La Bellezza è Relazione, Equilibrio di Contrasti



Io sono un pittore e so bene che l'armonia non si trova nell'assenza di contrasti, si trova invece nell'equilibrio di contrasti.

Trovare questo equilibrio è un' arte perchè l'arte è relazione.


Quando dipingo mi rendo conto di quanto sia difficile armonizzare i colori, le linee e le forme della pittura; Se manca armonia il quadro è un caos senza bellezza, ogni elemento cerca di sopraffare l' altro, i colori si disturbano vicendevolmente.
Quando invece riesco ad armonizzare i contrasti, ogni colore, mantenendo la propria identità, canta la meraviglia dell' altro, tutte le linea e tutte le forme si valorizzano reciprocamente e così appare la Bellezza!

Cercare la Bellezza dovrebbe essere il compito di ogni uomo, non solo degli artisti.
Se difendere la vita e la Bellezza significa dissentire da ideologie varie, manifestiamo il nostro dissenso, senza paura, senza vergogna, con semplicità, con fermezza, con amore;
Non si può amare avendo paura del conflitto. Perchè tanta paura delle differenze? Siamo ossessionati dalla negazione della differenza nel nome dell'uniformità e dell'allineamento ad un pensiero medio collettivo.

E' facile riconoscere un' ideologia; nonostante tanti cuoricini e arcobaleni non può sopportare chi non la condivide, l' ideologia è educata ma intollerante, rispettosa ma intransigente, democratica ma impositiva. Ma come può la tolleranza mostrarsi allergica alla differenza di opinioni?

Il vero progresso passa sempre per la difesa e tutela dei più piccoli, non si può rinunciare a lottare in difesa della vita in nome del "dialogo ad ogni costo".

I nostri tempi hanno bisogno di cuori ardenti e spiriti vivi per non cedere alla tiepidezza!





Dedicato alle donne

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che è importante non cambia; 
Non lasciare che si arruginisca il ferro che c’è in te.

Quando a causa degli anni 
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Pero` non trattenerti mai!
Madre Teresa di Calcutta





Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell'essere umano nella gioia e nel travaglio di un'esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.
Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.
Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.
Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l'indispensabile contributo che dai all'elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.
Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

Giovanni Paolo II




Senza le donne, il mondo sarebbe sterile: portano la vita e ci trasmettono la capacità di vedere oltre, capire il mondo con occhi diversi, un cuore più creativo, paziente e tenero…
il femminismo, come filosofia unica, non fa alcun favore a chi dice di rappresentare, perché pone le donne su un piano di lotta rivendicativa mentre la donna è molto più di questo. La campagna delle femministe degli anni Venti ha ottenuto ciò che volevano ed è finita lì, ma neanche una filosofia femminista costante dà alla donna la dignità che merita. In modo caricaturale, direi che corre il rischio di trasformarsi in un maschilismo in gonnella 

Papa Francesco




Solo salvando se stesse le donne potranno salvare il mondo. Questa è l’ epoca in cui si mette tutto in mostra alla finestra per occultare il vuoto della stanza.

Dalai Lama




 Come non può fare a meno della luce, dell’ ossigeno e delle vitamine,
l’ uomo – nessun uomo – può fare a meno del Femminino.
Per quanto fondamentale sia, la maternità della donna non è quasi nulla a confronto con la sua fecondità spirituale. La donna fa sbocciare, sensibilizza, rivela a se stesso colui che l’ avrà amata. 

“Posta tra Dio e la Terra, come una regione di comune attrazione,
io faccio venire l’ una verso l’ altra, appassionatamente.” 

Theilard de Chardin

  


Non è soltanto carnalità o sensualità, o attrazione della bellezza; la figura femminile è simbolo di sogni e desideri, è un’immagine evanescente, che non si riesce mai a raggiungere fino in fondo: è il sogno, è la speranza, è il desiderio. 

Vittorio Sgarbi





Gli altri uomini vedono in te una bellezza che dileguerà più veloce dei
loro anni. Ma io vedo in te una bellezza che non svanirà, e nell' autunno
dei tuoi giorni quella bellezza non avrà timore di guardarsi nello specchio,
e non ne riceverà offesa. Solo io amo in te ciò che non si vede.

Khalil Gibran





 Il desiderio di bellezza in fondo è anelito di unità.
L' aspirazione all' unità, così come alla bellezza
sorge dall' interno del cuore umano.
Vi è unità quando tutte le realtà si completano
e formano un insieme armonico, una perfetta sinfonia.
Questa unità è reale quando ciascun
essere svolge la funzione che gli è propria,
quando può dare ciò che è al mondo.
L' unità, correttamente intesa, non è mai dissoluzione
degli esseri, tantomeno negazione della loro singolarità.
L' unità è vincolo, ma un vincolo che rispetta ciascuna
singolarità. L' unità esige paradossalmente la differenza,
ma una differenza che è vissuta in modo complementare.
L' alternanza tra opposti è ciò che rende bello il mondo.
Il maschile e il femminile sono diversi,
ma si completano, ed entrambi sono necessari
perchè nascano nuove forme di vita.

F. Torralba

  



Non si può parlare di un occhio limitandoci a descrivere l' iride,
la retina e la pupilla senza parlare della vista; così non si può parlare di
una donna e del suo corpo, senza parlare anche del femminino, dell’ essenza della sua anima, delle caratteristiche eterne ed immutabili che la distinguono nel comportamento, nell’animo e nel gusto, oltre la moda e il costume. 

Francesco Astiaso Garcia





Come sei bella, amica mia, come sei bella!
I tuoi occhi sono di colomba. I tuoi capelli sono fili di porpora:
tra le sue trecce si è impigliato un re.
I tuoi denti sono come un gregge di pecore che salgono dal bagno prima della tosa.
Le tue labbra sono come un nastro scarlatto e una delizia è la tua bocca.
Il tuo collo è come la torre d' avorio, i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbon.
I tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di gazzella, che pascolano tra i fiori di loto.
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili fatti da mano d' artista.
Tutta bella tu sei amica mia, non c' è macchia in te!!
Sorella mia e sposa; è dolce più del vino il tuo amore, più fragranti di ogni aroma i tuoi profumi.     
Stilla nettare dalle tua labbra o sposa;
Alzati, vento astro e vieni; soffia nel mio giardino e fanne spandere i profumi.
Mangiate, amici, bevete; ubriacatevi d' amore!

Il Cantico dei Cantici





1 Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.

Apocalisse




« L'incarnazione del cristianesimo implica una soluzione armoniosa del problema dei rapporti fra individuo e collettività. Armonia in senso pitagorico: giusto equilibrio dei contrari. È precisamente di questo che gli uomini hanno sete oggi.»   Simone Weil


Simone Weil non concepisce la finalità morale in termine di diritti, bensì di doveri. In quest'ottica si colloca una affermazione contenuta nei Quaderni, «Non credere di avere dei diritti», ispiratrice di parte del femminismo italiano, che invita a cogliere il valore delle differenze a partire da quella femminile, anziché accanirsi a rivendicare l'uguaglianza, pur nell'attenzione a tutte le disparità che, producendo squilibri, sollecitano la costruzione di ponti e mediazioni.


Mostra presso l'Accademia d'Ungheria


Siete tutti invitati alla mostra degli artisti che hanno partecipato alla realizzazione dell'installazione MISERICORDIA, presso il bellissimo spazio espositivo dell' Accademia d'Ungheria in Roma, Via Giulia, 1. 

La mostra resterà aperta dal 9 novembre al 20 novembre
nei seguenti orari: dal lunedì al venerdì 8:30-19:30
sabato e domenica: 10:00 13:00, 14:00-18:00





Chiara Maria e la Grande Bellezza

“Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco.
Cercavo la grande bellezza ma...non l'ho trovata" 
(Jep Gambardella)

Questo è il monologo con il quale termina il film "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino, monologo del protagonista Jep Gambardella.

Jep è un'esteta per vocazione ma trascorre la sua vita immerso e sommerso dalla "grande bruttezza", dove l'imbarazzo dello stare al mondo è costantemente dissimulato dalla vanitas, dalla meschinità,  e dalla menzogna.
Le sue parole esprimono l'angoscia della mancata esperienza della bellezza, angoscia non disperata, ma il cui cinismo tradisce l'anelito di afferrare l'esperienza autentica, la vera vita, quando ormai davanti a se si definisce l'ineluttabile destino della morte.

Mi ha toccato questo dialogo perchè negli stessi giorni in cui ho visto il film, stavo leggendo il libro "Credere per Vedere" di Massimiliano Giglio che racconta la meravigliosa esperienza di Chiara Maria, una ragazza che ho conosciuto solo di vista, morta quest'estate di tumore all'età di 25 anni.
Davanti allo stesso ineluttabile destino della morte, Chiara Maria ha avuto parole molto diverse da quelle di Jep Gambardella, parole che parlano da sole e testimoniano un vissuto cha ha afferrato la grande Bellezza, la vera vita e l'esperienza autentica.


"Perchè ci affanniamo a cercare di fare più soldi, di avere per forza un bell'aspetto, di avere la salute, di essere intelligenti e non capiamo che Dio ci ama per quello che siamo. La malattia mi ha aperto gli occhi sulle priorità della vita, su ciò che è importante per davvero, su cosa significa davvero che la tua vita è nelle mani di Dio, ed ho capito che se non si chiede la Fede ogni giorno, ci si allontana facilmente." 
(Scritto da Chiara Maria poco prima di morire)



MARIA


Un'opera per Ricostruire

Un' Opera per Ricostruire

Esposizione di opere donate da artisti per raccogliere fondi
per i bambini delle zone terremotate


Chiostro di San Cosimato
Piazza di San Cosimato 71/b (Roma - Trastevere)
dal 15 al 20 ottobre 2016
Direzione artistica M. Pochesci



Cari amici siete tutti invitati alla mostra di beneficenza che ha lo scopo di raccogliere fondi per aiutare i bambini delle zone coinvolte dal recente terremoto. La mostra durerà fino al 20 ottobre.

Venite numerosi perchè non c'è arte più bella della solidarietà e dell'umanità condivisa. 

Diffondete la notizia e invitate i vostri amici; se non potete comprare venite lo stesso per non dimenticare.

"Sólo le pido a Dios
que el dolor no me sea indiferente,
que la reseca muerte no me encuentre
vacío y solo, sin haber hecho lo suficiente". (León Gieco)



misericoRdia



























Qualche mese fa, mi hanno invitato a partecipare alla realizzazione di una grande installazione in omaggio a Papa Francesco sul tema della misericordia, in occasione del Giubileo in corso.
Mi hanno chiesto anche una breve riflessione che avrebbe accompagnato l'opera (esposta attualmente accanto al ponte degli angeli del Bernini).
Ho scelto la crocifissione di Cristo vista attraverso gli occhi di Maria, ai piedi della croce, per "parlare" della misericordia. La croce è l'apice della natura della giustizia di Dio; l'atto supremo di misericordia. La realizzazione dell'uomo è nell'amore, nella libertà di donarsi e di spendersi per gli altri. Ogni uomo vorrebbe avere una vita piena di amore, ma sperimenta presto di non saper amare. 
Nessun uomo può realizzarsi veramente ed essere felice nell'egoismo, perché noi siamo stati creati a immagine di Dio. Non possiamo volgere le spalle al dolore, non possiamo essere indifferenti alle sofferenze, alle miserie, agli errori, alla solitudine e all'angoscia dei nostri fratelli. Chi può coprire la distanza che separa l'uomo perduto, peccatore, morto, dal Dio vivente? L'uomo, da solo, non può farlo; la misericordia è l'identità di Dio, la sua capacità di raggiungerci. Quando la vita di Dio passa attraverso noi, l'uomo diventa capace di portare il frutto che rimane. Questa è la Buona Notizia, la gratuità della grazia divina manifestata in Cristo Gesù, morto e risorto per la nostra salvezza, per noi peccatori che camminiamo nel mondo senza conoscere la luce della verità. Accogliere questo annuncio significa accogliere la grazia divina e poter amare come non ci era possibile prima e sperimentarne la felicità e la pienezza! 
Dio non ci comanderebbe di volare se non ci avesse anche dotato di ali. La grazia ci libera dalla schiavitù che ci obbligava ad offrire tutto a noi stessi, imprigionati nella paura del futuro, della malattia, dell'incertezza e della morte. Non si tratta di aggiustare un po' l'uomo, ma di farlo rinascere, di farlo risorgere; non possiamo essere misericordiosi, se prima non siamo raggiunti dalla misericordia...Maria, madre di misericordia, aiutaci tu.
"L' uomo non è lasciato solo a tentare in mille modi spesso frustrati un' impossibile scalata al cielo. Divino e umano s' incontrano in un abbraccio che non potrà mai essere sciolto: il verbo si è fatto carne, Egli versa la divinità nel cuore malato dell'umanità e infondendovi lo Spirito del Padre la rende capace di diventare Dio per grazia."  Giovanni Paolo II





MISERICORDIA

Street Art

La Piazza antistante al Castel Sant’Angelo si colora dell’opera di 11 artisti

tra i quali il pittore italo-spagnolo Francesco Astiaso Garcia


I n s t a l l a z i o n e :


    Un omaggio a Sua Santità Papa Francesco e alla Roma del Giubileo straordinario da Egli voluto



Attraverso gli occhi di Maria (Francesco Astiaso Garcia) 

In mostra fino all' 11 Novembre 2016



Ieri mattina è stata collocata in fondo a Via della Conciliazione, davanti al Castel Sant’Angelo l’installazione MISERICORDIA. È la prima volta che un’opera di Street art viene collocata nei pressi dello Stato del Vaticano

 L’opera riproduce in forme tridimensionali la parola “misericordia”. Sulle dodici lettere sono applicate le stampe di altrettanti dipinti provenienti da artisti ungheresi ed italiani che si sono interrogati sul tema della misericordia:

8 artisti ungheresi (Annamária Őry, Péter Weiler, Rudolf Julianusz Bér, Csaba Fürjesi, Ervin Hervé-Lóránth, László Brunszkó, Zsolt Gyarmati, Zoltán Sárpátki)

3 italiani (Melanie Iorio, Francesco Astiaso Garcia, Adriano Necci) 

Sul retro delle lettere si possono leggere le riflessioni degli artisti stessi sul concetto della misericordia, nonché citazioni della bolla Misericordiæ vultus di Papa Francesco. Le dimensioni delle lettere sono 3 metri di altezza e 1 metro di spessore, per uno spazio complessivo di 38 metri di lunghezza.

Nella giornata di ieri, la piazza antistante al Castel Sant’Angelo si è colorata dell’opera degli 11 artisti. Gli spettatori hanno assediato letteralmente l’installazione, sedendosi all’interno dei monumentali caratteri diventando loro stessi componenti integranti, soddisfacendo in tal modo l’idea degli organizzatori, i quali avevano appunto previsto tra i vari obiettivi anche quello dell’interattività. A questo proposito infatti sono state create due pagine:

-          Facebook (https://www.facebook.com/misericordiarome/)

-          Instagram (https://www.instagram.com/misericorida/).

Ai canali di comunicazione di cui sopra, è collegata anche l’applicazione per smartphone e tablet HUG – Tap to donate, attraverso la quale è possibile concretizzare un atto di misericordia verso chi ha bisogno di aiuto. Sull’applicazione HUG, è attiva la raccolta fondi per il progetto “La Minestra del Papa – Con 5 euro puoi donare un pasto caldo ai poveri di Roma” del Circolo S. Pietro, al servizio dei Poveri di Roma dal 1869. HUG-Tap to donate è scaricabile gratuitamente da:

Google Play (https://play.google.com/store/apps/details?id=it.hugdonazioni.hug&hl=it)

Trattandosi di un gesto di condivisione culturale per sensibilizzare un pubblico potenzialmente mondiale, l’opera è ripresa da due mini-telecamere Street view Live 360 montate all’interno della struttura e connesse al sito dedicato al progetto (http://www.misericordiaroma.com/), permettendo anche a coloro che non si trovano a Roma di vedere l’installazione in diretta.

L’installazione diventerà emblema di un solenne gesto di misericordia in occasione della messa di San Martino, celebrata da Sua Santità Papa Francesco alla Basilica di San Pietro l’11 novembre p.v., data di ritiro dell’installazione. 
Il progetto è stato realizzato sotto l’alto patronato del Vice Primo Ministro di Ungheria, Dr. Zsolt Semjén.


Si ricorda che le opere originali dell’installazione potranno essere visionate di persona presso la Galleria dell’Accademia d’Ungheria in Roma (Palazzo Falconieri, Via Giulia, 1) dall’8 al 20 novembre p.v


Carmen Hernandez

Omaggio ad una delle grandi donne del nostro secolo: Carmen Hernandez.
Con infinita gratitudine.


















Concerto - Mostra




L’ E T E R N O  F E M M I N I N O
in Musica e in Pittura

venerdì 15 Luglio ore 21.00 – Piazza di S. Egidio 10

Mostra di Francesco Astiaso Garcia con la partecipazione di
Maria Josè Ruiz-Cabello, Otello Visconti e Lucia Casbarra

Ingresso gratuito



La musica e la bellezza sono capaci di distoglierci dall’ affarismo materiale che sempre ci circonda, ci abbassa e ci toglie la gioia; la musica ci scuote, ci strappa alla rassegnazione, all’accomodamento del quotidiano e ci spinge verso l’alto.
La gioia che scaturisce dalla vera bellezza ci guarisce dal ripiegamento in noi stessi.
Evgenij Trubeckoj scrive che "l' icona non è un ritratto ma un prototipo della futura umanità trasfigurata"; e Pavel Florenskij sottolinea che lo scopo dell' arte è sollevare l'umanità verso il mondo spirituale: se questo non si attua nella valutazione o nella sensibilità di chi guarda, l'arte resterà solo "una remota sensazione dell'oltremondo, come le alghe ancora odorose di iodio testimoniano del mare".

La funzione guaritrice della bellezza emerge sin dai tempi antichi.
Nel primo libro di Samuele, al re Saul viene proposta una terapia musicale di fronte ai turbamenti di spirito. Per Saul trovarono un cantore d’ eccezione che sarebbe divenuto il suo successore.
“Quando dunque lo spirito sovrumano investiva Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava da lui.”

Siamo circondati da gente che non ha più nulla da cantare forse perché ha smesso anche di sorridere.
Archiviato ogni legame trascendente, verso l’alto e verso l’altro, prigioniero del proprio individualismo, l’ uomo moderno non trova più cetre in grado di scuoterlo dal torpore.
Forse il più grande dei mali di oggi, prima ancora del cancro o della lebbra è la depressione, la nausea, il non senso o male di vivere.

Siamo capaci di gridare quando la nostra squadra segna un goal e non siamo capaci di uscire dal nostro contegno ed emozionarci come bambini davanti alla bellezza del mondo.

L’arte e la musica esprimono la lode , ma l’uomo moderno ne è divenuto incapace, imprigionato in quell’ affarismo materiale che sempre ci circonda e ci abbassa, ci toglie la gioia.
Persino un ateo radicale come Emil Cioran era strattonato dalla musica verso Dio:
"Quando voi ascoltate Bach, vedete nascere Dio...Dopo un oratorio, una cantata o una Passione, Dio deve esistere...Pensare che tanti teologi e filosofi hanno sprecato notti e giorni a cercare prove dell'esistenza di Dio, dimenticando la sola!"

Dobbiamo fare di tutto perché il mondo ricominci a cantare risvegliandosi dalla tristezza e ritrovi il cammino verso la nobiltà d'animo, la verità e la bellezza.
Scrive Chesterton : "La dignità dell' artista sta nel suo dovere di tenere vivo il senso di meraviglia del mondo; il mondo non perirà per mancanza di meraviglie, il mondo perirà per mancanza di meraviglia."

Gli artisti sono come emissari di un altro
mondo; diffondono la notizia di un altro regno mediante le loro opere.
Ascoltando la musica piangiamo,
perchè la musica ci lascia scorgere l'enigma della riconciliazione infinita
che non viviamo ancora, ma a cui aneliamo dal profondo del cuore.
Rivela le ferite irrisolte, le questioni in sospeso, le incongruenze
e incoerenze della vita. La musica guarda ad un ideale di ricongiungimento,
di rincontro amoroso. La musica ci fa percepire l'assenza di bontà, di unità,
di bellezza e di armonia che è nel mondo, che è nel nostro essere e,
avvertendo questa assenza, scoppiamo a piangere.
L' assenza è ciò che non c'è ma che c'era. (F. Torralba)

Giovanni Scifoni e Francesco Astiaso Garcia - Pittura e Poesia

Sono felice di invitarvi alla mia mostra di pittura Eterno Femminino alla quale, venerdì 1 Luglio,  prenderà parte come protagonista Giovanni Scifoni  (attorescrittore e regista teatrale italiano).

"La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. Adunque queste due poesie, o vuoi dire due pitture, hanno scambiati i sensi, per i quali esse dovrebbero penetrare all’intelletto". (Leonardo Da Vinci)







"Francesco è un artista vero, un fenomeno metereologico. 
Venite a vedere cosa cavolo combina con i colori.
Io felice di poter cialtronescamente collaborare con questo fuoriclasse."

Giovanni Scifoni

https://www.facebook.com/giovanni.scifoni.9/posts/1226609787363160

ETERNO FEMMININO di Francesco Astiaso Garcia



Mostra di Pittura

INAUGURAZIONE : Venerdì 24 Giugno – Ore 18.30



COMUNICATO STAMPA

 Tutto ciò che passa non è che un simbolo, l’ eterno femminino ci trae in alto accanto a se.  Goethe 


Amore e donazione di se costituiscono per Goethe l’ eterno femminino, l’ essenza della femminilità.

La donna in virtù delle sue qualità femminili risveglia lo spirito sopito, attira l’ uomo al cielo e gli indica la sua più autentica natura e dignità. Il suo sguardo è capace di spostare gli orizzonti dell’ umanità nel verticale e di rendere l’ uomo più umano. Solo lei sa donare la sua vita con quella totalità che è propria delle donne.


Non si può parlare di un occhio limitandoci a descrivere l’ iride, la retina e la pupilla senza parlare della vista ;così non si può parlare di una donna e del suo corpo, senza parlare anche del femminino,

dell’ essenza della sua anima, delle caratteristiche eterne ed immutabili che la distinguono nel comportamento, nell’ animo e nel gusto, oltre la moda ed il costume.


Sono affascinato dalle profondità spirituali della donna, dagli abissi della sua anima, da tutto ciò che in lei è invisibile agli occhi. 

Da anni cerco la maniera di rappresentare la donna in modo da fissarne sulla tela l’essenza spirituale  e rendere visibile l’ invisibile presenza del divino.


“Che significa vedere nell' intimo? Significa vedere ciò che non è colore, che non è suono, che non è odore, che non è sapore, e neppure calore, o freddo, o morbidezza, o durezza...” (Sant’ Agostino)


Come fare attraverso la pittura a rendere visibile la bellezza che non passa, l'eternità, il mondo interiore della donna? Il mio linguaggio estetico è un tentativo. La sfida è grande, rivelare il femminile come un' unità di corpo e spirito, luogo d’incontro tra la natura celeste e la natura terrena.


La pittura mi permette di portare lo spettatore verso una dimensione più profonda cercando una sintesi tra la modernità e la tradizione, tra i canoni della bellezza classica e le avanguardie della pittura del nostro tempo. Per mezzo del disegno e della  forma cerco la rappresentazione anatomica della donna e attraverso la pittura astratta ed informale cerco la fisiognomica, i moti dell’ animo, il suo mondo interiore.


I volti che dipingo sono trasparenti quasi eterei, cerco un equilibrio  tra il nascondere e il rivelare che conferisca al ritratto fragilità e leggerezza. L’ evanescenza è il simbolo dell’ irraggiungibile.


Questa mostra è una celebrazione della donna, della sua bellezza, della sua grazia;

Il mondo ha bisogno di voi donne per non cedere alla disperazione, l’eterno femminino ci farà salire in cielo.


Ciascuno tornando a casa facendo sue le parole del poeta Gibran potrà dire alla propria donna amata:  


"Gli altri uomini vedono in te una bellezza che dileguerà più veloce dei loro anni.

Ma io vedo in te una bellezza che non svanirà, e nell' autunno dei tuoi giorniquella bellezza non avrà timore di guardarsi nello specchio, e non ne riceverà offesa.Solo io amo in te ciò che non si vede."  (Khalil Gibran)
                                                                                                           






APERTURA MOSTRA : dal 24 Giugno al 10 Luglio  presso PALAZZO VELLI

Piazza di Sant' Egidio, 10



Per vedere l'Anteprima della mostra Clicca Qui : www.francescoastiaso.com

Edmond Dhrami il Colore che diventa Forma


Edmond Dhrami il Colore che diventa Forma

Trascrizione del discorso di presentazione di Francesco Astiaso Garcia
all’ inaugurazione della mostra di Edmond Dhrami sull’ autoritratto.

Atelier Montez 22 Aprile 2016



Edmond con questa mostra non condivide con il pubblico qualche autoritratto ma una vera e propria autobiografia dipinta degli ultimi vent’ anni della sua vita raccontati attraverso il suo volto.
Yves Klein ha detto : “ un pittore dovrebbe dipingere un unico capolavoro, se stesso in eterno.”
Attraverso questi dipinti possiamo condividere con l’ artista momenti del suo passato, della sua storia, come fossero fotogrammi di un film della sua vita di cui oggi tutti entriamo a farne parte.


Nella nostra società c’ è molta finzione e apparenza, ci vengono imposte formule livellatrici della personalità e dell’ originalità e tutto questo ci spinge verso una grigia uniformità dove spesso è il travestimento  a proclamare chi è l’ uomo.
Oggi l’ iconoclastia non consiste nella distruzione delle immagini sacre,
ma in un iper-produzione di immagini in cui non c’è più niente da vedere.
Di fronte alla tirannia delle maschere Edmond compie un’ operazione diametralmente opposta,
un’ operazione di espoliazione e ricerca profonda e autentica di sé.
Capite il valore e l’ importanza di una mostra come questa?


L’ arte non può separarsi dall’ esperienza esistenziale dell’ uomo,
è indispensabile una profonda unità tra uomo e artista, tra vita e opera.
Dietro alle opere d’ arte ci sono le gioie, i dolori degli uomini e dei popoli; dove manca questo sottofondo le forme nascono vuote e sradicate, lì manca anche l’ arte.
L’ autoritratto è un’esperienza esistenziale, una radiografia dell’ anima.
Perciò dietro questi volti ci sono le gioie e i dolori di Edmond Dhrami, i suoi entusiasmi i suoi drammi, le sue speranze e le sue malinconie. Non dobbiamo pensare l’ arte come oggetto di arredo da intonare con le tende o il divano di casa.


Ora non voglio raccontarvi la vita di Edmond, anche se sarebbe molto interessante
poterla approfondire insieme… qualcosa però voglio dirvela.
Pochi forse sanno che Edmond ha vissuto a Palermo per diversi anni, ha fatto mostre importanti alle quali hanno partecipato anche le autorità, come il sindaco della città, e in breve tempo si è garantito una certa fama; i suoi quadri erano tanto virtuosi e raffinati che gli valsero il nome di “nuovo Caravaggio”. Le commissioni di nature morte, ritratti e paesaggi erano così numerose che ogni mese riusciva appena a dipingerne la metà; Ma Edmond, da vero artista, non si accontenta di dipingere come Raffaello o Van Dick e sente la necessità di rimescolare le carte e lasciando ogni certezza per l’ incertezza, decide di venire a studiare a Roma e iscriversi all’ Accademia delle Belle Arti dove ci siamo poi conosciuti.
Perché lo ha fatto? Poteva rimanere in Sicilia con guadagni assicurati, tranquillità e benessere? Forse, ma l’ artigianato conferma la cultura, l’ arte la mette sempre nuovamente in discussione. Edmond sa bene che l’ artista non deve dare alla gente quello che la gente vuole ma quello che la gente ancora non sa di volere. Ammirevole è stato il suo esempio e il suo sacrificio!


Così Edmond ha stravolto la sua ricerca pittorica e, senza rinnegare la sua formazione tradizionale e la sua sensibilità classica, ha sviscerato tutte le maniere espressive e le avanguardie artistiche, concettuali e formali e tutto questo mondo è qui dentro ai suoi autoritratti.
Ma cosa rende il lavoro di Edmond Dhrami veramente originale? Cosa distingue la sua pittura dalla pittura di tanti altri grandi artisti? Cosa aggiunge la sua ricerca sull’ autoritratto alle opere di grandi del passato come Rembrandt, Kokoshka, Schiele, Cezanne, Van Gogh, Picasso o Bacon?
La prima cosa da dire è che Edmond non sente la necessità forzata di aggiungere o fare qualcosa di nuovo e di originale pur conoscendo bene il lavoro dei maestri, lo stile non si sceglie a tavolino,
questo lo lasciamo fare ai politici.
Edmond studia e approfondisce il tratto di Rembrandt, l’ impressionismo, la pennellata di Van Gogh, il divisionismo di Seurat, l’ astrattismo e la pittura informale, il cubismo di Picasso e i decollage di Rotella, fino ai pixel dell’ era digitale e informatica ma non si ferma li, continua e continua a lavorare giorno e notte, instancabilmente, come un monaco torna sempre alla preghiera così Edmond non si stanca di dipingere, fino ad arrivare ad un suo linguaggio, ad un suo stile, ad una sua personalità.


Lui sa bene che per un pittore non è sufficiente la competenza professionale, occorre molto di più…a me piace distinguere un vero Chef da chi ha imparato a fare il ciambellone con misurini e ricette. Edmond diffida dalle ricette pronte ed è sempre alla ricerca!
Non cerca il grazioso, è pronto a sacrificare tecnicismi ed estetismi, sfuggendo ad una gradevolezza che carezza gli occhi ma non scende in profondità.
Per sentirsi ancora più libero rinuncia al disegno, non vuole confini, cerca la freschezza e desidera non essere condizionato sin dall’ inizio dal soggetto e dalla fisicità; all’ inizio il volto è solo un pretesto, è interessato piuttosto al colore, l’ anima è legata al colore, al mistero;
il suo è il passaggio dal colore alla forma.


Edmond  ripete spesso che cambia poco un essere umano dall’ altro ma quel poco è tutto,
e lui vuole trovarlo attraverso le strade più corte, attraverso la sintesi, perché deve farsi semplice quello che è difficile. I grandi pittori con pochi elementi dicono tutto, i principianti con troppi elementi non dicono niente.
Edmond sa che quello che non è necessario al quadro, è per la stessa ragione anche nocivo.
Ogni colore deve conservare la sua identità; la bellezza non è nell’ assenza ma nell’equlibrio di contrasti , perciò la sua pittura cerca un’ armonia di estremi.
Edmond pretende trovare i colori freddi nei colori caldi e viceversa, il suo occhio cerca il blu
nell’ arancione, o il giallo nel viola sempre conservando i rapporti e l’ organicità,
passo dopo passo, provando e riprovando, senza perdere il gusto della pittura.

Sono anni ormai che Edmond dipinge i suoi quadri non più con i pennelli, ma con le sue spatole personalizzate.
Mi ha sempre affascinato vederlo costruire le sue spatole, disegnare su di esse il suo profilo e poi ritagliarle con cura attraverso un bulino affilato e dipingere poi il suo ritratto attraverso spatole di ogni dimensione a sua immagine e somiglianza.
Ogni suo autoritratto è composto da tanti suoi più piccoli autoritratti, come se le sue spatole costituissero il suo dna…Roba da diventare matti! Quanta forza concettuale in tutto ciò!
Michelangelo diceva che la scultura compiuta era già nel blocco di marmo, a lui non rimaneva che liberarla dal soverchio. Oggi possiamo dire che gli autoritratti di Edmond Dhrami sono già nelle sue spatole; a lui non rimane che lasciare le sue impronte sulla tela.


Tutti i suoi autoritratti sono realizzati allo specchio ma l’artista per sfuggire alla semplice apparenza è come se rompesse lo specchio, come se gettasse un sasso nello specchio d’ acqua che riflette il suo autoritratto e il suo volto si scomponesse quindi in mille impronte e frammenti di luce e colore.
Sarebbe bello poter realizzare veramente questa performance e filmare tutto per poi rivederla in Rewind; sarebbe come osservare Edmond al lavoro, passare dal colore alla forma.
Immaginatevi la scena…


Qualche giorno fa parlando di pittura con Edmond, mi ha detto una cosa meravigliosa
che non scorderò più:
“Nei miei autoritratti cerco la mia identità, il mio respiro, la mia presenza, il mio odore.
Vorrei arrivare alla mia anima senza dipingere la mia figura, vorrei farmi un autoritratto senza ritratto, cogliere la mia essenza senza la mia fisicità, senza occhi, senza orecchie, senza naso…
solo con il colore.”


Non posso aggiungere altro, grazie Edmond per la tua amicizia per la tua arte e la bellezza che ci doni!