FINISSAGE Mostra Cieli Nuovi e Terra Nuova




Cari amici, dopo la generosa proroga di oltre un mese e mezzo, la mostra Cieli Nuovi e Terra Nuova, sta giungendo a conclusione;

Sono lieto d'invitarvi al

FINISSAGE, venerdì 23 Febbraio alle ore 18:30

presso NVMEN SPACE GALLERY (Via Capo d'Africa, 9) 

per la chiusura in compagnia alla quale seguirà alle ore 22:00 
un concerto di chitarra e vino.




 Cieli Nuovi e Terra Nuova

di Francesco Astiaso Garcia

a cura di Francesca Violo

 

 E' qui che la vita dell'uomo giunge alla dignità di essere pienamente vissuta; poichè qui contempla il divino nella purezza della bellezza stessa, e attraverso la contemplazione diviene immortale(Platone)



Il paesaggio esprime le forme e le tensioni di tutto l'universo, l’armonia tra queste tensioni si manifesta attraverso la bellezza, nelle leggi fondamentali della natura, nella logica che noi decifriamo dallo studio di queste leggi.

Tutto in natura è ordinato esteticamente, la bellezza è relazione, giusta proporzione  tra le parti, armonia di contrari. La bellezza non è quindi assenza ma equilibrio di contrasti. Anche il caos in natura si ordina esteticamente. Tutto in natura tende alla bellezza.



Il mondo non è tenuto ad essere bello, la Bellezza della natura non è frutto del caso, ogni cosa nel creato valorizza la bellezza dell'altra; la morbidezza delle nuvole esalta l'azzurro terso del cielo, ad una superficie liscia corrisponde una superficie mossa, il verde delle foglie canta il rosso lucente dei papaveri, ogni colore brilla accanto al suo complementare. La scienza dice che ci sono infinite tonalità di rosso, a ciascun rosso, a ciascun tono, corrisponde un suo complementare preciso.Un pittore, si pone di fronte alla natura come un chimico che studia la materia, come uno scienziato che analizza e approfondisce le leggi della natura.

L’artista deve essere dotato di una capacità di guardare in una maniera straordinariamente intensa, di una forma di vedere in contemplazione non limitata alla superficie tangibile della realtà, ma in grado di percepire più in la delle semplici apparenze. La bellezza è la prova che il mondo è frutto d’amore.



Scrive Walter Benjamin: “La natura è un insieme di simboli e geroglifici che il poeta interpreta e traduce, egli è il decifratore del linguaggio segreto dell’Universo”. La bellezza è il linguaggio segreto dell'Universo, la logica che accomuna scienziati e artisti, la logica che decifriamo dall’osservazione delle leggi fondamentali della natura.

Ogni opera d'arte autentica, astratta o figurativa, antica o contemporanea, è un de-ja-vù della natura. In natura non esiste l’astratto e il figurativo, qual'è l'arte astratta e quale quella figurativa?

Non vi pare che in entrambi i casi il desiderio sia quello di essere fedeli alla natura con le sue leggi e le sue relazioni che possiamo trovare indifferentemente in un volto, o nei dettagli di una foglia, nel nudo di donna o  nella buccia di una mela! Il canone nell'arte dobbiamo considerarlo una scoperta e non un'invenzione, una verità obiettiva piuttosto che un espediente umano.

Sono tante le forme di pregiudizio sull’arte moderna, specialmente sulla pittura astratta, ma vi siete soffermati mai nelle immagini della terra vista dai satelliti, o nei particolari di una pietra, dei muschi o delle conchiglie? Tutta l’arte contemporanea è nella natura. L’arte è lo splendore della bellezza, la bellezza è lo splendore della verità; ogni artista copia la natura anche senza saperlo. Questo eco, questa sintonia, questa risonanza con il creato è il segreto dell’arte!

Un bagliore del mistero divino è presente in tutto ciò che esiste, lo vediamo risplendere in una rosa, in una farfalla, in un ramo; tutto possiede una potenza rivelatrice!
Fare arte significa rivelare il cielo sulla terra in attesa di "cieli nuovi e terra nuova".

Tutto ciò che esiste porta in qualche modo l'impronta del cielo.

La bellezza provoca un'emozione estetica, una sensazione di piacere; l’umana esigenza della bellezza implica l'esistenza di una Bellezza ultima, lo spettacolo naturale è segno, analogia e prova che l'anima è destinata allo splendore dell'immortalità. L’arte è la finestra che ci permette di intravedere questo splendore.

La mostra “Cieli Nuovi e Terra Nuova” è un invito alla contemplazione per arrivare a percepire con occhi nuovi l'abbondante ricchezza di tutta la realtà visibile.

Per fare questo occorre una coscienza più intensa, una comprensione più acuta e perspicace, un'apertura maggiormente paziente verso le realtà silenziose e discrete.
Nei  paesaggi della mostra l'uomo appare assente solo ad uno sguardo superficiale perchè di fatto l'uomo è ovunque presente, questa natura è vissuta o sognata da lui.

                                                     Francesco Astiaso Garcia


 “E' questo mirabile e immortale istinto del Bello che ci fa considerare la terra e i suoi spettacoli come una visione, come una corrispondenza del cielo. La sete insaziabile di tutto ciò che è al di là e che rivela la vita, è la prova più evidente della nostra immortalità”. (Baudelaire)

 https://www.cittanuova.it/cieli-terre-nuove/

 http://www.corrierenazionale.net/2018/02/03/larte-cristiana-racconta-bellezza/

Pittore del Vento


Cieli e terre nuove


La mostra dell’artista Francesco Astiaso  Garcia a Roma fino al 10 gennaio

www.francescoastiaso.com
Francesco Astiaso  Garcia, romano di padre  spagnolo, profilo  acuto come un ritratto del Greco,  è un creatore: canto, musica, scrittura e soprattutto pittura. Uno stile quanto mai personale, fatto di dissolvenze, sfumature di ritratti tratteggiati con linea sottile, raffinata. Una poesia dell’anima.


Questa volta, nella rassegna romana al Numen Space,  Francesco parla di cieli nuovi e terre nuove. 
Sono cieli e terre di altri Paesi, di mondi diversi da quelli italiani ed europei, evocati con colori fruscianti:  laghi mari monti valli. 
Il trionfo del colore, della luce che evoca spazi interminati, fisici, che poi acquistano una dimensione spirituale. 
Meglio, amorosa.
Non c’è bisogno di titoli, ma solo di vedere, fermarsi, contemplare e lasciare che il colore  che si infratta  in gorghi, in esplosioni, in velluti,  parli allo spettatore, a noi. 

E  ci trascini in una dimensione  altra, quella  per cui tutti siamo fatti.
Francesco non ha solo provato a dire terre diverse da quelle di sempre. La fantasia inarrestabile di quest’ artista trentenne esplora l’arcobaleno, ed entra nel vento. 

Poche volte ho visto in un giovane artista contemporaneo la capacità di dire il vento. Con una rara semplicità di mezzi (a cui si arriva dopo lungo e sofferto studio) egli offre folate d’aria tratteggiate in una miriade di tinte e di sottotinte che sfumano l’una nell’altra.

Mirabili i rosa, le gradazioni del violetto, i bianchi che si fanno cenere e viceversa. Tutto è moto, ritmo e si direbbe con una sola parola: musica. Chi avrebbe mai pensato che il vento possiede la sua musica? 

L’artista spagnolo lo scopre e ce la fa sentire. 
Ma per ascoltarla esige da noi un udito speciale, un cuore che aneli a spazi infiniti e desideri viaggiare in essi come la luce e il colore di Francesco.  

Perciò questa è una mostra tutta da scoprire.
Roma, Numen  Space via Capo d’Africa 9

L’arte cristiana racconta bellezza!


IL CORRIERE NAZIONALE. NET

L’arte cristiana racconta bellezza!

di Giuseppe SCARLATO




   

Nell’arte di oggi, nelle gallerie delle nostre città, ci capita ancora di ammirare opere di artisti cristiani?
L’arte ha diversi linguaggi e i pontefici di ogni secolo non si sono sottratti dal farne strumento privilegiato per raccontare l’uomo e tutto ciò che lo circonda, edificando capolavori immortali della religiosità del nostro bel paese.
Oggi come allora gli artisti non si limitano a mostrare qualcosa di bello ma insegnano piuttosto a riconoscere la Bellezza.
La società tutta è grata a uomini e donne che sappiano plasmare la materia, affinchè sprigioni bellezza e le nuove generazioni possano goderne.
Se per lungo tempo, abitare in territori ricchi di arte e storia, poteva essere un’accomodante  sicurezza per la vanità italica, ora il desiderio di guardare e toccare il bello, smuove i palinsesti della tv fino a mostrare le meraviglie pittoriche e architettoniche in prima serata.
Al contempo il fascino stesso dell’arte richiama nel nuovo millennio ogni uomo che, vestito e investito dalla modernità e dalla tecnologia, può cercare o commissionare un lavoro di pregio attraverso un click. Nel 2018 gli operatori del bello si interfacciano con il gusto metropolita e studiano quante più tonalità possano raccontare una società in movimento, una quotidianità ruggente ma senz’anima.
Un artista non teme l’evolversi dei tempi e delle mode ma cerca paesaggi dentro e fuori di se, per dipingere l’invisibile e il tangibile di un’intera creazione.
Un pittore ad esempio, si pone di fronte alla natura come un chimico che studia la materia, come uno scienziato che analizza e approfondisce le leggi della natura.
Questa è certamente l’esperienza dell’artista italo spagnolo Francesco Astiaso Garcia, i cui quadri sono ora in mostra nel centro di Roma con “Cieli Nuovi e Terra Nuova”. Perfino un turista analfabeta di arte può respirare pennellate di magnificenza dall’osservazione delle opere di Astiaso, poiché la bellezza è relazione, giusta proporzione tra le parti, armonia di contrari. La bellezza non è quindi assenza, ma equilibrio di contrasti per cui “anche il caos in natura si ordina esteticamente, tutto in natura tende alla bellezza”; di questo e di altro ha discusso con noi il giovane pittore.

Tra pittura, scultura e fotografia qual’è lo strumento privilegiato che traduce immediatamente un’emozione?
Per la mia esperienza e il mio vissuto rispondo la pittura. Essa è la madre delle mie ricerche artistiche da lungo tempo.
Una valigetta di colori ad olio è stato un regalo dei miei genitori da bambino e mai avrei immaginato potesse aprirmi un mondo così spettacolare. Anni dopo arrivai all’Accademia e successivamente sperimentai le potenzialità della fotografia.

La fotografia cattura emozioni imprevedibili dinanzi i nostri occhi ma non può produrle dal nulla?
Invece si! Merito della fotografia non è solo quello di immortalare stati d’animo, ma può tirare fuori una storia come un narratore, penso a Salgado cosa ha saputo raccontare! Sono certo di questa potenzialità narrativa della fotografia e lo sperimento in tutti i viaggi che faccio.
Per di più voglio citarvi Man Ray, il quale sosteneva che, quando si pone sulla stessa linea di mira la testa, il cuore e l’occhio- quindi l’estetica, il pensiero e l’emozione- riusciamo a colpire il bersaglio con la precisione di un cacciatore.

La pittura racconta la bellezza: è possibile rappresentare anche luoghi di non bellezza?
La non bellezza non va cercata chissà quanto lontano ma è parte del nostro quotidiano e si mescola al nostro vissuto. Perfino i grandi santi hanno sperimentato la non bellezza, perciò penso a tutte le volte che ci allontaniamo dall’Amore, dalla verità e dalla comunione. Il mio desiderio di avvicinarmi alla bellezza, come eco della natura e del cosmo, in questo periodo del mio lavoro non esclude la non bellezza. Essa stessa infatti, attraverso la nostalgia, ci riconduce a qualcosa di più alto. Anche un cantante che scrive di non bellezza suscita in noi il ricordo della bellezza. La miseria, la mancanza di dignità, come sfaccettature della non bellezza, sono quindi il motore che spinge la mia arte a cercare la bellezza.

Mi verrebbe da pensare che l’arte contemporanea fugga la bellezza ideale dei secoli passati?
Assolutamente no e noi iconografisti che sperimentiamo ne siamo la prova. L’icona è una finestra sul cielo e molti artisti cristiani ne rimangono estasiati.I l cielo può essere raccontato con mezzi contemporanei rivelando l’uomo come unità di corpo e spirito. Per alcuni pittori l’uomo è carnalità, perfezione anatomica, io invece miro alla dimensione escatologica perché in ogni corpo c’è promessa di eternità, quindi una bellezza divina. Noi cristiani così possiamo esprimere appieno fede e professionalità. Superando le figure angelicate si può rappresentare l’uomo, anche di fattezze sgradevoli, nella sua bellezza interiore. L’uomo è bellezza ma anche la sua antitesi, in quanto l’uomo è libertà. L’umano, inteso come divina somiglianza, è la ricerca che sto approfondendo da dieci anni.

Cosa è il successo per un artista cristiano ?
Il successo vero di un cristiano è la libertà dal pensiero dominante, uscire fuori dal coro. Non siamo propriamente rivoluzionari,  ma portatori di un messaggio di verità senza pretese. Il guadagno a tutti i costi e il circolo di fiere( e concorsi) danneggiano la vera aspirazione ad onorare l’arte in tutte le sue forme.

L’arte moderna è istituzione libera o lei scorge anche dei limiti in questo mondo globalizzato ?
Paradossalmente l’arte non teme più limiti riferiti ai canoni estetici, ma oggi deve vigilare dalla dittatura del pensiero. Andy Warhol diceva che ciò che vende oggi non è la qualità della carne ma il rumore che la bistecca fa nella brace. Questa considerazione evidenzia come, attualmente, l’arte faccia parte di un bracere di interessi.Un artista cristiano, per la sua visione dell’uomo, spesso viene visto come non “politically correct”. Ritengo invece che tutto è antropologia e ognuno ha una visione dell’uomo, ma badino quegli artisti che devono emergere a non scomodare alcuno o contestare capisaldi ideologici. Purtroppo esistono dei totalitarismi anche culturali e un artista coerente con la propria fede viene guardato con molta diffidenza.
Finchè saremo realmente uomini liberi, potremo definirci artisti: non la mia capacità di disegnare, ma il mio restare libero mi connota propriamente come artista.

Può svelarci qualcosa sul rapporto di Bergoglio con  l’arte figurativa?
Purtroppo non sappiamo nulla di certo sul suo rapporto con la pittura ed è risaputo che il papa non sia andato a visitare i Musei Vaticani. Solo due notizie alludono alla sua concezione dell’arte: l’apprezzamento per la crocifissione bianca di Chagall e per l’artista argentino Alessandro Marmo. ” L’arte secondo papa Francesco” è un libro che non dimostra il gusto del papa ma ci conferma quanto i temi sociali e ambientali siano da lui preferiti. Se per l’attuale pontefice un’opera d’arte veicola messaggi, anche forti, per i predecessori c’era invece anche l’ attenzione ad una ricerca stilistica.

Giuseppe Scarlato

Artisti Maledetti, Sete di Cielo e Santi Mancati

DORIAN GRAY  (Autoritratto fotografico)
 








L'uomo è definito dalla sua tensione verso lInfinito, la felicità, il Tutto; e dal suo limite, la sua fragilità, la sua finitezza. L'uomo è un’insondabile mistero, creato nè celeste nè terreno affinchè possa superarsi, affinchè sappia fermarsi.

"Io desidero con tutto il cuore che un essere eterno e invisibile si interessi al mio destino, ma come fare per crederlo? Oh felice chi può con vigorose piume balzar verso le lande luminose e serene e planar sulla vita e senza pena intende il linguaggio dei fiori e delle cose mute."

Queste parole di Charles Baudelaire descrivono bene il desiderio dell'uomo di elevarsi al di sopra della difficile realtà in cui si trova a vivere, per giungere a felicità sovra-terrene.

Leggiamo nei ancora nei suoi Diari intimi:

«Quasi tutta la nostra vita è spesa in curiosità sciocche. In cambio ci son cose che dovrebbero eccitare al più alto grado la curiosità degli uomini e che, a giudicare dal corso ordinario della loro vita, non gliene ispirano alcuna. Dove sono i nostri amici morti? Perché siamo qui? Veniamo da qualche parte? Che cos'è la libertà? Può accordarsi la libertà con la legge provvidenziale?»; e ancora: «Nulla esiste senza scopo: dunque questa esistenza ha uno scopo. Quale scopo? Lo ignoro. Dunque non l'ho stabilito io. Ma qualcuno più sapiente di me. Bisogna dunque pregare questo qualcuno d'illuminarci. E' il partito più saggio»; «La vera civiltà non è nel gas o nel vapore, ma nel lavoro d'ogni giorno per diminuire le conseguenze del peccato originale».

Che tristezza vedere come questa fame di eternità e di pienezza si riduca spesso ad un'esistenza egoistica, arida e narcisistica; la ricerca ossessiva di vita non trova nulla che non si prosciughi o si corrompa! Che beffa farsi dio della propria vita e nel tentativo di superare ogni limite chiudersi il cielo, aspirare all'eterno e trovarsi ad elemosinare il passeggero e l'effimero.


Diviso fra il desiderio di elevarsi fino alla contemplazione dei Troni e delle Dominazioni e il bisogno di assaporare i forti liquori del peccato; questo è il travaglio dell'uomo.

Nei "Paradisi Artificiali" Baudelaire parla di tutto ciò che può provocare sensazioni forti e inebrianti, considera l'alcool, l'oppio, il sesso nel suoi aspetti perversi e degradanti, come surrogati del paradiso, fuochi fatui che frustrano l'ansia di pienezza a cui aspira ogni uomo. Quanta delusione per chi si sente esiliato dal Paradiso e dispera di trovare la via per farvi ritorno.


La realizzazione dell'uomo è nell'amore, nella libertà di donarsi e di spendersi per gli altri ma allora perchè, anche se abbiamo capito questo, ci troviamo spesso a rinnegare l'amore e a vivere tutto il contrario?

Di qui il tedio, l'angoscia, la noia, la nausea: questo pungolo assiduo dell'uomo, che per un verso è stato tradito dalla modernità razionalista e naturalista, e per altro verso non sa tornare a Dio; ciò che resta è una disperazione senza via d'uscita, una paura che paralizza ogni impeto costruttivo.


Dice S. Paolo: io conosco il bene e lo vorrei fare, ma non cè in me la capacità di attuarlo, infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me (cf Rom 7,18-20). 

Noi vorremmo avere una vita piena di amore, ma luomo sperimenta presto che non può amare. Non sa amare. Gli uomini sono come condannati a vivere per se stessi, ma l'uomo non può realizzarsi veramente ed essere felice nell'egoismo, perchè è stato creato ad immagine di Dio. Chi ci libererà allora da questo corpo mortale?

Siamo davvero tutti egoisti, maligni, infingardi, falsi ma Dio non ci chiederebbe di volare se non ci avesse anche dotato di ali.


C'è dunque un immenso e universale bisogno di salvezza, ma cosa vuol dire salvezza? Salvato è colui che è stato liberato da un male incombente. Il tema della salvezza evoca e suppone la miseria e la grandezza dell'uomo.


Molti sono persuasi che l'uomo preso in se stesso è gia buono, bello e fortunato, sicchè non ha affatto bisogno di salvezza personale: non c'è bisogno di cambiare i cuori.


Per salvare l'uomo dal peccato dicono gli illuministi radicali basta dirgli che non ci sono peccati, al massimo ci sono sensi di colpa dai quali ci si può e ci si deve liberare. Per salvarlo dalla morte, basta persuaderlo che il problema della morte è un falso problema, e non va neppure preso in considerazione.


Molti, però, ritengono possibile e necessaria una salvezza esteriore, che cioè si risolva in un mutamento delle strutture e delle condizioni sociali, politiche e culturali. Tutti quelli che ritengono possibile e necessaria questa salvezza esteriore, sono assolutamente certi che l'uomo sia l'unico salvatore di se stesso e nessun intervento dall'alto sia necessario, anzi sia possibile, e in fondo sia nemmeno gradito.


Senza una lucida comprensione dell’uomo, le conclusioni oscillano tra l'affermazione che una salvezza vera e propria della persona umana è impossibile e l'affermazione che una salvezza vera e propria della persona umana è superflua.


Scrive Pascal: “E' pericoloso insistere nel far constatare all'uomo quanto è simile alle bestie, senza mostrargli la sua grandezza. Ma è anche pericoloso insistere nel fargli constatare la sua grandezza senza la sua bassezza. E' ancora più pericoloso lasciarlo nell'ignoranza dell'una e dell'altra. Giova invece molto mostrargli sia l'una sia l'altra. La superbia dei filosofi dipende dal fatto che hanno conosciuto Dio ma non la loro miseria, la disperazione degli atei dipende invece dal fatto che hanno conosciuto la loro miseria ma non il Redentore”.


Se l’uomo non conosce la propria grandezza ma solamente la propria miseria, finirà per considerarsi e per vivere da bestia, scivola nel relativismo, e finisce per mettere bene e male sullo stesso piano. La sola contemplazione della nostra miseria ci porta così alla disperazione, alla distrazione, alla fuga da noi stessi. Chi, invece, vede solo la grandezza dell’uomo, finisce, sul piano della ragione, nella superbia, nella vanità, nell’orgoglio, nel razionalismo; nell‘arbitrio,  nella presunzione.

La contemplazione di entrambe le dimensioni dell’uomo ci dice chi siamo.
 

La fede è per Pascal l’unica chiave che apre la porta, che permette all’uomo di conoscere se stesso, il mondo, Dio. Essa indica infatti: che veniamo da Dio ma non siamo Dio ; Tutti noi aspiriamo a Dio  come un “re decaduto”  che ha nostalgia della sua reggia. 

Chi si sente infelice di non essere re, se non un re spodestato?“.


La Buona Notizia consiste nella gratuità della grazia divina nell'incontro con una persona Gesù Cristo morto e risorto per la nostra salvezza. Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, induce l'uomo a sentire la propria miseria la sua infinita misericordia.  Secondo Anassimandro ogni nascita deve pagare il prezzo dellingiustizia che inevitabilmente produce, Cristo ha pagato per noi questo prezzo.


Siamo nel cuore di quel Mistero Pasquale, che solo ha il potere di sorreggere e rendere feconda l'intera storia umana, e che ogni cristiano è chiamato a rinterpretare nel concreto della propria esperienza. Accogliere questo annuncio significa accogliere la grazia divina e poter amare come non ci era possibile prima e sperimentare la felicità e la pienezza, in attesa di “Cieli Nuovi e Terra Nuova dove avrà stabile dimora la giustizia”.


La grazia ci libera dalla schiavitù del peccato che ci obbligava ad offrire tutto a noi stessi, imprigionati nella paura del futuro, della malattia, dell'incertezza e condannati a contare le nostre monete per esorcizzare il terrore della morte, dell’imprevisto e della precarietà.


Baudelaire, decisamente antilluminista, ha la struttura interiore di un mistico è sempre sull'orlo di quell'umiliazione esaltante che lo spalancherebbe alla Salvezza, se solo accettasse di essere compiuto da Altro da sé, di fare spazio alla Grazia; ma di fatto resta sempre ancorato all'autoesaltazione superba, «L'autogodimento della propria superbia di artista» - scrive Auerbach - «l'apoteosi del poeta, il quale si eleva sulla spregevole stirpe degli uomini».


"I fiori del male" di Baudelaire sono caratterizzati dalla nostalgia di un Eden perduto, dalla malinconia, dalla disperante ossessione di una bellezza irraggiungibile, dalla vertigine del sogno.


Leggendo i suoi versi si sente forte la precarietà dello slancio titanico del poeta verso il cielo. In “I lamenti di un Icaro”, questi confessa che, pur essendo spezzato dalla fatica, ha abbracciato solo nuvole.


«Invano il centro
volli trovare dello spazio e il limite:
ché sotto non so quale occhio di fuoco
sento che l'ala mi si spezza».


Baudelaire però, a differenza di tanti ideologi del suo tempo, ha disseminato nei suoi versi momenti di sincera mendicanza del Vero.


Rivolgendosi Alla Madonna scriverà:


«Sotto i tuoi piedi metterò il Serpente

che mi morde le viscere, affinché,

Regina vittoriosa e in redenzioni

feconda, tu calpesti e tu schernisca

codesto mostro».


Il peccato gli è sempre dolorosamente davanti: «Ah, Signore, concedimi la forza e il coraggio / di contemplare il mio cuore e il mio corpo senza disgusto» (Un viaggio a Citera).



Un brano particolarmente eloquente è tratto dalla lirica “Corrispondenze”:


«E' questo mirabile e immortale istinto del Bello che ci fa considerare la terra e i suoi spettacoli come una visione, come una corrispondenza del cielo. La sete insaziabile di tutto ciò che è al di là e che rivela la vita, è la prova più evidente della nostra immortalità. E' nel contempo con la poesia e attraverso la poesia, con e attraverso la musica che l'anima intravede gli splendori posti al di là della tomba».


Queste parole esprimono bene la grande intuizione di Baudelaire: l'umana esigenza della bellezza implica l'esistenza di una Bellezza ultima che sta al di là delle modalità sperimentabili; lo spettacolo naturale è segno, analogia e prova che l'anima è destinata allo splendore dell'immortalità.


Baudelaire crede sia l'arte, poesia e musica, la finestra che fa intravedere questo splendore. Egli, riconosciuta la sete insaziabile, si accontenta di misurarla e calibrarla col sentimento, senza un impegno personale e libero: la ricerca del senso della vita, l'urgenza, l'esigenza di un significato ultimo diventa uno spettacolo di bellezza, assume una forma estetica.


Nel 1866 scrive: «Avendo immaginato di sopprimere il peccato, i liberi pensatori hanno creduto ingegnoso sopprimere il giudice e abolire il castigo, e proprio questo chiamano progresso. Per loro, combattere l'ignoranza è ridurre Dio».


Baudelaire invece tornava ad aprirsi alla fede dell'infanzia, grazie anche all'amicizia di un cattolico energico come Louis Veuillot: sul letto di morte il poeta maledetto, che dieci anni prima aveva invocato Satana, chiese i Sacramenti. 


Tra gli artisti, quanta sete d'infinito, quanti santi mancati!!

Amava ripetere Nietzsche ai cristiani: "Sarei disposto a credere al vostro Dio della Salvezza se aveste almeno un pò la faccia da salvati", chiediamo a Dio di poter attrarre verso di Lui le genti invece di scandalizzarle chiudendo loro le porte del cielo.



Concertino di Inizio Anno

           
                    CONCERTINO DI INIZIO ANNO
                       e Mostra di Pittura



Giovedì 4 gennaio 2018

Presso Nvmen Space Gallery: Via Capo d'Africa, 9 - Roma

Apertura Mostra: ore 18:00

     Chitarra e voce di Francesco Astiaso Garcia: ORE 19.30
sarà presente il servizio Cocktail Bar


La musica e la bellezza sono capaci di distoglierci dall’affarismo materiale che ci abbassa e ci toglie la gioia; la musica ci scuote, ci strappa all’accomodamento del quotidiano e ci spinge verso l’alto.
La gioia che scaturisce dalla vera bellezza ci guarisce dal ripiegamento in noi stessi.

Pavel Florenskij sottolinea che lo scopo dell'arte è sollevare l'umanità verso il mondo spirituale: se questo non si attua nella valutazione o nella sensibilità di chi guarda, l'arte resterà solo "una remota sensazione dell'oltremondo, come le alghe ancora odorose di iodio testimoniano del mare".

La funzione guaritrice della bellezza emerge sin dai tempi antichi. 
Nel primo libro di Samuele, al re Saul viene proposta una terapia musicale di fronte ai turbamenti di spirito. Per Saul trovarono un cantore d’eccezione che sarebbe divenuto il suo successore.
“Quando dunque lo spirito sovrumano investiva Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava da lui.”

Siamo circondati da gente che non ha più nulla da cantare forse perché ha smesso anche di sorridere.
Archiviato ogni legame trascendente, verso l’alto e verso l’altro, prigioniero del proprio individualismo, l’uomo moderno non trova più cetre in grado di scuoterlo dal torpore.
Forse il più grande dei mali di oggi, prima ancora del cancro o dell'indigenza economica è la depressione, la nausea, il non senso o male di vivere.

Siamo capaci di gridare quando la nostra squadra segna un goal e non siamo capaci di uscire dal nostro contegno ed emozionarci come bambini davanti alla bellezza del mondo.

Persino un ateo radicale come Emil Cioran era strattonato dalla musica verso Dio:
"Quando voi ascoltate Bach, vedete nascere Dio...Dopo un oratorio, una cantata o una Passione, Dio deve esistere...Pensare che tanti teologi e filosofi hanno sprecato notti e giorni a cercare prove dell'esistenza di Dio, dimenticando la sola!"

Dobbiamo fare di tutto perché il mondo ricominci a cantare risvegliandosi dalla tristezza e ritrovi il cammino verso la nobiltà d'animo, la verità e la bellezza.

Gli artisti sono come emissari di un altro
mondo; diffondono la notizia di un altro regno mediante le loro opere.
Ascoltando la musica piangiamo, perchè la musica ci lascia scorgere l'enigma della riconciliazione infinita
che non viviamo ancora, ma a cui aneliamo dal profondo del cuore.
Rivela le ferite irrisolte, le questioni in sospeso, le incongruenze e incoerenze della vita. 
La musica guarda ad un ideale di ricongiungimento,
di rincontro amoroso. La musica ci fa percepire l'assenza di bontà, di unità,
di bellezza e di armonia che è nel mondo, che è nel nostro essere e,
avvertendo questa assenza, scoppiamo a piangere.
L' assenza è ciò che non c'è ma che c'era(F. Torralba)

                   Francesco Astiaso Garcia


 Questa sarà la scaletta della serata:

 
     - La llorona (Chavela Vargas)                                     - El Talisman  (Rosana)

     - Malagueña (Chingon)                                              - Sube a nacer  (Pablo  Neruda)                                   
     - Nicola and Bart (Ennio Morricone)                         - In to the wilde  (Eddie Vedder)

     - Todo Cambia (Mercedes Sosa)                               - Una rosa es una rosa  (Mecano)

     - Patience  (Guns and Roses)                                     - Guantanamera  (Josè Martì)

     - Sòlo le pido a Dios  (Leòn Gieco)                            - Gracias a la vida  (Violeta Parra)

     - Dance me to the end.. (Leonard Cohen)                   - Please, Please   (The Smiths)

     - Me calaste hondo (Bunbury)                                     - Un chimico  (De Andrè)

    - La città vecchia  (De Andrè)                                       - La Tormenta  (Bob Dylan)

     - A mi manera  (Frank Sinatra)                                   - Il Funambolo  (Ratti della Sabina)

    -  If   (Pink Floid)

Il Tempo

Il tempo è denaro, se quello che conta sono i soldi,
il tempo è arte se quello che conta è la bellezza. 

l'ora dell'arte (di Francesco Astiaso Garcia)



 
  
La meridiana

Cieli Nuovi e Terra Nuova


 

PROROGATA FINO AL 31 GENNAIO

 Cieli Nuovi e Terra Nuova

di Francesco Astiaso Garcia

a cura di Francesca Violo 

 

Inaugurazione: Venerdì 22 Dicembre - ore 18:30

Numen Space: Via Capo d’Africa, 9 - Roma

Apertura Mostra: dal 22 Dicembre al 31 Gennaio 2018

 Dal martedì al sabato dalle 8:00 alle 24:00, domenica e lunedì dalle 8:00 alle 18:00

 

 E' qui che la vita dell'uomo giunge alla dignità di essere pienamente vissuta; poichè qui contempla il divino nella purezza della bellezza stessa, e attraverso la contemplazione diviene immortale(Platone)



Il paesaggio esprime le forme e le tensioni di tutto l'universo, l’armonia tra queste tensioni si manifesta attraverso la bellezza, nelle leggi fondamentali della natura, nella logica che noi decifriamo dallo studio di queste leggi.

Tutto in natura è ordinato esteticamente, la bellezza è relazione, giusta proporzione  tra le parti, armonia di contrari. La bellezza non è quindi assenza ma equilibrio di contrasti. Anche il caos in natura si ordina esteticamente. Tutto in natura tende alla bellezza.



Il mondo non è tenuto ad essere bello, la Bellezza della natura non è frutto del caso, ogni cosa nel creato valorizza la bellezza dell'altra; la morbidezza delle nuvole esalta l'azzurro terso del cielo, ad una superficie liscia corrisponde una superficie mossa, il verde delle foglie canta il rosso lucente dei papaveri, ogni colore brilla accanto al suo complementare. La scienza dice che ci sono infinite tonalità di rosso, a ciascun rosso, a ciascun tono, corrisponde un suo complementare preciso.Un pittore, si pone di fronte alla natura come un chimico che studia la materia, come uno scienziato che analizza e approfondisce le leggi della natura.

L’artista deve essere dotato di una capacità di guardare in una maniera straordinariamente intensa, di una forma di vedere in contemplazione non limitata alla superficie tangibile della realtà, ma in grado di percepire più in la delle semplici apparenze. La bellezza è la prova che il mondo è frutto d’amore.



Scrive Walter Benjamin: “La natura è un insieme di simboli e geroglifici che il poeta interpreta e traduce, egli è il decifratore del linguaggio segreto dell’Universo”. La bellezza è il linguaggio segreto dell'Universo, la logica che accomuna scienziati e artisti, la logica che decifriamo dall’osservazione delle leggi fondamentali della natura.

Ogni opera d'arte autentica, astratta o figurativa, antica o contemporanea, è un de-ja-vù della natura. In natura non esiste l’astratto e il figurativo, qual'è l'arte astratta e quale quella figurativa?

Non vi pare che in entrambi i casi il desiderio sia quello di essere fedeli alla natura con le sue leggi e le sue relazioni che possiamo trovare indifferentemente in un volto, o nei dettagli di una foglia, nel nudo di donna o  nella buccia di una mela! Il canone nell'arte dobbiamo considerarlo una scoperta e non un'invenzione, una verità obiettiva piuttosto che un espediente umano.

Sono tante le forme di pregiudizio sull’arte moderna, specialmente sulla pittura astratta, ma vi siete soffermati mai nelle immagini della terra vista dai satelliti, o nei particolari di una pietra, dei muschi o delle conchiglie? Tutta l’arte contemporanea è nella natura. L’arte è lo splendore della bellezza, la bellezza è lo splendore della verità; ogni artista copia la natura anche senza saperlo. Questo eco, questa sintonia, questa risonanza con il creato è il segreto dell’arte!

Un bagliore del mistero divino è presente in tutto ciò che esiste, lo vediamo risplendere in una rosa, in una farfalla, in un ramo; tutto possiede una potenza rivelatrice!
Fare arte significa rivelare il cielo sulla terra in attesa di "cieli nuovi e terra nuova".

Tutto ciò che esiste porta in qualche modo l'impronta del cielo.

La bellezza provoca un'emozione estetica, una sensazione di piacere; l’umana esigenza della bellezza implica l'esistenza di una Bellezza ultima, lo spettacolo naturale è segno, analogia e prova che l'anima è destinata allo splendore dell'immortalità. L’arte è la finestra che ci permette di intravedere questo splendore.

La mostra “Cieli Nuovi e Terra Nuova” è un invito alla contemplazione per arrivare a percepire con occhi nuovi l'abbondante ricchezza di tutta la realtà visibile.

Per fare questo occorre una coscienza più intensa, una comprensione più acuta e perspicace, un'apertura maggiormente paziente verso le realtà silenziose e discrete.
Nei  paesaggi della mostra l'uomo appare assente solo ad uno sguardo superficiale perchè di fatto l'uomo è ovunque presente, questa natura è vissuta o sognata da lui.

                                                     Francesco Astiaso Garcia


 “E' questo mirabile e immortale istinto del Bello che ci fa considerare la terra e i suoi spettacoli come una visione, come una corrispondenza del cielo. La sete insaziabile di tutto ciò che è al di là e che rivela la vita, è la prova più evidente della nostra immortalità”. (Baudelaire)