ILLUD MAXIME MIRANDUM UNITAS UNIVERSI LEGENS REGENS



Mi accorsi, facendo immersioni subacquee, che anche i fondali marini partecipano della stessa armonia segreta che governa il mondo visibile. Là sotto, tra le correnti e le distese di luce filtrata, le forme della vita sembrano disposte secondo un ordine silenzioso che non è mai rigido, ma fluido come l’acqua stessa. E compresi allora che i boschi seguivano le stesse leggi che muovono le nuvole, diffondono la luce e modellano le onde: una medesima intelligenza naturale, discreta e incessante, si esprime in metamorfosi diverse. Il mare profondo, il respiro delle foreste e il lento dissolversi dei cieli non erano che variazioni di uno stesso linguaggio, in cui la bellezza non si offre mai come forma isolata, ma come relazione, equilibrio e continua trasformazione.

Mi accorsi della coesione profonda che attraversa le leggi dell’universo, come se ogni cosa scaturisse da un ordine invisibile, da una trama sottile e continua che tiene insieme il reale. Mi si rivelò una sorta di partitura silenziosa in cui ogni elemento, pur nella propria irriducibile singolarità, entra in relazione con gli altri secondo proporzioni segrete, come in un’orchestra in cui nessuno suona davvero da solo e tutto concorre a una medesima vibrazione complessiva. Compresi finalmente la forma percepibile dell’armonia, ciò che resiste alla dispersione e al disordine, la capacità del reale di mantenersi unitario pur nella molteplicità delle sue manifestazioni. Ne colsi le strutture profonde e le tradussi in forma sensibile, dando evidenza a ciò che normalmente resta implicito e inespresso.

La natura mi apparve allora come un sistema di segni e simboli cifrati, come la traccia dischiusa di un principio nascosto, una logica originaria che attraversa ogni cosa come una presenza silenziosa e costante.

Francesco Astiaso Garcia



Photo credit   Francesco Astiaso Garcia ©

Gaudí e le Tracce del Deus Absconditus

Domani Papa Leone benedirà la Torre di Gesù della “Sagrada Familia” di Antoni Gaudí, quella che è stata definita l’unica Bibbia scolpita interamente nella pietra. Difficile immaginare un sigillo più eloquente per il viaggio apostolico in Spagna, il cui motto è “Alzad la mirada” (Alzate i vostri occhi): un invito a sollevare lo sguardo dalla terra al cielo, dal contingente all’eterno.

Non potrò mai dimenticare lo stupore provato da bambino quando vidi per la prima volta la monumentale basilica di Barcellona. Fu una di quelle esperienze che si imprimono nell’anima e che continuano a parlare anche a distanza di molti anni. Crescendo ho dedicato molto tempo allo studio dell’opera del maestro catalano e, leggendo i suoi scritti, ho compreso ciò che allora avevo soltanto intuito:

L’originalità consiste nel ritorno alle origini. La creazione prosegue incessantemente attraverso l’uomo. Ma l’uomo non crea: scopre. Coloro che ricreano le leggi della Natura per fondare su di esse le loro opere sono collaboratori del Creatore”. Antoni Gaudí

Alla domanda su quale fosse la sorgente della sua ispirazione, Gaudí rispondeva con disarmante semplicità: “Vedete quest’albero vicino al mio laboratorio? È lui il mio maestro”.

Molte volte, davanti alla bellezza di un paesaggio, mi è accaduto di ritrovare forme, volumi e linee che sembravano appartenere già alle architetture della Sagrada Familia, del Parc Güell o di Casa Batlló. In alcuni casi le somiglianze erano così sorprendenti da farmi pensare che Gaudí stesso fosse passato da quei luoghi e ne avesse tratto ispirazione. Ogni autentica opera d’arte è, in un certo senso, un déjà-vu della natura. L’artista non inventa la bellezza: la riconosce. Non la produce: la scopre. Questo misterioso accordo tra l’opera umana e il creato, questa risonanza segreta tra l’anima e il mondo, è forse il cuore stesso dell’esperienza artistica.

Qualche anno fa ho visitato la Cappadocia. Le sue straordinarie conformazioni geologiche, modellate dal vento, dalla pioggia e dal tempo nel corso di millenni, hanno generato un paesaggio che sembra appartenere a un altro mondo. Camminando tra quelle rocce scolpite dalla natura, ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a un’immensa cattedrale a cielo aperto. È quasi impossibile contemplare quelle forme senza pensare alla Sagrada Familia.

La bellezza è sempre una scoperta, un evento che ci sorprende. Quando riconosciamo una corrispondenza profonda tra ciò che abita il nostro intimo e ciò che si manifesta nel mondo esterno, nasce quell’emozione particolare che chiamiamo esperienza estetica. È come un’improvvisa rivelazione, un’epifania che ci permette di intuire il legame indissolubile tra verità e bellezza. Contemplando la natura, riconosciamo infatti un ordine che la bellezza rende percepibile. Ciò che maggiormente stupisce è l’unità che regge le leggi dell’universo, come se ogni cosa partecipasse a una medesima armonia nascosta. È simile a una grande orchestra nella quale ogni strumento, pur conservando la propria voce, contribuisce a una sola sinfonia. La bellezza appare allora come il volto visibile di questa armonia invisibile. Essa è coerenza, proporzione, relazione.

Il mondo è un grande libro che l’uomo è chiamato a leggere. Ma per comprenderlo occorre conoscerne l’alfabeto. In questo compito il contributo degli artisti è unico e insostituibile. Essi sono interpreti di un linguaggio che precede le parole. Come scrive Walter Benjamin, la natura è un insieme di simboli e geroglifici che attendono di essere decifrati.

Ogni autentico artista scopre, prima o poi, che la bellezza possiede una sua logica. Non dipende soltanto dal gusto, dalle mode o dalle teorie del momento. Essa sembra emergere dalle stesse leggi che governano la realtà. Per questo la bellezza ha qualcosa in comune con la matematica, con la fisica, con la ricerca scientifica. Le scoperte più profonde della scienza si distinguono spesso per la loro eleganza e semplicità. Allo stesso modo il pittore, lo scultore o l’architetto si pongono davanti alla natura come ricercatori di un ordine nascosto. Essi intravedono nelle forme del mondo una trama di relazioni che rimanda a un significato più grande.

Questa armonia universale è ciò che potremmo riconoscere come la traccia del Deus Absconditus, il Dio nascosto che lascia nella creazione l’impronta discreta e inconfondibile della propria presenza.

Per questo Albert Einstein affermava che chiunque si dedichi seriamente alla scienza finisce per riconoscere nelle leggi dell’universo la manifestazione di un’intelligenza immensamente superiore a quella umana. Anche l’arte autentica, a suo modo, parla sempre di questo Mistero. Non importa che sia stata creata da un artista italiano, cinese, africano o sudamericano. Quando è vera, essa trascende le culture senza annullarle e diventa linguaggio universale. Se riconosciamo nell’arte lo splendore della bellezza e nella bellezza il riflesso della verità, allora l’arte diventa un ponte tra gli uomini. Ci ricorda che ciò che ci accomuna è infinitamente più grande di ciò che ci divide.

Che Gaudí abbia visitato o meno la Cappadocia conta relativamente. Ciò che colpisce è che le sue opere sembrano nascere dalla stessa sorgente da cui scaturiscono le forme della natura. Le guglie della basilica e le rocce della Cappadocia parlano un linguaggio comune, perché partecipano della stessa armonia profonda.

Ho voluto mettere in dialogo alcune fotografie che ho scattato nel mio viaggio in Cappadocia con alcune immagini delle opere di Gaudí reperite sul web...lascio a voi ogni considerazione.

Talvolta la natura sembra anticipare l'arte; altre volte è l'arte che ci insegna a vedere la natura. Forse alludeva a questo Baudelaire quando scriveva: “L’arte è una lotta contro la natura, un duello in cui l’artista grida di spavento prima di essere vinto”.

E forse la vittoria più grande dell'artista consiste proprio nel lasciarsi vincere dalla Bellezza, proprio come ha fatto Gaudì.

Francesco Astiaso Garcia

 









“Artigiani di Bellezza, collaboratori della Grazia”

 


Si concluderà dopodomani, venerdì 5 giugno, la mostra dei soci UCAI di Roma “Artigiani di Bellezza, collaboratori della Grazia”, un'esposizione che celebra il ruolo dell'artista come interprete del bello e testimone della presenza della Grazia nell'opera creativa.

Abbiamo da poco celebrato la Pentecoste, che in qualche modo è anche la festa degli artisti: la festa della varietà dei carismi e dei doni, nella quale ciascuno è chiamato a offrire al mondo ciò che è. È la festa in cui si manifesta il miracolo dell'unità nella diversità, un'unità ben diversa dall'uniformità o dall'omologazione. Il modello è quello del poliedro, tanto caro a Papa Francesco: una realtà nella quale tutte le diverse sfaccettature concorrono all'armonia dell'insieme senza perdere la propria originalità.

È esattamente l'opposto di ciò che accade nel racconto della Torre di Babele, richiamato anche da Papa Leone XIV nell'enciclica Magnifica Humanitas. Gli uomini, spinti dall'illusione della grandezza e dell'autosufficienza, vogliono costruire una torre per farsi un nome. Il risultato è la confusione delle lingue: non si comprendono più, si dividono e non riescono più a costruire nulla insieme. È difficile non vedere in questa immagine una sorprendente somiglianza con ciò che accade oggi nel nostro mondo.

Gli artisti, osservando e studiando la natura, scoprono qualcosa di mirabile, di sorprendente, oserei dire di epifanico: l'unità che governa le leggi dell'universo, il filo invisibile che collega ogni cosa e ogni essere, come se tutto fosse attraversato da un ordine nascosto, da un'armonia sottile ma inconfondibile.

Scriveva Walter Benjamin che la natura è un insieme di simboli e geroglifici che il poeta interpreta e traduce. L'artista è dunque colui che decifra il linguaggio segreto dell'universo. Ricordo una bellissima conversazione con il grande scienziato Antonino Zichichi, recentemente scomparso, sul rapporto tra arte, scienza e fede. Mi disse: «La bellezza è la logica che decifriamo nello studio delle leggi della natura». Una definizione straordinaria, che lega la bellezza non alle mode o ai manifesti ideologici, ma alla scoperta di un ordine profondo. La bellezza non è soltanto un valore estetico. È anche un principio guida della ricerca scientifica. Le scoperte più profonde e durature si rivelano spesso quelle caratterizzate da eleganza, semplicità e armonia.

Lo stesso concetto è espresso nel Salmo 18: «I cieli narrano la gloria di Dio, l'opera delle sue mani annuncia il firmamento. Non è linguaggio e non sono parole di cui non si oda il suono; per tutta la terra si diffonde il loro annuncio». È il linguaggio della bellezza. È il linguaggio di Dio.

Con gli artisti accade dunque l'opposto di quanto avvenne a Babele. Il nostro è un linguaggio comprensibile a tutti, un linguaggio universale e condiviso, capace di parlare tanto ai credenti quanto ai non credenti, tanto ai cinesi quanto ai russi, agli americani o agli africani. L'arte, nella sua forma più alta, riflette l'ordine supremo della realtà e rende visibile l'intelligenza che si manifesta nella creazione. Forse è per questo che Papa Francesco amava ripetere che l'artista, quando è autentico, sa parlare di Dio meglio di chiunque altro.

Anche Albert Einstein affermava che chiunque si dedichi seriamente alla scienza finisce per riconoscere, nelle leggi dell'universo, la manifestazione di un'intelligenza immensamente superiore a quella umana. Allo stesso modo, l'arte autentica parla sempre di questo Mistero, indipendentemente dalla lingua, dalla cultura o dalla provenienza dell'artista. Se consideriamo il canone artistico non come un'invenzione arbitraria dell'uomo, ma come la scoperta di una verità oggettiva inscritta nella realtà, allora l'arte assume un valore realmente universale. Diventa un luogo d'incontro, una via privilegiata per avvicinarci a qualcosa di più grande di noi.

Riconoscendo nell'arte lo splendore della bellezza e nella bellezza il riflesso della verità, essa diventa un ponte capace di attraversare confini e culture. Ci mostra che ciò che ci unisce è infinitamente più grande di ciò che ci divide. Ci rendiamo conto di quanto sia prezioso tutto questo in un mondo che tende sempre più a polarizzare, contrapporre e dividere? Se esiste qualcosa che unisce gli uomini da un capo all'altro della terra, è proprio la bellezza. Non è un caso che, quando parliamo di arte e cultura, parliamo del patrimonio universale dell'umanità. La bellezza appartiene a tutti, parla a tutti e continua a ricordarci che siamo parte di una stessa, grande famiglia umana.

Come insegna un antico proverbio della sapienza cinese, due fiumi, per quanto diversi, riflettono la stessa luna. E noi sappiamo che quella luce che si specchia nelle acque di entrambi ha la sua sorgente ultima nell'unico Sole che non tramonta: Cristo Risorto.

Per questo non possiamo nascondere la fonte da cui attingiamo la luce. Al tempo stesso siamo chiamati a farci tutto a tutti, riconoscendo, accogliendo e incoraggiando ogni autentica ricerca della verità e della bellezza, ovunque essa si manifesti. Esistono infatti molte vie che, pur nella loro diversità, tentano di dischiudere l'inesauribile Mistero di Dio.

Consapevoli del volto pluriforme della bellezza e della presenza dei semina Verbi disseminati nelle culture e nelle tradizioni dei popoli, possiamo incontrare l'altro non come un avversario, ma come un compagno di cammino nella comune ricerca di ciò che è vero, buono e bello.

L'armonia non elimina le differenze, ma le presuppone e le valorizza. Le diversità possono diventare luogo di incontro e di arricchimento reciproco, anziché motivo di esclusione o contrapposizione. Ogni cultura rappresenta uno sforzo autentico di interrogarsi sul mistero del mondo e dell'uomo; eppure, nell'uomo vi è qualcosa che trascende ogni appartenenza culturale e lo apre all'universale.

Che cosa accomuna, infatti, tutti i cercatori autentici del vero, del buono e del bello? La tensione verso una verità che supera i confini, una bellezza che parla a ogni cuore e un bene capace di unire ciò che appare distante.

Ricercare l'armonia attraverso il dialogo costituisce una delle sfide più grandi della pastorale della cultura. Desideriamo farci compagni di viaggio degli uomini e delle donne del nostro tempo, accompagnando una ragione che cerca la verità e un cuore che anela alla bellezza, affinché questa ricerca possa aprirsi alla Rivelazione del Dio vivente, il quale, mediante la grazia dello Spirito Santo, associa l'uomo a sé in Gesù Cristo, unico Redentore del mondo.

Le arti rappresentano una via privilegiata per portare il Vangelo fino al cuore delle persone. Consapevoli di questa responsabilità e di questa straordinaria opportunità, desideriamo contribuire a un rinnovato slancio nell'evangelizzazione della cultura e nell'inculturazione della fede.

Non è un caso che il termine cattolico derivi dal greco katà holos, «secondo il tutto». Holos significa infatti «intero», «totale», e richiama una visione capace di cogliere l'unità nelle molteplici dimensioni della realtà. Essere cattolici significa avere uno sguardo ampio, capace di abbracciare la complessità senza perdere il senso dell'insieme.

In questo senso siamo davvero Artigiani di Bellezza, collaboratori della Grazia: chiamati a riconoscere i frammenti di verità disseminati nel mondo, a costruire ponti dove altri erigono muri, a rendere visibile attraverso l'arte quella bellezza che conduce al Bene e alla Verità.

Il Signore ci conceda la grazia della creatività, affinché le nostre opere siano sempre al servizio dell'incontro, della speranza e della comunione.

 Francesco Astiaso Garcia