Il Tempo

Che importa se provvisoriamente devi limitare la tua attività, quando poi, come una molla che è stata compressa, arriverai ben più lontano di quanto abbia mai potuto sognare?

DOPO IL DILUVIO 2009
San Josemaria Escrivà

I libri, gli scritti, le tele, l’arte non sono nulla




Antonin Artaud a Pablo Picasso
Venerdì 3 gennaio 1947

"Pablo Picasso,
Io non sono un debuttante alla ricerca delle illustrazioni di un grande pittore per lanciare i suoi primi scritti.
Ho già cacato e sudato la mia vita in scritti che valgono quasi solo i tormenti da cui sono usciti, ma che bastano a se stessi, e non hanno bisogno del patrocinio o dell’accompagnamento di chicchessia per fare la loro breve strada...

Ho cinquant’anni.
Abito ad Ivry. Sono passato attraverso nove anni d’internamento, di sottoalimentazione e di fame, complicati da tre anni di segregazione, con sequestro, molestie, cella, camicia di forza, e cinque mesi di avvelenamento sistematico con l’acido prussico e il cianuro di potassio, ai quali, a Rodez, sono venuti ad aggiungersi due anni di elettroshock, punteggiati da cinquanta coma, ho sulla schiena le cicatrici di due coltellate, e le tremende conseguenze del colpo di sbarra di ferro che nel settembre 1937, a Dublino, mi ha diviso in due la colonna vertebrale, con ciò voglio dirle che in queste condizioni faccio fatica a trascinare il mio corpo, e che non è stato molto gentile avermi costretto a trasportarlo già per cinque volte da Ivry alla rue des Grands Augustins (4), e in pura perdita.

Può darsi che le mie poesie non la interessino e che secondo lei io non valga la pena di fare uno sforzo ma sarebbe stato quanto meno necessario dirmelo e concedermi l’onore di una risposta, quale che sia.

Il momento è grave, Pablo Picasso.

I libri, gli scritti, le tele, l’arte non sono nulla; un uomo lo si giudica in base alla vita e non all’opera, e cos’è quest’ultima se non il grido della sua vita?
La mia opera è quella di un uomo sofferente ma casto, io vivo da solo,e credo che, più di tutto, quel che le ha impedito di rispondermi sia il Demone che, nonostante l’età che lei ha raggiunto, la tiene ancora assoggettato a non so quale preoccupazione o ossessione..."

Instituto Cervantes di Roma, mostra di Francesco Astiaso Garcia

Instituto Cervantes di Roma
Mostra Despertad Mortales
 di Francesco Astiaso Garcia

LUGLIO 2017






  

 
 









 
























                                                                                                 Hasta la Belleza Siempre



Io non cerco trovo

Cosa voleva dire secondo voi Picasso con le parole
"io non cerco trovo"!
Sono tratte dai suoi scritti sull'arte, e questo è su per giù il contesto:

"...bisogna soprattutto poter fermarsi in tempo. Un quadro non è mai pensato o deciso anticipatamente, mentre viene composto segue il mutamento del pensiero...i colori sono come i lineamenti del volto seguono i mutamenti dell' emozione.
...spesso il quadro esprime molto di più di quello che l' autore voleva rappresentare.
L' autore contempla stupefatto i risultati inattesi...comincio con un' idea e poi diventa un' altra cosa, io non cerco, trovo...Il committente obbliga l' artista o l' artigiano a fissarsi uno scopo preciso, egli è costretto a prevedere come sarà il suo quadro alla fine e ciò esclude la libertà della creazione perpetua".

Secondo me queste parole racchiudano un segreto di immensa portata, un segreto da meditare, approfondire e fare proprio indipendentemente da quale sia il nostro ambito di lavoro e di ricerca. Non si tratta solo di un buon consiglio rivolto ai pittori o aspiranti tali dal grande genio della pittura, ma di una visione delle cose che può ribaltare completamente il nostro punto di vista e aprirci prospettive inimmaginabili capaci di infiammare il mondo e cambiare il corso della storia.

Ci sono persone che hanno bisogno di un cammino battuto, un sentiero tracciato che indichi loro passo per passo la strada da seguire e pensano che solo seguendo punto per punto i manuali preconfezionati otterranno qualche risultato, come se ci fosse una mappa ad indicare la strada verso la verità e la bellezza, per questo mi piace distinguere un pittore da un' artista e chi impara a fare il ciambellone da uno Chef in perenna ricerca. Quanta bellezza nei versi di Machado:


"Caminante son tus huellas                                
el camino y nada más;
caminante, no hay camino
se hace camino al andar." 

                      
"Viandante sono le tue impronte
la via e nulla più:
Viandante non c'è un cammino

il cammino si fa camminando"

QUESTA FOTO CHE HO SCATTATO AL CONFINE TRA CILE E BOLIVIA DESCRIVE BENE LE PAROLE DI MACHADO

Lo stupore e la curiosità sono motore di ogni conoscenza e non possono essere prerogative di artisti o scienziati.

Lo sguardo deve penetrare tutto come la pioggia che quando cade vigorosa non risparmia nulla.

Restiamo in attesa di segnali, in un' attitudine di ascolto vigilante, mettiamoci in condizione  di ricevere in testa la mela che cade dall' albero e di accogliere i doni che ci porta il mare, senza ignorarli, senza disprezzarli, senza banalizzarli.

Dopotutto è piena la storia di grandi scoperte di chi è stato capace di lasciarsi sorprendere:

Cristoforo Colombo scopre l'America mentre cercava le Indie.

Alexander Fleming scopre la penicillina a causa di una errata disinfezione di un provino.

Anche il Viagra è stato scoperto per caso dalla compagnia farmaceutica Pfizer, mentre cercava un farmaco per curare l'angina pectoris.

La Coca-Cola fu inventata dal farmacista statunitenseJohn Stith Pemberton inizialmente come rimedio per il mal di testa e per la stanchezza.

Jackson Pollok dopo molte ricerche e tentativi nella pittura a suo dire deludenti, guardando il parquet del suo studio, rimane folgorato dalla bellezza espressiva delle macchie di pittura mescolatesi casualmente nel cadere a terra...posiziona allora la tela nel pavimento e inventa il "dripping" rivoluzionando l'espressionismo astratto americano.


Siate sempre in attesa dell' imprevedibile,non sappiamo quando ci troveremo di fronte ad un arcobaleno di notte, ad un corvo bianco o ad un asso di cuori nero.

Amava ripetere Joyce: "l'errore  è l'anticamera della scoperta".


“Questo messaggio lo dedichiamo ai folli. A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso. Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l’unica cosa che non potete fare è ignorarli. Perché riescono a cambiare le cose. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, noi ne vediamo il genio. Perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero!” 
                                                                           
Steve Jobs





Canciones del Alma

Siete tutti invitati al concerto spagnolo Canciones del Alma:


Chitarra e voce: Francesco Astiaso Garcia
Corno francese: Maria Josè Ruiz-Cabello Nunez

Venerdì 21 luglio – Ore 18.30
presso la Sala Dalì dell’ Instituto CERVANTES,
Piazza Navona, 91-92

INGRESSO GRATUITO 


In occasione della Mostra personale di Pittura
DESPERTAD MORTALES 




"Ascoltando la musica piangiamo,

perchè la musica ci lascia scorgere l'enigma della riconciliazione infinita che non viviamo ancora, ma a cui aneliamo dal profondo del cuore.
Rivela le ferite irrisolte, le questioni in sospeso, le incongruenze e incoerenze della vita.
La musica guarda ad un ideale di ricongiungimento, di rincontro amoroso.
La musica ci fa percepire l'assenza di bontà, di unità, di bellezza e di armonia che è nel mondo, che è nel nostro essere e, avvertendo questa assenza, scoppiamo a piangere.
L'assenza è ciò che non c'è ma che c'era."   (F. Torralba)





















 Ecco la scaletta del concerto:

 

La llorona (Chavela Vargas)
Malagueña (Chingon)
Gracias a la vida (Violeta Parra)

-Saeta (Joan Manuel Serrat)


Todo Cambia (Mercedes Sosa)

Guantanamera (Josè Martì)

Sòlo le pido a Dios (Leòn Gieco)


-Granada (Isaac Albéniz)


La Tormenta (Bob Dylan)

Sube a nacer (Pablo Neruda)

Una Rosa es una Rosa (Mecano)


-Granada (Augustìn Lara)

Virgen del Romero (anonimo) 

Me calaste hondo (Bunbury)

A mi manera (Frank Sinatra)

Pequeño (Bunbury)

El Talisman (Rosana)

Invito-Intervista Mostra Despertad Mortales


Mostra di Pittura

di Francesco Astiaso Garcia



D E S P E R T A D   M O R T A L E S

Canciones del Alma



INAUGURAZIONE : Venerdì 14 luglio – Ore 18.30



APERTURA MOSTRA : dal 12 al 23 luglio, Ore 16.00 - 20.00

presso la Sala Dalì dell’ Instituto CERVANTES, Piazza Navona, 91-92


Invito-Intervista Mostra Despertad Mortales:

 clicca qui


DESPERTAD MORTALES - Canciones del Alma




Mostra di Pittura

di Francesco Astiaso Garcia



D E S P E R T A D   M O R T A L E S

Canciones del Alma



INAUGURAZIONE : Venerdì 14 luglio – Ore 18.30



APERTURA MOSTRA : dal 12 al 23 luglio, Ore 16.00 - 20.00

presso la Sala Dalì dell’ Instituto CERVANTES, Piazza Navona, 91-92



La mostra presenta più di cinquanta dipinti e disegni focalizzati  sul ritratto e la figura umana alla luce della  poesia dei grandi mistici spagnoli.

La visione antropologica di San Juan de la Cruz, Santa Teresa d’Avila e Fray Luis de León ha costituito per me una forte ispirazione; per questa ragione desidero che i loro versi, in lingua originale e tradotti in italiano, siano offerti ai visitatori lungo il percorso espositivo,  in modo da offrire un’esperienza estetico-contemplativa.

Santa Teresa sfida gli artisti: “L’amore ha impresso nella mia anima un’immagine di te Altissimo, così bella, che nessun pittore, per quanto sapiente, sarebbe capace di rappresentare”.



Come fare attraverso la pittura a rendere presente l'eternità, la divina somiglianza, la presenza dell'anima nell'uomo? La bellezza passa fugacemente, ma l'uomo è molto di più di un corpo che invecchia, si ammala e muore; quando un artista dipinge un uomo, non può limitarsi a ritrarre una presenza estetica; dov’è dunque la bellezza che ignora lo scorrere del tempo?



Nella pittura cerco una sintesi tra la modernità e la tradizione, tra i canoni della bellezza classica e le avanguardie della pittura del nostro tempo.

Per mezzo del disegno e della  forma cerco la rappresentazione anatomica e attraverso la pittura astratta ed informale, i moti dell’ animo e il mondo interiore.

I ritratti di questa mostra sono trasparenti, eterei, come trasfigurati; cerco un equilibrio  tra il nascondere e il rivelare che conferisca al ritratto fragilità e leggerezza.

L’evanescenza è il simbolo dell’ irraggiungibile, il tratto caratteristico di un’iconografia contemporanea volta alla trascendenza.



Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? Questi sono interrogativi che da sempre accompagnano gli uomini di ogni appartenenza, credo e condizione.

Tutti ricerchiamo una sazietà che non passa, ci portiamo dentro una forte sete d'infinito, un anelito profondo di bellezza e di vita piena.

I mistici spagnoli rivelano la natura immortale dell’uomo e la piena dignità di ogni persona.

Ogni uomo porta in se l'eternità, non credere alla grandezza della propria anima conduce alla disperazione.



Le  parole dei mistici spagnoli sono canzoni dell'anima, ci conducono a spostare i nostri orizzonti nel verticale, aprono il cammino della fede, ci strappano alla rassegnazione, all’accomodamento del quotidiano e all’affarismo materiale che ci abbassa e ci toglie la gioia; I loro versi sollevano l’uomo dalle realtà caduche e instabili a quelle eterne; possono guarirci dal ripiegamento in noi stessi, lasciandoci scorgere l’enigma della riconciliazione infinita che non viviamo ancora, ma a cui aneliamo dal profondo del cuore.



Il mondo ha bisogno di Bellezza per non cedere alla disperazione.

La bellezza ci trasforma, se le permettiamo di parlarci, può condurci in nuovi spazi, a volte sembra chiederci di cambiare vita. Artisti e mistici sono testimoni dell’invisibile, della realtà che non si vede se non con altri occhi; artisti e mistici hanno il compito di rendere partecipe della vita divina l'umanità e allo stesso tempo condividere con essa la profondità del suo limite.



Desidero dedicare il titolo della mostra al monito quanto mai attuale di Fray Luis de León: “Despertad mortales, levantad los ojos!” “Svegliatevi mortali, alzate gli occhi!”.
La bellezza ci ricorda che alle nostre esistenze qualcosa manca, qualcosa che non è possibile colmare con l'abbondanza materiale. Di fronte al dolore, all'imperfezione e alla transitorietà delle nostre affezioni e delle nostre gioie, la bellezza risveglia in noi la nostalgia di un'esistenza più perfetta. Al termine di questo nostro viaggio visivo–contemplativo si ripropone la grande domanda: “Se l’uomo è immagine di Dio sarà in grado di diventare anche somiglianza di Dio? Ne sarà un’immagine somigliante o un rottame sfigurato e corrotto?”.



L' animo umano è abitato dal desiderio di trascendere tutti i limiti, la bellezza è fragile custode di questo insopprimibile anelito. Non è l’uomo che salva la bellezza; è la bellezza che salva l’uomo. Nella povertà del dubbio e della desolazione, dobbiamo poterci ancora aggrappare alla prospettiva della bellezza.


                                                                                 Francesco Astiaso Garcia





Il Battesimo di Isabel

















Secondo Anassimandro ogni nascita deve pagare il prezzo dell’ ingiustizia che inevitabilmente produce, Cristo ha pagato per noi questo prezzo; Siamo tutti debolissimi e nasciamo con una natura umana decaduta, contaminata e imperfetta.

Il Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana perché nel battesimo si vive il mistero pasquale, l’immersione nell’acqua simbolo della morte di Cristo dalla quale risorgiamo con lui come una nuova creatura.

Ovviamente il battesimo dei bambini richiede un catecumentato post-battesimale affinchè  la grazia battesimale possa svilupparsi. Per questo è fondamentale l’aiuto dei genitori e la trasmissione della fede ai figli.

Il primo compito che sento come padre è la tramissione della fede, per questo sono così contento che il Papa battezzi Isabel, il Papa come successore di Pietro ha ricevuto da Cristo il compito di confermare i fratelli nella fede e noi confermati nella fede da papa Francesco trasmettiamo la fede ai nostri figli: è un meraviglioso passaggio di testimone che da Cristo arriva fino a noi, qui, oggi.

Io mi sento debolissimo e inadeguato ma la grazia del Signore colmerà le nostre debolezze, le nostre mancanze e contraddizioni, ne sono sicuro e questo mi dà una grande pace.

La vocazione ultima di ogni uomo è quella divina e il Battesimo è la radice celeste da cui attingere acqua nel cammino verso il cielo.
In questo cammino siamo chiamati a vivere il battesimo ogni giorno, a rivestirci di Cristo che ci guarisce dal ripiegamento in noi stessi, ci distoglie  dall’affarismo materiale che sempre ci circonda, ci abbassa e ci toglie la gioia ci strappa alla rassegnazione, all’accomodamento del quotidiano e ci spinge verso l’alto e verso l’altro.

Ha scritto San Giovanni Paolo II: "L’uomo non è lasciato solo a tentare in mille modi spesso frustrati un' impossibile scalata al cielo Egli versa la divinità
nel cuore malato dell' umanità

Mi colpisce che il sigillo del Battesimo non viene cancellato da nessun peccato, sebbene il peccato impedisca al Battesimo di portare frutti di salvezza.
In quest’ottica è ancora più chiara la Misericordia di Dio che solo desidera per noi un’esistenza libera, piena di senso che porti frutto, fuori da leggi e moralismi.
Per questo il battesimo è un dono e non presuppone meriti umani.

“Tale realtà stupenda di essere figli di Dio comporta la responsabilità di seguire Gesù, il Servo obbediente, e riprodurre in noi stessi i suoi lineamenti: cioè mansuetudine, umiltà, tenerezza. E questo non è facile, specialmente se intorno a noi c’è tanta intolleranza, superbia, durezza. Ma con la forza che ci viene dallo Spirito Santo è possibile!”