Non accontentiamoci di dipingere come Raffaello

Durante gli anni dell' Accademia ho conosciuto un uomo speciale, un pianista, un'artista come pochi, il Maestro Antonello Neri.
Allora io avevo vent' anni e lui era già un musicista affermato di fama internazionale.
Ho frequentato il suo corso (facoltativo) per due anni indimenticabili e decisivi per la mia formazione.

Durante le sue "lezioni" si respirava pura poesia accompagnata dalla sua capacità di trasmettere un'emotività vibrante che accendeva l'entusiasmo di noi giovani romantici.

Antonello è uno dei pianisti e compositori con maggiore talento e virtuosismo tecnico che ho conosciuto ma la cosa più sorprendente è la sua libertà, il suo coraggio, la sua capacità di rompere gli schemi!

Non si è mai accontentato di "suonare bene", lui ha sempre cercato di più, desiderava andare oltre, spingere la ricerca del suono oltre i limiti conosciuti.

Qualche volta suonava per noi Chopin o Beethoven deliziandoci con delle esecuzioni perfette, subito dopo con lo stesso pianoforte era capace di ricreare i suoni e l'atmosfera del temporale strofinando nelle corde oggetti di vetro, banconote e metalli.

Non ha mai voluto insegnarci le tecniche o i segreti dell'arte in se  ma l' approccio e la maniera d'intendere l'arte stessa.

 Perchè come dice Antoine de Saint-Exupery "Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito".
                                                                                                  
Qual'è il rischio maggiore per un'artista che sa suonare o dipingere molto bene? Accontentarsi, autolimitarsi.

Chi sa suonare come Einaudi o Rachmaninov deve suonare come Einaudi o Rachmaninov e chi è capace di dipingere come Raffaello o Caravaggio deve dipingere come Raffaello o Caravaggio! Giusto?

Sbagliato! E' proprio questo il punto. Se così fosse non sarebbero esistiti gli impressionisti o i Pink Floyd.

Senza neppure rendercene conto limitiamo l'arte all'esecuzione tecnica e artigianale dell'opera secondo i canoni conosciuti ma l'arte deve essere molto di più!

Anche il talento può diventare la tela che imprigiona l'artista, stretto nelle maglie dell' autocompiacimento e del desiderio che tutti comprendano e tutti amino quello che sa fare.

Alla conclusione del secondo anno Accademico, Antonello realizzò una performance che non potrò più scordare:
Di fronte a tutti i giovani studenti dell'Accademia delle Belle Arti di Roma, distrusse il suo Pianoforte a coda lasciandolo scivolare giù per le scale e registrando con microfoni di assoluta precisione il tremendo frastuono che ne scaturì.

E' stata un'esperienza sonora incredibile che rappresenta per me una delle eredità più preziose della mia formazione come artista.

Come sarebbe, in che consiste quest'eredità?
Per essere un' artista occorre saper sacrificare tutte le nostre certezze, rinunciare a quello che ci hanno insegnato e sempre e comunque osare, osare, osare!

Se si è pianisti bisogna aver il coraggio di distruggere il pianoforte, se si è pittori dobbiamo avere il coraggio di tagliare la tela, di bruciarla, di lanciare un secchio di colore sopra un disegno virtuoso che piace a tutti!

Non ci può essere arte senza rischio, senza inquietudine, senza ricerca e messa in discussione continua e totale, perchè l'artigianato conferma la cultura l'arte la mette sempre nuovamente in discussione.

Questo qui sotto è un dipinto di Gerard Richter, forse il più grande artista vivente.
Gerhard Richter è capace di dipingere come Raffaello ma non si accontenta di questo, vuole di più, cerca di più!

La candela non è una foto, è magistralmente dipinta, (sono andato a Vienna con la macchina per vederla dal vivo) eppure Richter non ha avuto paura di rovinarla, così spiazzando tutti ha applicato sul quadro una stesura di colore nero sacrificando uno splendido dipinto classico.

Se Gerhard Richter fosse un pianista sono certo che avrebbe distrutto il suo pianoforte come Antonello.
In fin dei conti nel dipinto qui sotto riportato ha dimostrato lo stesso coraggio, senza il quale non avrebbe regalato al mondo i suoi meravigliosi quadri astratti e informali, quelli che lo hanno reso fondamentalmente Gerhard Richter:


DIPINTO DI GERARD RICHTER
DIPINTO FIGURATIVO DI GERARD RICHTER
DIPINTO ASTRATTO DI GERARD RICHTER


DIPINTO ASTRATTO DI GERARD RICHTER

DIPINTO DI GERARD RICHTER

L' artista cieco e la luce che occhio non vede

"Io conoscevo un uomo che era cieco. Quando arrivò all'età di 40 anni si fece fare un'operazione e riacquistò la vista. All'inizio era... felice... incantato... facce, colori, paesaggi. Ma poi tutto cominciò a cambiare. Il mondo era molto più brutto di come se l'era immaginato. Nessuno gli aveva mai detto quanto sporco fosse. Quanta miseria. Vedeva squallore dappertutto. Quando era cieco attraversava la strada da solo con un bastone. Dopo aver riacquistato la vista, lo prese la paura. Cominciò a vivere nell'oscurità. Non usciva più di casa. Dopo tre anni si tolse la vita." 

Tratto dal film di Michelangelo Antonioni, "The passenger", con Jack Nicholson e Maria Schneider

Diversi anni fa  ho avuto la fortuna di conoscere di persona il grande regista Michelangelo Antonioni, ormai parlava poco, era  molto vecchio e costretto in una sedia a rotelle.

Abbiamo visto insieme il suo film "The passenger" e non so per quale motivo mi è rimasto impresso il monologo che ho riportato all' inizio di questa storia.

Qualche anno dopo la  morte di Antonioni ho conosciuto un pittore abruzzese che aveva dedicato tutta la vita alla pittura e alla scultura ricercando sempre la bellezza e tutto ciò che potesse allietare la vista.

Poi un giorno verso i 40 anni fu colto improvvisamente da una malattia degli occhi e divenne cieco. 
Senza la vista e senza la pittura la vita per lui aveva perso il senso...
così entrò in una terribile depressione che lo portò per un lungo tempo a non voler più uscire di casa.

Qualche volta accettò di accompagnare la moglie a messa e poco a poco, ascoltando la Parola e l' annuncio del Vangelo, cominciò a scoprire la fede e a mettere in discussione tutte le sue convinzioni e le sue certezze.

Mi parlò della conversione come di una maschera che cade.
Si era illuso per anni che la sua realizzazione come persona dipendesse dalla sua arte e dal successo umano del suo lavoro, e solo ora che suo malgrado aveva dovuto abbandonare la pittura, cominciava a capire quanta vanità e quanta illusione ci fosse dietro al suo sogno d'artista.

Per anni aveva trascurato la moglie e i figli, si era chiuso nel suo lavoro e non aveva visto e compreso il dolore delle persone che gli erano accanto, esisteva solo lui e la sua pittura, per gli altri non aveva mai trovato il tempo.

Non potrò mai scordare quando mi disse :

 "Io vedevo ma ero cieco, ora sono cieco ma ci vedo, Dio mi ha aperto gli occhi attraverso la mia cecità "


L'artista cieco (Francesco Astiaso Garcia 2003)



A lezione da Picasso

Come si può amare l'arte senza leggere quello che Picasso ha scritto al riguardo, sarebbe come avvicinarsi alla storia del Cristianesimo ignorando le lettere di San Paolo.

Riuscite a immaginare un fisico che ritenga superfluo conoscere gli studi e il pensiero di Albert Einstein, io no!
Se esistesse il Nobel per la pittura, siatene certi, lo avrebbe vinto Picasso, la sua costante ricerca e la pittura cubista, stanno al mondo dell'arte come la teoria della relatività al mondo scientifico.

E allora, che ci piaccia o no la sua pittura non possiamo ignorare la sua voce.
Leggere i suoi scritti è stato per me come andare a lezione di pittura nell' atelier del grande maestro.
Oggi voglio condividere alcuni passi particolarmente significativi del suo pensiero sull'arte:

" Che cos'è l' arte? Se lo sapessi mi guarderei bene dal rivelarlo.
Quando si comincia un quadro si fanno spesso scoperte seducenti...bisogna diffidarne, distruggere il proprio quadro, rifarlo molte volte.
Anche quando distrugge una bella invenzione l'artista in fondo non la sopprime mai, la trasforma, la condensa, la rende più sostanziale. L'opera compiuta è il risultato di una serie di scoperte via via eliminate. Altrimenti uno corre il rischio di diventare l'amatore di se stesso...io a me non vendo niente.

...bisogna soprattutto poter fermarsi in tempo. Un quadro non è mai pensato o deciso anticipatamente, mentre viene composto segue il mutamento del pensiero...i colori sono come i lineamenti del volto seguono i mutamenti dell' emozione.
...spesso il quadro esprime molto di più di quello che l'autore voleva rappresentare.
L'autore contempla stupefatto i risultati inattesi...comincio con un'idea e poi diventa un'altra cosa, io non cerco, trovo.

Il committente obbliga l'artista o l' artigiano a fissarsi uno scopo preciso, egli è costretto a prevedere come sarà il suo quadro alla fine e ciò esclude la libertà della creazione perpetua...quando cambio (nel quadro) una piccola cosa sono obbligato a cambiare tutto. E' curioso perchè mi sembra che un filosofo possa cambiare una parola, senza per questo dover cambiare tutto...per vedere una cosa, occorre vederle tutte...sarebbe bello dipingere quel solo particolare ma per capirlo e trasformarlo in un'immagine occorre dipingere l'intera veduta che lo fa esistere così.
Non è possibile dipingerlo direttamente senza tutte le sue infinite relazioni. 

Il fatto che il cubismo sia rimasto per molto tempo incompreso, e che anche oggi molta gente non lo capisca, non ha un'importanza essenziale e non ne pregiudica il valore.
Se io non so il tedesco e se un libro tedesco non è per me che nero su bianco, non ne concluderò che la lingua tedesca non esiste.

Non esiste un'arte figurativa e un'arte non figurativa; l'artista raccoglie emozioni che vengono da ogni parte: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una forma che passa, da una tela di ragno...non bisogna fare distinzioni tra le cose, non sono stratificate per classe.

Il pittore subisce stati di pienezza e di restituzione, questo è il segreto dell'arte, vado a passeggiare nella foresta di Fointainbleau, faccio indigestione di verde; devo pur liberarmi di questa sensazione in un quadro. Il verde è il colore in esso dominante. Il pittore dipinge per un bisogno di liberarsi di sensazioni e visioni.
...in fondo c'è solo l'amore...si dovrebbero bucare gli occhi ai pittori come si fa come i cardellini perchè cantino meglio.


L'arte non è l'applicazione di un canone di bellezza, ma ciò che istinto e cervello possono concepire indipendentemente da ogni canone...ogni cosa deve essere fatta di nuovo, non rifatta.
Cosa credete sia un'artista? Un imbecille che ha solo gli occhi, se è un pittore, le orecchie se è un musicista, e una lira su tutti i piani del cuore se è un poeta.

Per scoprire  la personalità di un'artista il mezzo più sicuro è di fargli tracciare un cerchio perfetto.
Non ci riuscirà, ma quel cerchio mal riuscito può far scoprire il suo temperamento.
Oppure domandategli di copiare un quadro, la sua copia non sarà esattamente il modello ma qualcosa che gli apparterrà in proprio."

                                                          PICASSO


Web Dunque Sono

Diventeremo "di buon grado vigliacchi pur di acquistare così la reputazione di essere coraggiosi".

Queste parole scritte da Pascal rappresentano un paradosso che esprime tragicamente  l'ipocrisia dell'uomo alla quale non è immune nessuno.

L'onore non coincide con la reputazione; l'onore dipende dalle virtù della persona, non da quello che altri pensano di lei. La nostra società senza onore, è basata sulla reputazione; eppure come ha scritto Cechov, "l'onore non si può togliere si può solo perdere".

E' vero che in ogni epoca l'uomo ha subito l'influenza del narcisismo e dell'apparire ma oggi, immerso costantemente nella comunicazione telematica, vive tutto questo all'ennesima potenza.

Siamo arrivati a preoccuparci maggiormente di dare alle persone un'immagine felice della nostra vita piuttosto che preoccuparci della felicità stessa della nostra esistenza.

Indossare pantaloni firmati Armani, appendere nel proprio salone un Dalì e bere chardonnay per molti è più importante di vestire bene, arredare la casa con gusto e godersi un buon vino.


Dorian Grey nell'omonimo capolavoro di Oscar Wilde chiede all'amico pittore di immortalare sulla tela la sua immagine nel momento di massimo splendore affinchè tutti ne possano ammirare la bellezza.
Lui stesso però se ne innamora al punto tale da crederla più importante della sua stessa anima.
Vende allora la bellezza della sua anima e quindi della sua autentica persona in cambio della bellezza del suo apparire.

Oggi il rischio è che lo schermo del computer o del telefono sostituisca la tela del ritratto di Dorian Grey e che il Web seducendoci con tutte le sue piattaforme sociali diventi feticcio dell'immagine che vogliamo dare di noi stessi.

Cartesio disse nel 1600 :"Ego cogito, ergo sum, sive existo" (Io penso, dunque sono, ossia esisto), oggi potremmo dire Web ergo sum, comunico nel Web dunque esisto!


Ma cosa importa veramente, essere felici o sembrare di esserlo?

Rimango sempre colpito dalla notizia improvvisa del suicidio di una persona di successo di cui nessuno avrebbe potuto immaginare la disperazione.

Non si vede bene che con il cuore, perchè l'essenziale è invisibile agli occhi diceva il Piccolo Principe nella sua autentica innocenza, c'è ancora qualcuno disposto a crederlo?


Chi di noi sarebbe disposto ad essere reputato vigliacco pur di essere in cuor suo coraggioso?
Chi accetterebbe di essere giudicato come un bugiardo e un falso pur di perseguire la verità e la giustizia?
C' è qualcuno capace di caricarsi l' accusa di malvagio e apparire tale agli occhi del mondo per essere veramente buono?



Avrei trasformato tutto ciò che c' è al mondo in qualcosa di bello e di sublime

Circa dieci anni fa entrando a Piazzale Flaminio passando per la porta di Piazza del Popolo, rimasi sorpreso e sulle prime infastidito per l'insolita presenza di enormi pozze d'acqua che avevano occupato gran parte della strada e del marciapiede a causa della pioggia e di un guasto del sistema fognario.

Dove passare per attraversare la piazza e poter prendere l'autobus, domandai agli operatori che si stavano occupando dello spurgo.

Prima ancora che mi rispondessero rimasi come rapito dalla bellezza e nitidezza del riflesso sull'acqua fognaria stagnante; il paesaggio cittadino piovoso si immergeva nella luce calda di un sole ritrovato che nel contrasto con il cielo plumbeo sembrava conferire alle case e alle strade un colore dorato.

Senza neppure realizzare del tutto che si trattasse dell'acqua putrida e maleodorante di una fogna mi ritrovai a fotografare le pozze cercando il giusto momento e la giusta angolazione.
Avevo gli occhi pieni di luce quando uno degli operatori, innervosito dalla mia presenza e dal suo stesso lavoro, mi chiese; "Ma che ci troverai di bello in una fogna?"

Solo tre anni dopo lessi il libro "Memorie del sottosuolo" di Dostoevsky in cui il protagonista spinto da uno slancio romantico afferma:

"Avrei trasformato tutto ciò che c'è al mondo in qualcosa di bello e di sublime; avrei colto anche nella più lurida fogna il bello e il sublime"

Non ho potuto fare a meno di sorridere e ricordarmi le parole dell' operatore ecologico.
Queste qui sotto sono alcune delle foto che ho scattato quel pomeriggio a Piazzale Flaminio.





















Cosa Significa Convertirsi?

Vi siete mai chiesti cosa significa convertirsi?
A cosa serve la conversione, cos'è la conversione, ci riguarda in qualche modo?

Queste sono domande troppo grandi perchè io vi possa dare una risposta soddisfacente, ma ho letto una volta che c'è sempre qualcuno che ha detto qualcosa nel migliore dei modi, perciò se non riesci a fare di meglio ruba da lui.

Allora per provare a rispondere a queste importanti domande voglio condividere la storia di una conversione tratta dalle Confessioni di Sant' Agostino.
Il mio consiglio è di leggere per intero questo libro straordinario che costituisce una testimonianza unica dell'incontro di un'anima inquieta con Dio.
Se pensate di non avere tempo o voglia di leggere le Confessioni per intero, vi prego almeno di dedicare cinque minuti a leggere questa paginetta in cui ho trascritto per voi le parti che più mi hanno colpito.

"...a quei tempi sapevo solo succhiare, acquietarmi negli appagamenti, piangere per i fastidi della mia carne e nient'altro...quali miserie Dio, Dio mio, quali inganni dovetti sperimentare, allorchè a me fanciullo veniva presentato come retto vivere l'assecondare coloro che mi spingevano a farmi bello in questo mondo e ad eccellere nelle virtuosità tese ad ottenere la stima degli uomini e false ricchezze...

E il mio peccato consisteva appunto nel fatto che non in Lui, ma nelle sue creature, cioè in me e negli altri, cercavo il piacere, la grandezza, la verità, e così sprofondavo nel dolore, nella confusione e nell'errore...cominciai ad ardere della brama di saziarmi di cose infime e mi spinsi fino a diventare come un animale selvatico dietro a svariati e bui amori.

La mia bellezza ne fu deturpata e divenni marcio ai tuoi occhi, desiderando di piacere a me e agli occhi degli uomini...la fangosa concupiscenza della carne e la voragine della pubertà esalavano le loro nebbie così che non si discernesse più la limpidezza dell'amore dalla caligine della libidine, entrambe ardevano confusamente.

Assordato dallo stridore della catena della mia mortalità, come pena per la superbia della mia anima, camminavo lontano da te e vagavo sempre più lungi da te verso le sempre più numerose sterili strade del dolore, con abbattimento nutrito di presunzione.

Tu eri sempre li, misericordioso a castigarmi, così infatti hai comandato e così è: ogni moto disordinato dell'animo è castigo a se stesso...così cospargevi di dolorose delusioni tutti i miei illeciti piaceri, affinchè cercassi il piacere che è senza delusioni.

L'anima va fornicando quando si distoglie da te e cerca fuori di te, ciò che non può trovare in modo puro e trasparente se non ritornando a te.
Tanta è la cecità degli uomini che perfino della cecità si vantano.
Ero infelice come infelice è ogni animo legato d'amicizia verso cose mortali; è straziato quando le perde, perchè in quel momento avverte lì infelicità per la quale era infelice anche prima di perderle.

Trascinavo in me la mia anima dilaniata e sanguinante, insofferente di essere trascinata da me, e non trovavo dove posarla: non trovava pace nei divertimenti, nei canti, nè in luoghi aulenti, non nei banchetti imbanditi, nè nelle voluttà del letto e del giaciglio, e neppure nei libri e nella poesia.

Tutto era diventato squallido.
Dove sarei fuggito lontano da me stesso? Dove il mio io non mi avrebbe più seguito?
...Vagavo in preda all'orgoglio, sballottato qua e là da tutti i venti, ma tu segretamente mi guidavi.

Avevo infatti le spalle rivolte contro la luce e il volto verso le cose illuminate per cui il mio stesso volto, con cui contemplavo le cose illuminate, non riceveva luce. (Queste ultime parole riassumono con estrema lucidità la condizione di inganno di moltissimi artisti e poeti)

Che vantaggio traevo io a quei tempi dall' avere un'intelligenza agile mentre però nella scienza della pietà erravo in maniera deforme?

E che svantaggio traevano i tuoi piccoli dall'avere un ingegno senz'altro più tardo, ma intanto non si allontanavano da te, al sicuro, nel nido della tua Chiesa, mettevano le piume e nutrivano le ali della carità con l'alimento della fede sana.

Il mio peccato più inguaribile era appunto che non credevo di essere peccatore.
Quanto ero infelice!
E tu facesti in modo che io percepissi la mia miseria...ed ero tanto più fragile quanto più facevo affidamento su di me.

La sapienza stà nella pietà, avevo ormai trovato la perla preziosa: avrei dovuto vendere tutto quello che avevo e comprarla, e invece esitavo.
La via, cioè il Salvatore stesso mi piaceva, ma camminare nelle sue strettoie mi pesava, ogni cosa nella mia vita terrena era vacillante e il mio cuore aveva bisogno di essere purificato dal vecchio fermento.

Le tue parole avevano ormai aderito al mio cuore e da ogni parte ero circondato da te.
La mia nuova volontà cominciava a sorgere in me, volevo sentirti e goderti o Dio, unica sicura letizia, senza desiderare nulla in cambio...ma essa non era ancora capace di scavalcare la volontà precedente, consolidata dalla lunga abitudine...

E così in me due volontà, una vecchia e una nuova, una carnale e una spirituale, si combattevano a vicenda e nel loro contrastarsi logoravano la mia anima.
Nè ormai valeva quella scusa per la quale solevo considerare che se non avevo ancora disprezzato il mondo per servire te, era per l'incertezza nella comprensione della verità; no, ormai essa mi era chiara ma ancora legato alla terra, mi rifiutavo di mettermi al tuo servizio e avevo paura di essere liberato da tutti quei miei lacci come si dovrebbe invece aver paura di esserne legati...

Le mie riflessioni su di te erano simili ai tentativi di chi vuole svegliarsi ma vinto dal sonno, risprofonda...io sapevo per certo che era meglio dedicarmi al tuo amore che cedere alla mia cupidigia.
Chi poteva liberarmi da questo corpo di morte, se non la tua grazia per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore?

Ma tu Signore sei buono e misericordioso e con la tua destra hai scandagliato le profondità della mia morte e dal fondo del mio cuore hai prosciugato l'abisso della corruzione.
Ciò avvenne quando cessai di volere tutto ciò che prima avevo voluto e cominciai a volere ciò che tu volevi.
Quanto mi apparve dolce, in un batter d' occhio, l' essere privato delle dolcezze frivole!"

Avevo infatti le spalle rivolte contro la luce e il volto verso le cose illuminate per cui il mio stesso volto, con cui contemplavo le cose illuminate, non riceveva luce.
 Foto scattata ad Anguita nell' Estate del 2002


Il Pittore è un Camaleonte, la sua Pelle è la Tela

Mi piace l'idea di pensare ad un pittore come ad un camaleonte  la cui pelle è la tela, capace di registrare le suggestioni ricevute lungo il cammino e colorarsi a piacimento imitando la natura.

Qualche anno fa in Accademia, quasi per gioco ho scattato queste foto ad un'amica che come per magia è sparita come fosse un camaleonte.






Siate quello che dovete essere e metterete fuoco nel mondo

foto scattata a Parigi nel 2006 

Tutti abbiamo un libro che ha segnato la nostra vita lasciando un solco profondo nel cuore e nello spirito, un libro verso il quale proviamo una gratitudine tutta speciale perchè ha saputo toccare le corde più intime della nostra sensibilità al punto di cambiarci in qualche modo.

Il mio libro giusto al momento giusto è stato "Il cammino dell' uomo" di Martin Buber.

Me lo ha regalato mio padre in un periodo piuttosto confuso della mia giovinezza, un periodo in cui concepivo la vita come un accumulo di esperienze diverse, e questo mi impediva di prendere decisioni risolutive e definitive.

Avevo capito che ogni scelta presuppone una rinuncia e non riuscivo a indirizzare la mia personalità entusiasta, poliedrica e contraddittoria verso nessuna strada definita.
Allo stesso tempo sentivo il fuoco che ardeva nel mio spirito, fuoco che non mi ha mai permesso di restare spettatore della vita e mi ha sempre spinto a buttarmi, sperimentare, assaporare l' esistenza.

Tante forze contrastanti combattevano dentro di me quando ho cominciato a leggere questo libro, vorrei condividere con voi alcune parti, quelle che mi hanno colpito di più:

" L' uomo che ha un' anima molteplice, complicata, contraddittoria non è ridotto all' impotenza.
Il nucleo più intimo di quest' anima, la forza divina che giace nelle sue profondità, è in grado di agire su di essa e trasformarla, può legare le forze in conflitto e fondere insieme gli elementi che tendono a separarsi. Questa unificazione deve prodursi prima che l' uomo intraprenda un' opera eccezionale.

E' compito di ogni uomo conoscere bene verso quale cammino lo attrae il proprio cuore e poi scegliere quello con tutte le forze...

Con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo che non è mai esistito, qualcosa di primo ed unico.
Ciascuno ha l' obbligo di considerare e di riconoscere che lui è unico al mondo nel suo genere...
Ciascuno è tenuto a sviluppare e dar corpo proprio a questa unicità ed irripetibilità...

Un uomo contribuisce alla trasformazione del mondo solo attraverso la propria trasformazione.
Tutte le forze devono essere implicate nell' azione, tutte le componenti dell' essere umano, tutte le sue membra, altrimenti l' uomo resta schizofrenico.

Gli uomini sono ineguali per natura pertanto non bisogna cercare di renderli uguali.
Dio non dice; "Questo cammino conduce fino a me, mentre quell' altro no, dice invece:
"Tutto quello che fai può essere un cammino verso di me a condizione che tu lo faccia in modo tale che ti conduca fino a me".

Guardare quanto un altro ha fatto e sforzarsi di imitarlo può solo condurre in errore; comportandosi così, infatti, uno perde di vista ciò a cui lui, e lui solo, è chiamato.

In ognuno c' è qualcosa di prezioso che non c' è in nessun altro.
Ma ciò che è prezioso dentro di se, l' uomo può scoprirlo solo se coglie veramente il proprio sentimento più profondo, il proprio desiderio fondamentale, ciò che muove l' aspetto più intimo del proprio essere.

L' ascesi non deve mai pretendere di dominare la vita dell' uomo.
Dobbiamo metterci reciprocamente in guardia su ciò che ci impedisce di realizzare i nostri progetti, il fatto di avanzare e poi indietreggiare, l' andirivieni, il procedere a zig-zag.

Ma la nostra autentica missione in questo mondo, dove siamo stati posti, non può essere in alcun caso quella di voltare le spalle alle cose e agli esseri che incontriamo e che attirano il nostro cuore;
al contrario, è proprio quella di entrare in contatto, attraverso la santificazione del legame che ci unisce a loro, con ciò che in essi si manifesta come bellezza, sensazione di benessere e godimento.

A chi troppo A chi troppo poco

"Non ci accorgiamo più che alcuni si trascinano in una miseria degradante, senza nessuna possibilità di miglioramento, mentre altri non sanno nemmeno che farsene di ciò che possiedono, ostentano con vanità una pretesa superiorità e lasciano dietro di sé un livello di spreco tale che sarebbe impossibile generalizzarlo senza distruggere il pianeta. Non può essere autentico un sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura, se nello stesso tempo nel cuore non c'è tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani.
E' evidente l' incoerenza di chi lotta contro il traffico di animali a rischio di estinzione, ma rimane del tutto indifferente davanti alla tratta di persone, si disinteressa dei poveri, o è determinato a distruggere un altro essere umano che non gli è gradito.
Ciò mette a rischio il senso della lotta per l' ambiente. Non è un caso che, nel cantico in cui loda Dio per le creature, san Francesco aggiunga: "Laudato si', mi Signore, per quelli ke perdonano per il tuo amore". Tutto è collegato."

                                                                   (Papa Francesco)


Qui a Roma, dopo le ultime notizie sulla corruzione generale dell' amministrazione e della politica, sembra molto difficile non perdere la speranza in un mondo giusto, pacifico e altruista.

Sembra quasi che  giustizia ed equità siano ormai solo temi romantici lontani dalla realtà, argomenti delle omelie di Papa Francesco, delle canzoni di Manu Chao e della propaganda elettorale di turno.
Sono convinto che il presupposto del fare politica sia quello di mettere gli interessi degli altri al di sopra dei propri, senza questa premessa non possiamo fare politica.

Come definire una società giusta, equilibrata e democratica ?
Come garantire che il potere di chi è ai vertici possa tutelare indistintamente ogni uomo?
Come evitare che la cura dei propri interessi entri in conflitto con la cura degli interessi dell’ intera collettività?

Quando eravamo piccoli e mia mamma cucinava una torta era sempre una festa a casa mia, le discussioni con i miei fratelli cominciavano quando nel dividerla non bastava per tutti perché qualcuno ne aveva mangiato una fetta troppo grande.

Per evitare che questo succedesse ancora, abbiamo escogitato un’ idea, uno di noi avrebbe tagliato la torta e gli altri avrebbero scelto per primi la propria parte, quella rimasta sarebbe spettata a chi aveva fatto le parti.
Vi posso assicurare che questo stratagemma funzionò perché chi aveva il compito di tagliare la torta si preoccupava di dividerla in fette assolutamente uguali per evitare che gli toccasse quella più piccola, ovviamente scartata dagli altri.

Recentemente ho letto un libro in cui un filosofo morale di nome Jon Rawls, ipotizzando l’ esistenza di una società giusta, arriva ad immaginare una soluzione democratica molto simile a quella che avevamo realizzato da piccoli con i miei fratelli nel dividere la torta.
Scrive Jon Rawls:

“ …immaginati di essere membro di un consiglio supremo che ha il compito di elaborare tutte le leggi di una società futura; i membri di questo consiglio devono valutare ogni tipo di rapporto e di condizione, perché, non appena avranno raggiunto un accordo, moriranno; moriranno per rinascere subito nella società di cui loro stessi hanno elaborato le leggi.
Il punto è che nessuno di loro sa quale posizione occuperà in quella società.
Questa sarebbe una società giusta anche per le donne  perchè i membri del consiglio non sanno neppure se si risveglieranno uomo o donna.
Dal momento che le probabilità sono cinquanta e cinquanta, la società deve essere buona tanto per le donne, quanto per gli uomini.”

Spesso penso che il mondo in cui viviamo ci spinga in qualche modo all'individualismo e all'indifferenza, questo mi fa terrore. E' vero che sono tante le paure e le preoccupazioni della vita di ogni giorno ma il rischio di vivere come schiavi delle proprie sicurezze nel desiderio di poterci garantire sempre e comunque il futuro non ci permette di vedere chi oggi non ha l'essenziale.

Pochi giorni fa leggevo un articolo del Corriere della Sera che riportava il rapporto di Oxfam sulle disuguaglianze nel mondo.
Tale rapporto sottolineava la constatazione allarmante che il divario tra ricchi e poveri negli ultimi decenni è costantemente cresciuto.
Secondo recenti studi l' 1% più abbiente della popolazione possiede più del restante 99% delle ricchezze planetarie.
L' economista Joseph Stiglitz disse nel 2009 che la democrazia non può rassegnarsi ad essere "il governo dell' 1 %, da parte dell' 1 %, a favore dell' 1 % "
Com' è possibile che un gruppetto di 62 miliardari ha un patrimonio più grande di quello della metà più povera della popolazione della Terra?

Ma cosa succede al mondo? Come si può arrivare ad un così alto grado di insensibilità?
" Succede- scrive Papa Francesco nel Messaggio diffuso in preparazione della Quaresima -che quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli altri, non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono...Questa attitudine egoistica, di indifferenza, ha preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell' indifferenza."

"-Ma perché dovrei essere proprio io con tutta la gente che c'è al mondo a occuparmi dei bambini che muoiono?-, penserà chi legge queste righe. Sul piano del principio morale che uno sia il solo a fare qualcosa che andrebbe comunque fatta o che lo faccia insieme ad altri milioni di persone non fa differenza. È diverso l'atteggiamento psicologico; uno si sente meno a disagio nel non fare niente se sa di non essere il solo — «non faccio niente io ma non fa niente nemmeno nessun altro» — ma resta l'obbligo morale nei confronti di chi soffre la fame. Se vediamo un bambino che sta per cadere in un fiume, rinunciamo a soccorrerlo perché altri intorno a noi, che pure potrebbero aiutarlo, non stanno facendo niente? Senza contare che molta della ricchezza di cui godiamo arriva a scapito dei poveri; la nostra morale, dice Singer, ci impedisce di comprare cose rubate ma non di impadronirci delle risorse dei Paesi poveri pagando dittatori corrotti e lasciando nella miseria chi procura le materie prime che servono a costruire il nostro benessere. " (Meno lussi, meno fame di Giuseppe Remuzzi)


"All' affamato appartiene il pane che metto in serbo, all' uomo nudo il mantello che conservi nei tuoi bauli; agli indigenti il denaro che tieni nascosto".  San Basilio di Cesarea


"Ciò che è superfluo per i ricchi, appartiene ai poveri"  S. Agostino


"Come ogni pianta assorbe dal terreno solo l' acqua che le è necessaria, così anche noi cerchiamo di avere solo quello che occorre. E' meglio se ogni tanto ci accorgiamo che manca qualcosa; meglio essere un po' poveri che un po' ricchi."  Chiara Lubich


"Se vedessimo che è Cristo, l' uomo bisognoso, l' uomo torturato, l' uomo prigioniero, l' uomo ucciso, Lui in ogni persona umana calpestata così indegnamente lungo le nostre strade, vedremmo in questo Cristo calpestato una moneta d' oro che si raccoglie con cura e si bacia, né certo ci vergogneremmo di Lui".      Beato Oscar Romero


"Quando ho del denaro tra le mani, non penso affatto che mi appartenga. Si trova lì e basta. Quando ne spedisco, non mi pare di donarlo. Passa dalle mie mani in quelle di un altro che ne ha bisogno e io ho l'impressione che proprio non c'entro. Vorrei tanto che il denaro fosse come l'acqua e scorresse da solo là dove ce n'è troppo poco".     Simone Weil


"Non bisogna correre il rischio di accrescere ulteriormente la ricchezza dei ricchi e la potenza dei forti, ribadebdo la miseria dei poveri e rendendo più pesante la servitù degli oppressi."   Paolo VI


"Non fare attendere troppo l'elemosina al misero...soccorri chi ha bisogno...disponi dei beni secondo i comandamenti dell'Altissimo e ti saranno più utili dell'oro. Riponi l'elemosina nei tuoi scrigni ed essa ti libererà da ogni male. Meglio di uno scudo resistente e di una lancia pesante, essa combatterà per te di fronte al nemico. 
(dal Libro del Siracide)


"Non potete servire Dio e la ricchezza"  Gesu Cristo

Foto scattata in Congo nell' Estate 2006

Il Linguaggio Segreto dell' Universo (l' impronta digitale di Dio)

"Tutto può essere diviso in qualcosa di ancora più piccolo,
ma anche nelle parti più microscopiche è presente il tutto!" (Anassagora)

Qual' è il legame tra le conchiglie e le stelle,
i semi di un girasole e il guscio di una lumaca?
Cosa accomuna un cristallo di sale, la disposizione delle crepe sulla terra e l'umidità del legno?

Dai tempi pagani fino ad oggi, in ambienti non solo cristiani, ma anche ebraici, mussulmani e buddisti, innumerevoli scienziati e artisti, studiando e osservando la natura, hanno scorto in tutte le sue sfaccettature le impronte digitali del Deus Absconditus, del Dio che si cela e al contempo si rivela, lasciando tracce, indizi, segnali della sua creazione.

Scrive Walter Benjamin:

"La natura è un insieme di simboli e geroglifici che il poeta interpreta e traduce, egli è il decifratore del linguaggio segreto dell' Universo"

E' compito del poeta allora impedire che le persone diano il mondo per scontato...
per ogni indifferente, per ogni ignavo c' è un poeta che ha fallito!

Un bagliore del mistero divino è presente in tutto ciò che esiste, lo vediamo risplendere in un papavero, in una farfalla, in un ramo; tutto possiede una potenza rivelatrice!

In una bella intervista il noto fisico e scienziato Antonino Zichichi risponde alle domande:

In che modo, dal suo punto di vista di scienziato, la bellezza del creato può rivelare l' impronta di Dio?

Zichichi: La bellezza del creato è la prova che non siamo figli del caos. 
Se fossimo nati dal caos, come pretende la cultura atea senza però saperlo dimostrare, se noi dunque, venissimo dal caos, non potrebbero esistere le leggi fondamentali della natura, non potrebbero esistere le bellezze spettacolari che a volte ci lasciano senza fiato e che noi riusciamo a decifrare studiando la logica di colui che ha fatto il mondo.

Per il Professor Zichichi in cosa consiste la bellezza del creato?

Zichichi: Nelle leggi fondamentali della natura, nella logica che noi decifriamo

E' questo il linguaggio segreto dell' Universo, la logica che accomuna scienziati e artisti, la logica che decifriamo dalle leggi fondamentali della natura di cui parla Zichichi.

Perciò ogni opera d' arte autentica, astratta o figurativa, è un de-ja-vù del creato, un' icona che come uno specchio compone la realtà attingendo alla fonte.
L’ arte è lo splendore della bellezza, la bellezza è lo splendore della verità, l’ artista continua l’ opera del Creatore e torna alle origini ricreando le leggi della Natura.

“La creazione prosegue incessantemente attraverso l’uomo. Ma l’uomo non crea: scopre. Coloro che ricreano le leggi della Natura per basare su esse le loro nuove opere sono collaboratori del Creatore.
Perciò, l’originalità consiste nel ritorno alle origini…La Bellezza è lo splendore della Verità, senza Verità non c' è Arte. (A. GAUDÍ)

"Infatti è giusto che le cose siano fatte così come lo sono, e che si compiano come noi le vediamo compiute. Poiché è lui che ha voluto che tutto accada in questo modo e nessuno può avere un motivo ragionevole per negarlo. Infatti se il movimento delle cose create avvenisse senza ragione e il mondo girasse alla cieca, non si dovrebbe più credere nulla di quanto è stato detto. Ma se il mondo è stato organizzato con sapienza e conoscenza ed è stato riempito di ogni bellezza, allora si deve dire che il creatore e l'artista è il Verbo di Dio...lui che ha ordinato l'universo e lo ha illuminato con la sua provvidenza. E' lui che ha dato ordine a tutto il creato, conciliando fra loro gli opposti elementi e componendo ogni cosa armonicamente." ( Sant' Atanasio )

Di seguito pubblico delle foto che ho fatto ricercando il linguaggio segreto dell' Universo, la logica che accomuna la bellezza nella natura, l' impronta digitale del Deus Absconditus.
La bellezza è  la prova che il mondo è frutto dell' amore:
                                                                       

                                                                                           
  LEGNO


PAESAGGI



GHIACCI e NEVI


                                                                              PIANTE



UMIDITA'


RUGINI
                                             

                                                                           ACQUA

Lucciole o Stelle?



Tecnica Mista (2007)
Quando osserviamo una stella della via Lattea che si trova a cinquantamila anni luce dal nostro sole vediamo cinquantamila anni indietro nel tempo, non possiamo mai sapere com’è l’ Universo, possiamo solo sapere com’era, questo significa che la luce delle stelle che brilla oggi, illuminerà il cielo domani.

Molti dei grandi geni della storia dell’arte sono stati incompresi durante il corso della loro vita, ma  la loro opera ignorata o addirittura derisa sul nascere a distanza di tempo ha illuminato il panorama mondiale delle arti rifulgendo di antica luce e splendida verità.

Tecnica Mista (2008)
L’artista dunque è sempre un profeta che anticipa i tempi non preoccupandosi di dare alla gente quello che vuole ma donandogli quello che ancora non sa di volere.

Il panorama artistico è pieno di fuochi fatui che scompariranno come sono apparsi senza lasciare nessun segno; nei piani alti del grattacielo del mercato dell'arte oggi c'è meno meritocrazia che nella politica o nella pubblica amministrazione. Lo dico, con tristezza si, ma senza nessun risentimento,  anche le lucciole viste da una distanza troppo ravvicinata, possono sembrare stelle.


L’ artigianato conferma la cultura, l’arte la mette continuamente in discussione, come un virus che costringe il sistema all’evoluzione.

Forse è per questo che Oscar Wilde disse che "ogni singola opera d’arte è l’adempimento di una profezia".


Chissà quante sono le stelle che in questo momento ardendo nel silenzio di luce pura illumineranno il cielo buio domani? 


La mia Storia con i Papi

Tutta la mia vita dalla primissima infanzia è stata legata alla Chiesa e ai Papi che si sono susseguiti nel corso della mia crescita.

I miei genitori, con le parole e con l'esempio,  mi hanno trasmesso un grande amore e rispetto verso i Pontefici della Chiesa di Roma, un amore scaturito non tanto dal clericalismo o da una religiosa riverenza quanto da una consapevolezza profonda di quanto il Papa rappresenta; 
Per questo non hanno perso occasione per portare me e i miei fratelli dal Papa anche appena nati.

Quando ero adolescente mamma e papà, non senza sacrifici, hanno cercato di farmi partecipare sempre alle "Giornate Mondiali della Gioventù", ed io ho seguito il Papa in giro per il mondo; ero contento di aspettare il Papa a Toronto, a Colonia, a Tor Vergata, a Gerusalemme o a Madrid, a costo di passare intere notti all' aperto, trascorrere ore ed ore sotto la pioggia e sentire un freddo cane, senza poter chiudere occhio.

Crescendo mi sono reso conto di quanto fossi stato fortunato ad avere avuto la possibilità di conoscere ed ascoltare un uomo come San Giovanni Paolo II e non sarò mai abbastanza grato ai miei genitori per avermene dato l'occasione.

Quando ho compiuto 28 anni mi hanno offerto un lavoro al Vaticano, inizialmente non l'ho accettato perchè avevo paura di perdere la mia libertà e la mia indipendenza come artista, poi ho capito che la provvidenza divina passava per quel posto e così mi ritrovo a lavorare da cinque anni per la Chiesa di Roma.

Questo mi ha dato la possibilità di seguire e conoscere da vicino altri due grandi Papi, Benedetto XVI negli ultimi anni del suo Pontificato e Papa Francesco.
Potrei scrivere tante cose a proposito di questi anni, ma mi voglio limitare a dire che veramente per me la Chiesa è stata sempre una madre!


La benedizione di San Giovanni Paolo II poco dopo la mia nascita




Dal Papa con mio padre e i miei fratelli quando avevo quattro anni



Con BENEDETTO XVI 




Quando ho detto a Papa FRANCESCO che mi sarei sposato entro l' anno
e lui scherzando mi ha risposto: "Ah!!...vai in galera!!"










Questo è uno dei ricordi più belli! Ho avuto l' opportunità di regalare un quadro a Papa Francesco
e con l' occasione gli ho presentato la mia famiglia. E' stato con noi più di 15 minuti,
ci ha ascoltato e gli ho potuto spiegare il significato dell' opera.

Il battesimo di Isabel