VIA PULCHRITUDINIS: un Ponte tra Cultura e Fede

 


Il rapporto fede-cultura rappresenta una costante nelle riflessioni di uomini di chiesa, pittori, musicisti, poeti e scienziati. Ho avuto discussioni e confronti molto interessanti sull’argomento con amici artisti, che non si riconoscono in nessuna fede ma allo stesso tempo sono spinti da una spasmodica ricerca nello scandagliare i misteri del mondo e della bellezza, sempre motivati da una sete di verità autentica ed inquieta!

La Costituzione «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo a tal proposito dice così:

…se la ricerca metodica di ogni disciplina procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza che egli se ne avveda, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono”.

 

Francesco Bacone amava ripetere: “poca scienza allontana da Dio, molta riconduce a Lui“, fede e scienza non saranno mai in reale contrasto.


Arte e cultura corrono sempre il rischio di rimanere autoreferenziali e fine a sé stesse, lontane dalla vita della gente, lontane dalla sete di verità e di pace; allo stesso tempo la fede non può limitarsi ad un’identità rassicurante rafforzata da “un imparaticcio di usi umani”:

Gli uomini attendono impazienti la traduzione esistenziale del messaggio cristiano, una testimonianza fresca, gioiosa e credibile che vada oltre gli automatismi della fede e ci porti alla compassione e alla capacità di immedesimazione verso tutti gli uomini, specialmente verso coloro che abitano le periferie esistenziali.

 

Il cardinale Bergoglio, riprendendo Wojtyla, disse: “una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta“.

 

L’umanesimo occidentale non ha impedito gli orrori di Auschwitz, non erano barbari quelli che ordinarono la Shoah, ma illuministi che avevano raccolto decine di Nobel. Significative a tal proposito le parole del saggista George Steiner:

Noi sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera, che può suonare Bach e Schubert, e andare a fare la sua giornata di lavoro ad Auschwitz la mattina“. La cultura non salva l’uomo!

 

L’uomo è definito dalla sua tensione verso l’infinito e dal suo limite; Nei miei tormenti giovanili, caratterizzati dall’ansia costante di essere e creare, le parole che forse più mi hanno illuminato ed aiutato sono state quelle dell’Inno alla Carità di San Paolo Apostolo:

 

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.

Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla…

 

La cultura può aiutarci a risvegliare la vita dello spirito, ma non è certo la cultura a salvare l’uomo! Per questo è importante dare impulso all’opera di evangelizzazione della cultura e di inculturazione della fede.

Nella mia personale esperienza d’artista è stato fondamentale il ruolo della bellezza come luogo d’incontro tra la cultura e la fede, per questo non posso che essere d’accordo con il filosofo Roger Scruton:


“La bellezza risveglia in noi la nostalgia di un’esistenza più perfetta.

La bellezza ci ricorda che alle nostre esistenze qualcosa manca, qualcosa che non è possibile colmare con l’abbondanza materiale. 

Non vi è ragione per pensare di doverlo abbandonare la via positiva della bellezza. Perché, allora, così tanti artisti si rifiutano oggi di camminare lungo quel sentiero? Forse perché sanno che conduce a Dio”.

Dov'è la Bellezza per cui il mondo si Salva?

 

Un mondo che contiene bellezza
 è un mondo in cui la vita è degna di essere vissuta!



Tutti conosciamo bene la famosa espressione di Dostoewskij “la bellezza salverà il mondo“, ma in che senso la bellezza salva, come ci salva? Abbiamo bisogno di essere salvati? Se si, da cosa?

Sarebbe interessante se ciascuno provasse a dare una risposta a questi interrogativi!

Qualcuno potrebbe domandarsi: “con tutti i problemi concreti che ci sono nel mondo: il coronavirus, l’immigrazione, la crisi economica e ambientale, l’iva, lo spread… che senso ha parlare di bellezza?

Eppure sono convinto della necessità urgente di parlare di bellezza, la bellezza non spiega quale sia lo scopo della vita, ma ci assicura che ne esista uno, il nostro mondo ha una gran sete di bellezza.

 

Scrive Evgenij Trubeckoj:

Dov’è la bellezza per cui il mondo si salva, qual’è la potenza medicinale della bellezza? Nella difficile lotta che conduciamo in mezzo alle tribolazioni senza numero, che la forza della bellezza sia per noi fonte di conforto e di coraggio! Affermiamo e amiamo la bellezza! In essa s’incarna il senso della vita che non perisce.

L’uomo non può restare semplicemente uomo: deve trascendersi o piombare nell’abisso. Tutto questo dà la misura della grande lotta che stiamo conducendo; si tratta di salvare l’umano nell’uomo, di salvare il senso stesso della vita umana contro il caos montante e l’assurdo“.

 

La bellezza è sempre una scoperta, un evento, un’epifania, qualcosa che accade, un incontro tra la nostra anima e il mondo. La verità che abita nell’uomo interiore è la medesima logica da cui proviene ed è retto il mondo. La risonanza tra la legge che si scopre in sé e la legge che governa il mondo, produce un’emozione profonda, un’esperienza estetica, questa è l’epifania che ci lascia intuire il legame imprescindibile tra la verità e la bellezza, il legame che unisce tutte le cose.

L’epifania rompe la visione miope del mondo e apre ad una capacità di visione ben più ampia e illuminata!

 

La contemplazione della bellezza tocca le corde più intime e più vere degli animi e porta con sé una forza trasformatrice e creatrice, una forza che attraverso la trasformazione del cuore e dello sguardo trasforma realmente anche il mondo; perciò credo nella necessità urgente di ritrovare uno sguardo contemplativo che ci permetta di vedere e di capire l’interdipendenza degli uomini e il loro comune destino.

Questa trasformazione personale interiore è il primo passo necessario per la trasformazione del mondo. Chi si è lasciato trasformare il cuore riacquista la libertà in Dio, trova la pace e la bellezza comincia ad esistere anche intorno a lui. Ciò rappresenta l’inizio di un processo.  Il rapporto con il mondo sfocia in una nuova creazione, in cui, grazie all’uomo redento, il mondo partecipa a tale redenzione. Questa liberazione trasforma tutti i rapporti.

 

Fare esperienza di autentica bellezza significa scoprire di far parte di una sorte più elevata che ci spinge ad un desiderio integrale di vita giusta e ci aiuta a riconoscere la nostra divina somiglianza, il nostro comune destino e la dignità di ogni persona. La bellezza può curare il nostro sguardo malato che non ci permette di vedere tutto come un dono offerto per scoprirci amati. La gratitudine ci porta al rispetto e alla cura verso la nostra casa comune e verso i nostri fratelli, coinquilini del mondo. In questo senso la bellezza ci salva; Custodire il creato significa custodirne la bellezza.

L’esistenza è costantemente esposta al sacro ma la facoltà di vedere dell’uomo è in declino.

Abbiamo perso lo sguardo contemplativo sul mondo, lo sguardo capace di aprire una finestra sull’eternità e di unire tutto e tutti.

La bellezza risveglia la nostra anima, la nostra vita spirituale e questo ci salva dal non senso e dal nichilismo, dall’avidità insaziabile, dalla sete di dominio e oppressione, ci salva dal materialismo e dall’affarismo quotidiano che ci toglie la gioia, ci salva dalla separazione e dalla chiusura verso gli altri in un mondo dove la logica identitaria è sempre più marcata e minacciosa. 

Tutti gli uomini si interrogano sul significato ultimo della Bellezza e possono intuire dietro la sua manifestazione un cammino privilegiato verso Dio

È necessario accompagnare l’uomo di oggi in un cammino di risalita dalla bellezza sensibile fino alla sorgente della bellezza, dalla natura alla grazia, dalla bellezza del fiore, alla bellezza del frutto cioè all’Amore.

L’amore è la bellezza per cui il mondo si salva, IL SALE DELLA TERRA che schiude la visione del Cielo dentro di noi e intorno a noi.

Un mondo che contiene bellezza è un mondo in cui la vita è degna di essere vissuta. Di fronte al dolore, all’imperfezione e alla transitorietà delle nostre affezioni e delle nostre gioie all’arte chiediamo di rassicurarci sulla sensatezza della vita in questo mondo e sulla redenzione della sofferenza. Ogni giorno, sotto i nostri occhi, si succedono delusioni, orrori e insensatezze, l’arte ci deve ricordare che la vita umana non è una beffa, una storia insulsa di nascita e decadimento.

Nella povertà del dubbio e della desolazione, dobbiamo poterci ancora aggrappare alla prospettiva della bellezza…e molto spesso le più belle opere d’arte emergono proprio dalla desolazione, accendono una luce nell’oscurità e mostrano l’amore che agisce nel mezzo della distruzione…La bellezza risveglia in noi la nostalgia di un’esistenza più perfetta. La bellezza ci ricorda che alle nostre esistenze qualcosa manca, qualcosa che non è possibile colmare con l’abbondanza materiale”. (Roger Scruton)

 

VEDERE L’UOMO CON GLI OCCHI DI DIO



Cosa significa vedere l’uomo con gli occhi di Dio, chi può pretendere di leggere il mondo e la realtà che ci circonda dal Suo punto di vista? Eppure qualche cosa sappiamo dello sguardo di Dio.

Vorrei proporvi al riguardo due importanti affreschi a confronto, “La Scuola di Atene” di Raffaello Sanzio e la “Gloria di Sant’Ignazio” di Andrea Pozzo. L’accostamento di questi due capolavori apparentemente molto diversi ci offre lo spunto per un’interessante riflessione su ciò che è prezioso agli occhi di Dio.

“La Scuola di Atene” è il celebre affresco realizzato tra il 1509 e il 1511 situato nella Stanza della Segnatura all'interno dei Palazzi Apostolici; Raffaello rappresenta i più noti filosofi e matematici dell'antichità intenti a dialogare tra loro, all'interno di un immaginario edificio classico.

L’opera costituisce sicuramente il manifesto della concezione antropocentrica del rinascimento. L'uomo domina la realtà attraverso le sue facoltà intellettive e lo sforzo razionale, ponendosi al centro dell'universo.

Tanti storici e studiosi hanno riconosciuto nel dipinto la rappresentazione delle sette arti liberali: in primo piano, da sinistra la grammatica, l'aritmetica e la musica, a destra la geometria e l’astronomia, e in cima alla scalinata la retorica e la dialettica. Sappiamo quali siano i personaggi scelti da Raffaello per identificare la molteplicità dei saperi ma vorrei soffermarmi su qualcos’altro.

Nel catino absidale della Chiesa di Sant'Ignazio a Roma, Andrea Pozzo nel 1685 rappresentata “La Gloria di S. Ignazio”; il grande Santo missionario è sostenuto e circondato da angeli osannanti ma la sua attenzione è rivolta altrove. 

Andrea Pozzo sicuramente si ispira alla composizione del dipinto “La Scuola di Atene” di Raffaello, lo schema prospettico e compositivo è in effetti molto simile, l'artista gesuita compie però una scelta sorprendente e rivoluzionaria: nelle scalinate del tempio, sostituisce i grandi sapienti della storia con i più poveri e i più umili. 

I protagonisti dell’affresco non sono più gli artisti, i filosofi e i pensatori, sono piuttosto gli appestati, i reietti, gli scartati dalla società e dal mondo, vanto, onore e gloria di Sant'Ignazio, quelli che Sant'Agostino definiva i banchieri di Dio. 

Il messaggio è potentissimo e si lega al cuore del Vangelo. Nel Salmo 117 leggiamo:

La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra angolare, ecco l’opera del Signore, una meraviglia ai nostri occhi”.

Andrea Pozzo ci consegna una catechesi dipinta, una vera e propria teofania, e ci affida un messaggio: Ciò che ci insegnano i poveri è più importante di ciò che possiamo imparare dai sapienti; la docenza degli ultimi è più grande della docenza dei dotti.

Scrive San Paolo Apostolo: “La parola della croce infatti è stoltezza per quelli cha vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti: Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l'intelligenza degli intelligenti. Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione”.

La facoltà dell'anima di conoscere il Vero, attraverso la scienza e la filosofia che abbiamo osservato nel dipinto “La Scuola di Atene” di Raffaello vieni qui rimpiazzata dallo scandalo della Croce rappresentato dai prediletti di Dio.

Raffaello dipinge le arti liberali come la via maestra per raggiungere la conoscenza e la verità, Andrea Pozzo dipinge la carità, la cura e l’amore verso i piccoli come la strada stretta verso la pienezza di Dio e verso il cielo.

La cultura non salva l'uomo! L'umanesimo occidentale non ha impedito gli orrori di Auschwitz, non erano barbari quelli che ordinarono la Shoah, ma illuministi che avevano raccolto decine di Nobel. Significative a tal proposito le parole del saggista George Steiner:

"Noi sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera, che può suonare Bach e Schubert, e andare a fare la sua giornata di lavoro ad Auschwitz la mattina".


È proprio vero che la cultura dello scarto rischia di contagiare tutti noi, di rendere piccolo e chiuso il nostro cuore. Chi di noi non fa distinzione tra le persone, chi di noi non offre ai ricchi e ai potenti considerazioni speciali e sfugge spesso con fastidio e disapprovazione i poveri e i piccoli? Oh se guardassimo gli uomini con gli occhi di Dio, non solo cambieremmo il nostro sguardo ma probabilmente ribalteremmo completamente le nostre priorità e considerazioni!

Agli occhi di Dio nessuno è poco importante, anzi, ciò che abitualmente consideriamo di poco valore, ai suoi occhi è ancora più prezioso.  

Ha scritto il Beato Oscar Romero:

"Se vedessimo che è Cristo, l'uomo bisognoso, l'uomo torturato, l'uomo prigioniero, l'uomo ucciso, Lui in ogni persona umana calpestata così indegnamente lungo le nostre strade, vedremmo in questo Cristo calpestato una moneta d'oro che si raccoglie con cura e si bacia, né certo ci vergogneremmo di Lui".


Fare della propria Vita un'Opera d'Arte


Sabato 6 febbraio alle 18.30

si è tenuto l'incontro "Rappresentare il corpo".

Interviene Francesco Astiaso Garcia, pittore, fotografo e scultore, Segretario Nazionale dell'Unione Cattolica Artisti Italiani.

GUARDA IL VIDEO INTEGRALE :




La Bellezza che salva l'Umano nell'Uomo


Via Pulchritudinis

VIA PULCHRITUDINIS           Francesco Astiaso Garcia ©

Tutti conosciamo bene la famosa espressione di Dostoewskij “la bellezza salverà il mondo“, ma in che senso la bellezza salva, come ci salva? Abbiamo bisogno di essere salvati? Se si, da cosa?

 Scrive Evgenij Trubeckoj:

Dov’è la bellezza per cui il mondo si salva, qual’è la potenza medicinale della bellezza? Nella difficile lotta che conduciamo in mezzo alle tribolazioni senza numero, che la forza della bellezza sia per noi fonte di conforto e di coraggio! Affermiamo e amiamo la bellezza! In essa s’incarna il senso della vita che non perisce.

L’uomo non può restare semplicemente uomo: deve trascendersi o piombare nell’abisso. Tutto questo dà la misura della grande lotta che stiamo conducendo; si tratta di salvare l’umano nell’uomo, di salvare il senso stesso della vita umana contro il caos montante e l’assurdo“.

La contemplazione della bellezza tocca le corde più intime e più vere degli animi e porta con sé una forza trasformatrice e creatrice, una forza che attraverso la trasformazione del cuore e dello sguardo trasforma realmente anche il mondo; perciò credo nella necessità urgente di ritrovare uno sguardo contemplativo che ci permetta di vedere e di capire l’interdipendenza degli uomini e il loro comune destino.

Questa trasformazione personale interiore è il primo passo necessario per la trasformazione del mondo. Chi si è lasciato trasformare il cuore riacquista la libertà in Dio, trova la pace e la bellezza comincia ad esistere anche intorno a lui. Ciò rappresenta l’inizio di un processo.  Il rapporto con il mondo sfocia in una nuova creazione, in cui, grazie all’uomo redento, il mondo partecipa a tale redenzione. Questa liberazione trasforma tutti i rapporti.

Fare esperienza di autentica bellezza significa scoprire di far parte di una sorte più elevata che ci spinge ad un desiderio integrale di vita giusta e ci aiuta a riconoscere la nostra divina somiglianza, il nostro comune destino e la dignità di ogni persona. La bellezza può curare il nostro sguardo malato che non ci permette di vedere tutto come un dono offerto per scoprirci amati. La gratitudine ci porta al rispetto e alla cura verso la nostra casa comune e verso i nostri fratelli, coinquilini del mondo. In questo senso la bellezza ci salva; Custodire il creato significa custodirne la bellezza.

L’esistenza è costantemente esposta al sacro ma la facoltà di vedere dell’uomo è in declino; abbiamo perso lo sguardo contemplativo sul mondo, lo sguardo capace di aprire una finestra sull’eternità e di unire tutto e tutti.


La bellezza risveglia la nostra anima, la nostra vita spirituale e questo ci salva dal non senso e dal nichilismo, dall’avidità insaziabile, dalla sete di dominio e oppressione, ci salva dal materialismo e dall’affarismo quotidiano che ci toglie la gioia, ci salva dalla separazione e dalla chiusura verso gli altri in un mondo dove la logica identitaria è sempre più marcata e minacciosa. 

Tutti gli uomini si interrogano sul significato ultimo della Bellezza e possono intuire dietro la sua manifestazione un cammino privilegiato verso Dio

L’amore è la bellezza per cui il mondo si salva, IL SALE DELLA TERRA che schiude la visione del Cielo dentro di noi e intorno a noi. Solo sanando il profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell'uomo si può sperare di sanare il profondo squilibrio di cui soffre il mondo. 

Un mondo che contiene bellezza è un mondo in cui la vita è degna di essere vissuta. Di fronte al dolore, all’imperfezione e alla transitorietà delle nostre affezioni e delle nostre gioie all’arte chiediamo di rassicurarci sulla sensatezza della vita in questo mondo e sulla redenzione della sofferenza. Ogni giorno, sotto i nostri occhi, si succedono delusioni, orrori e insensatezze, l’arte ci deve ricordare che la vita umana non è una beffa, una storia insulsa di nascita e decadimento.

Nella povertà del dubbio e della desolazione, dobbiamo poterci ancora aggrappare alla prospettiva della bellezza…e molto spesso le più belle opere d’arte emergono proprio dalla desolazione, accendono una luce nell’oscurità e mostrano l’amore che agisce nel mezzo della distruzione…La bellezza risveglia in noi la nostalgia di un’esistenza più perfetta. La bellezza ci ricorda che alle nostre esistenze qualcosa manca, qualcosa che non è possibile colmare con l’abbondanza materiale”. (Roger Scruton)

 

 

L'umanità è a rischio!

Inquadratura dal film L’infanzia di Ivan. Regista Andrej Tarkovskij.

Il commovente monologo di Domenico, “il matto” del film Nostalghia di Andrej Tarkovskij, mi ha fatto pensare ad un magnifico testo tratto dall’antica sapienza cinese in cui ci si interroga su cosa significhi ritornare ai valori della natura.  Credo possa essere interessante leggere i due testi a confronto per riflettere sull'universalità della condizione umana, soprattutto oggi, in un mondo che vuole ripartire dall'uomo ma stenta a capire fino in fondo cosa sia pienamente umano!  

Nel capolavoro cinematografico di Tarkovskij, uno dei protagonisti ritenuto folle, esprime drammaticamente l’angoscia, le ansie e il male di vivere dell’uomo che ha perso i grandi maestri, e con essi, la dimensione profetica e la capacità di sognare.  La sua è una denuncia rivolta alle contraddizioni e alle irrazionalità dei cosiddetti normali che hanno trascinato il mondo sull’orlo della catastrofe. Come non commuoversi innanzi all’urlo disperato di chi non è più disposto ad assecondare come normalità l’inclinazione della natura umana verso la rovina e il degrado!

Allo stesso tempo le sue parole costituiscono un forte invito a risvegliare le potenzialità assopite dell’anima, ritornando alla perduta innocenza. L’umanità è a rischio, l’alternativa al grande baratro è quella di “tornare al punto dove abbiamo imboccato la strada sbagliata. Bisogna tornare alle basi principali della vita, senza sporcare l'acqua”. Il suo monito è di stringente attualità: “basterebbe osservare la natura per capire che la vita è semplice”. Dobbiamo tornare a dare importanza alle cose piccole, ascoltare le voci che sembrano inutili, dobbiamo guardarci negli occhi, prenderci per mano cercando empatia ed unità, solo così sarà possibile superare divisioni e pregiudizi, solo così vedremo le differenze come un valore, solo così torneremo a sognare:

“Quale antenato parla in me? Io non posso vivere contemporaneamente nella mia testa e nel mio corpo. Per questo non riesco a essere una sola persona. Sono capace di sentirmi un'infinità di cose contemporaneamente. Il male vero del nostro tempo è che non ci sono più i grandi maestri. La strada del nostro cuore è coperta d'ombra. Bisogna ascoltare le voci che sembrano inutili, bisogna che nei cervelli occupati dalle lunghe tubature delle fogne, dai muri delle scuole, dall'asfalto e dalle pratiche assistenziali entri il ronzio degli insetti. Bisogna riempire gli orecchi, gli occhi di tutti noi di cose che siano all'inizio di un grande sogno. Qualcuno deve gridare che costruiremo le piramidi, non importa se poi non le costruiremo. Bisogna alimentare il desiderio, dobbiamo tirare l'anima da tutte le parti come se fosse un lenzuolo dilatabile all'infinito. Se volete che il mondo vada avanti, dobbiamo tenerci per mano. Ci dobbiamo mescolare, i cosiddetti "sani" e i cosiddetti "ammalati". Ehi, voi sani, che cosa significa la vostra salute? Tutti gli occhi dell'umanità stanno guardando il burrone dove stiamo tutti precipitando. La libertà non ci serve, se voi non avete il coraggio di guardarci in faccia, di mangiare con noi, di bere con noi, di dormire con noi. Sono proprio i cosiddetti sani che hanno portato il mondo sull'orlo della catastrofe. Uomo, ascolta: in te acqua, fuoco e poi la cenere e le ossa dentro la cenere, le ossa e la cenere. Dove sono? Quando non sono nella realtà e neanche nella mia immaginazione? Faccio un patto col mondo: che ci sia il sole di notte e nevichi d'agosto. Le cose grandi finiscono, sono quelle piccole che durano. La società deve tornare unita, e non così frammentata, basterebbe osservare la natura per capire che la vita è semplice e che bisogna tornare al punto di prima, in quel punto dove voi avete imboccato la strada sbagliata. Bisogna tornare alle basi principali della vita, senza sporcare l'acqua. Che razza di mondo è questo se è un pazzo che vi dice che dovete vergognarvi? Adesso, musica!” (dal film Nostalghia di Andrej Tarkovskij)

Di seguito vi riporto la traduzione del testo tratto da antichi scritti cinesi:

Ritornare alla Natura, ritornare ai valori della Natura. Questo è lo scopo di questo secolo che ha portato l’uomo ad eliminare dalla sua vita la Natura per scientifizzare tutto. Dietro di essa vi è una mente universale che per noi cinesi è il Tao, che per voi cristiani è Dio. L’uomo è riuscito a modificare la Natura, a cambiarla. È riuscito a distruggerla, ma comunque la Natura esiste: il mare, il bosco, anche se inquinati, anche se pieni di scorie comunque resistono perché è la forza che li compone che non si distrugge, ma muta continuamente. Questa è la forza dell’Universo. Questa è la forza della Natura.

I fiori, gli alberi, l’erba, tutto parla dell’Universo. Basta saperlo ascoltare, basta saperlo comprendere, e basta viverlo. Quando siete tristi, depressi, stanchi, svogliati, rivolgete il vostro sguardo al Cielo, all’Universo. La Verità vi romperà dentro. Forse vi farà piangere, forse vi farà ridere, forse vi farà discutere, ma ricordatevi che è la Verità e la Verità unisce l’Oriente e l’Occidente. La Verità unisce tutti e tutto. La Natura rinasce, risorge, sente l’attrazione di andare, per compiere il suo cammino. Ma anche ogni uomo dovrebbe sentire questa attrazione, questa rinascita. Ogni uomo dovrebbe capire i suoi errori fatti per mancanza di luce, e riabilitarsi e andare al di là. Questa è la Rigenerazione. Questa è la Resurrezione. Questo è ciò a cui voi dovete tendere”. (Huang Ti Mo-Tzu)


"Non conformatevi alla mentalità di questo mondo"

 

IL CONFORMISTA (maschera e specchi)
Francesco Astiaso Garcia ©


Chi è l’artista nel nostro immaginario collettivo?

L’artista è colui che esce dagli schemi, colui che sa liberarsi da peso della cultura dominante, che sa vivere in proprio rompendo con tutte le convenzioni, le ipocrisie, le gabbie di normalità che gravano come macigni su tutte le società.

Quali sono allora, mi chiedo, gli schemi che oggi dobbiamo rompere, quali le convenzioni e le gabbie di normalità da cui dobbiamo affrancarci per rimanere liberi come uomini e come artisti?

Scrive Todorov: “I detentori del potere sono capaci di annientare quelli che vogliono sottomettere, ma non hanno alcuna presa sui valori estetici, etici, spirituali, provenienti dalle opere prodotte da questi artisti…Senza queste opere l’umanità non potrebbe sopravvivere, né allora né oggi. E’ qui il trionfo dei fragili eroi del nostro racconto“.

I valori estetici, etici e spirituali senza i quali l’umanità non potrebbe sopravvivere: da qui vorrei ripartissimo, dalla bellezza attraverso la quale il mondo si salva, affermiamo ed amiamo la bellezza, in essa s’incarna il senso della vita che non perisce, si tratta di salvare l’umano nell’uomo, di salvare il senso stesso della vita umana contro il caos e l’assurdo.

Abbiamo bisogno di artigiani di giustizia e pace, di paladini di bellezza e solidarietà, di poeti e profeti, capaci di sognare in grande con uno sguardo che sappia leggere nel profondo la sete degli uomini, e come un fiume sappia fecondare i deserti dei cuori; L’autentica contemplazione ci porta alla misericordia.

Questa dunque potrebbe essere la novità dell’artista: rendere partecipe della vita divina l’umanità e, nel contempo, condividere con essa la profondità del suo limite.

Josef Pieper pone una domanda e prova a dare una risposta:

“Come può l’uomo preservare il fondamento della sua dimensione spirituale? Coloro che non sono capaci di vedere la realtà con i propri occhi, sono allo stesso modo incapaci di ascoltare in una forma corretta. Cosa possiamo dunque proporre al riguardo? Una visione più profonda e recettiva, una coscienza più intensa, una comprensione più acuta e perspicace, un’apertura maggiormente paziente verso le realtà silenziose e discrete, un nuovo sguardo verso ciò che prima si trascurava…affinché l’uomo aumenti la sua capacità di vedere, per arrivare a percepire con occhi nuovi l’abbondante ricchezza di tutta la realtà visibile“.

La facoltà di vedere dell’uomo di oggi è pericolosamente in declino; Gli artisti ci aiutano ad entrare nella contemplazione del mistero, a riconoscere la bellezza, ad ascoltarne la voce fino a scorgere l’impronta di Dio; Scrive Walter Benjamin: “La natura è un insieme di simboli e geroglifici che il poeta interpreta e traduce, egli è il decifratore del linguaggio segreto dell’Universo”.

L’artista è testimone dell’invisibile filo sottile che unisce ogni cosa, i suoi occhi ci rendono capaci di vedere la bellezza e la coesione di tutto ciò che vive in questo mondo.

”Ogni arte autentica è, a suo modo, una via d’accesso alla realtà più profonda che la fede mette in piena luce” (Giovanni Paolo II)

La dignità dell’artista consiste nel suo dovere di tenere vivo il senso della meraviglia del mondo, perché come dice Chesterton, il mondo non perirà per mancanza di meraviglie, il mondo perirà per mancanza di meraviglia, di stupore, di quella capacità di emozionarsi tipica dei bambini, dei pazzi e qualche volta degli artisti!

Il mondo difronte alle gravi minacce che incombono sull’avvenire dell’umanità, ha bisogno di questa bellezza per non sprofondare nella disperazione del dubbio e del non senso, una sola la condizione: non deve essere la vita a servire l’arte ma l’arte a servire la vita!

"LA LUCE SPLENDE NELLE TENEBRE E LE TENEBRE NON L'HANNO VINTA"

 

Siamo alle porte del Natale e la pandemia da Coronavirus continua ad esasperare una già drammatica situazione di crisi economica, morale, sociale ed ecologica. Tutto ciò alimenta la sfiducia e il senso di smarrimento verso un avvenire che si prospetta sempre più incerto e scoraggiante.

Di qui il tedio, l’angoscia, la noia, la nausea: questo pungolo assiduo dell’uomo che è stato tradito dalla modernità razionalista ma non sa tornare a Dio; ciò che resta è una disperazione senza via d’uscita, una paura che paralizza ogni impeto costruttivo. Quante relazioni ferite intorno a noi, quante persone non trovano soluzione alle loro fragilità, quanta divisione, quanta ostilità, chiusura, pregiudizio e non senso.

 

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Balthasar acutamente sostiene che quando l’uomo incontra queste domande, la filosofia trapassa in teologia; nessun uomo sa prescindere dalla questione del senso ultimo. C’è dunque un immenso e universale bisogno di salvezza, ma cosa vuol dire salvezza? Salvato è colui che è stato liberato da un male incombente. Ma chi è che salva, da cosa ci salva? Senza una lucida comprensione dell’uomo, le conclusioni oscillano tra l’affermazione che una salvezza vera e propria della persona umana sia superflua o peggio, impossibile. Altri ritengono possibile e necessaria solo una salvezza esteriore che cioè si risolva in un mutamento delle strutture e delle condizioni sociali, politiche e culturali. Ma siamo sicuri che sia sufficiente questo tipo di cambiamento e non sia necessario invece un cambiamento più profondo cha parta dal cuore dell’uomo?

 

Oggi si parla spesso della necessità di un nuovo umanesimo, diventa quindi indispensabile intendersi su ciò che è propriamente umano. Significativa a tal proposito una battuta di Jacques Maritain: “Il vizio radicale dell’Umanesimo antropocentrico è d’essere stato antropocentrico e non d’essere umanesimo”. Qualche giorno fa ho letto una frase dipinta a caratteri cubitali su un muro fatiscente: “Non vogliamo programmi di partito ma uomini nuovi”. Non so chi l’abbia scritta ma credo che ancora una volta la sapienza popolare abbia centrato il punto: basta chiacchiere, aggressività e promesse, aspettiamo uomini nuovi, di questi abbiamo veramente bisogno! Solo un uomo redento potrà vivere relazioni redente con gli altri uomini, e la Terra partecipa di questa redenzione.

 

Anni fa ho avuto la fortuna di assistere ad un intervento di Marco Ivan Rupnik sulla misericordia, ho trovato le sue parole illuminanti:

“Siamo chiamati a suscitare voglia e appetito nel mondo per una vita nuova, e la nostra fede non è altro che accoglienza di questa vita nuova. Dobbiamo coinvolgere le persone in un desiderio di vita nuova. Una religione moralistica che si è prosciugata non serve più. Solo se passa attraverso di noi questa vita di Dio, l’uomo è capace di portare il frutto che rimane. Il Padre è l’unico che può coprire la distanza che separa l’uomo perduto, peccatore, morto, dal Dio vivente. L’uomo da solo non può farlo: tale capacità di Dio di raggiungerci è la stessa identità di Dio verso di noi e verso la creazione, cioè la misericordia”.

 

Siamo nel cuore di quel Mistero Pasquale, che solo ha il potere di sorreggere e rendere feconda l’intera storia umana, e che ogni cristiano è chiamato a reinterpretare nel concreto della propria esperienza. La Buona Notizia consiste nella gratuità della grazia divina nell’incontro con una persona Gesù Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza. Secondo Anassimandro ogni nascita deve pagare il prezzo dell’ingiustizia che inevitabilmente produce, Cristo ha pagato per noi questo prezzo. Accogliere questo annuncio significa accogliere la grazia divina e poter amare come non ci era possibile prima e sperimentare la felicità e la pienezza, in attesa di “Cieli Nuovi e Terra Nuova dove avrà stabile dimora la giustizia”.

La grazia ci libera dalla schiavitù del peccato che ci obbligava ad offrire tutto a noi stessi, imprigionati nella paura del futuro, della malattia, dell’incertezza e condannati a contare le nostre monete per esorcizzare il terrore della morte, dell’imprevisto e della precarietà. Questa è la grande speranza a cui siamo chiamati, la sola, unica, grande speranza a cui ogni uomo è chiamato…ciò non riguarda solo il cristianesimo, riguarda l’umanità nel suo complesso.

 

“Io desidero con tutto il cuore che un essere eterno e invisibile si interessi al mio destino, ma come fare per crederlo? Oh felice chi può con vigorose piume balzar verso le lande luminose e serene e planar sulla vita e senza pena intende il linguaggio dei fiori e delle cose mute.”

Queste parole di Charles Baudelaire descrivono bene il desiderio dell’uomo di elevarsi al di sopra della difficile realtà in cui si trova a vivere, per giungere a felicità sovra-terrene. Ogni uomo sente questa sete profonda di vita e verità. Baudelaire, decisamente antilluminista, ha la struttura interiore di un mistico è sempre sull’orlo di quell’umiliazione esaltante che lo spalancherebbe alla Salvezza, se solo accettasse di essere compiuto da Altro da sé, di fare spazio alla Grazia.

 

Lasciamoci sedurre dalla più alta Bellezza, la vera grande bellezza che supera la legge ed il dovere ed entra nella dimensione della gratuità e saremo servitori disposti a sperimentare il primato delle grazie spirituali e carismatiche sulle miserie e sulle paure del nostro tempo.

Allora saremo capaci di far vibrare l’anima dei nostri fratelli con la stessa bellezza che ha incendiato il nostro cuore condividendo con loro un orizzonte bello, nuovo e sorprendente. La fede svela l’uomo a sé stesso ricordandogli le fondamenta della sua grandezza, la verità profonda del suo essere e la prodigiosa novità di Cristo: "portare ai poveri il lieto annuncio, proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, rimettere in libertà gli oppressi".

 

Buon Natale amici miei!

Francesco Astiaso Garcia




Tanti Auguri Papa Francesco

Per festeggiare oggi il compleanno di Papa Francesco voglio condividere questo dipinto nel quale ho cercato di tradurre in immagini, simboli e parole la meravigliosa pagina di Storia della Chiesa che stiamo vivendo:

In alto, al centro, lo Spirito Santo che con ali di colomba abbraccia la profezia: MISERICORDIA e VERITA’ si incontreranno, GIUSTIZIA e PACE si baceranno. Nella parte superiore del dipinto ho rappresentato in figura i quattro pilastri del Salmo. La Vergine Maria rappresenta la Misericordia, immagine della Chiesa, Gesù Cristo bambino sulle sue ginocchia è la Verità, San Pietro con le chiavi e la Scrittura è figura della Giustizia, San Francesco rappresenta la Pace.

Papa Francesco in ginocchio, rivolto verso Cristo e la Madonna, intercede per la Chiesa e per il mondo intero facendo sue le parole del Salmo. Il Papa prega tra San Pietro di cui rappresenta la successione nella potestà delle chiavi come Vicario di Cristo in terra, Servo dei Servi di Dio e San Francesco, di cui ha scelto il nome, lo stile e la visione.

Ho voluto sottolineare anche visivamente la continuità tra il Papa e San Francesco d’Assisi, unico nella Storia assieme a San Paolo ad essere chiamato “Alter Christus”.     San Francesco riceve dal Crocifisso l’ordine: “Va e ripara la mia Chiesa”, oggi anche Papa Francesco sta compiendo un’opera fondamentale di riedificazione della Chiesa. L’amore per il Creato e la cura per la nostra casa comune è un altro aspetto che lega il Papa a San Francesco, per questo, alle spalle della Vergine Maria ho voluto rappresentare la Creazione. Il fondo dorato è figura della dimensione escatologica del Cielo e dei Santi, il paesaggio rappresenta invece la dimensione terrena, nel quadro coesistono il Cielo e la Terra, la dimensione orizzontale e quella verticale.

Ai piedi della Madonna, sul basamento di marmo, ho dipinto lo stemma Pontificio accanto allo Stemma della Rota Romana a sottolineare la rifondazione del processo matrimoniale canonico. Il riferimento iconografico è al dipinto di Antoniazzo Romano che, nella seconda metà del 1400, rappresenta i Giudici della Rota Romana in preghiera ai piedi della Madonna.

Subito sotto gli stemmi, quasi a voler dar voce alla preghiera di Papa Francesco, ho voluto inserire le parole di Amoris Laetitia: “ACCOMPAGNARE, DISCERNERE E INTEGRARE LA FRAGILITA’ UMANA”. I Giudici assieme al Papa, primo Giudice, sono chiamati al discernimento sulle numerose situazioni di fragilità che segnano l’uomo di oggi che ha smarrito sempre più spesso le fondamenta della Fede Cristiana.

“Il Signore Gesù, Giudice clemente, Pastore delle nostre anime, ha affidato all’Apostolo Pietro e ai suoi Successori il potere delle chiavi per compiere nella Chiesa l’opera di giustizia e verità” recita l’incipit di MITIS IUDEX DOMINUS IESUS. Mi ha colpito molto un’immagine significativa che Papa Francesco ha ripreso da Charles de Foucauld: novantanove pecore sono ormai fuori dall’ovile, il pastore non può rimanere a pettinare l’unica pecorella rimasta, deve uscire con zelo apostolico incontro alle novantanove pecore smarrite, deve fasciarne le ferite e sull’esempio di Cristo, mostrare amore ai peccatori, caricandosele sulle spalle, accompagnandole con un amore particolare!