In Ucraina fermiamo il piano inclinato della guerra !


la ‘pistola annodata’ di Carl Fredrik Reuterswärd esposta 
all'ingresso del Palazzo delle Nazioni Unite a New York



Qualche giorno fa, su "Il Foglio", ho letto un'interessante intervento del Prof. Vittorio Emanuele Parsi circa la guerra in Ucraina. Parsi afferma:

"Il problema non è fermare la guerra ma fermare Putin, solo fermando Putin, la guerra si ferma. L'idea che si debba fermare la guerra fermando gli ucraini è come dire che, di fronte a uno stupro, serva un matrimonio forzato".

Questo esempio così forte e crudo mi ha spinto all'immedesimazione! La mia prima reazione, come marito e padre, è stata di profonda indignazione; di fronte a questa orribile condizione di ingiustizia è impensabile poter dialogare, accettare compromessi o prendere accordi con il carnefice delle persone che più amiamo al mondo!

Ma l'esempio del Prof. Parsi non è esemplificativo fino in fondo. Sarebbe piuttosto un altro, l'esempio dolorosamente più appropriato, dal quale sorge una drammatica domanda: 

Nel malaugurato caso in cui qualcuno entri in casa nostra, stupri nostra moglie e uccida alcuni dei nostri figli, continuando poi a girare armato per casa, cosa farebbe un buon padre di famiglia, impossibilitato a fermare ragionevolmente l'aggressore?

Riflettendo meglio non ho dubbi: Farebbe tutto quello che è in suo potere fare per limitare l'orrore, e salvare quanti più figli possibile, tra quelli rimasti ancora vivi, costi quel che costi! Forse questo intendeva dire Papa Francesco quando ha detto: “Il dialogo con la Russia? Puzza, ma si deve fare”, perché facendo il contrario “chiudiamo l’unica porta ragionevole per la pace”.   

Il buon padre di famiglia deve discernere e cercare sempre il bene della famiglia, e quando il bene non è possibile, deve accettare anche di considerare, per amore, il male minore, altrimenti tutto precipita. È per questo che, pur stimando molto Ernesto Che Guevara, non posso essere d'accordo con il suo motto "hasta la victoria siempre", perchè l'amore vale più dell'onore, l'amore supera ogni ideologia o nobile proposito e solo l'amore può interrompere l'orribile spirale di violenza a cui stiamo assistendo attoniti!

Nella drammatica situazione attuale ovviamente non c’è spazio per soluzioni semplici e indolore. Una cosa però è la resa, altra cosa, è fare tutto, sottolineo TUTTO, quanto è possibile per trovare un qualche punto di incontro per limitare i danni, a maggior ragione ora che si gode di un vantaggio strategico, e forse, è interesse anche della Russia considerare una trattativa per nascondere, almeno in parte, la sconfitta.

Tra una resa incondizionata, la scelta di combattere ad oltranza, costi quel che costi, o piuttosto accettare di non chiudere drasticamente il dialogo, per quanto doloroso, c’è una differenza sostanziale, proprio su questa differenza ci stiamo giocando il futuro dell’umanità. Non possiamo permetterci la soluzione: o la va o la spacca!

Dobbiamo certamente constatare quanto delicata e complicata sia la definizione di “male minore” e sono d’accordo con chi dice che tra le conseguenze di una trattativa si avrebbero, ANCHE, ripercussioni negative lì dove criminali, presenti e futuri, si illudessero di trarre vantaggio dalla prevaricazione e dalla violenza. 

Ma il punto è proprio questo: la definizione stessa di male minore comprende la necessità di assumere dei rischi e dei compromessi per evitare un male addirittura peggiore. L’unica cosa certa oggi è che ormai non possiamo più permetterci il lusso di scegliere tra un bene e un male, questo è il vero dramma, la storia ci costringe a scegliere il male minore. 

Di fronte ad un sequestro di ostaggi, non si ha forse il dovere di stabilire un contatto con l'assassino, facendo tutto quanto sia possibile per tutelare chi è ancora in vita? Solo dopo si parlerà della pena e delle responsabilità. Possiamo anche non essere d'accordo con l'adagio di Erasmo da Rotterdam secondo cui: "la pace più ingiusta è migliore della guerra più giusta", ma dobbiamo necessariamente domandarci: Quante persone potrebbero ancora morire in Ucraina di fronte alla nostra illusione di sconfiggere un criminale armato di atomica disposto al tutto per tutto in caso di sconfitta? Senza contare in questo caso le vittime collaterali in Europa, America, Russia…

Vince la guerra quando perdiamo la fiducia nel realismo della diplomazia, vince la guerra quando ogni sforzo verso il dialogo e il negoziato viene considerato scandaloso! Senza banalizzare il dramma, ne sottostimare l’orribile ingiustizia, dalla quale è lecito difendersi, per amore di chi amiamo, per amore dei nostri figli salviamo il salvabile, fermiamo il piano inclinato della guerra!

Francesco Astiaso Garcia


Per amore dei nostri figli SALVIAMO IL SALVABILE 

fermiamo il piano inclinato della guerra !




"L'aeroplano" 
dedicata ai bimbi separati dal proprio papà a causa della guerra
dedicata ai papà separati dai propri bimbi a causa della guerra 

Il Contributo degli artisti al Sinodo


La Presidenza Ucai al completo assieme al Cardinal Matteo Zuppi


Qualche giorno fa, abbiamo avuto un bellissimo incontro con il nuovo Presidente della CEI, il Cardinal Matteo Zuppi. È stato molto utile ed edificante poter parlare con lui del futuro della pastorale dell’Arte in Italia. Tra le tante cose belle che ci ha detto, quella che mi rimane di più, e voglio condividere con voi, è questa: “Siate audaci, siate creativi…dovete coinvolgere i “Pasolini” di oggi, non abbiate alcun timore”.

Su una cosa ci siamo trovati tutti d'accordo: il contributo degli artisti al Sinodo in corso è tutt'altro che accessorio e ornamentale; come disse San Giovanni Paolo II rivolgendosi all’Ucai: "il vostro ruolo culturale e spirituale è da intendersi come bene primario per la crescita e l'armonia di una comunità intesa nei suoi valori compitamente umani"

In pochi punti proverò a riassumere quello che sarà il contributo dell'Ucai al Sinodo in corso:

        1.    LA BELLEZZA, LA LITURGIA E LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

Ha ripetuto più volte Papa Francesco – “non si può educare senza indurre il cuore alla bellezza, un’educazione non è efficace se non sa creare poeti”. Nel cammino verso un patto educativo globale – indispensabile di fronte a una dilagante frammentazione sociale e culturale – l’apporto degli artisti è fondamentale per far riscoprire quella sensibilità che apre il cuore al mondo intero, bisognoso di armonia e di speranza. L'Ucai partecipa al fine apostolico della Chiesa e alla Nuova Evangelizzazione con la catechesi degli artisti e la diffusione della fede cattolica attraverso le varie forme di espressione artistica, ben coscienti che la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione. L’approfondimento del rapporto tra gli artisti e la liturgia è da sempre per noi di prioritaria importanza.

 

2.    LA QUESTIONE DEI LINGUAGGI

Nella realizzazione del cantiere sinodale dovremmo misurarci con la questione dei linguaggi…Papa Francesco ha detto recentemente: "se autentico l’artista, sa Parlare di Dio meglio di chiunque altro". L'arte è un linguaggio che unisce i popoli poiché come diceva Henry Miller, non insegna nulla tranne il senso della vita.

L’arte porta in sé stessa un valore universale e condiviso che ci avvicina a qualcosa di più grande, qualcosa che va oltre i confini, le culture, le fedi e le appartenenze; se l'arte è lo splendore della bellezza e la bellezza è lo splendore della verità, l'arte ci mette in relazione con qualcosa o Qualcuno che trascende i popoli e li fa comunicare nell’ammirazione, lasciandoci intuire che quanto ci unisce è più grande di quanto ci divide.

In un clima da guerra fredda, è quanto mai urgente e necessario il fuoco dell'arte per stemperare il gelo e riscoprirci fratelli e coinquilini del mondo; In quest’ottica la bellezza costituisce la più alta forma di diplomazia spirituale, Il dialogo, illuminato dalla bellezza, riesce con facilità a superare confini, chiusure e pregiudizi; perché, come ci insegna la sapienza cinese, due fiumi riflettono la stessa luna, e noi sappiamo che la luce riflessa in entrambi proviene dall’unico Sole, Cristo Risorto!

 

3.    L’ARMONIA NELLA DIFFERENZA

L’arte è maestra nell’accoglienza delle differenze perciò gli artisti rivestono un ruolo di fondamentale importanza nel favorire la sintonia tra persone e comunità di provenienze diverse. La bellezza non è mai assenza ma equilibrio di contrasti, la bellezza è armonia nella differenza. “Il modello è il poliedro, che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità”. (Evangelii Gaudium)

Il desiderio di bellezza in fondo è anelito di unità. Questa unità è reale quando ciascun essere svolge la funzione che gli è propria, quando può dare ciò che è al mondo. L’unità esige paradossalmente la differenza e questo la distingue dall’uniformità.


4.    IL NUOVO SGUARDO SUL MONDO

Circa la cura della nostra casa il contributo degli artisti è unico e insostituibile. Noi artisti cristiani dell'Ucai abbiamo ricevuto dal nostro fondatore San Paolo VI il mandato di "custodi della bellezza del mondo". L’arte, attraverso la bellezza, può aiutarci ad aprire gli occhi, per vedere noi stessi, il mondo che ci ospita e l’amore di Dio. Inequivocabili, a tal proposito, le parole di Papa Francesco: “La crisi ecologica che stiamo vivendo è anzitutto uno degli effetti di questo sguardo malato su di noi, sugli altri, sul mondo, sul tempo che scorre; uno sguardo malato che non ci fa percepire tutto come un dono offerto per scoprirci amati”. 

La nostra risposta alla crisi sociale ed ecologica comincia proprio dal desiderio di FAVORIRE UN NUOVO SGUARDO, necessitiamo un nuovo sguardo, lo sguardo di San Francesco, uno sguardo contemplativo che ci permetta di riscoprire il sacro, di tornare a vedere il cielo che ci stanno chiudendo! Mi chiedo con Bob Dylan: "Quante volte un uomo deve guardare in alto prima di riuscire a vedere il cielo?

Come ci insegna il maestro e amico Marco Ivan Rupnik: "Siamo chiamati a suscitare voglia e appetito nel mondo per una vita nuova, e la nostra fede non è altro che accoglienza di questa vita nuova. Dobbiamo coinvolgere le persone in un desiderio di vita nuova. Una religione moralistica che si è prosciugata non serve più. Solo il Padre sa qual è il frutto vero che deve portare una persona e non dimentica mai che l’obiettivo finale non è il grappolo ma il vino. Per questo non dobbiamo innamorarci dell’uva, ma guardare sempre al vino".

 Francesco Astiaso Garcia