Artisti della Vita

L'amore è tra tutte, la scommessa più grande, la sfida della vita per eccellenza sulla quale puntare tutte le nostre fiches di giocatori.

Scrive Edgar Lee Master nell'Antologia di Spoon River "Soltanto un chimico può dire, e non sempre, che cosa uscirà dalla combinazione di fluidi o di solidi. E chi può dire come uomini e donne reagiranno fra loro, e quali bambini nasceranno?" 

Il chimico di Edgar Lee Master è ossessionato dalla ricerca e dominato dalla passione per la propria professione; non crede nell'amore ma conosce la legge che ha potuto sposare l'ossigeno con l'idrogeno senza farli scoppiare.
Vive quindi nel tormento di chi non crede questo equilibrio sia possibile tra le persone, così decide di rimanere solo.
De Andrè ispirandosi alla poesia di Edgar Lee Master ha scritto questa bellissima canzone: 

"Da chimico un giorno avevo il potere
di sposare gli elementi e di farli reagire,
ma gli uomini mai mi riuscì di capire
perché si combinassero attraverso l'amore.
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore...

Ma guardate l'idrogeno tacere nel mare
guardate l'ossigeno al suo fianco dormire:
soltanto una legge che io riesco a capire
ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
Soltanto la legge che io riesco a capire.

Fui chimico e, no, non mi volli sposare.
Non sapevo con chi e chi avrei generato:
Son morto in un esperimento sbagliato
proprio come gli idioti che muoion d'amore.
E qualcuno dirà che c'è un modo migliore". 

Un pittore si pone difronte alla natura come un chimico che studia la materia, come uno scienzato che analizza e approfondisce le leggi della natura.
Tutto in natura è ordinato esteticamente, la bellezza è relazione, giusta proporzione tra le parti, relazione amorosa tra elementi contrari e opposti che convivono miracolosamente e apparendo conciliati danno vita alla meraviglia del mondo.

Ma com'è possibile che l'artista come il chimico di Edgar Leemaster si trovi spesso cercando la bellezza nelle leggi della natura a perdere la stessa bellezza nelle relazioni della propria vita, fino a diventare cieco, disperato, cinico e solo!

Baudelaire, principe dei " poeti maledetti", scrive nel suo  “Inno alla Bellezza” : ” …vola al tuo lume la falena accecata, crepita, arde e loda il fuoco onde soccombe…”

L’artista descritto da Baudelaire è la falena, una falena notturna, talmente attratta dalla luce del lume che non può fare a meno di avvicinarsi e avvicinarsi fino a bruciare e morire nell’estasi contemplativa, sacrificando tutto per seguire la bellezza. 

Anche Agostino di Ippona come Baudelaire e come il chimico di Edgar Lee Master, in gioventù si trova a perdere la bellezza inseguendo la bellezza, nelle "Confessioni" ne parla mirabilmente:"Avevo infatti le spalle rivolte contro la luce e il volto verso le cose illuminate per cui il mio stesso volto, con cui contemplavo le cose illuminate, non riceveva luce. Che vantaggio traevo io a quei tempi dall'avere un'intelligenza agile mentre però nella scienza della pietà erravo in maniera deforme?"
 
Queste ultime parole riassumono con estrema lucidità la condizione di inganno di moltissimi artisti e poeti;
Quanti poeti sanno cantare l'amore senza saper amare e tanti altri vivono l'amore senza saperlo cantare ne dipingere.

Recentemente ho letto un bellissimo libro sulla vita di Lorenzo Milani, il quale dopo aver lasciato l'Accademia delle belle Arti per entrare in seminario, trova il tempo per andare a trovare il suo maestro di pittura Staude, che gli chiede, perplesso, il motivo della sua scelta di farsi prete:

"È tutta colpa tua - risponde il giovane Milani... Perché tu mi hai parlato della necessità di cercare sempre l'essenziale, di eliminare i dettagli e di semplificare, di vedere le cose come un'unità dove ogni parte dipende dall'altra... A me non bastava fare tutto questo su un pezzo di carta. Non mi bastava cercare questi rapporti tra i colori. Ho voluto cercarli tra la mia vita e le persone del mondo. E ho preso un'altra strada."

Lorenzo Milani ha scelto di essere artista della vita, non gli bastava più essere solo un buon pittore. 
Non accontentiamoci di vivere la vita a servizio dell'arte, mettiamo invece l'arte a servizio della vita!

La risalita dalla bellezza sensibile alla bellezza delle virtù, delle realtà spirituali, fino alla sorgente della Bellezza, permette all'anima di essere sempre più bella, tanto da diventare simile a Dio. Questa è l'opportunità
sovraumana del genere umano! 


"L'arte dell'unità esige e richiede autentici artigiani che sappiano armonizzare le differenze nei  "laboratori" dei villaggi, delle strade, delle piazze e dei paesaggi".
(Papa Francesco)


H20

Modigliani e Jeanne: Monumento ai caduti dell'Arte



Modigliani e Jeanne: 

Monumento ai caduti dell'Arte, i Martiri della Bellezza

Baudelaire, principe dei " poeti maledetti", scrive nel suo  “Inno alla Bellezza” :

” …vola al tuo lume la falena accecata, crepita, arde e loda il fuoco onde soccombe…”

L’artista è la falena, una falena notturna, talmente attratta dalla luce del lume che non può fare a meno di avvicinarsi e avvicinarsi fino a bruciare e morire nell’estasi contemplativa, sacrificando tutto per seguire la bellezza.


L'uomo è definito dalla sua tensione verso lInfinito, la felicità, il Tutto; e dal suo limite, la sua fragilità, la sua finitezza. L'uomo è un’insondabile mistero, creato nè celeste nè terreno affinchè possa superarsi, affinchè sappia fermarsi.











Bob Dylan e la Vera Rivoluzione

 
L'UNICO RIVOLUZIONARIO (2015)


Tra il 1971 e il 1981 Bob Dylan si converte al cristianesimo e riceve il battesimo, così racconta la sua conversione:

"La gloria del Signore mi ha abbattuto e poi mi ha aiutato a rialzarmi;
Mi sentii rinascere,  Gesù pose la sua mano su di me, sentii la sua mano e cominciai a tremare".

"Ciò che oggi mi hai dato vale più di quanto potrò mai pagare, non importa ciò che dicono, io credo in Te. Non far si che io mi perda, tienimi accanto a Te, dove sarò sempre trasformato. Sono stato salvato dal sangue dell'agnello e ne sono felice; Ti voglio ringraziare Signore, cosa posso fare per Te?".

Dopo la conversione Dylan pubblica una trilogia di album a tema religioso dichiarando alla stampa:
"Non canto alcuna canzone che non mi venga direttamente da Dio".

Dando una prova di grande libertà artistica, Dylan si spinge là dove per la maggior parte dei cantautori le parole si fermano; non si preoccupa delle classifiche e dell'opinione pubblica che lo conosce e apprezza come cantautore intellettuale e ribelle che scrive canzoni contro il sistema.

Dylan canta la fragilità dell'uomo e il progetto che lo sovrasta di cui fa parte, affronta il tema del servizio come un'ineluttabilità a cui non si sfugge, parla della ricchezza del significato del mistero della vita e di chi ce l'ha donata.

Nelle sue canzoni Dylan, ormai libero da ogni sovrastruttura, denuncia una società corrotta e perduta:

"Filosofie contraffatte ti hanno inquinato i pensieri, Karl Marx ti ha preso per la gola, Henry Kissinger ti ha messo i lacci ai polsi...Adulteri in chiesa e pornografia nelle scuole, criminali al potere e fuorileggi che dettano leggi.
Quand'è che ti svegli, quand'è che ti svegli, quand'è che ti svegli a rafforzare ciò che resta?"

Durante un concerto, presentando la canzone "In the Garden", che parla del giardino in cui vennero a prendere Gesù, disse:

"La prossima canzone parla del mio eroe. Ognuno di noi ha un eroe. Da dove vengo io ce ne sono tanti, ma tanti davvero. John Wayne, Clark Gable, Richard Nixon, Ronald Reagan, Michael Jackson, Bruce Springsteen. Per certa gente sono eroi. Ma a me non importa niente di loro. Io ho il mio eroe, ed ora canterò di Lui e di quando vennero a prenderlo nel giardino".

In altre canzoni Dylan parla della menzogna e del mistero dell'iniquità:

"Non appena un uomo nasce, le scintille cominciano  a volare, ai suoi occhi si fa saggio e invece crede alle menzogne. Chi lo salva dalla morte alla quale è destinato?...
Il malvagio non ha pace e la pace non si finge, c'è solo una strada ed è quella del Calvario...
Mi reggo ad una solida roccia, creata prima della fondazione del mondo, e non la lascerò, non la posso lasciare"

Nella canzone "Property of Jesus" Dylan parla del cristiano, destinato a dare scandalo in un mondo che lo disprezza perchè sotto sotto lo teme:

"Quando lui non salta a quella frusta che vi tiene in riga, dite che è duro d'orecchio, dite che è un povero idiota, dite che non è al passo con i tempi per mettergli i nervi alla prova, perchè non paga le decime a quel re che voi servite...Dite che è un fallito perchè non ha buon senso, perchè non aumenta il suo profitto a spese altrui, perchè non teme la sfida e non vi guarda sorridente e poichè non vi racconta né barzellette né fandonie dite che non ha stile. Appartiene a Gesù, odiatelo fin nelle ossa. Voi avete qualcosa di meglio, un cuore di sasso". 

La rinascita cristiana di Bob Dylan come è facile immaginare fu impopolare per molti dei fan e degli amici musicisti.

Un giorno Bob Dylan dal palco fece questa dichiarazione

«Anni fa loro… dicevano che ero un profeta. Io dico "No, non sono un profeta", loro dicono "Sì, lo sei, tu sei un profeta". Io dicevo "No, non sono io". Loro dicono "Tu sicuramente sei un profeta": cercavano di convincermi di essere un profeta. Adesso prendo posizione e dico che Gesù Cristo è la risposta. Loro dicono "Bob Dylan non è un profeta"».  


Il successo vero di un artista è la libertà dal pensiero dominante, la capacità di uscire fuori dal coro. La ricerca del guadagno o del consenso a tutti i costi danneggiano la vera aspirazione ad onorare l’arte in forma piena.


Paradossalmente l’arte non teme più limiti riferiti ai canoni stilistici o estetici, ma oggi deve vigilare dalla dittatura del pensiero. Andy Warhol diceva che ciò che vende oggi non è la qualità della carne ma il rumore che la bistecca fa nella brace. Questa considerazione evidenzia come, attualmente, l’arte faccia parte di un bracere di interessi. 

Un artista cristiano per la sua visione dell'uomo spesso viene visto come non “politically correct”. Badino bene quegli artisti che vogliono emergere a non scomodare alcuno o contestare capisaldi ideologici. Purtroppo esistono dei totalitarismi anche culturali e un artista coerente con la propria fede viene guardato con molta diffidenza.

Finchè saremo realmente uomini liberi, potremo definirci artisti: non la capacità di cantare o disegnare, ma la volontà di restare liberi ci connota propriamente come artisti.

Chi è l'artista nel nostro immaginario collettivo? L'artista è colui che esce dagli schemi, colui che sa liberarsi dal peso della cultura dominante, che sa vivere in proprio rompendo con tutte le convenzioni, le ipocrisie, le gabbie di normalità che gravano come macigni su tutte le società.

Scrive Todorov:

"I detentori del potere sono capaci di annientare quelli che vogliono sottomettere, ma non hanno alcuna presa sui valori estetici, etici, spirituali, provenienti dalle opere prodotte da questi artisti...
Senza queste opere l'umanità non potrebbe sopravvivere, nè allora nè oggi.
E' qui il trionfo dei fragili eroi del nostro racconto."

E' possibile evitare che l'uomo si converta in un consumatore totalmente passivo di articoli prodotti in massa, in un discepolo docile e sottomesso di fronte a qualsiasi slogan strombazzato dai dirigenti e dai potenti della nostra società?
Come può l'uomo preservare il fondamento della sua dimensione spirituale?

Oggi i poteri forti condizionano le masse con un duplice fine il consumo e il consenso. E gli artisti oggi che fanno? Per lo più si adeguano.

Allora Grazie a Bob Dylan il cantautore rivoluzionario che ha scoperto la vera rivoluzione, quella dell'amore, quella di Cristo, e non ha avuto paura di mostrarla, di cantarla al mondo intero.
 

Brindiamo ai ribelli, ai pittori, ai poeti



   



   The Fools Who Dream (dal film La La LAnd)



Brindiamo a coloro che sognano
Folli quanto possono sembrare
Brindiamo ai cuori che soffrono
Brindiamo ai pasticci che facciamo

un po’ di follia è la chiave
per darci nuovi colori da vedere
chi lo sa dove ci porterà questo?
Ecco perché hanno bisogno di noi


Quindi brindiamo ai ribelli
Ai pittori, e ai poeti, e agli attori


E brindiamo ai folli che sognano

Pazzi quanto possono sembrare
Brindiamo ai cuori spezzati
Brindiamo ai pasticci che facciamo


Mia zia viveva a Parigi.
Mi ricordo, tornava a casa e ci raccontava storie sul vivere all’estero. 
Mi ricordo che ci disse che una volta era saltata nel fiume, a piedi nudi.
Sorrideva…
Balzò, senza guardare
e rotolò nella Senna
l’acqua era gelata
passò un mese a starnutire
ma diceva che lo avrebbe fatto ancora.


Lei catturò una sensazione
cielo senza soffitto
il tramonto in un’inquadratura
Viveva nel suo liquore
e morì in un battito d’ali
ricorderò per sempre la fiamma.


E brindiamo ai folli che sognano
Pazzi quanto possono sembrare
Brindiamo ai cuori spezzati
Brindiamo ai pasticci che facciamo


FOTO SCATTATA A SANTA CRUZ DE LA SIERRA (2009)

 

Non Giudicate, da buoni Borghesi


IL VOLTO DELLA MISERICORDIA (2016)


« Io credo che gli uomini agiscano certe volte indipendentemente dalla loro volontà. Certi atteggiamenti, certi comportamenti sono imperscrutabili. La psicologia ha fatto molto, la psichiatria forse ancora di più, però dell'uomo non sappiamo ancora nulla. Certe volte, insomma, ci sono dei comportamenti anomali che non si riescono a spiegare e quindi io ho sempre pensato che ci sia ben poco merito nella virtù e poca colpa nell'errore... »
(Fabrizio De Andrè)


Nella canzone "La città vecchia" De André racconta frammenti di vita di quello strano popolo dimenticato che vive presso le aree più malfamate della zona del porto di Genova, «nei quartieri dove il Sole del buon Dio non dà i suoi raggi»: vecchi ubriachi che sfogano i loro dispiaceri nel vino, prostitute e loro clienti, ladri, assassini e «il tipo strano, quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano».

La canzone termina con questi splendidi versi:

«Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni 
più le spese.
Ma se capirai, 
se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli, 
son pur sempre figli
vittime di questo mondo»


Quello di De Andrè è un meraviglioso invito laico a non giudicare, ad andare oltre le semplici apparenze a cercare l'uomo nel profondo.

La sua canzone è dedicata agli ipocriti, ai benpensanti, ai moralisti sempre pronti a giudicare e puntare il dito, a chi si erige a giudice della vita degli altri senza conoscerne le sofferenze profonde, il vissuto e il bagaglio genetico; é dedicata a chi parla di pecore nere dando per scontato di appartenere al gregge delle pecore bianche; a chi moltiplica le leggi e i precetti carica gli uomini di pesi insopportabili che poi non si degna di portare nemmeno con un dito; a chi beneficia della lana e del latte delle pecore, ma non si cura neppure minimamente del gregge; è dedicata soprattutto a chi scandalizza i piccoli e con le mani grondanti sangue, è sempre pronto a scagliare una pietra su qualcun'altro.

Non possiamo slegare l'uomo dalla sua storia, dal suo vissuto dalla sua struttura psichica, dal contesto in cui si trova.
Non tutti abbiamo ricevuto la stessa misura, e non a tutti verrà chiesta la stessa misura.

A qualcuno potrebbe sembrare antidemocratico e discriminatorio ma le cose fondamentali della nostra vita non sono il prodotto di una scelta: Non scegliamo il luogo dove nascere né i genitori da cui nascere; non scegliamo le doti naturali con le quali veniamo al mondo o i pesi da portare.

Dice S. Paolo: "io conosco il bene e lo vorrei fare, ma non cè in me la capacità di attuarlo, infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio".

Non occorre essere un teologo per capire che nell'esercizio della nostra libertà, la piena coscienza e il deliberato consenso sono fortemente condizionate da fattori di vario genere; perciò anche di fronte a evidenti mancanze, dobbiamo guardarci bene dal giudicare e gridare allo scandalo.


Una consapevolezza parziale e un consenso non sufficientemente libero possono e devono costituire delle attenuanti alla responsabilità personale dell'uomo.
Di fronte ad una stessa colpa può non corrispondere una parità di responsabilità.

Questo non significa che a causa di circostanze attenuanti un atto oggettivamente cattivo, possa diventare soggettivamente buono, non dobbiamo correre il rischio di cadere in un relativismo soggettivista o peggio in una nociva deresponsabilizzazione dell'uomo o nella banalizzazione dell'errore; ma fuggire lo spirito relativistico dei nostri tempi, non può distoglierci dalla profonda certezza che le situazioni esistenziali sono molto differenti e complesse perchè il cuore dell'uomo è un abisso di cui appena intravediamo la superficie, per cui non spetta a noi giudicare.
 
Mi ha fatto molto piacere trovare nel catechismo della Chiesa Cattolica queste parole:


"Tuttavia, anche se possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio."




Il volto misericordioso di Dio accoglie tutti: pagani, scettici, e peccatori. Dobbiamo imparare a liberarci dai pregiudizi per capire il loro mondo, comprendere la loro situazione e metterci al loro posto. Il Padre ha pagato lo stesso prezzo per ognuno di noi e senza distinzione ci aspetta tutti con le braccia aperte.

Vorrei concludere questi pensieri ancora con Fabrizio De Andrè e la sua «Smisurata preghiera», una dedica che voglio fare mia: 

«Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
 col suo marchio speciale di speciale disperazione
 e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
 per consegnare alla morte una goccia di splendore, 
di umanità, di verità».

FINISSAGE Mostra Cieli Nuovi e Terra Nuova




Cari amici, dopo la generosa proroga di oltre un mese e mezzo, la mostra Cieli Nuovi e Terra Nuova, sta giungendo a conclusione;

Sono lieto d'invitarvi al

FINISSAGE, venerdì 23 Febbraio alle ore 18:30

presso NVMEN SPACE GALLERY (Via Capo d'Africa, 9) 

per la chiusura in compagnia alla quale seguirà alle ore 22:00 
un concerto di chitarra e vino.




 Cieli Nuovi e Terra Nuova

di Francesco Astiaso Garcia

a cura di Francesca Violo

 

 E' qui che la vita dell'uomo giunge alla dignità di essere pienamente vissuta; poichè qui contempla il divino nella purezza della bellezza stessa, e attraverso la contemplazione diviene immortale(Platone)



Il paesaggio esprime le forme e le tensioni di tutto l'universo, l’armonia tra queste tensioni si manifesta attraverso la bellezza, nelle leggi fondamentali della natura, nella logica che noi decifriamo dallo studio di queste leggi.

Tutto in natura è ordinato esteticamente, la bellezza è relazione, giusta proporzione  tra le parti, armonia di contrari. La bellezza non è quindi assenza ma equilibrio di contrasti. Anche il caos in natura si ordina esteticamente. Tutto in natura tende alla bellezza.



Il mondo non è tenuto ad essere bello, la Bellezza della natura non è frutto del caso, ogni cosa nel creato valorizza la bellezza dell'altra; la morbidezza delle nuvole esalta l'azzurro terso del cielo, ad una superficie liscia corrisponde una superficie mossa, il verde delle foglie canta il rosso lucente dei papaveri, ogni colore brilla accanto al suo complementare. La scienza dice che ci sono infinite tonalità di rosso, a ciascun rosso, a ciascun tono, corrisponde un suo complementare preciso.Un pittore, si pone di fronte alla natura come un chimico che studia la materia, come uno scienziato che analizza e approfondisce le leggi della natura.

L’artista deve essere dotato di una capacità di guardare in una maniera straordinariamente intensa, di una forma di vedere in contemplazione non limitata alla superficie tangibile della realtà, ma in grado di percepire più in la delle semplici apparenze. La bellezza è la prova che il mondo è frutto d’amore.



Scrive Walter Benjamin: “La natura è un insieme di simboli e geroglifici che il poeta interpreta e traduce, egli è il decifratore del linguaggio segreto dell’Universo”. La bellezza è il linguaggio segreto dell'Universo, la logica che accomuna scienziati e artisti, la logica che decifriamo dall’osservazione delle leggi fondamentali della natura.

Ogni opera d'arte autentica, astratta o figurativa, antica o contemporanea, è un de-ja-vù della natura. In natura non esiste l’astratto e il figurativo, qual'è l'arte astratta e quale quella figurativa?

Non vi pare che in entrambi i casi il desiderio sia quello di essere fedeli alla natura con le sue leggi e le sue relazioni che possiamo trovare indifferentemente in un volto, o nei dettagli di una foglia, nel nudo di donna o  nella buccia di una mela! Il canone nell'arte dobbiamo considerarlo una scoperta e non un'invenzione, una verità obiettiva piuttosto che un espediente umano.

Sono tante le forme di pregiudizio sull’arte moderna, specialmente sulla pittura astratta, ma vi siete soffermati mai nelle immagini della terra vista dai satelliti, o nei particolari di una pietra, dei muschi o delle conchiglie? Tutta l’arte contemporanea è nella natura. L’arte è lo splendore della bellezza, la bellezza è lo splendore della verità; ogni artista copia la natura anche senza saperlo. Questo eco, questa sintonia, questa risonanza con il creato è il segreto dell’arte!

Un bagliore del mistero divino è presente in tutto ciò che esiste, lo vediamo risplendere in una rosa, in una farfalla, in un ramo; tutto possiede una potenza rivelatrice!
Fare arte significa rivelare il cielo sulla terra in attesa di "cieli nuovi e terra nuova".

Tutto ciò che esiste porta in qualche modo l'impronta del cielo.

La bellezza provoca un'emozione estetica, una sensazione di piacere; l’umana esigenza della bellezza implica l'esistenza di una Bellezza ultima, lo spettacolo naturale è segno, analogia e prova che l'anima è destinata allo splendore dell'immortalità. L’arte è la finestra che ci permette di intravedere questo splendore.

La mostra “Cieli Nuovi e Terra Nuova” è un invito alla contemplazione per arrivare a percepire con occhi nuovi l'abbondante ricchezza di tutta la realtà visibile.

Per fare questo occorre una coscienza più intensa, una comprensione più acuta e perspicace, un'apertura maggiormente paziente verso le realtà silenziose e discrete.
Nei  paesaggi della mostra l'uomo appare assente solo ad uno sguardo superficiale perchè di fatto l'uomo è ovunque presente, questa natura è vissuta o sognata da lui.

                                                     Francesco Astiaso Garcia


 “E' questo mirabile e immortale istinto del Bello che ci fa considerare la terra e i suoi spettacoli come una visione, come una corrispondenza del cielo. La sete insaziabile di tutto ciò che è al di là e che rivela la vita, è la prova più evidente della nostra immortalità”. (Baudelaire)

 https://www.cittanuova.it/cieli-terre-nuove/

 http://www.corrierenazionale.net/2018/02/03/larte-cristiana-racconta-bellezza/

Pittore del Vento


Cieli e terre nuove


La mostra dell’artista Francesco Astiaso  Garcia a Roma fino al 10 gennaio

www.francescoastiaso.com
Francesco Astiaso  Garcia, romano di padre  spagnolo, profilo  acuto come un ritratto del Greco,  è un creatore: canto, musica, scrittura e soprattutto pittura. Uno stile quanto mai personale, fatto di dissolvenze, sfumature di ritratti tratteggiati con linea sottile, raffinata. Una poesia dell’anima.


Questa volta, nella rassegna romana al Numen Space,  Francesco parla di cieli nuovi e terre nuove. 
Sono cieli e terre di altri Paesi, di mondi diversi da quelli italiani ed europei, evocati con colori fruscianti:  laghi mari monti valli. 
Il trionfo del colore, della luce che evoca spazi interminati, fisici, che poi acquistano una dimensione spirituale. 
Meglio, amorosa.
Non c’è bisogno di titoli, ma solo di vedere, fermarsi, contemplare e lasciare che il colore  che si infratta  in gorghi, in esplosioni, in velluti,  parli allo spettatore, a noi. 

E  ci trascini in una dimensione  altra, quella  per cui tutti siamo fatti.
Francesco non ha solo provato a dire terre diverse da quelle di sempre. La fantasia inarrestabile di quest’ artista trentenne esplora l’arcobaleno, ed entra nel vento. 

Poche volte ho visto in un giovane artista contemporaneo la capacità di dire il vento. Con una rara semplicità di mezzi (a cui si arriva dopo lungo e sofferto studio) egli offre folate d’aria tratteggiate in una miriade di tinte e di sottotinte che sfumano l’una nell’altra.

Mirabili i rosa, le gradazioni del violetto, i bianchi che si fanno cenere e viceversa. Tutto è moto, ritmo e si direbbe con una sola parola: musica. Chi avrebbe mai pensato che il vento possiede la sua musica? 

L’artista spagnolo lo scopre e ce la fa sentire. 
Ma per ascoltarla esige da noi un udito speciale, un cuore che aneli a spazi infiniti e desideri viaggiare in essi come la luce e il colore di Francesco.  

Perciò questa è una mostra tutta da scoprire.
Roma, Numen  Space via Capo d’Africa 9

L’arte cristiana racconta bellezza!



IL CORRIERE NAZIONALE. NET

L’arte cristiana racconta bellezza!

di Giuseppe SCARLATO




   

Nell’arte di oggi, nelle gallerie delle nostre città, ci capita ancora di ammirare opere di artisti cristiani?

L’arte ha diversi linguaggi e i pontefici di ogni secolo non si sono sottratti dal farne strumento privilegiato per raccontare l’uomo e tutto ciò che lo circonda, edificando capolavori immortali della religiosità del nostro bel paese.

Oggi come allora gli artisti non si limitano a mostrare qualcosa di bello ma insegnano piuttosto a riconoscere la Bellezza.

La società tutta è grata a uomini e donne che sappiano plasmare la materia, affinchè sprigioni bellezza e le nuove generazioni possano goderne.

Se per lungo tempo, abitare in territori ricchi di arte e storia, poteva essere un’accomodante  sicurezza per la vanità italica, ora il desiderio di guardare e toccare il bello, smuove i palinsesti della tv fino a mostrare le meraviglie pittoriche e architettoniche in prima serata.
Al contempo il fascino stesso dell’arte richiama nel nuovo millennio ogni uomo che, vestito e investito dalla modernità e dalla tecnologia, può cercare o commissionare un lavoro di pregio attraverso un click. Nel 2018 gli operatori del bello si interfacciano con il gusto metropolita e studiano quante più tonalità possano raccontare una società in movimento, una quotidianità ruggente ma senz’anima.

Un artista non teme l’evolversi dei tempi e delle mode ma cerca paesaggi dentro e fuori di se, per dipingere l’invisibile e il tangibile di un’intera creazione.

Un pittore ad esempio, si pone di fronte alla natura come un chimico che studia la materia, come uno scienziato che analizza e approfondisce le leggi della natura.

Questa è certamente l’esperienza dell’artista italo spagnolo Francesco Astiaso Garcia, i cui quadri sono ora in mostra nel centro di Roma con “Cieli Nuovi e Terra Nuova”. Perfino un turista analfabeta di arte può respirare pennellate di magnificenza dall’osservazione delle opere di Astiaso, poiché la bellezza è relazione, giusta proporzione tra le parti, armonia di contrari. La bellezza non è quindi assenza, ma equilibrio di contrasti per cui “anche il caos in natura si ordina esteticamente, tutto in natura tende alla bellezza”; di questo e di altro ha discusso con noi il giovane pittore.


Tra pittura, scultura e fotografia qual’è lo strumento privilegiato che traduce immediatamente un’emozione?

Per la mia esperienza e il mio vissuto rispondo la pittura. Essa è la madre delle mie ricerche artistiche da lungo tempo.

Una valigetta di colori ad olio è stato un regalo dei miei genitori da bambino e mai avrei immaginato potesse aprirmi un mondo così spettacolare. Anni dopo arrivai all’Accademia e successivamente sperimentai le potenzialità della fotografia.


La fotografia cattura emozioni imprevedibili dinanzi i nostri occhi ma non può produrle dal nulla?

Invece si! Merito della fotografia non è solo quello di immortalare stati d’animo, ma può tirare fuori una storia come un narratore, penso a Salgado cosa ha saputo raccontare! Sono certo di questa potenzialità narrativa della fotografia e lo sperimento in tutti i viaggi che faccio.

Per di più voglio citarvi Man Ray, il quale sosteneva che, quando si pone sulla stessa linea di mira la testa, il cuore e l’occhio- quindi l’estetica, il pensiero e l’emozione- riusciamo a colpire il bersaglio con la precisione di un cacciatore.


La pittura racconta la bellezza: è possibile rappresentare anche luoghi di non bellezza?

La non bellezza non va cercata chissà quanto lontano ma è parte del nostro quotidiano e si mescola al nostro vissuto. Perfino i grandi santi hanno sperimentato la non bellezza, perciò penso a tutte le volte che ci allontaniamo dall’Amore, dalla verità e dalla comunione. Il mio desiderio di avvicinarmi alla bellezza, come eco della natura e del cosmo, in questo periodo del mio lavoro non esclude la non bellezza. Essa stessa infatti, attraverso la nostalgia, ci riconduce a qualcosa di più alto. Anche un cantante che scrive di non bellezza suscita in noi il ricordo della bellezza. La miseria, la mancanza di dignità, come sfaccettature della non bellezza, sono quindi il motore che spinge la mia arte a cercare la bellezza.


Mi verrebbe da pensare che l’arte contemporanea fugga la bellezza ideale dei secoli passati?

Assolutamente no e noi iconografisti che sperimentiamo ne siamo la prova. L’icona è una finestra sul cielo e molti artisti cristiani ne rimangono estasiati.I l cielo può essere raccontato con mezzi contemporanei rivelando l’uomo come unità di corpo e spirito. Per alcuni pittori l’uomo è carnalità, perfezione anatomica, io invece miro alla dimensione escatologica perché in ogni corpo c’è promessa di eternità, quindi una bellezza divina. Noi cristiani così possiamo esprimere appieno fede e professionalità. Superando le figure angelicate si può rappresentare l’uomo, anche di fattezze sgradevoli, nella sua bellezza interiore. L’uomo è bellezza ma anche la sua antitesi, in quanto l’uomo è libertà. L’umano, inteso come divina somiglianza, è la ricerca che sto approfondendo da dieci anni.


Cosa è il successo per un artista cristiano ?

Il successo vero di un cristiano è la libertà dal pensiero dominante, uscire fuori dal coro. Non siamo propriamente rivoluzionari,  ma portatori di un messaggio di verità senza pretese. Il guadagno a tutti i costi e il circolo di fiere (e concorsi) danneggiano la vera aspirazione ad onorare l’arte in tutte le sue forme.


L’arte moderna è istituzione libera o lei scorge anche dei limiti in questo mondo globalizzato ?

Paradossalmente l’arte non teme più limiti riferiti ai canoni estetici, ma oggi deve vigilare dalla dittatura del pensiero. Andy Warhol diceva che ciò che vende oggi non è la qualità della carne ma il rumore che la bistecca fa nella brace. Questa considerazione evidenzia come, attualmente, l’arte faccia parte di un bracere di interessi. Un artista cristiano, per la sua visione dell’uomo, spesso viene visto come non “politically correct”. Ritengo invece che tutto è antropologia e ognuno ha una visione dell’uomo, ma badino quegli artisti che devono emergere a non scomodare alcuno o contestare capisaldi ideologici. Purtroppo esistono dei totalitarismi anche culturali e un artista coerente con la propria fede viene guardato con molta diffidenza.

Finchè saremo realmente uomini liberi, potremo definirci artisti: non la mia capacità di disegnare, ma il mio restare libero mi connota propriamente come artista.


Può svelarci qualcosa sul rapporto di Bergoglio con  l’arte figurativa?

Purtroppo non sappiamo nulla di certo sul suo rapporto con la pittura ed è risaputo che il papa non sia andato a visitare i Musei Vaticani. Solo due notizie alludono alla sua concezione dell’arte: l’apprezzamento per la crocifissione bianca di Chagall e per l’artista argentino Alessandro Marmo. ” L’arte secondo papa Francesco” è un libro che non dimostra il gusto del papa ma ci conferma quanto i temi sociali e ambientali siano da lui preferiti. Se per l’attuale pontefice un’opera d’arte veicola messaggi, anche forti, per i predecessori c’era invece anche l’ attenzione ad una ricerca stilistica.


Giuseppe Scarlato