Ripartiamo dalla Bellezza


Si respira nel mondo un’aria di tensione, di competizione ed incomunicabilità che sfocia facilmente nell’ostilità e nello scontro. La conflittualità invade tutti i settori della società e sembra inasprirsi di giorno in giorno; dai singoli individui, alle relazioni intra-familiari, fino ad arrivare al rapporto tra gli Stati.
Per trasformare in energia positiva quella che rischia di degenerare in una spinta distruttiva occorre riconoscere la portata delle trasformazioni in corso, che arrivano fino ad investire il piano spirituale.
Di fronte alla portata della crisi in atto, come artisti, dobbiamo sentirci coinvolti nel favorire la ricerca globale di senso e di felicità. Tutti parlano di ripartenza e lavorano affinchè ci si possa rialzare presto dalle conseguenze devastanti della pandemia, troppo poco però si parla di cultura e di bellezza.

“Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e trasmigratori”; ogni volta che passo davanti al Palazzo della Civiltà italiana leggendo queste parole penso la stessa cosa: dobbiamo ripartire dalla bellezza, questa è la chiave del nostro futuro, la cifra della vocazione che sempre ha reso grande l’Italia nel mondo. L’umanità ferita è alla ricerca della bellezza, alleviarne le ferite vale più di ogni certezza economica.
Per fare questo abbiamo bisogno di una comunicazione che sappia armonizzare voci distinte, una comunicazione rivolta alla riconciliazione, al dialogo, alla comprensione e al perdono.  Non abituiamoci alla voce di un mondo che grida e fa coincidere diversità e conflitto! Dobbiamo evitare la dinamica degli estremismi e delle polarizzazioni perchè la nostra epoca necessita di dialogo e di sintesi. Come diceva Dante Alighieri: “il contrario di un errore non è la verità ma l’errore di segno opposto”. La verità è il sentiero stretto tra due errori di segno contrario.
Le diverse dimensioni di un problema globale ci espongono alla tensione tra estremi. “Costruire ponti che favoriscano lo sviluppo implica il coraggio di conoscere le sponde e di attraversare il fiume turbolento delle divisioni e delle polarizzazioni”.

Oggi ci troviamo stretti tra due opposti, da un lato, c’è l’integralismo identitario che ha nel fondamentalismo il suo vessillo spesso insanguinato; D’altro lato, c’è, il sincretismo incolore che relativizza ogni credo stemperandolo in un’innocua melassa spirituale.
Veniamo da una stagione affascinata dal mito relativista nella quale si è fatta passare l’idea che per essere liberi si debba necessariamente sciogliere ogni legame, obbligazione o appartenenza. Il pensiero dominante di questa società progressista e laicizzata è stato caratterizzato dalla volontà di superare ogni dogma e certezza morale, in favore dell’autoaffermazione della piena libertà individuale, verso un definitivo affrancamento dalle religioni. Le premesse di un tale modello si sono svelate ovviamente false e questo non può essere che un bene, ma oggi rischiamo di cadere esattamente in estremismi di segno opposto; Oggi più di ieri dobbiamo riflettere sulle parole del filosofo tedesco Josef Pieper:  “E’ possibile evitare che l’uomo si converta in un consumatore totalmente passivo di articoli prodotti in massa, in un discepolo docile e sottomesso di fronte a qualsiasi slogan strombazzato dai dirigenti e dai potenti della nostra società?”.

Il mio desiderio come artista è quello di promuovere un’arte che si faccia portatrice di un messaggio di pace, bellezza, speranza e verità; Credo fermamente nella bellezza come antidoto alle ideologie e ai populismi che tornano a confondere e a mentire.
Dobbiamo fuggire come la peste la retorica dello scontro di civiltà; Non ci può essere bellezza se manca la piena consapevolezza del valore inestimabile d’ogni essere umano, la bellezza è il faro che illumina la dignità, la fragilità, la sacralità di ogni essere vivente.
Sono fiducioso di poter assistere e contribuire ad un nuovo risorgimento, una rinascita, una profetica rivoluzione culturale e spirituale dove comunicare e condividere bellezza sarà di prioritaria importanza per uscire dalla paura della storia; C’è tanta umanità nascosta, che non fa rumore, ma che è viva e più diffusa di quanto si possa immaginare, quante grandi anime lasciano il segno senza che di loro nulla si dica sui libri o sui giornali.
Stiamo vivendo tempi di crisi ecologiche, sociali, economiche ed umanitarie, ma sempre dalle ceneri della distruzione e del non senso, sono sorte forze luminose, creative e cariche di nuova speranza! La crisi del nostro tempo è spirituale, la risposta, allora, non può che essere spirituale e l’arte è un canale privilegiato dello spirito, come diceva Paolo VI: “Ogni artista è in qualche cosa pontefice in senso etimologico, un facitore di ponti fra terra e cielo. fra qui e l’altrove“.

L'Arte Cambierà dopo il Coronavirus?



N'Uovo

Stiamo vivendo un tempo difficile, la pandemia sta cambiando il volto del mondo e inevitabilmente l'arte cambierà insieme a noi.

In lingua cinese la parola disperazione coincide con la parola occasione, ogni crisi rappresenta una grande occasione, una maschera che cade rivelando i nostri artifici e le nostre illusioni. La Crisi attuale ci spinge a ripensare la vita, il mondo e quindi l'arte.

Come cambierà l'arte? Nessuno può rispondere a questa domanda, ma una cosa è certa, la sofferenza e l'incertezza che segna questo tempo la ritroveremo inevitabilmente nella tavolozza di ogni pittore, nell'inchiostro di ogni scrittore e nello spartito di ogni musicista.

L’arte non può separarsi dall’esperienza esistenziale dell’uomo, è indispensabile una profonda unità tra uomo e artista, tra vita e opera.
La storia dell'arte è una storia di uomini, per questo non possiamo avvicinarci ai capolavori pittorici, letterari e musicali, senza avvicinarci anche al vissuto degli artisti che ha accompagnato la creazione delle loro opere; quanta verità nei loro diari, nelle loro poesie e scritti intimi!

Dietro alle opere d’arte ci sono le gioie, i dolori degli uomini e dei popoli; dove manca questo sottofondo le forme nascono vuote e sradicate, lì manca anche l’arte; senza la carne della vita, l'arte resterà solo "una remota sensazione di verità, come le alghe ancora odorose di iodio testimoniano del mare".

Come artisti siamo stati chiamati recentemente in causa dal Papa quando ha parlato di questo, come un tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il vangelo può offrirci ed ha aggiunto proprio oggi: "Vorrei chiedere al Signore che li benedica perchè gli artisti ci fanno capire cos'è la bellezza e senza il bello non si può capire il vangelo. Preghiamo un'altra volta per gli artisti".

L'artista si sa, è colui che esce dagli schemi, colui che sa liberarsi dal peso della cultura dominante, che sa vivere in proprio rompendo le convenzioni, le ipocrisie, le gabbie di conformismo e normalità che gravano come macigni nelle società.

L’arte oggi non è esente dalle sporcizie e dai compromessi dell’economia, anzi ne è immersa fino al collo! Finchè saremo realmente uomini liberi, potremo definirci artisti: l’ho capito ormai da tempo, non la mia capacità di disegnare, ma il mio restare libero mi connota propriamente come artista.

Purtroppo esistono dei totalitarismi anche culturali e un artista coerente con la propria fede viene guardato con molta diffidenza e pregiudizio, ma è appunto per questo che sono fiducioso e ottimista per quanto riguarda l'arte del nostro prossimo futuro: In questo nuovo ed imprevisto corso della storia, la ricerca più profonda di senso porterà ad una nuova fioritura spirituale, ad una rinascita che ci spingerà a maggiore equità e giustizia, prendendo inevitabilmente le distanze dalla superficialità edonista e materialista che ha caratterizzato gli ultimi decenni del panorama artistico mondiale.

L'artista solo è capace di tradurre il dolore in bellezza, "trasformando la sofferenza in memoria condivisa".
Quanta verità nelle parole del pensatore inglese Roger Scruton che affermava qualche anno fa:

"Molto spesso le più belle opere d’arte emergono proprio dalla desolazione...
Il culto della bruttezza e della dissacrazione si afferma oggi in un’epoca di prosperità senza precedenti. Opere brutte vengono prodotte dai figli viziati dello Stato assistenzialistico, persone che non hanno mai dovuto lottare per la sopravvivenza, che non hanno conosciuto la guerra e che sono finite giovanissime in braccio al lusso.
Sono il prodotto della ricchezza materiale e dei valori materialistici".


                                  


La fede e la Donna più amata nella storia dell’arte: VATICAN NEWS

Omaggio ad Antoniazzo Romano di Francesco Astiaso Garcia

La fede e la Donna più amata nella storia dell’arte: VATICAN NEWS



Evocata costantemente dal Papa e presente in tante preghiere e richieste di aiuto in questa pandemia, l’immagine della Vergine Maria è senz'altro figura di ispirazione per generazioni di artisti. Dell’importanza della rappresentazione della Madonna ci parla in una intervista l’artista Francesco Astiaso Garcia
Debora Donnini – Città del Vaticano
Da sempre, in tutto il mondo, nei momenti di grande sofferenza, i fedeli hanno levato gli occhi alla Madre, alla Vergine Maria. Non a caso assieme al Crocifisso di san Marcello al Corso, il Papa ha voluto invocare l’aiuto di Dio, nel pieno della pandemia da coronavirus, alla presenza anche dell’immagine di Maria Salus Popoli Romani, così legata all’intercessione nei momenti difficili della Città. Già prima, l’11 marzo, in occasione della Messa celebrata dal cardinale vicario Angelo De Donatis, presso il Santuario della Madonna del Divino Amore, Papa Francesco aveva inviato un videomessaggio con la sua preghiera alla Vergine, affidando la Città, l’Italia e il mondo alla protezione della Madre di Dio, “come segno di salvezza e di speranza”. 

E proprio in vista di maggio, mese mariano, alcuni giorni fa il Papa con una Lettera ha esortato a pregare il Rosario in famiglia, come da tradizione, e il primo maggio la Conferenza episcopale italiana affida l’Italia alla protezione della Madre di Dio, con un momento di preghiera, nella Basilica di Santa Maria del Fonte a Caravaggio, nella diocesi di Cremona e in provincia di Bergamo, una delle zone più colpite dal Covid-19. Dell’importanza per un artista di dipingere la Madonna, parla nell’intervista il pittore Francesco Astiaso Garcia, che è anche segretario nazionale dell’UCAI, Unione Cattolica Artisti Italiani. L’artista, che ha realizzato diverse immagini della Vergine, spiega che dipingere la Madonna significa "avvicinarsi al mistero dell'Incarnazione”. “Quindi - prosegue - al di là del ritratto in sé della Madonna, tutti gli artisti in qualche modo si sono domandati profondamente, anche se non credenti, come poter rappresentare la donna più amata della storia dell'arte, che è la Vergine Maria. Per i credenti, Dio è il principio di ogni bellezza e la Madonna è il cammino attraverso cui il Verbo si fece carne”. Un credente che si avvicina a rappresentarla, lo fa, quindi, anche digiunando e pregando, chiedendole l’ispirazione, ricorda Astiaso Garcia.

La Madonna del Rosario di Pompei, la Vergine di Guadalupe, la Salus populi Romani, la Madonna di Loreto, sono tra le immagini della Madonna, assieme ad altre, care alla devozione dei fedeli. “Da sempre la Madonna è uno dei soggetti preferiti dagli artisti e capace di suscitare sentimenti profondi, toccando le corde più intime del cuore umano, e questo proprio dall'inizio della storia cristianesimo”, rimarca. La prima rappresentazione della Madonna si trova nelle catacombe di Priscilla, a Roma, e risale alla seconda metà del III secolo, ricorda ancora il pittore evidenziando come tutti i più grandi artisti della storia dell'arte si siano confrontati con questo tema.
“Ricordiamo alcuni dei più importanti: Cimabue, Giotto, Duccio, le icone russe ortodosse e poi - prosegue - abbiamo il Rinascimento italiano e europeo con Botticelli, El Greco, Raffaello. Da Caravaggio in poi, invece, le raffigurazioni della Vergine diventano più umane e quindi si perde un po’ l'idealizzazione del volto della Madonna, si perde un po' in riferimento al divino ma si guadagna un realismo profondo, che avvicina la Madonna a un’umanità condivisa con i poveri, i più semplici”. “Nell'Ottocento - ricorda Astiaso Garcia - c’è, invece, una specie di ritorno al passato e quindi a guardare quei canoni idealizzati, più classici. Si ritorna anche a guardare alla raffigurazione bizantina. Invece il Novecento, per quanto in parte si distacchi dalla rappresentazione del Sacro, ci ha regalato comunque esempi luminosissimi di rappresentazione mariana. Tra questi vorrei ricordare Gauguin e Matisse e pochi sanno che Matisse, in particolare, ha finito la sua carriera con un ciclo mariano, nella cappella del Rosario, dedicato tutto alla Vergine Maria, dove la rappresentazione è un po' ai limiti tra il figurativo e l’astratto”. “Nel contemporaneo - afferma - ci sono artisti molto bravi che si occupano di arte sacra o anche artisti di arte contemporanea che affrontano tematiche sacre”.


L'ULTIMA PREGHIERA alla MADONNA DEI CUORI APERTI

La Madonna dei migranti, dei cuori aperti

Tra le grandi immagini della Vergine anche “La Maestà di Ognissanti” di Giotto o icone come la “Theotokos”, la Madre di Dio, in Russia, a testimonianza proprio del fascino dell’immagine di Maria. Francesco Astiaso Garcia ha realizzato anche un dipinto della Vergine che si chiama “La Madonna dei migranti”. Tanti grandi artisti hanno compiuto “una vera e propria missione nel rappresentare l'iconografia mariana e anche la vita di Cristo – spiega – e lo hanno fatto come una vera e propria evangelizzazione perché l'arte sacra era considerata la ‘Bibbia dei poveri’ perché non sapevano leggere e scrivere e, quindi, in qualche modo, leggevano le immagini”. Tutto questo è fondamentale “perché la vita della Madonna, i suoi gesti, il suo silenzio, la sua mitezza e la sua umiltà, hanno anche una valenza simbolica molto grande”. Il pittore racconta di aver voluto dipingere la Madonna dei migranti perché convinto che “tra gli ultimi dei tempi odierni, ci siano proprio le vittime dei naufragi, le vittime del mare” e l’ha chiamata, quindi, “la Madonna dei cuori aperti” perché la Madonna è sempre vicino ai più piccoli, agli ultimi e ai sofferenti. È stato, poi, anche “un quadro di risposta” a un suo dipinto precedente, che aveva chiamato “L'ultima preghiera” e che rappresentava una bambina nel momento del naufragio, ormai seppellita dalle onde, che si rivolge alla Vergine Maria affidandole la sua vita. Questa Madonna dei cuori aperti rappresenta, quindi, “la risposta” a questo quadro: è anche lei nell'acqua come “sommersa lei stessa dalle onde, dalle sofferenze, vicina agli ultimi”.

Spalancare la prospettiva della vita eterna 

“Mi ha colpito molto quello che ha detto il Papa in diverse occasioni - racconta poi Astiaso Garcia - quando sottolinea l'importanza dello spirito, della creatività della carità che lavora anche attraverso l'arte, la bellezza degli artisti. Il Papa ripete che questo spirito apre orizzonti e ci porta dire: ‘Eccomi’”, soprattutto di fronte all’emergenza del coronavirus, a situazioni sanitarie e economiche drammatiche. Quindi, il compito è di far rinascere una speranza e di “poter comunicare un senso trascendente, che va oltre la contingenza dell'emergenza sanitaria e in qualche modo spalanchi anche una prospettiva di vita eterna”.

La Madonna della Misericordia, immagine della Chiesa

E tra tante immagini della Madonna, Astiaso Garcia ha piacere di menzionare, per il valore simbolico, quella che sceglierebbe per raccontare i tempi odierni: è la “La Madonna della Misericordia” di Piero della Francesca, che si trova nella pinacoteca di Sansepolcro ad Arezzo, perché - spiega l’artista - “ha le braccia tese e apre un ampio manto per accogliere tutti quelli che invocano la sua protezione, tutte le persone ferite e fragili. Quindi, è la Madonna dell'inclusione, per eccellenza, ed è anche un po' l'immagine della Chiesa che accoglie e protegge”. Molto cara a Papa Francesco è poi la tela di “Maria che scioglie i nodi”, che si trova in Germania e sembra proprio esplicitare la missione di Maria che, da madre, si prende cura dei problemi degli uomini, si coinvolge.  “Ritornando a quel valore simbolico dei gesti, dei segni, è una Madonna particolarmente significativa - rimarca Astiaso Garcia  - perché tutti abbiamo dei nodi da sciogliere molto profondi, delle situazioni irrisolte e delle zone d'ombra”. Ed è proprio questa la parte che Cristo viene ad abbracciare. “Mi colpisce anche la necessità di trovare la Vergine dal punto di vista del raccoglimento: l’uomo ha bisogno di contemplazione e - conclude - situazioni di affidamento alla Madonna, credo che siano molto importanti da vivere anche a livello personale e familiare, come ha detto il Papa”. 

Alcune opere rappresentanti la Madonna di Francesco Astiaso Garcia:

ANNUNCIAZIONE CONTEMPORANEA

LO SGUARDO DI MARIA

IMMACOLATA CONCEZIONE, Vergine della Misericordia




VERGINE DI LOURDES
MARIA



TUTTO CONCORRE AL BENE, ANCHE IL CORONAVIRUS



Mi commuove nel profondo leggere i cartelli colorati da adulti e bambini sui balconi del mondo con la scritta: TUTTO ANDRA’ BENE! Mi commuovo perché è quello che desideriamo tutti, grandi e piccini, desideriamo essere felici, liberi e sani…allo stesso tempo, ogni giorno le notizie di dolore, decessi e contagi, contraddicono il nostro anelito ottimista e mostrano il divario tra le nostre pie illusioni e la cruda realtà. Proviamo a dire alle centinaia di vedove/i e orfani prematuri che tutto andrà bene! Per non parlare dell’economia, il virus ha messo in ginocchio il mondo e non oso immaginare le conseguenze nel prossimo futuro.
Non è vero, non andrà tutto bene, non sta andando tutto bene, anzi, eppure ne sono certo, tutto concorre al bene, anche il coronavirus! Non è un gioco di parole per tornare a giustificare un facile ottimismo, è la speranza della fede che non delude e non mente mai!
Resistiamo all’ottimismo di chi crede e spera che tutto tornerà come prima, di chi dice che presto riprenderemo la nostra vita come niente fosse accaduto, come dopo il risveglio da un brutto sogno; sarebbe tragico se il mondo tornasse come prima, sarebbe un’occasione unica persa, un’opportunità globale sprecata, un invito a conversione profonda mancato!
Il mondo si rialzerà anche da queste ceneri e lo farà come UNA NUOVA PRIMAVERA che rinasce dopo l’inverno, con tutta la forza e la bellezza della vita!  Prendiamone definitivamente coscienza, il mondo viene da un lungo inverno, un inverno così lungo che forse ci siamo scordati della primavera, o peggio illusi che il nostro piccolo giardino fosse la primavera.
La nave è ormai in mano al cuoco di bordo, ciò che trasmette il megafono del comandante non è più la rotta ma ciò che mangeremo domani“; Kierkegaard scrisse queste parole nel suo diario, in pieno Ottocento, eppure sono quantomai attuali perché descrivono molto bene l’epoca disorientata e relativista  in cui viviamo oggi: abbiamo perso il senso della rotta, abbiamo sostituito gli ideali e le sfide esistenziali con mode superficiali e una continua tendenza al benessere effimero e alla vanità.
L’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle, è stato quanto mai paradigmatico l’invito del presidente statunitense George Bush: State tranquilli, è tutto sotto controllo, RITORNATE A FARE SHOPPING“, ovvero, se il mondo cade a picco l’importante è non pensarci troppo, l’unica cosa indispensabile è la distrazione, panem et circenses!
Certo la situazione di forte crisi politica, economica, morale e sociale contribuisce ad alimentare la sfiducia e il senso di smarrimento verso un avvenire che si prospetta sempre più incerto e scoraggiante; allora non c’è da meravigliarsi se una volta persa la bussola, l’unico diversivo per non pensare ad un futuro che ci spaventa, sia preoccuparci della nostra pancia, ascoltando il menù del giorno che il cuoco di turno propone.
L’indifferenza è il frutto più amaro di questa inquietante panoramica, perché, anestetizzando il nostro male di vivere, non ci permette di sentire l’urgenza di una risposta alla mancanza di senso e di sapore della nostra vita: è come se avessimo un forte dolore ad un dente e decidessimo di prendere un antidolorifico invece di andare dal dentista per farci curare e risolvere il problema.
Le sopraffazioni e le corruzioni dei governi e delle élite finanziarie hanno sottomesso tutto al dio denaro, ossessionati dalla speculazione e dal lucro che comanda sull’umanità schiava dell’accumulo e del consumo. L’economia, oggi in crisi, è basata su un’antropologia sbagliata, una visione distorta che ci ha portati alla normalizzazione dell’iniquità sociale come il frutto malato di una politica predatoria. L’esclusione dei più dall’essenziale e la sovrabbondanza ostentata dai pochi, esprimono un modello di società che ha contagiato come un virus un po’ tutti, sicuramente anche chi vi scrive! Troppo poco ancora abbiamo riflettuto sulla cultura dello scarto! Ho letto un interessante pensiero di Luigi Einaudi: “Chi cerca rimedi economici a problemi economici è sulla falsa strada. Il problema economico è l’aspetto e la conseguenza di un più ampio problema spirituale e morale”.  ll fare soldi è diventato la vera cultura e religione popolare, l’oppio dei popoli di questo secolo.
Ma siamo noi veramente interessati alle sofferenze e alle ingiustizie, ce ne importa veramente, ci sta a cuore il destino del mondo e degli uomini? C’è una bellissima canzone che dice: “Solo chiedo a Dio che il dolore non mi sia indifferente e che la morte non mi trovi vuoto e solo, senza aver fatto quanto sufficiente”. Si respira nel mondo un’aria di tensione, di competizione ed incomunicabilità che sfocia facilmente nell’ostilità e nello scontro.  La conflittualità invade tutti i settori della società e sembra inasprirsi di giorno in giorno; dai singoli individui, alle relazioni intra-familiari, fino ad arrivare al rapporto tra gli Stati. Quale antidoto offrire a questa degenerazione relazionale?
Per trasformare in energia positiva quella che rischia di degenerare in una spinta distruttiva, occorre riconoscere la portata delle trasformazioni in corso, che arrivano fino ad investire il piano spirituale. Nella lingua cinese la parola disperazione coincide con la parola occasione, ogni crisi rappresenta una grande occasione, una maschera che cade rivelando i nostri artifici e le nostre illusioni. La Crisi attuale ci spinge a ripensare la vita e il mondo, a lavorare per un’economia, un’istruzione e una politica basate sull’idea di virtù, sull’idea che la felicità non è egoismo, ma condivisione e relazione.  Quando l’emergenza del virus sarà passata, non potremmo più accontentarci di una vita comoda e borghese alimentata da narcisismo e avidità.
Il coronavirus rappresenta una sfida epocale, fino a che punto ne siamo realmente coscienti!
Dalle nostre case isolate al mondo, ascoltiamo la nostalgia di un’esistenza più perfetta; il coronavirus ci ricorda che alle nostre vite qualcosa manca, qualcosa che non è possibile colmare con l’abbondanza materiale. Il de-siderio è la manifestazione della nostra mancanza di cielo, della nostalgia di vita e di pienezza che ogni uomo sente.
Abbiamo bisogno di riscoprire il Sacro, superare la tiepidezza spirituale, svegliare il desiderio sopito di Dio; tutto questo ci costringe a “metterci in cammino” e ci porta a scoprire il nostro comune destino! Il nostro cuore inquieto cerca qualcosa che lo appaghi, un infinito che può essere saziato solo da un altro infinito, non possiamo pretendere infatti l’infinito dal finito.
Davanti ad un mondo anestetizzato da un’indifferenza che non permette più di vedere le sofferenze degli altri, né di ascoltare il loro grido di dolore, davanti a tutti gli esclusi che spesso non hanno più nemmeno voce, il coronavirus ci sta spingendo al bisogno di fare qualcosa, ad aprire orizzonti di speranza dove sembra non ce ne siano più e così contribuire ad alleviare le ferite e le ingiustizie di una società inferma, non solo per problemi respiratori.
La reclusione forzata sta svegliando in noi il desiderio di comunità, la reale consapevolezza che tutto è connesso e che nel bene e nel male, dipendiamo gli uni dagli altri. Anche se confinati tra quattro mura, questo nuovo senso collettivo, ci porta fuori da noi stessi, ci porta alla consapevolezza di appartenere ad un popolo, alla grande famiglia umana; il virus infatti non ha frontiere, non guarda ad oriente o ad occidente, a ricchi o poveri, all’Europa, all’Africa o all’America.
E’ urgente rieducare le nuove generazioni alla bellezza, che sarà faro e guida della loro profonda sete d’infinito!
Dalle nostre case sogniamo con i nostri figli UNA NUOVA PRIMAVERA, sogniamo un mondo che vuol progredire senza corruzione, repressione e ignoranza, un mondo dove la dignità dell’umano sia posta al centro!
Quante relazioni ferite intorno a noi, quante persone non trovano soluzione alle loro fragilità, quanta divisione, quanta ostilità, chiusura e pregiudizio.
Noi cristiani abbiamo la certezza che la morte, il peccato e il male non sono l’ultima parola nella storia del mondo; Dio ha resuscitato suo Figlio Gesù Cristo, lui ha vinto la morte, ha vinto ogni nostra morte! 
Solo un uomo redento potrà vivere relazioni redente con gli altri uomini, e la Terra parteciperà di questa redenzione!
Lasciamoci sedurre dalla più alta Bellezza, la vera grande bellezza che supera la legge ed il dovere ed entra nella dimensione della gratuità.
Lasciamoci sedurre dalla bellezza che unisce l’oriente e l’occidente, dalla verità che unisce tutto e tutti e saremo servitori disposti a sperimentare il primato delle grazie spirituali e carismatiche sulle miserie e sulle paure del nostro tempo; allora saremo capaci di far vibrare l’anima dei nostri fratelli con la stessa bellezza che ha incendiato il nostro cuore condividendo con loro un orizzonte bello, nuovo e sorprendente.
Questa è la grande speranza a cui siamo chiamati, la sola, unica, grande speranza a cui ogni uomo è chiamato…tutto ciò riguarda l’umanità nel suo complesso.
La verità è che tutto è vanità, tutto passa, solo l’amore resta e forse, proprio grazie a questo tempo, tanti Lo troveranno!
Questa crisi, questo virus può avere un ruolo decisivo per svelare l’uomo a se stesso ricordandogli le fondamenta della sua grandezza, la verità profonda del suo essere e la prodigiosa novità di Cristo…