Saper Vedere

Saper vedere


· ​Le «Epifanie» di Francesco Astiaso Garcia ·

Da sant’Agostino a Dostoevskji s’impone la commossa celebrazione della bellezza quale valore fondante della spiritualità dell’uomo e della civiltà universale. Il monaco di Ippona parlava della Bellezza «sempre antica e sempre nuova», lo scrittore russo sentenziava che la bellezza, solo essa, potrà salvare il mondo. È da questo sentire che trae ispirazione e alimento l’opera dell’italo-spagnolo Francesco Astiaso Garcia, pluripremiato pittore, fotografo e scultore (nel 2015 ha ricevuto il premio internazionale “Giovanni Paolo I”, assegnato a personalità distintesi nei vari campi del sapere per la loro testimonianza cristiana e per il nobile impegno nel sociale).
Di quel sentire è espressione esemplare il suo libro Epifanie, promosso — fatto ben significativo — dalla Fondazione internazionale Padre Matteo Ricci, con l’auspicio che tale volume, in italiano e in cinese, favorisca «un incontro fecondo» tra Cina ed Europa. Il tema sviluppato è “la Bellezza che salva”: fotografie e testi parlano, senza ambagi, al cuore dell’uomo. Un cuore — afferma l’artista — scosso dall’anelito alla verità, la quale unisce l’Oriente e l’Occidente. Del resto l’animo umano è abitato dal desiderio di trascendere tutti i limiti, e la bellezza è custode, devota e appassionata, di questo anelito.
Il titolo del libro dice già tutto della concezione del mondo di Astiaso Garcia: le sue fotografie sono, in effetti, delle epifanie, rivelazioni di un turbinio dell’animo che poi serenamente si risolve nella contemplazione di un paesaggio naturale o di un volto, di uomo e di donna. In queste manifestazioni si esprime l’afflato divino, che la dimensione prettamente umana cerca, quasi con prometeica energia, di ghermire.
Non a caso le fotografie, bellissime, che l’artista ha scattato, sono accompagnate da frasi che svolgono la funzione di illuminanti didascalie, gran parte delle quali sono citazioni illustri, tratte da testi religiosi e da personalità laiche. «La persona umana tanto più cresce, matura e si santifica, quanto più entra in relazione, quando esce da se stessa per vivere in comunione con Dio, con gli altri e con tutte le creature»: le parole di Papa Francesco nella Laudato si’ valgono a suggellare un suggestiva fotografia di un monte le cui falde sono lambite dall’acqua del mare: un vero e proprio spettacolo della natura. E ad accompagnare un seducente paesaggio marino vi sono le frasi di Hermann Hesse, «Arte significa: dentro ogni cosa mostrare Dio», e di Cézanne, «Arte è vedere l’opera di Dio».
Lo stesso autore tiene a rimarcare il fatto che le immagini sono funzionalmente corredate da testi e riflessioni di autori credenti e atei, occidentali e orientali, i quali si interrogano sul significato ultimo della Bellezza e «intuiscono dietro la sua manifestazione un cammino privilegiato verso Dio». Una bellezza che, se meditata, ha la forza di risvegliare la spiritualità, mettendo l’uomo in contatto con la scintilla divina che è in lui: una scintilla troppo spesso seppellita e resa inerte dalle angosce e dalle urgenze terrene.
L’Epifania, dunque, si configura come uno strumento preziosissimo che permette di vedere, pur attraverso i fumi, le nebbie e le foschie emessi dalle brutture e dalle velenose ambiguità del mondo. Questa peculiare capacità di cogliere, nonostante gli ostacoli, l’essenza, è sottolineata da Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, che nel contributo contenuto nel volume rileva come appunto sia «difficile vedere», senza l’Epifania. A tale riguardo il prefetto ricorda Antoine de Saint-Exupéry, che attraverso il suo piccolo principe ci insegna che «l’essenziale è invisibile agli occhi» e che bisogna imparare a «guardare le cose col cuore», e richiama Leonard Cohen: «C’è una crepa in ogni cosa. È così che entra la luce», recita una delle sue poesie-canzoni.
«Chi ha ricevuto il dono di uno sguardo contemplativo sul mondo — scrive Paolo Ruffini — riesce a levare il velo opaco delle cose, riesce a restituirle all’Epifania, e a far corrispondere all’Epifania la “diafanicità”, la trasparenza del creato».
Lo sguardo catturato dalla Epifania non è un “guardare” passivo. «È lo sguardo contemplativo — evidenzia il prefetto — che fa passare la luce, che fa passare il Logos, la Parola che Dio vuole dirci». L’arte del vedere e del rilevare è dunque una vera contemplazione, una forza trasformatrice e creatrice.
«Una forza — sottolinea il prefetto — che attraverso la trasformazione del cuore e dello sguardo trasforma realmente anche il mondo». Si tratta di una forza che permette di ricondurre tutto a unità nella verità e nella bellezza originaria delle nostre vite «aprendo una finestra sull’eternità».
In questo scenario s’inserisce a pieno titolo la figura di Padre Matteo Ricci, maestro e araldo del Vangelo, il quale — come ricorda nel suo contributo Eusebio, padre di Francesco Astiaso Garcia — presentò alla Cina «la visione cristiana della bellezza come epifania dell’invisibile e del divino».
Questa apertura alla trascendenza apporta uno slancio all’arte e all’idea stessa di bellezza, «liberandola dall’inconsistenza e dall’effimero», privandola della caducità e proiettandola verso il desiderio di prendere parte alla «festa senza fine alla quale aspira ogni uomo».
Nel rilevare che nel volume si susseguono immagini dai cromatismi accattivanti, criptici geroglifici naturali o presunti tali, diafani specchi d’acqua, rocce incendiate dal sole, superfici screpolate e geometrie sia nette che irregolari, Enrico Nicolò, artista-fotografo, nel suo contributo sottolinea il coraggio di Francesco Astiaso Garcia di «affermare i colori di Dio e la bellezza di Dio». La sua, allora, diviene, in un certo senso, un’opera fotografica potenzialmente “profetica”. Il Bene, il Vero e il Bello ritrovano, mirabilmente congiunti, il loro giusto ruolo e la loro centralità nel discorso sull’arte.
E l’opera del fotografo italo-spagnolo — priva di ogni reiterato stilema e refrattaria a ogni tentazione di maniera — è anche “evangelizzatrice”. Proprio perché profetica. Contribuisce cioè a mettere in relazione l’uomo con Dio, la sua vita con la Parola. «Le Epifanie di Astiaso allora — sottolinea Enrico Nicolò — possono diventare le manifestazioni, le rivelazioni che quotidianamente Dio compie nei confronti di ciascuno di noi». Un’epifania che si dispiega, in tutto il suo catartico fulgore, lungo il complesso, tortuoso ma sempre affascinante itinerario esistenziale.

Una Cartolina Speciale

E dopo il bellissimo incoraggiamento scritto del nostro Presidente Sergio Mattarella è arrivato questo biglietto.

Che dire, non capita certo tutti i giorni di ricevere una lettera dai Reali.
Non sapevo se pubblicarlo, volevo evitare la vanagloria, per questo ho aspettato a lungo; 


Ho deciso oggi di condividerlo perché in fondo è solo l’ulteriore conferma  dell’importanza e dell’urgenza di lavorare con passione per la comunione dei popoli e delle nazioni attraverso la via della bellezza!

Il mio augurio è che possa essere di ispirazione per tutti!
I più alti muri da abbattere sono quelli che stanno nei nostri occhi e ci impediscono di vedere l’altro!




L'Arte della Contemplazione, Uno Sguardo di Lode

L’ARTE DELLA CONTEMPLAZIONE, 
Uno Sguardo di Lode

di Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero 
per la Comunicazione della Santa Sede


Quanto è diventato difficile vedere la grandezza del mondo in cui viviamo. Siamo così presi da noi stessi da aver perso l’abitudine di alzare lo sguardo per lasciarsi riempire, attraversare, illuminare dalla contemplazione. 
Le scienze naturali non ci dicono della bellezza. Ci hanno abituato a considerare la natura come un oggetto da studiare. Siamo in grado di decifrare in modo microscopico tutto ciò che esiste, siamo in grado di definire la struttura fisica, di analizzare la composizione chimica, di misurare le proprietà energetiche di ogni cosa. 
Non per questo però siamo in grado di discernere i nessi che esistono tra le miriadi delle cose create; il significato della materia, il senso della terra, l’orientamento del mondo…La sua bellezza, manifestazione di Dio. 

Per ricordarcelo papa Francesco ci ha donato l’enciclica Laudato sì. Per raccontarcelo, soprattutto con le immagini, Francesco Astiaso Garcia ha pensato a Epifanie; gli artisti vedono e fanno vedere le cose al di là della loro apparenza. Come è difficile vedere, senza l’Epifania. Ogni particella del creato porta iscritta in sé una traccia, un codice, un orientamento, tanto che il mondo intero si presenta come una parola. E l’uomo può contemplare così il cosmo non solo da fuori, ma anche dall’interno. Può vedere ciò che è visibile unito con ciò che è invisibile. Perché la bellezza di quel che vede gli racconta ciò che non vede. Il caos nel mondo sorge dal rifiuto umano del Logos, che è ordine e senso del mondo. Senza la luce divina, l’uomo vede l’universo a immagine del proprio decadimento. Non vede più la materia unita al suo senso, ma divide il visibile dall’invisibile, separa il fenomeno dal suo contenuto spirituale. Senza la luce divina, ciò che è simbolo e luogo di incontro con Dio, si svuota del senso; ciò che è trasparente, diventa ormai opaco. 

Chi ha ricevuto il dono di uno sguardo contemplativo sul mondo, riesce a levare il velo opaco dalle cose, riesce a restituirle all’Epifania. Riesce a far corrispondere all’Epifania la “diafanicità”, la trasparenza del creato. Riesce a manifestare lo scopo, la visione, con la quale tutto fu creato. Riesce quindi – proprio come fa la liturgia – ad abbracciare il mondo su un piano diverso, dove l’acqua, l’olio, il fuoco e i colori sono assunti con tutta la loro forza simbolica e si incorporano nella lode (cf. Francesco, Laudato sì, n. 235). Lo sguardo catturato dalle Epifanie non è un “guardare” passivo. E’ lo sguardo contemplativo che fa passare la luce, che fa passare il Logos, la Parola che Dio vuole dirci. L’arte del vedere (e del rivelare) è dunque una vera contemplazione, una forza trasformatrice e creatrice. Una forza che attraverso la trasformazione del cuore e dello sguardo trasforma realmente anche il mondo. Una forza che permette di ricondurre tutto ad unità nella verità e nella bellezza originaria delle nostre vite aprendo una finestra sull’eternità.

Scarica il libro gratuitamente: E P I F A N I E
                                                                                         




La bellezza della comunità cristiana (Eusebio Astiaso Garcia)

Trascrizione del discorso di Eusebio Astiaso Garcia
in occasione della presentazione del libro Epifanie, 
presso l'Università Gregoriana.

Scarica il libro gratuitamente: E P I F A N I E






La bellezza della comunità cristiana

La giornata di oggi all’Università Gregoriana, nel presentare il volume Epifanie, si pone in
continuità con degli incontri di amicizia e di interscambio culturale tra la Fondazione Internazionale
P.M.R. e la Municipalità di Shangai, alla luce della relazione tra due figure di primo piano, Padre
Matteo Ricci e Paolo Xu Guangqi.
La presenza oggi della delegazione della Municipalità di Shangai, alla quale rivolgiamo il nostro
più caloroso benvenuto, e di tanti amici ed autorità italiane e dello Stato Vaticano, è un importante
incoraggiamento a continuare il nostro cammino insieme, volto a scoprire nuove strade di
collaborazione.
Abbiamo sentito questa mattina tante parole illuminanti e profonde sul tema della bellezza. Vorrei
molto semplicemente fare una riflessione personale a partire da alcuni passi della biografia di Padre
Matteo Ricci, scritta dal missionario gesuita bresciano Giulio Aleni, arrivato a Pechino nel 1613,
appena tre anni dopo la morte del missionario maceratese.
Dopo aver raccolto molte testimonianze di tante persone che vissero accanto a lui, scrisse: “Padre
Valignano inviò a Nanchino un trittico descritto come «assai bello», raffigurante il Signore
Gesù. La brillantezza dei colori ad olio, che la Cina ancora non conosceva, colpiva moltissimo
i letterati confuciani, i quali, desiderosi di penetrare la grande questione della vita e della
morte, erano ancor più attratti dalla realtà celeste che tali quadri annunziavano”.
Aggiunge: “Molti letterati venivano a vedere la casa dove abitava Li Madu con i suoi
compagni, attratti dai molti oggetti scientifici ed artistici che in essa trovavano. Rimanevano
però soprattutto colpiti dalla vita di questi uomini, vera opera d’arte”.
Cosa aveva di speciale la vita di questi uomini da attrarre così tanto i letterati? Da quale novità sono
stati affascinati? Sant’Agostino dice che “amiamo solo ciò che è bello”: quale bellezza dunque
rifletteva la loro vita?
La bellezza irradia luce come manifestazione della bontà e della verità dell’essere: veritatis
splendor. Non è una deduzione, è un incontro che ci tocca e ci colpisce, entrando in contatto con noi
e facendoci superare la dimensione prettamente materiale e consumistica della vita.

2

E’ un anelito, una nostalgia che ci lancia verso mete sconosciute e verso l’eterno. Come
l’innamoramento, la bellezza è un sussulto dello spirito del corpo, è un linguaggio scritto nel cuore
di ogni uomo.
Il mondo in cui viviamo ha bisogno di bellezza, gioia nel cuore degli uomini, per non sprofondare
nella disperazione.
La bellezza è lo splendore e la luce di una perfezione che si manifesta. La bellezza è Epifania!
Nonostante il fascino che essa esercita su ognuno di noi, è fragile ed inconsistente: il suo splendore
è offuscato dalla caducità, dalla corruzione e dall’incapacità di superare il tempo e lo spazio.
La menzogna, la violenza, il male e le nostre brutture mettono in discussione la bellezza, resa
effimera dalla morte e dal non senso della vita dell’uomo.
La bellezza, richiamo alla trascendenza, è incapace di saziare il cuore dell’uomo, suscitando in noi
quella nostalgia di Dio che Sant’Agostino espresse con accenti ineguagliabili: “tardi t’amai,
bellezza così antica, così nuova, tardi ti amai! Ed ecco tu eri dentro di me ed io fuori di me ti
cercavo e mi gettavo deforme sulle belle forme della tua creazione… Tu hai chiamato e
gridato, hai spezzato la mia sordità, hai sparso la tua fragranza ed io respirai, e ora anelo
verso di te; ti ho gustato ed ora ho fame e sete di te”.
In ogni uomo esiste un’intima connessione che lega la ricerca del bello alla ricerca della verità, la
via pulchritudinis alla via veritatis. La bellezza non è autentica se non nel suo rapporto con la verità.
La natura attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio (Rm 8,19) e l’uomo si sente come
smarrito nella ricerca di una bellezza fuori della sua portata. L’umanità sta aspettando qualcosa, o
meglio, sta aspettando qualcuno! Non hanno vino, non hanno festa: “oh se tu squarciassi il cielo e
scendessi”.
L’evento cristiano non è una filosofia o una nuova religione. E’ un fatto, una notizia! Qualcosa che
accade nella vita e la cambia… E’ un incontro con Cristo Risorto! “Quello che era da principio,
quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che
abbiano contemplato, che le nostre mani hanno toccato, ossia il verbo della vita, si è fatto
visibile a noi e lo annunciamo anche a voi affinché la vostra gioia sia piena” (1 Gv 1,1).
Il Mistero Pasquale di Cristo proietta una nuova luce sull’uomo e sul significato della sua esistenza.
Dio ha risuscitato il suo servo Gesù e l’uomo ha nuovamente accesso all’albero della vita. Lui ha
vinto la morte ed ha preso la nostra carne umana e l’ha portata ad una trascendenza più alta degli
astri, facendoci entrare nella divinità come figli di Dio.

3

Questa Epifania dell’invisibile che apre alla trascendenza e all’eternità apporta un nuovo slancio
alla bellezza, offuscata dall’inconsistenza e dall’effimero, catapultandola alla festa senza fine alla
quale aspira ogni uomo. La gioia di vivere, la pienezza, la speranza che genera l’annuncio del
Vangelo è stato l’humus, terreno fertile che ha favorito enormemente, nel corso di tutta la storia, lo
sviluppo della scienza e dell’arte.
La bellezza della comunità cristiana si manifesta nella comunione fraterna, capace di superare ogni
barriera: in essa appare la gratuità dell’amore nella cura per i più bisognosi. Ogni individuo, schiavo
o libero, uomo o donna, viene accolto come figlio di Dio.
Nella liturgia appare la bellezza dell’amore di Cristo, capace di farci sperimentare, nella
celebrazione della comunione con Dio e con i fratelli, la pienezza e la felicità alla quale aspira ogni
uomo.
La bellezza della liturgia e della comunità cristiana è stata la fonte della quale è scaturita una parte
incomparabile del patrimonio artistico e culturale dell’umanità.
San Tommaso mette in relazione la bellezza con il piacere. Dio, attraverso la bellezza della natura
da lui creata, ci mostra il suo amore. E’ proprio la bellezza e la bontà della natura a generare in noi
una emozione estetica, un piacere attraverso il quale ci sentiamo amati. Il linguaggio della natura è
un linguaggio di amore.
E’ attraverso Cristo crocifisso, immagine del Dio invisibile, irradiazione della sua gloria e impronta
della sua sostanza, che ci viene svelato il senso profondo della bellezza: l’amore. In Lui appare un
amore nuovo, che non c’è nel mondo, la Caritas. Un amore che tutto crede, tutto spera, sopporta
tutto, non tiene conto del male e che arriva ad amare anche il nemico. “Cristo ha dato la sua vita per
noi quando eravamo malvagi”. Una bellezza nuova che include la sofferenza, il dolore e la morte.
Dio appare in Cristo come bellezza crocifissa per noi. Lui è il più bello fra i figli dell’uomo. Gesù
Cristo è la bellezza suprema, lo splendore della verità, la sola bellezza che sfida il male e trionfa
sulla morte.
Questo amore, versato nei cuori dei credenti per mezzo dello Spirito Santo, ci rende partecipi della
vita divina, riconducendoci alla bellezza originaria: la creatura elevata alla figliolanza divina.
E’ stato l’incontro con Cristo Risorto che ha fatto sì che Matto Ricci, giovane della borghesia di
Macerata con un brillante avvenire, lasciasse tutto per partire per l’Oriente, sapendo che non
sarebbe mai tornato. Non è andato in Cina per portare la cultura occidentale ma per portare la vita
immortale per mezzo dell’annunzio del Vangelo, accettando ingiurie ed opposizioni.

4

E’ proprio l’amore che portava dentro a metterlo nella condizione di poter vedere la grandezza e la
bellezza della cultura cinese. Li Madu ha amato profondamente la Cina e il nobile popolo cinese,
che, ancora oggi, corrisponde a questo amore con un ricordo perenne.
Il suo biografo, Giulio Aleni, ci riporta diversi fatti di sapore francescano che colpivano chiunque si
avvicinasse a Matteo Ricci e compagni, scorgendo i segni della loro bellezza interiore: “un giorno
un tale scavalcò il muro posteriore per rubare della legna. A quello della casa che cercava di
fermarlo, Maestro Ricci comandò di lasciarlo andar via con la legna, dicendo: perché
disputare con questo per una cosa di poco valore, tanto più se egli è venuto a causa della sua
povertà? E portò egli stesso la legna verso al muro e la consegnò all’uomo, il quale, con
vergogna, ringraziò e se ne andò”. Riferisce inoltre: “un giorno alcuni ladri entrarono con
forza in casa per rubare e vennero catturati dalle autorità e condannati al carcere duro.
Maestro Ricci ebbe compassione di loro e intercedette con insistenza presso le autorità perché
fossero liberati. Tutti furono sopraffatti dall’ammirazione di fronte a tale virtù di Maestro
Ricci”.
Chi sono questi uomini che hanno lasciato tutto e stanno in mezzo a noi senza chiedere nulla per sé?
Quale è la fonte della loro saggezza?
Paolo Xu Guangqi, che ha seguito le orme di Matteo Ricci ed ha servito il suo paese con grande
sapienza e disinteresse, ci dà la risposta: “la generosa elargizione di conoscenza e di strumenti
scientifici operata da Matteo Ricci e dai suoi compagni gesuiti è il risultato della messa in
pratica del divino comandamento dell’amore. Molte cose hanno portato i missionari per la
prosperità del paese e per il benessere del popolo nel campo della matematica e della
cartografia, ma la più buona di tutte è il Vangelo di Cristo con la promessa della liberazione
del peccato e della salvezza eterna”.
I letterati ed il popolo vedevano in Padre Matteo Ricci e nei suoi compagni il riflesso di Cristo
crocifisso: la bellezza della santità.
Scrive San Cirillo: “una rassomiglianza spirituale è impressa in coloro che sono diventati
partecipi della natura di Cristo e la bellezza della sua inesprimibile divinità risplende nelle
anime dei Santi”.
La bellezza risplende in maniera unica sul volto di Cristo, di sua Madre e dei Santi.
Speriamo che presto siano canonizzati Padre Matteo Ricci e Xu Guangqi.



Due Preghiere, una dal Mare, l'altra dalla Terra





L’ULTIMA PREGHIERA dal Mare

Madre della vita, Madre del cielo e del mare,
travolta ormai da queste onde impietose
rivolgo a te la mia ultima preghiera.

Sono fuggita dall'orrore della guerra
e cercando un approdo ho trovato il terrore del naufragio:
le acque ora mi sommergono e tingono il sole di blu
ed io che annego, mi aggrappo non ad una zattera
ma a questa mia ultima anonima preghiera:

Non lasciare che con me affoghi la speranza,
non permettere che la mia morte sia dimenticata e vana;
Ascolta il grido dei tuoi figli annegati e
non lasciare naufragare ciò che resta di umano!
Ti supplico da questa mia croce di schiuma, solitudine e dolore:
l’indifferenza non prevalga sulla pietà,
il rifiuto sull’accoglienza e l’egoismo sull’amore.

Madre della vita, Madre di tutti,
Madre di chi cerca accoglienza e di chi accoglie,
Madre di chi bussa e di chi non apre.
Tu che conosci il dolore, il rifiuto e l'abbandono,
dal profondo dei flutti ti invoco:
donami la fiducia che in cielo per me
le porte e i cuori saranno aperti, 
tu che sei Madre, consola il grido dei miei genitori,
e portagli con le maree questo mio ultimo bacio
e la certezza che le grandi acque non spegneranno l'amore.


DEDICATA ALLE VITTIME DEL MARE E DELL'INDIFFERENZA





Preghiera alla Vergine
delle Vittime del Mare 



Ave Maria, Vergine del Mare e dei migranti, 
Vergine dei cuori aperti,
Purissima Consolatrice degli afflitti, 
Soccorso dei naufraghi e Madre della Compassione;
Solo ti chiedo che la vita umana in balia del mare 
non mi sia indifferente,
aiutaci Tu a vincere egoismo, 
sconforto, abitudine e impotenza.

Ispiraci Tu, che conosci i cuori, 
a sentire l’urgenza di fare qualcosa di utile e concreto.
Sono i nostri fratelli quelli che muoiono in mare, 
donaci occhi per vedere.
Sono le nostre sorelle che gridano e implorano aiuto, 
donaci orecchie per ascoltare.
I nostri figli ci guardano e imparano da noi 
il valore della vita, donaci cuori aperti
 per poter insegnare loro che la sacralità di ogni uomo 
non ha bandiera, passaporto o colore.


PREGHIERA ALLA VERGINE DELLE VITTIME DEL MARE



Preghiera alla Vergine
delle Vittime del Mare 

Ave Maria, Vergine del Mare e dei migranti, 
Vergine dei cuori aperti,
Purissima Consolatrice degli afflitti, 
Soccorso dei naufraghi e Madre della Compassione;
Solo ti chiedo che la vita umana in balia del mare 
non mi sia indifferente,
aiutaci Tu a vincere egoismo, 
sconforto, abitudine e impotenza.

Ispiraci Tu, che conosci i cuori, 
a sentire l’urgenza di fare qualcosa di utile e concreto.
Sono i nostri fratelli quelli che muoiono in mare, 
donaci occhi per vedere.
Sono le nostre sorelle che gridano e implorano aiuto, 
donaci orecchie per ascoltare.
I nostri figli ci guardano e imparano da noi 
il valore della vita, donaci cuori aperti
 per poter insegnare loro che la sacralità di ogni uomo 
non ha bandiera, passaporto o colore.



L'Ultima Preghiera dal Mare








L’ULTIMA PREGHIERA dal Mare

Madre della vita, Madre del cielo e del mare,
travolta ormai da queste onde impietose
rivolgo a te la mia ultima preghiera.

Sono fuggita dall'orrore della guerra
e cercando un approdo ho trovato il terrore del naufragio:
le acque ora mi sommergono e tingono il sole di blu
ed io che annego, mi aggrappo non ad una zattera
ma a questa mia ultima anonima preghiera:

Non lasciare che con me affoghi la speranza,
non permettere che la mia morte sia dimenticata e vana;
Ascolta il grido dei tuoi figli annegati e
non lasciare naufragare ciò che resta di umano!
Ti supplico da questa mia croce di schiuma, solitudine e dolore:
l’indifferenza non prevalga sulla pietà,
il rifiuto sull’accoglienza e l’egoismo sull’amore.

Madre della vita, Madre di tutti,
Madre di chi cerca accoglienza e di chi accoglie,
Madre di chi bussa e di chi non apre.
Tu che conosci il dolore, il rifiuto e l'abbandono,
dal profondo dei flutti ti invoco:
donami la fiducia che in cielo per me
le porte e i cuori saranno aperti, 
tu che sei Madre, consola il grido dei miei genitori,
e portagli con le maree questo mio ultimo bacio
e la certezza che le grandi acque non spegneranno l'amore.


DEDICATA ALLE VITTIME DEL MARE E DELL'INDIFFERENZA





L'artista, immagine di Dio Creatore


Acuni Estratti della LETTERA AGLI ARTISTI 
di Giovanni Paolo II:

Nessuno meglio di voi artisti, geniali costruttori di bellezza, può intuire qualcosa del pathos con cui Dio, all'alba della creazione, guardò all'opera delle sue mani.

Una vibrazione di quel sentimento si è infinite volte riflessa negli sguardi con cui voi, come gli artisti di ogni tempo, avvinti dallo stupore per il potere arcano dei suoni e delle parole, dei colori e delle forme, avete ammirato l'opera del vostro estro, avvertendovi quasi l'eco di quel mistero della creazione a cui Dio, solo creatore di tutte le cose, ha voluto in qualche modo associarvi.

LA GENESI (Polittico) : Cielo, Fuoco, Acqua e Terra





A quanti con appassionata dedizione 
cercano nuove « epifanie » della bellezza 
per farne dono al mondo 
nella creazione artistica.


L'Artista divino, con amorevole condiscendenza, trasmette una scintilla della sua trascendente sapienza all'artista umano, chiamandolo a condividere la sua potenza creatrice.

Quanta affinità esiste tra le parole «soffio - spirazione» e «ispirazione»! Lo Spirito è il misterioso artista dell'universo.

Presiedendo alle misteriose leggi che governano l'universo, il divino soffio dello Spirito creatore s'incontra con il genio dell'uomo e ne stimola la capacità creativa. 

Lo raggiunge con una sorta di illuminazione interiore, che unisce insieme l'indicazione del bene e del bello, e risveglia in lui le energie della mente e del cuore rendendolo atto a concepire l'idea e a darle forma nell'opera d'arte. 


Si parla allora giustamente, se pure analogicamente, di «momenti di grazia», perché l'essere umano ha la possibilità di fare una qualche esperienza dell'Assoluto che lo trascende.

                            Giovanni Paolo II


CIELO


FUOCO


ACQUA


TERRA





Infinito Blu



"Infinito Blu"  (resina e pigmenti su tavola) 

omaggio a  "L'uomo e il mare" 
di Charles Baudelaire



L’UOMO E IL MARE

Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell'infinito svolgersi dell'onda
l'anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l'abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d'ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori

eterni, o implacabili fratelli!

Charles Baudelaire






Dal Fiore al Frutto, dalla Bellezza all'Amore - La Verità che unisce Oriente e Occidente




Scarica il libro gratuitamente: E P I F A N I E

Trascrizione del discorso di presentazione del libro Epifanie, presso l'Università Gregoriana il 7 giugno 2019

ITALIA – CINA

Buongiorno a tutti, e grazie del vostro tempo, grazie agli amici cinesi che hanno fatto un lungo viaggio per essere qui e ci onorano con la loro presenza. Siete venuti da Shanghai, questo è il segno più concreto del vostro desiderio di incontro e di dialogo.
Vorrei sottolineare le parole che il vostro Presidente Xi Jinping ha rivolto al popolo italiano di fronte al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella qualche mese fa:

"SIAMO PRONTI insieme alla controparte italiana, a stringere ancora di più i contatti in ambito umanistico-culturale. Il popolo cinese è ansioso di unire le forze con gli amici italiani per coltivare insieme il terreno dei rapporti bilaterali e far si che si possa giungere ad una nuova e più ricca fioritura e che l'amicizia tra Cina e Italia possa rinnovarsi costantemente".

Questo nostro incontro costituisce una preziosa occasione per rinnovare l'amicizia tradizionale tra Italia e la Cina nel rispetto reciproco, e con la volontà di apprendere l'uno dall'altro. Come insegna Padre Matteo Ricci che è l'anima e il grande ispiratore di questo convegno.
Il popolo cinese e il popolo italiano hanno sempre mostrato un grande interesse nello studio della cultura l'uno dell'altro. Anche per questa ragione sono onorato di esporre con l’artista YANG DONGBAI.

Non temiamo le differenze tra Oriente e Occidente; Non sono le differenze a dividerci ma la paura delle differenze; nella diversità, l'audacia creativa trova stimoli e ispirazioni per il futuro pacifico dei popoli, senza tralasciare nessuna fonte di saggezza, perchè come dice Eraclito: "Da elementi che discordano si ha la più bella armonia".
Come artista so bene che la bellezza più alta non nasce dall'assenza di contrasti bensì dall'equilibrio di contrasti, dalla loro armonia e coesistenza. La bellezza è sempre frutto di relazioni.

Il dialogo è costruito su tre orientamenti fondamentali, il dovere dell'identità, il coraggio dell'alterità e la sincerità dell'intenzione!

IL PROGETTO EPIFANIE
In questo libro pubblico delle foto che ho fatto nel corso di oltre quindici anni, in più di sessanta paesi di quattro continenti, ricercando e studiando la logica che accomuna la bellezza nella natura. In fondo tutti i grandi valori della saggezza cinese si basano sull’osservazione delle leggi della natura e dell’universo, sulla ricerca del significato di una vita buona in armonioso rapporto con la natura. La bellezza della natura è un argomento di studio e interesse che accomuna Italia e Cina.

Le immagini sono accompagnate da testi e riflessioni di autori atei e credenti, occidentali e orientali che si interrogano sul significato della Bellezza e intuiscono dietro la sua manifestazione un cammino privilegiato verso Dio e il senso ultimo dell'esistenza. Provenendo da tradizioni e da idee diverse, i testi favoriscono una visione globale e una comprensione reciproca più profonda. E' importante superare i pregiudizi per non tralasciare nessuna fonte di saggezza.

Epifanie è il titolo che ho scelto per questo libro, un’epifania è una rivelazione spirituale che ci porta oltre l’apparenza delle cose, ci introduce alla contemplazione e può condurci fino alla lode.
L'esempio più luminoso di contemplazione e lode per me è sempre stato San Francesco d'Assisi; San Francesco ha cantato in poesia le meraviglie della natura, io desidero farlo con le immagini. Mi piace considerare questo libro come un progetto di pace e di bellezza, un Cantico delle Creature visivo; 
Qualcuno di voi potrebbe chiedersi, con tutti i problemi concreti che ci sono nel mondo: l'immigrazione, i porti chiusi, l'iva, lo spread... noi siamo qui a parlare di bellezza e di San Francesco?

Eppure sono convinto che oggi più di ieri c'è una necessità urgente di parlare di bellezza, scrive il grande intellettuale cinese François Cheng:
"In questi tempi di miserie onnipresenti, violenze cieche, catastrofi naturali o ecologiche, parlare di bellezza può sembrare incongruo, sconveniente o persino provocatorio. La bellezza comporta la presa in carico del dolore del mondo, un'esigenza estrema di dignità, di compassione e di senso della giustizia. Senza dubbio la bellezza può aiutarci a riflettere sul mistero di un Dio creatore della vita, nella misura in cui la bellezza ci comunica che l'universo non è semplicemente un dono assurdo, ma che si manifesta come un dono glorioso..."

François Cheng, il cui nome cinese significa "Colui che comprende l'unità" sottolinea che l'universo e la sua bellezza non sono frutto del caso ma di una sapienza amorevole che fa bene ogni cosa, non un assurdo dunque ma un dono glorioso.
Così anche il Salmo 18 dice che Il creato, tramite la bellezza annuncia la sapienza e la presenza del Creatore, senza parole, senza che se ne possa udire la voce. Non tutti gli uomini però conservano la capacità di vedere il creato e riconoscervi l’impronta di Dio, perciò sono necessari gli artisti che ci aiutano ad entrare nella contemplazione del mistero, a riconoscere la Bellezza, ad ascoltarne la voce.
Innumerevoli scienziati e artisti, studiando e osservando la natura, hanno scorto in tutte le sue sfaccettature le impronte digitali del Deus Absconditus, del Dio che si cela e al contempo si rivela, lasciando tracce, indizi, segnali della sua creazione.
Un bagliore del mistero divino è presente in tutto ciò che esiste, lo vediamo risplendere in un papavero, in una farfalla, in un ramo; tutto possiede una potenza rivelatrice!
L'esistenza è costantemente esposta al sacro ma la facoltà di vedere dell'uomo è in declino. A volte neanche i prodigi più eclatanti sono in grado di scuoterci dal torpore:
Ho assistito al parto dei miei tre figli, un’esperienza sufficiente ad aprire il cielo.

Scrive Walter Benjamin: “La natura è un insieme di simboli e geroglifici che il poeta interpreta e traduce, egli è il decifratore del linguaggio segreto dell’Universo”.
È compito del poeta allora impedire che le persone diano il mondo per scontato.
La dignità dell'artista consiste nel suo dovere di tenere vivo il senso della meraviglia del mondo, dice Chesterton, il mondo non perirà per mancanza di meraviglie, il mondo perirà per mancanza di meraviglia, di stupore, di quella capacità di emozionarsi tipica dei bambini, dei pazzi e qualche volta degli artisti.

Una delle definizioni di bellezza che più mi ha colpito è stata quella del noto fisico e scienziato Antonino Zichichi; curiosamente quello che ha detto mi è rimasto impresso più di tante parole di artisti, teologi o filosofi:
 “La bellezza del creato è la prova che non siamo figli del caos... in cosa consiste la bellezza del creato? Nelle leggi fondamentali della natura, nella logica che noi decifriamo”. La bellezza è la logica che decifriamo dallo studio delle leggi della natura, qualcosa che ha dunque a vedere più con la matematica che con il gusto, le mode o i manifesti teorici. È questo il linguaggio segreto dell’Universo, l'impronta digitale del Deus Absconditus, la logica che accomuna scienziati e artisti, la logica che decifriamo dalle leggi fondamentali della natura di cui parla Zichichi.
Qualcosa quindi di estremamente oggettivo, concreto e universale.
Matteo Ricci scrisse però che solo l'uomo spirituale sa leggere il grande libro del cielo e della terra.

LA BELLEZZA
Si racconta di un tale che chiese a Confucio quale sarebbe stato il primo provvedimento se fosse stato al governo...egli rispose: "Restituirò ai nomi il loro significato".
Accogliendo l’ispirazione di Confucio, oggi vorrei provare con voi a restituire il significato alla parola bellezza, usata e abusata e spesso banalizzata.

Tutti gli esseri umani percepiscono la bellezza e ne rimangono attratti, indipendentemente dall'epoca, luogo, religione o ceto sociale appartengano.
La bellezza esiste nel mondo a prescindere da noi, ma la sua percezione non può avvenire senza di noi e la nostra attiva partecipazione. La nostra partecipazione può essere più o meno superficiale, più o meno profonda.
L'autentica esperienza estetica non si limita al piacere dei sensi, a ciò che è eccitante, ci spinge oltre, a volte ci ferisce, ci invita a cambiare vita, ci coinvolge e ci sconvolge.

Contemplando la natura percepiamo un ordine che la bellezza rappresenta, un'eco che ci spinge al desiderio di essergli conforme.
La bellezza è sempre una scoperta, un evento, un'epifania, qualcosa che accade, un incontro tra la nostra anima e il mondo.
La verità che abita nell'uomo interiore è la medesima logica da cui proviene ed è retto il mondo. La risonanza tra la legge che si scopre in sé e la legge che governa il mondo, produce un'emozione profonda, un'esperienza estetica, questa è l'Epifania che ci lascia intuire il legame imprescindibile tra la verità e la bellezza.

La bellezza suscita in noi la nostalgia di un'esistenza più perfetta, ci ricorda che alle nostre vite qualcosa manca, qualcosa che non è possibile colmare con l'abbondanza materiale.
Il de-siderio è la manifestazione della nostra mancanza di cielo, della nostalgia di vita e di pienezza che ogni uomo sente. Abbiamo bisogno di riscoprire il Sacro (nel lessico cinese Shen Sheng), superare la tiepidezza spirituale, svegliare il desiderio sopito di Dio; La bellezza suscita il desiderio di Dio, ci spinge a metterci in cammino e ci porta a scoprire il nostro comune destino;
Sembrano concetti un pò astratti a parlarne, vorrei aiutarmi leggendo le splendide parole di Francesc Torralba che spiega molto meglio di me la nostalgia dell'uomo e il suo rapporto con la bellezza, Torralba  parla anche della musica come esperienza estetica:

"La bellezza racchiude una promessa, evoca un desiderio, comunica
una speranza. In un certo senso gli artisti sono come emissari di un altro
mondo; diffondono la notizia di un altro regno mediante le loro opere.
Ci spingono ad elevarci, a incamminarci verso la terra promessa,
a trascendere lo spazio e il tempo. Ascoltando la musica piangiamo,
perchè la musica ci lascia scorgere l'enigma della riconciliazione infinita
che non viviamo ancora, ma a cui aneliamo dal profondo del cuore.
Rivela le ferite irrisolte, le questioni in sospeso, le incongruenze
e incoerenze della vita. La musica guarda ad un ideale di ricongiungimento,
di rincontro amoroso. La musica ci fa percepire l'assenza di bontà, di unità,
di bellezza e di armonia che è nel mondo, che è nel nostro essere e,
 avvertendo questa assenza, scoppiamo a piangere.
L'assenza è ciò che non c'è ma che c'era".

Tutti dobbiamo sentirci coinvolti nel favorire la ricerca globale di senso e di felicità, questa ricerca passa per la bellezza.
Tanti filosofi hanno rappresentato la vita come un viaggio la cui meta è la verità e la cui via maestra è la bellezza; la bellezza dunque è la via, non la meta.
Il termine cinese tao, significa via, strada, cammino; L'essenza del taoismo è l'essere in cammino, percorrere le strade del mondo verso Dio; esiste quindi un rapporto molto stretto e interconnesso tra la via pulcrhitudinis e il taoismo.

E’ fondamentale salvaguardare l’impronta spirituale che ha sempre contraddistinto la Cina e l'Italia, voglio leggervi uno splendido testo dell'antico filosofo cinese Mo-Tzu che penso possa fare molto bene anche a tanti cattolici italiani:

"L'uomo, attraverso il colloquio con la Natura entra in armonia con il mondo, allora non esistono più il cinese, l'arabo, l'europeo, l'americano, la vita si trasforma in esistenza e ogni cosa che si vive si trasforma in luce e poi in anima e non esiste più l'Oriente, l'Occidente, il Nord, il Sud... La filosofia cinese ha spesso capito il linguaggio dell'Universo, il linguaggio dell'Anima. La Cina è un grande Paese, è un grande insegnamento. Ma i cinesi non sempre sanno vivere la loro filosofia. E' difficile. Vivere significa entrare in tutta la Natura, e nell'Universo e scoprire la grandezza di Dio. Quando siete tristi, depressi, stanchi, svogliati, rivolgete il vostro sguardo al Cielo, all'Universo. La Verità vi romperà dentro. Forse vi farà piangere, forse vi farà ridere, forse vi farà discutere, ma ricordatevi che è la Verità e la Verità unisce l'Oriente e l'Occidente. La Verità unisce tutti e tutto".

La Verità unisce l'Oriente e l'Occidente. La Verità unisce tutti e tutto, quanto sono belle e importanti queste parole! Lavorando questi ultimi anni al libro "Epifanie" sono rimasto impressionato dalla profonda comunione di pensiero di illustri personaggi orientali e occidentali, antichi o contemporanei, cristiani, confuciani o taoisti. Quando si cerca la verità, mossi da uno spirito autentico, senza pregiudizi, anche se si giunge a conclusioni diverse, queste conclusioni hanno tra loro qualcosa di molto profondo che le accomuna tutte! Credo che la possibilità di scorgere questo sottile filo rosso sia il contributo più significativo di questo libro.
Sono tante le risonanze e le visioni che accomunano Oriente ed Occidente, tra queste una che mi ha colpito in modo speciale è la profonda sintonia tra il concetto di Armonia nella Tradizione Cinese e l'idea di Ecologia Integrale di Papa Francesco.

ECOLOGIA INTEGRALE e l'ARMONIA nella tradizione Cinese.
Tutto è connesso, questo è il messaggio fondamentale della Laudato sii; il grido della terra è anche il grido dei poveri i quali pagano il prezzo più alto dello sfruttamento incontrollato delle risorse e dell'inquinamento.
Laozi e gli antichi filosofi cinesi sostenevano lo stesso oltre 2.500 anni fa: tutto è intrinsecamente correlato e interdipendente.
L'armonia secondo le antiche tradizioni cinesi, riguarda tanto l'estetica quanto l'etica. Questo equilibrio è necessario per la stabilità sociale, familiare, politica e universale. Estetica ed etica devono sempre camminare insieme, L'estetica senza etica diviene estetismo, l'etica senza estetica diviene moralismo; occorre tenere insieme queste dimensioni per custodire l'integrità della vita. L'armonia è indispensabile per produrre bellezza nell'arte, ma anche per agire secondo giustizia, per la ricerca del bene comune nella politica.

Nel "libro dei Riti" (Liji), i principi che organizzano la società, l'universo morale e il cosmo sono profondamente legati. C'è un'importante relazione tra l'ordine morale e sociale e il rapporto con la nostra casa comune.
Non esistono perciò due crisi separate: una sociale e una ambientale, c'è una sola unica e complessa crisi socio-ambientale. Per questo non possiamo separare la cura dei poveri dalla cura della casa comune. Dobbiamo riflettere sull'interdipendenza di tutti gli esseri umani e agire insieme, con un comune senso di corresponsabilità, per affrontare il grave degrado umano, etico e sociale del mondo; le sole misure tecniche ed economiche non sono sufficienti al superamento della cultura dello scarto. E' insufficiente anche la sola pedagogia ecologica.

Ha scritto Papa Francesco nella Laudato sii’: “Non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo. Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia”.
Dobbiamo fuggire quindi l'ambientalismo ideologico che vede nell'uomo la causa di ogni male e teorizza come rimedio la denatalità. Tutti dobbiamo sentirci interpellati sull'identità e sul destino della nostra casa comune, sulla sua armonia vitale e sul suo futuro ma dobbiamo guardarci bene dall'ambientalismo che oppone dialetticamente uomo e natura; la grande sfida è quella di giungere ad accordare ecologia ambientale ed ecologia umana. Occorre camminare insieme verso una rivoluzione antropologica che parli il linguaggio della fraternità, al servizio della vita, della dignità umana e della tutela del creato.
Non possiamo sottovalutare la dimensione spirituale della conversione ecologica, esiste un intimo rapporto tra Dio, l'uomo e l'ambiente, anche se ovunque questa relazione appare minacciata.
"E' urgente recuperare i diversi livelli dell'equilibrio ecologico: quello interiore con se stessi, quello solidale con gli altri, quello naturale con tutti gli esseri viventi, quello spirituale con Dio" Papa Francesco

SALVEZZA
Questa trasformazione personale interiore è il primo passo necessario che permette la trasformazione del mondo.
Chi si è lasciato trasformare il cuore riacquista la libertà in Dio, trova la pace e la bellezza comincia ad esistere anche intorno a lui. Ciò rappresenta l'inizio di un processo.  Il rapporto con il mondo sfocia in una nuova creazione, in cui, grazie all'uomo redento, il mondo partecipa a tale redenzione. Questa liberazione trasforma tutti i rapporti. Solo un uomo redento potrà vivere relazioni redente!

Quante relazioni ferite intorno a noi, quante persone non trovano soluzione alle loro fragilità, quanta divisione, quanta ostilità, chiusura e pregiudizio. Quante persone tristi, sole...quante persone depresse.
C'è un immenso e universale bisogno di salvezza, ma cosa vuol dire salvezza?
Molti sono persuasi che l'uomo preso in sé stesso è già buono, bello e fortunato, sicché non ha affatto bisogno di salvezza personale: non c'è bisogno di cambiare i cuori.

Per molti la salvezza dell’uomo si limita ad una salvezza esteriore, che cioè si risolva in un mutamento delle strutture e delle condizioni sociali, politiche e culturali.
Ma tutto questo non basta! Forse ci illudiamo, ma in fondo lo sappiamo!
Occorre la bellezza per non sprofondare nella disperazione. Cosa c'entra la bellezza con la salvezza? Dov'è il rapporto tra bellezza e salvezza?
Tutti conosciamo bene la famosa espressione di Dostoewskij "la bellezza salverà il mondo", ma in che senso la bellezza salva, come ci salva?
Sarebbe interessante se io chiedessi ad ognuno di voi: E' vero che la bellezza salva il mondo? e in che modo secondo te?...non è facile rispondere...ci provo a dare una risposta.

Fare esperienza di autentica bellezza significa scoprire di far parte di una sorte più elevata che ci spinge ad un desiderio integrale di vita giusta e ci aiuta a riconoscere la nostra divina somiglianza, il nostro comune destino e la dignità di ogni persona.
La bellezza risveglia la nostra anima, la nostra vita spirituale e questo ci salva dal non senso e dal nichilismo, dall'avidità insaziabile, dalla sete di dominio e oppressione, ci salva dal materialismo e dall'affarismo quotidiano che ci toglie la gioia, ci salva dalla separazione e dalla chiusura verso gli altri in un mondo dove la logica identitaria è sempre più marcata e minacciosa.
E' grave la diffusione e banalizzazione dell'egoismo e della chiusura a cui siamo arrivati...è ancora più grave che anche tanti cattolici sono ingannati su questo: "Prima gli Americani", "Prima gli Italiani", Prima io, Prima io...ma basta! Siamo cristiani! Com'è possibile che ci facciamo fregare così!
Scrive Evgenij Trubeckoj:

"Dov'è la bellezza per cui il mondo si salva, qual'è la potenza
medicinale della bellezza? Nella difficile lotta che conduciamo in mezzo
alle tribolazioni senza numero, che la forza della bellezza sia per noi
fonte di conforto e di coraggio! Affermiamo e amiamo la bellezza!
In essa s'incarna il senso della vita che non perisce.
L'uomo non può restare semplicemente uomo: deve trascendersi
o piombare nell'abisso. Tutto questo dà la misura della grande
lotta che stiamo conducendo; si tratta di salvare l'umano nell'uomo,
di salvare il senso stesso della vita umana contro il caos montante e l'assurdo".

Oggi si parla tanto della necessità urgente di salvare la natura dall'uomo, la piccola Greta non parla d'altro, è andata anche dal Papa a dire questo, lo ha detto anche al Parlamento Europeo...personalmente sono convinto che per salvare la natura dall'uomo occorra salvare innanzitutto la natura dell'uomo, riscoprendone la dignità, l'anima, l'eternità, la divina somiglianza; Occorre proteggere l'uomo dalla distruzione di se stesso; solo così si potrà pensare di liberare il pianeta dalla sua avidità insaziabile, da odio e inimicizia. Custodire il creato significa custodirne la bellezza.

Questo libro, attraverso un percorso estetico-contemplativo, ci invita ad un cammino di risalita dalla bellezza sensibile fino alla sorgente della bellezza, dalla natura alla grazia!
Ci invita a passare dal Fiore al Frutto, dalla bellezza del fiore, alla bellezza del frutto cioè all'Amore. L'amore è la bellezza per cui il mondo si salva, la bellezza che schiude la visione del Cielo dentro di noi e intorno a noi;

Oggi siamo alla vigilia della vigilia di Pentecoste, il mio augurio è questo:
Lasciamoci sedurre dalla più alta Bellezza, la vera grande bellezza che supera la legge ed il dovere ed entra nella dimensione della gratuità. Lasciamoci sedurre dalla bellezza che unisce l'oriente e l'occidente, dalla verità che unisce tutto e tutti.

La ricerca della verità e della bellezza trascende i confini delle nazioni, ci porta oltre la paura e la divisione e una volta superati i pregiudizi ci lascia intuire il pensiero di Dio all'alba della creazione in attesa di “Cieli Nuovi e Terra Nuova dove avrà stabile dimora la giustizia”.

Questa è la grande speranza a cui siamo chiamati, la sola, unica, grande speranza a cui ogni uomo è chiamato!             (Francesco Astiaso Garcia)