risvegliare la nostalgia per il mare vasto ed infinito, la nostalgia di verità, giustizia, senso e bellezza che ogni uomo cerca. La dignità dell'artista sta nel suo dovere di tenere vivo il senso di meraviglia del mondo, "il mondo non morirà per mancanza di meraviglie, bensì, per mancanza di meraviglia".

Francesco Astiaso Garcia


P.S.: Non correte ora, per favore, a caricare video di pulitori di scarpe su YouTube.




Ubriacatevi d'Amore!

 

Amore e Psiche di Francesco Astiaso Garcia

Ho dipinto questo “omaggio al Canova”, un’icona contemporanea per gli innamorati. Sono sempre stato innamorato dell’amore, per molti anni però, ho confuso il romanticismo con l’amore. Quanti poeti sanno cantare o dipingere l'amore senza conoscere e vivere l’amore! L'Amore con la A maiuscola non è un amore romantico, è un amore che si fa dono per gli altri, che si sacrifica, che è disposto a perdere la vita, un amore che non cerca il proprio interesse.

Ho letto delle parole splendide di  Tolkien che mette in guardia il figlio dall'amore romantico: "L'amore romantico, distoglie dalle donne così come sono veramente, compagne nelle sfide della vita e non stelle-guida; fa dimenticare i loro desideri, bisogni, fragilità, inculca l'illusione dell'amore vero come esaltazione permanente, che non contempla il passare degli anni, i figli che arrivano, la vita di tutti i giorni...quasi tutti i matrimoni, anche quelli felici sono errori: nel senso che quasi certamente entrambi avrebbero potuto trovare compagni più adatti. Ma la vera anima gemella è quella che hai sposato".

L'amore è tra tutte, la scommessa più grande, la sfida della vita per eccellenza sulla quale puntare tutte le nostre fiches di giocatori; ma il gioco vale la candela? Dove trovare il coraggio o l'incoscienza per un azzardo simile?

Scrive Edgar Lee Master nell'Antologia di Spoon River "Soltanto un chimico può dire, e non sempre, che cosa uscirà dalla combinazione di fluidi o di solidi. E chi può dire come uomini e donne reagiranno fra loro, e quali bambini nasceranno?"

Il chimico di Edgar Lee Master è ossessionato dalla ricerca e dominato dalla passione per la propria professione; non crede nell'amore ma conosce la legge che ha potuto sposare l'ossigeno con l'idrogeno senza farli scoppiare. Vive quindi nel tormento di chi ritiene impossibile questa armonia tra le persone, così decide di rimanere solo.

De Andrè ispirandosi alla poesia di Edgar Lee Master ha scritto questa bellissima canzone:

"Da chimico un giorno avevo il potere di sposare gli elementi e di farli reagire, ma gli uomini mai mi riuscì di capire perché si combinassero attraverso l'amore. Affidando ad un gioco la gioia e il dolore... Ma guardate l'idrogeno tacere nel mare, guardate l'ossigeno al suo fianco dormire: soltanto una legge che io riesco a capire ha potuto sposarli senza farli scoppiare. Fui chimico e, no, non mi volli sposare. Non sapevo con chi e chi avrei generato: Son morto in un esperimento sbagliato proprio come gli idioti che muoion d'amore. E qualcuno dirà che c'è un modo migliore".

Tutto in natura è ordinato esteticamente, la bellezza è relazione, giusta proporzione tra le parti, armonia tra elementi opposti che convivono miracolosamente e apparendo conciliati danno vita alla meraviglia del mondo. Ma questo miracolo di comunione è veramente possibile anche nella vita di coppia? Qualcuno dice che il matrimonio è la tomba dell'amore, ma questo è falso! La tomba dell’amore non è il matrimonio ma l'egoismo, quando ho capito finalmente questo, mi sono potuto sposare perchè il tempo non è nemico dell'amore, ma occasione per continue rinascite.

L’Amore è la legge che riesce a sposare l’idrogeno e l’ossigeno senza farli scoppiare.

Buon San Valentino a tutti con questi splendidi versi del Cantico dei cantici: 

Alzati, vento astro e vieni; soffia nel mio giardino e fanne spandere i profumi. Mangiate, amici, bevete; ubriacatevi d' amore!

Francesco Astiaso Garcia


H20


 

C'è un po’ di Parigi in ogni artista!


Secondo voi perché Parigi è Parigi?

Cosa rende la capitale francese così speciale, unica e ricca di fascino?

Il segreto del suo carisma risiede nel fatto che Parigi considera la bellezza davvero importante, così importante da non ingessarla in canoni e schemi ripetitivi e mummificati, pur rispettando la storia, la tradizione e la sua anima classica. Poichè come amava ripetere Gustav Mahler. "La tradizione non è custodia delle ceneri, ma salvaguardia del fuoco".


Cosicché, lì dove tutti avrebbero detto che non se ne parla nemmeno di inserire un’enorme piramide d’acciaio e vetro al centro della piazza del Museo del Louvre, Parigi ha detto: perché no!

E lì dove si è osato proporre di affidare a Marc Chagall il compito di affrescare la grande cupola del Teatro dell’Opera sostituendo il precedente affresco di Jules Eugène Lenepveu, nonostante l’indignazione di molti, Parigi ha detto si!

 

E quando l’architetto esordiente Renzo Piano, ha presentato al concorso il suo “folle” progetto per il museo Pompidou, Parigi ha saputo accogliere e riconoscere l’enfant prodige.

 

E lì dove l’audacia e il genio si sono spinti fino al punto di costruire una Torre abnorme per l’Esposizione Universale, una volta concluso l’evento, contro tutto e contro tutti, Parigi ha detto: “La Torre Resta”!

 

Ecco perché Parigi è Parigi…c’è un po’ di Parigi in ogni artista! In fondo quel che rende Parigi, Parigi, è probabilmente la stessa cosa che rende un artista, un vero artista!

 

Cosa voleva dire secondo voi Picasso con le parole "io non cerco trovo" ?

Sono tratte dai suoi scritti sull'arte, e questo è su per giù il contesto:


"...bisogna soprattutto poter fermarsi in tempo. Un quadro non è mai pensato o deciso anticipatamente, mentre viene composto segue il mutamento del pensiero...i colori sono come i lineamenti del volto seguono i mutamenti dell'emozione...spesso il quadro esprime molto di più di quello che l' autore voleva rappresentare. 
L' autore contempla stupefatto i risultati inattesi...comincio con un' idea e poi diventa un' altra cosa, io non cerco, trovo...Il committente obbliga l'artista o l'artigiano a fissarsi uno scopo preciso, egli è costretto a prevedere come sarà il suo quadro alla fine e ciò esclude la libertà della creazione perpetua".

Secondo me queste parole racchiudano un segreto di immensa portata, un segreto da meditare, approfondire e fare proprio indipendentemente da quale sia il nostro ambito di lavoro e di ricerca. Non si tratta solo di un buon consiglio rivolto ai pittori o aspiranti tali dal grande genio della pittura, ma di una visione delle cose che può ribaltare completamente il nostro punto di vista e aprirci prospettive inimmaginabili capaci di infiammare il mondo e cambiare il corso della storia.


Ci sono persone che hanno bisogno di un cammino battuto, un sentiero tracciato che indichi loro passo per passo la strada da seguire e pensano che solo seguendo punto per punto i manuali preconfezionati otterranno qualche risultato, come se ci fosse una mappa ad indicare la strada verso la verità e la bellezza, per questo mi piace distinguere un pittore da un'artista e chi impara a fare il ciambellone da uno Chef in perenna ricerca.


Quanta bellezza nei versi di Machado:

"Caminante son tus huellas                                
el camino y nada más;
caminante, no hay camino
se hace camino al andar." 

"Viandante sono le tue impronte
la via e nulla più:
Viandante non c'è un cammino

il cammino si fa camminando"



Lo stupore e la curiosità sono motore di ogni conoscenza e non possono essere prerogative di artisti o scienziati.

 

Restiamo in attesa di segnali, in un'attitudine di ascolto vigilante, mettiamoci in condizione di ricevere in testa la mela che cade dall'albero e di accogliere i doni che ci porta il mare, senza ignorarli, senza disprezzarli, senza banalizzarli. Dopotutto è piena la storia di grandi scoperte di chi è stato capace di lasciarsi sorprendere, amava ripetere Joyce: "l'errore è l'anticamera della scoperta".:

 

Cristoforo Colombo scopre l'America mentre cercava le Indie.

 

Alexander Fleming scopre la penicillina a causa di una errata disinfezione di un provino.

  

Anche il Viagra è stato scoperto per caso dalla compagnia farmaceutica Pfizer, mentre cercava un farmaco per curare l'angina pectoris. 


La Coca-Cola fu inventata dal farmacista statunitense John Stith Pemberton inizialmente come rimedio per il mal di testa e per la stanchezza.

 

 Jackson Pollok dopo molte ricerche e tentativi nella pittura a suo dire deludenti, guardando il parquet del suo studio, rimane folgorato dalla bellezza espressiva delle macchie di pittura mescolatesi casualmente nel cadere a terra...posiziona allora la tela nel pavimento e inventa il "dripping" rivoluzionando per sempre la pittura americana con l'espressionismo astratto. 

 

"Quando qualcuno cerca, allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla in sè perchè pensa unicamente a ciò che cerca, perchè ha uno scopo, perchè è posseduto dal suo scopo". (Herman Hesse)

Se non ti aspetti l'inaspettato non lo troverai, perchè non si raggiunge attraverso una ricerca o un sentiero. (Eraclito)

Siate sempre in attesa dell'imprevedibile, non sappiamo quando ci troveremo di fronte ad un arcobaleno di notte, ad un corvo bianco o ad un asso di cuori nero.

Francesco Astiaso Garcia

“Questo messaggio lo dedichiamo ai folli. A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso. Potete citarli. Essere in disaccordo con loro. Potete glorificarli o denigrarli, ma l’unica cosa che non potete fare è ignorarli. Perché riescono a cambiare le cose. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, noi ne vediamo il genio. Perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero!” (Steve Jobs)



CUPOLA dell'Opera di Parigi affrescata da Jules Eugène Lenepveu



                              Attuale CUPOLA dell'Opera di Parigi affrescata da Marc Chagall

BUON 2024 !!!


In mezzo a tanto non senso e sofferenza ho composto questa musica come auspicio di Pace, 
la suona per me il maestro e amico Mark Farrugia.
Che questo possa essere, nonostante tutto, un anno pieno di Luce, di Senso e di Bellezza!






Lo Sguardo dell'Artista - la visione poliedrica

Papa Francesco agli artisti:

"Il vostro è per citare Paul Claudel un occhio che ascolta. L'arte è un antidoto contro la mentalità del calcolo e dell'uniformità; è una sfida al nostro immaginario, al nostro modo di vedere e di capire le cose. E in questo senso lo stesso Vangelo è in sè una sfida artistica, con una carica rivoluzionaria che voi siete chiamati ad esprimere grazie al vostro genio con una parola che protesta, chiama, grida. Oggi la Chiesa ha bisogno della vostra genialità, perchè ha bisogno di protestare, chiamare, gridare"

Autoritratto a matita 


Alcuni estratti del discorso di Papa Francesco ai cappellani e responsabili della pastorale universitaria (Città del vaticano, 24 novembre 2023) 

Il modello deve essere il poliedro, che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità» (Esort. ap. Evangelii Gaudium, 236).

Il Vangelo si incarna così, permettendo alla sua coralità di risuonare in modo diverso nelle vite delle persone, come un’unica melodia capace di esprimersi con timbri differenti.

Il poliedro non è una figura geometrica facile. A differenza della sfera, che è liscia e comoda da maneggiare, è spigoloso e anche tagliente: ha un che di urtante, proprio come la realtà, a volte. Tuttavia, proprio questa complessità è alla base della sua bellezza, perché gli permette di riverberare la luce con tonalità e gradazioni diverse, a seconda dell’angolatura di ogni singola faccia.

Una sfaccettatura restituisce una luce nitida; un’altra più sfumata; un’altra ancora un chiaroscuro. Non solo: con le sue molteplici facce un poliedro può produrre anche una diversificata proiezione di ombre. Avere una visione poliedrica, allora, implica allenare gli occhi a cogliere e apprezzare tutte queste sfumature.

Se in un solido geometrico si tolgono gli spigoli e si cancellano le ombre, lo si riduce a una figura piatta, senza spessore e senza profondità. E oggi vediamo delle correnti ideologiche dentro la Chiesa, dove la gente va e finisce per ridursi a una figura “piatta”, senza sfumature… Ma se una persona si valorizza con sapienza per ciò che è, se ne può ricavare un’opera d’arte...quando si accompagnano i giovani con la vicinanza e quando si prega per loro, fioriscono delle meraviglie. Ma non fioriscono dall’uniformità: fioriscono proprio dalle differenze, che sono la loro ricchezza.





Gli occhi dei bambini

 



Alcuni stralci tratti da una bellissima intervista a Papa Francesco fatta da Dario Edoardo Viganò:

“Essere guardati dagli occhi dei bambini è un’esperienza che tutti conosciamo, che ci tocca fino in fondo al cuore e che ci obbliga anche a un esame di coscienza.  Lo sguardo dei bambini sul mondo è uno sguardo puro, capace di captare tutto, uno sguardo limpido attraverso il quale possiamo individuare subito e con nitidezza il bene e il male.

Che cosa facciamo perché i bambini possano guardarci sorridendo e conservino uno sguardo limpido, ricco di fiducia e di speranza? Che cosa facciamo perché non venga rubata loro questa luce, perché questi occhi non vengano turbati e corrotti?

Quanta necessità abbiamo oggi d’imparare a guardare! Servono occhi capaci di fendere il buio della notte, di alzare lo sguardo oltre il muro per scrutare l’orizzonte.

Oggi è tanto importante una catechesi dello sguardo, una pedagogia per i nostri occhi spesso incapaci di contemplare in mezzo all’oscurità la “grande luce” (Is 9,1) che Gesù viene a portare. Una mistica del nostro tempo, Simone Weil, scrive: «La compassione e la gratitudine discendono da Dio, e quando vengono donate attraverso uno sguardo, Dio è presente nel punto in cui gli sguardi s’ incontrano». Ecco perché la riflessione sullo sguardo apre alla trascendenza.

Guardare non è vedere…Vedere è un atto che si compie solo con gli occhi, per guardare occorrono gli occhi e il cuore… È la qualità dello sguardo a fare la differenza… Uno sguardo che tocca la realtà, ma anche il cuore, è uno sguardo che la realtà la trasforma…Non è uno sguardo che ti lascia dove sei, ma è uno sguardo che ti porta su, che ti solleva, che ti invita ad alzarti…uno sguardo di svelamento:

là dove noi non vediamo che un limite, l’occhio del poeta e dell’artista costruisce passaggi, apre brecce negli sbarramenti, scorge i segni di una realtà più bella e più grande. Abbiamo tanto bisogno di questo sguardo”.