L'Arte che Serve la Vita

 

L'Artista

Chi è l’artista nel nostro immaginario collettivo?

L’artista è colui che esce dagli schemi, colui che sa liberarsi da peso della cultura dominante, che sa vivere in proprio rompendo con tutte le convenzioni, le ipocrisie, le gabbie di normalità che gravano come macigni su tutte le società.

Quali sono allora, mi chiedo, gli schemi che oggi dobbiamo rompere, quali le convenzioni e le gabbie di normalità da cui dobbiamo affrancarci per rimanere liberi come uomini e come artisti?

Scrive Todorov: “I detentori del potere sono capaci di annientare quelli che vogliono sottomettere, ma non hanno alcuna presa sui valori estetici, etici, spirituali, provenienti dalle opere prodotte da questi artisti…Senza queste opere l’umanità non potrebbe sopravvivere, nè allora nè oggi. E’ qui il trionfo dei fragili eroi del nostro racconto“.

I valori estetici, etici e spirituali senza i quali l’umanità non potrebbe sopravvivere: da qui vorrei ripartissimo, dalla bellezza attraverso la quale il mondo si salva, affermiamo ed amiamo la bellezza, in essa s’incarna il senso della vita che non perisce, si tratta di salvare l’umano nell’uomo, di salvare il senso stesso della vita umana contro il caos e l’assurdo.

Abbiamo bisogno di artigiani di giustizia e pace, di paladini di bellezza e solidarietà, di poeti e profeti, capaci di sognare in grande con uno sguardo che sappia leggere nel profondo la sete degli uomini, e come un fiume sappia fecondare i deserti dei cuori; L’autentica contemplazione ci porta alla misericordia.

Questa dunque potrebbe essere la novità dell’artista: rendere partecipe della vita divina l’umanità e, nel contempo, condividere con essa la profondità del suo limite.

Josef Pieper pone una domanda e prova a dare una risposta:

Come può l’uomo preservare il fondamento della sua dimensione spirituale? Coloro che non sono capaci di vedere la realtà con i propri occhi, sono allo stesso modo incapaci di ascoltare in una forma corretta. Cosa possiamo dunque proporre al riguardo? Una visione più profonda e recettiva, una coscienza più intensa, una comprensione più acuta e perspicace, un’apertura maggiormente paziente verso le realtà silenziose e discrete, un nuovo sguardo verso ciò che prima si trascurava…affinché l’uomo aumenti la sua capacità di vedere, per arrivare a percepire con occhi nuovi l’abbondante ricchezza di tutta la realtà visibile“.

La facoltà di vedere dell’uomo di oggi è pericolosamente in declino; Gli artisti ci aiutano ad entrare nella contemplazione del mistero, a riconoscere la bellezza, ad ascoltarne la voce fino a scorgere l’impronta di Dio; Scrive Walter Benjamin: “La natura è un insieme di simboli e geroglifici che il poeta interpreta e traduce, egli è il decifratore del linguaggio segreto dell’Universo”.

L’artista è testimone dell’invisibile filo sottile che unisce ogni cosa, i suoi occhi ci rendono capaci di vedere la bellezza e la coesione di tutto ciò che vive in questo mondo…”ogni arte autentica è, a suo modo, una via d’accesso alla realtà più profonda che la fede mette in piena luce” (Giovanni Paolo II)

La dignità dell’artista consiste nel suo dovere di tenere vivo il senso della meraviglia del mondo, perché come dice Chesterton, il mondo non perirà per mancanza di meraviglie, il mondo perirà per mancanza di meraviglia, di stupore, di quella capacità di emozionarsi tipica dei bambini, dei pazzi e qualche volta degli artisti!

Il mondo difronte alle gravi minacce che incombono sull’avvenire dell’umanità, ha bisogno di questa bellezza per non sprofondare nella disperazione del dubbio e del non senso, una sola la condizione: non deve essere la vita a servire l’arte ma l’arte a servire la vita!

L'Esperienza Estetica che Apre i Polmoni

BREATH  di Francesco Astiaso Garcia ©
                     

                                                BREATH  di Francesco Astiaso Garcia ©


"Sottovalutare il coronavirus è un crimine". Sono le parole di Monsignor Dario Olivero. Il vescovo di Pinerolo muove dalla sua esperienza di malato per arrivare con la riflessione all’esperienza estetica, che può allargare altri “polmoni”, certamente non meno reali:

Sono stato a lungo intubato a causa del Coronavirus. Il respiro, questo atto così normale da sembrare ovvio, era diventato un desiderio acceso, un sogno, quasi un miraggio. Prima dell’intubazione, dentro il “casco”, a poco a poco il respiro si faceva flebile. La possibilità di finire in apnea diventava più vera a ogni respiro. E con l’apnea faceva capolino la morte, questa compagna insonne e sorda. Finisce il respiro, tutto diventa buio, una porta si chiude. Per fortuna i dottori e le “macchine” mi hanno riportato in vita. A poco a poco ho ripreso a respirare.

Sono tornato al mondo. E ogni giorno mi stupisco di questo evento meraviglioso: il respiro. E mi stupisco del dono vitale dell’aria. Sta lì, ovunque attorno a me, gratuitamente. Abbiamo bisogno di respirare per vivere. Non solo fisicamente.

La nostra anima ha bisogno di respirare per vivere. L’arte ci aiuta a respirare. Apre squarci. Attrae gli occhi e rimanda oltre.

Ha ragione Massimo Recalcati a dire: «È forse diventato un vero e proprio tabù ricordare oggi che l’opera d’arte, come sanno bene tutti i grandi artisti, intrattiene sempre un rapporto con l’assoluto, con l’irraffigurabile, con tutto ciò con cui non è possibile stabilire alcun rapporto? Nella storia dell’arte il nome di questo “assoluto” è stato tradotto in modi diversi… ma in ciascuna di queste traduzioni si può ritrovare l’idea dell’opera d’arte come ponte che conduce al mistero delle cose.

Vedere qualcosa di bello fa trattenere il respiro per farci meglio respirare. Per farci intuire che c’è qualcosa di bello al mondo. Che c’è un senso a tutto questo. Assaliti dalla pandemia e dalle sue conseguenze ci sentiamo fragili, precari, impauriti. La paura rosicchia la nostra capacità di fiducia: negli altri, nelle istituzioni, nel futuro. L’arte ci attrae con attimi di bellezza. Per farci sentire vivi, felici di respirare.

                                                                                                           Mons. Dario Olivero

                                                                                                                              



La Speranza che non Muore

 

Più forte della Morte è l'Amore, è una fiamma che viene dal Signore

Il Dialogo Illuminato dalla Bellezza

L’arte, la bellezza, la musica costituiscono un linguaggio universale e condiviso, perciò rivestono un ruolo di fondamentale importanza nel favorire la sintonia tra persone e comunità di provenienze anche molto differenti. Dialogare significa costruire ponti, educare alla fraternità per superare muri e contrapposizioni sulla strada dello Spirito d’Assisi.

Le arti sono un canale privilegiato per portare questo messaggio fino al cuore della gente; Risvegliando il senso del trascendente è possibile favorire la cultura dell’incontro, la tutela del creato e la riscoperta della bellezza della dignità di ogni persona fuori qualsivoglia discriminazione.

Tutti gli artisti sanno bene che l’armonia non si trova nell’assenza di contrasti, si trova piuttosto nell’equilibrio di contrasti, la bellezza è unità nella differenza; Trovare questo equilibrio è un’arte perchè l’arte è relazione.

Quando dipingo mi rendo conto di quanto sia difficile armonizzare i colori, le linee e le forme della pittura; Se manca armonia il quadro è un caos senza bellezza, ogni elemento cerca di sopraffare l’altro, i colori si disturbano vicendevolmente; Quando invece riesco ad armonizzare i contrasti, ogni colore, mantenendo la propria identità, canta la meraviglia dell’altro, tutte le linea e tutte le forme si valorizzano reciprocamente e così appare la bellezza!

Cercare la bellezza dovrebbe essere il compito di ogni uomo, non solo degli artisti.


Cercatori di Armonia

Papa Francesco parlando del Cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio, che si celebra quest’anno ci ha ricordato come il genio dell’artista sa comporre armonicamente materie grezze, colori e suoni diversi rendendoli parte di un’unica opera d’arte, così siamo tutti chiamati ad armonizzare le peculiarità dei vari popoli e Stati per edificare un mondo di giustizia e di pace, che è il bel quadro che vorremmo poter ammirare.

Lorenzo Milani così rispose al suo maestro di pittura Staude che gli chiedeva il motivo della sua scelta di lasciare l’arte per seguire Dio:

È tutta colpa tua – risponde il giovane Milani – tu mi hai parlato della necessità di cercare sempre l’essenziale, di eliminare i dettagli e di semplificare, di vedere le cose come un’unità dove ogni parte dipende dall’altra. A me non bastava fare tutto questo su un pezzo di carta. Non mi bastava cercare questi rapporti tra i colori. Ho voluto cercarli tra la mia vita e le persone del mondo. E ho preso un’altra strada.”

Abbiamo urgente bisogno di cuori ardenti e spiriti vivi, di artisti che sappiano parlare tutte le lingue di chi ascolta.


La Via, la Verità e la Vita

Il dialogo, illuminato dalla bellezza riesce con facilità a superare confini, chiusure e pregiudizi; perché come ci insegna la sapienza cinese, “due fiumi riflettono la stessa luna”, ma la luce riflessa in entrambi proviene dall’unico Sole, Cristo Risorto!

Noi cristiani non possiamo nascondere da dove prendiamo la luce ma dobbiamo farci “tutto a tutti” riconoscendo e incoraggiando le altre vie che cercano di svelare l’inesauribile mistero di Dio consapevoli del volto pluriforme della bellezza. Le differenze possono essere luogo d’incontro e non di esclusione, l’armonia esige le differenze ma quando si negozia l’identità non c’è più dialogo. E’ una sfida gigantesca per la pastorale della cultura, accompagnare gli uomini di buona volontà, la cui ragione ricerca la verità, basandosi su quelle ricche tradizioni culturali, come la millenaria saggezza cinese, e portare la loro ricerca del divino ad aprirsi alla Rivelazione del Dio vivente che, mediante la grazia dello Spirito, associa a sé l’uomo in Gesù Cristo, unico Redentore.


I Semi del Verbo e la Speranza che non Muore

Saremo capaci di riconoscere i “semi del Verbo” nelle culture di ogni popolo? Ciascuna cultura rappresenta uno sforzo di riflessione sul mistero del mondo e in particolare dell’uomo ma nell’uomo è presente qualcosa che trascende le culture. La condizione umana è posta dunque tra due poli, l’universale e il particolare, tali poli genereranno una vitale tensione feconda se vissuti in modo armonioso ed equilibrato. Insegnare alle nuove generazioni a vivere la propria identità nella diversità è un compito prioritario dell’educazione alla cultura.  Il dialogo sempre comincia dall’ascolto, quanto è importante l’ascolto; Se non riconosciamo la nostra umanità negli altri, siamo condannati a ignorare la nostra! Contrariamente al nazionalismo portatore di disprezzo e avversione per altre nazioni e culture, il patriottismo è l’amore legittimo, privilegiato, ma non esclusivo, del proprio paese e della propria cultura, tanto lontano dal cosmopolitismo quanto dal nazionalismo culturale. Il buon samaritano del Vangelo ha superato il nazionalismo e il pregiudizio con l'amore incondizionato; "Qui non c'è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti" , scrive San Paolo nella lettera ai Colossesi.

In un contesto culturale contraddistinto da derive fondamentaliste,  è oggi, quantomai attuale e vivo, l’invito che il 14 ottobre del 1986 San Giovanni Paolo II rivolse all’Ucai e agli artisti:

Auspico che la vostra arte contribuisca a celebrare la fraternità che unisce gli uomini e li raccolga in una sorta di ecumenismo culturale, il quale superi tutte le frontiere, le differenze e le divisioni. Vi esorto, altresì, a comunicare all’uomo contemporaneo la speranza che non muore“.

Cos'è l'Ucai? (Unione Cattolica Artisti Italiani)


Quest’anno l’Ucai celebrerà il 75° anniversario, settantacinque anni da quando San Paolo VI, dopo la seconda guerra mondiale, non ancora papa, invitò gli artisti ad associarsi per contribuire attivamente alla ricostruzione morale del paese, per riattivare le coscienze, rieducare alla bellezza e al senso della trascendenza. L’Ucai è da allora un’aggregazione laicale composta da artisti che operano in prima linea nei vari settori della cultura, ispirati dai valori del cristianesimo, alla luce del magistero della Chiesa.

L’Ucai cura i rapporti con quanti nel mondo delle arti lavorano al servizio della promozione della persona umana e si impegna per contribuire ad un sempre rinnovato impulso a favore dell’evangelizzazione della cultura e dell’inculturazione della fede.

L’U.C.A.I. per celebrare il suo 75° anniversario desidera accogliere il nuovo patto educativo, promosso recentemente dal Papa e scelto come argomento di interesse universale.

L’educazione è una dimensione trasversale che tocca tutti gli ambiti e le dimensioni della vita dell’uomo, perciò siamo convinti che l’Ucai, attraverso progetti concreti di Pace e di Bellezza possa dare il suo prezioso contributo a favore di un’alleanza basata sul dialogo con chi si sente corresponsabile dell’umanità e della creazione e desidera consegnare alle giovani generazioni una casa comune più solida e fraterna. Non a caso San Giovanni Paolo II, il 1 marzo 1986,  rivolgendosi proprio  agli artisti dell’Ucai disse:

 gli artisti sono da enumerare tra i benefattori più grandi dell’umanità, tra gli operatori più efficaci della sua salvezza, perché alimentano il senso qualificante, essenziale dell’uomo, che è la sua spiritualità…La storia dell’arte, non è soltanto storia di opere, ma anche di uomini…gli artisti  rendono anche un servizio sociale qualificato a vantaggio del bene comune che contribuisce alla vita e alla rinascita di un popolo”.

Ne siamo certi, stiamo vivendo un kairos, è grande la sfida che ci offre il nostro mondo contemporaneo in continua trasformazione e attraversato da molteplici crisi; come ci ricorda Papa Francesco, “non stiamo vivendo oggi semplicemente un’epoca di cambiamenti, stiamo vivendo un cambio di epoca”, perciò tutti dobbiamo sentirci coinvolti in questa sfida epocale che è anche un’opportunità globale.

Si respira nel mondo un’aria di tensione, di competizione ed incomunicabilità che sfocia facilmente nell’ostilità e nello scontro. La conflittualità invade tutti i settori della società e sembra inasprirsi di giorno in giorno; dai singoli individui, alle relazioni intra-familiari, fino ad arrivare al rapporto tra gli Stati.

L’umanità ferita è alla ricerca della bellezza, perciò abbiamo bisogno di una comunicazione che sappia armonizzare voci distinte, una comunicazione rivolta alla riconciliazione, al dialogo, alla comprensione e al perdono.  Non possiamo rassegnarci alla voce di un mondo che grida e fa coincidere diversità e conflitto!

Stiamo vivendo tempi di crisi ecologiche, sociali, economiche ed umanitarie, ma sempre dalle ceneri della distruzione e del non senso sono sorte forze luminose, creative e cariche di nuova speranza!

L’arte, la bellezza, la musica costituiscono un linguaggio universale e condiviso, perciò rivestono un ruolo di fondamentale importanza nel favorire la sintonia tra persone e comunità di provenienze anche molto differenti. Il dialogo, illuminato dalla bellezza, riesce con facilità a superare confini, chiusure e pregiudizi; perché, come ci insegna la sapienza cinese, “due fiumi riflettono la stessa luna”, e noi sappiamo che la luce riflessa in entrambi proviene dall’unico Sole, Cristo Risorto!

Noi artisti cristiani non possiamo nascondere da dove prendiamo la luce ma dobbiamo farci “tutto a tutti” riconoscendo e incoraggiando le altre vie che cercano di svelare l’inesauribile mistero di Dio, consapevoli del volto pluriforme della bellezza. Le differenze possono essere luogo d’incontro e non di esclusione, l’armonia esige le differenze ma quando si negozia l’identità non c’è più dialogo. Saremo capaci di riconoscere i “semi del Verbo” nelle culture di ogni popolo senza svendere la nostra identità? Il dialogo sempre comincia dall’ascolto. Quanto è importante l’ascolto!

L’unione cattolica artisti italiani è fiduciosa di poter assistere e contribuire ad un nuovo risorgimento, una rinascita, una profetica rivoluzione culturale e spirituale dove comunicare e condividere bellezza sarà di prioritaria importanza per uscire dalla paura della storia. L’artista non può servire la bellezza in modo egocentrico e solitario, la comunità di artisti è indispensabile per superare le visioni individualistiche del mondo e della storia.

Sappiamo bene quale sia la bellezza che salva, noi cristiani abbiamo la certezza che la morte, il peccato e il male non sono l’ultima parola nella storia del mondo; Dio ha resuscitato suo Figlio Gesù Cristo, lui ha vinto la morte, ha vinto ogni nostra morte!

Gli uomini attendono impazienti la traduzione esistenziale del messaggio cristiano, una testimonianza fresca, gioiosa e credibile che vada oltre gli automatismi della fede e ci porti alla compassione e alla capacità di immedesimazione verso tutti gli uomini, specialmente verso coloro che abitano le periferie esistenziali; arte e cultura resterebbero altrimenti autoreferenziali e fine a sé stesse, lontane dalla vita della gente.

Le arti sono un canale privilegiato per portare il Vangelo fino al cuore della gente, la contemplazione della bellezza infatti tocca le corde più intime e più vere degli animi e porta con sé una forza trasformatrice e creatrice, una forza che attraverso la trasformazione del cuore e dello sguardo trasforma realmente anche il mondo; perciò crediamo nella necessità urgente di ritrovare uno sguardo contemplativo che ci permetta di vedere e di capire l’interdipendenza degli uomini e il loro comune destino.

Per fare questo abbiamo bisogno di artigiani di giustizia e pace, di paladini di bellezza e solidarietà, di poeti e profeti, capaci di sognare in grande con uno sguardo che sappia leggere nel profondo la sete degli uomini, e come un fiume sappia fecondare i deserti dei cuori; solo un uomo redento potrà vivere relazioni redente con gli altri uomini.

L’Ucai nasceva dopo la seconda guerra mondiale, per contribuire attivamente alla ricostruzione morale del paese, per riattivare le coscienze, rieducare alla bellezza e al senso della trascendenza.

Dopo 75 anni il nostro compito è sempre lo stesso, uniamo le forze affinché il nostro contributo sappia cogliere i segni dei tempi e risultare cosi credibile, concreto ed efficace per la promozione di una cultura resa feconda e vivificante dalla fede.

Oggi appare necessario “assumere con maggiore consapevolezza il rapporto fede e cultura”, saremo capaci di intercettare le domande di questo tempo e di proporre risposte originali e pertinenti?

La crisi del nostro tempo è spirituale, la risposta, allora, non può che essere spirituale e l’arte è un canale privilegiato dello Spirito, come diceva Paolo VI: “Ogni artista è in qualche cosa pontefice in senso etimologico, un facitore di ponti fra terra e cielo, fra qui e l’altrove“.

Certi che l’alleanza feconda tra il Vangelo e l’arte continuerà a suscitare sempre nuove epifanie di bellezza, vi auguro buon lavoro!

Per Saperne di più sull'Ucai visita il sito: www.ucainazionale.eu

TRA PAURA E SPERANZA: La Via della Bellezza, Cammino di Verità e Libertà

                Contro le urla dirette allo stomaco 

            ci servono melodie che parlano al cuore

Una comunicazione capace di armonizzare voci distinte

Non basta gridare contro le tenebre, bisogna accendere una luce”.

Quanta forza e attualità in queste celebri parole pronunciate da San Nilo.

In questo tempo segnato da paura, sconcerto e insicurezza il nostro impegno come Unione Cattolica Artisti Italiani è quello di promuovere un’arte che si faccia portatrice di un messaggio di pace, speranza e verità, una risposta alle ideologie e ai populismi che tornano a confondere e a mentire chiudendoci il cielo con una cappa di sfiducia e paura.

Dopotutto la parola latina per arte è “ars” – la radice “ar” può essere tradotta con i termini “congiunzione”, unione, gli artisti sono i maestri dell’armonia, l’armonia è la scienza dell’equilibrio tra gli opposti. L’arte è la più alta forma di comunicazione e se illuminata da una sapienza onesta, audace e creativa può costituire un potente mezzo di verità e di anti-propaganda; nazionalismi, dittature e regimi totalitari si sono diffusi e instaurati attraverso una comunicazione pervertita e menzognera.

Abbiamo bisogno di una comunicazione che sappia armonizzare voci distinte, una comunicazione rivolta alla riconciliazione, al dialogo, alla comprensione e al perdono.  Non abituiamoci alla voce di un mondo che grida e fa coincidere diversità e conflitto! Dobbiamo evitare la dinamica degli estremismi e delle polarizzazioni perché la nostra epoca necessita di dialogo e di sintesi.

Come diceva Dante Alighieri: “il contrario di un errore non è la verità ma l’errore di segno opposto“. La verità è il sentiero stretto tra due errori di segno contrario. Le diverse dimensioni di un problema globale ci espongono alla tensione tra estremi. “Costruire ponti che favoriscano lo sviluppo implica il coraggio di conoscere le sponde e di attraversare il fiume turbolento delle divisioni e delle polarizzazioni“.

 

Guai a chi incita alla paura o la sfrutta!

La paura può farci diventare sconsiderati, aggressivi e irragionevoli; guai a chi incita alla paura o la sfrutta!

Martin Luther King disse: “Un giorno la paura bussò alla porta; Il coraggio andò ad aprire. Non c’era nessuno“. Dobbiamo fuggire come la peste la retorica dello scontro di civiltà; Non ci può essere bellezza se manca la piena consapevolezza del valore inestimabile d’ogni essere umano, la bellezza è il faro che illumina la dignità, la fragilità, la sacralità di ogni essere vivente.

Il crollo delle Torri Gemelle e l’arrivo della crisi economica hanno favorito il populismo anche fra i credenti; la semplificazione e l’impoverimento culturale non aiuta a discernere i segni dei tempi. In un contesto dove mancano valori di riferimento, diventa più facile trovare elementi di divisione più che di coesione. Non ha più molto senso oggi parlare di destra e di sinistra, mi è piaciuto a tal proposito quello che ha scritto Jean Paul Michéa: “La destra del denaro e la sinistra dei valori si incontrano al centro, luogo degli affari e del potere”.

È grave la diffusione e la banalizzazione dell’egoismo a cui siamo arrivati…è ancora più grave che anche tanti cattolici sono ingannati su questo: “Prima gli Americani“, “Prima gli Italiani“, Prima io, Prima io! Siamo cristiani! Com’è possibile che ci facciamo confondere così!

Negli Atti degli Apostoli (10, 34-35) San Pietro dice: “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto”.

Tanti Padri della Chiesa lo hanno ribadito: meglio essere cristiani senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo.

Oggi ancor più di ieri è indispensabile l’informazione e la conoscenza per poter distinguere la competenza e l’onestà intellettuale dalla semplicioneria e dalla mala fede. Dobbiamo saper riconoscere la cialtroneria per poterla smascherare; Non è democrazia quella che mette sullo stesso piano d’informazione la competenza e la cialtroneria, il sapere affidabile e le idee inaffidabili, dando loro uguale autorevolezza. Presentare competenza e incompetenza sullo stesso piano non è mettere i cittadini in grado di decidere, è rendersi complici della dilagante disinformazione scientifica virale.

 

Le piattaforme sociali e l’arte che parla al cuore

Uno studio dimostra come i social media usano algoritmi per attivare emozioni come la rabbia, l’indignazione e la paura che portano a restare connessi e attivi; veleni e rabbia generano molto traffico e in tanti guadagnano con le fake news equiparate a notizie vere, qualcuno lo chiama algoritmo dello sciacallo, lo sciacallo si sa, lucra approfittando del malessere e dello smarrimento di tutti; la storia insegna: una menzogna ripetuta più volte diventa una verità e questo lo sanno molto bene i poteri politici ed economici che applicano il divide et impera.

Perciò è necessario studiare, approfondire, comparare!

L’era della comunicazione rischia di coincidere con quella dell’incomunicabilità; e il boom delle informazioni a portata di click con la mancanza della sapienza necessaria per leggere e raccontare il senso di ogni storia.

Ripeteva Lorenzo Milani ai suoi allievi: “Voi, non sapete leggere la prima pagina del giornale, quella che conta, e vi buttate come disperati sulle pagine dello sport. È chi comanda che vi vuole così, perché chi sa leggere la prima pagina del giornale sarà domani il padrone del mondo”.

Per avere successo bisogna semplicemente amplificare notizie semi-veritiere, viralizzandole e facendole diventare cultura condivisa…prova poi a convincere del contrario quei 500 mila utenti che hanno condiviso un post di dubbia veridicità. Le bugie e l’odio non sono certo nati con il web ma non possiamo sottovalutare l’incremento nella sua diffusione senza controllo.

Il primo areopago del tempo moderno è rappresentato dalle piattaforme online che attraverso i mezzi di comunicazione sociale stanno unificando l’umanità rendendola un villaggio globale. La realtà cede il passo a ciò che di essa viene mostrato. Perciò la ripetizione continua di informazioni scelte diventa un fattore determinante per creare un’opinione considerata pubblica.

Tutto questo ci dà la misura della nostra responsabilità e ci invita ad una nuova creatività per raggiungere quelle centinaia di milioni di persone che dedicano quotidianamente buona parte del loro tempo alle comunicazioni sociali su internet. Queste recenti immense potenzialità costituiscono una sfida decisiva per il mondo di oggi e la posta in gioco è di grande importanza.

Dobbiamo evitare di strumentalizzare le grandi questioni come l’immigrazione, l’accoglienza o i diritti sociali per riaffermare sempre e solo specifiche convinzioni personali ricorrendo a numeri fasulli e letture faziose e semplicistiche dei fatti. Ovviamente i politici sono i primi chiamati in causa perché la loro voce può produrre con effetto esponenziale legioni di odiatori, specie in Paesi segnati dall’analfabetismo funzionale.

Papa Francesco ci ha proposto la figura di Orfeo a modello; Orfeo, per fuggire al canto ammaliatore delle Sirene, intonò una melodia più bella; contro le urla dirette allo stomaco ci servono melodie che parlano al cuore…Orfeo suonò la sua lira, con tanta arte e veemenza che persino le sirene si fermarono ad ascoltarlo. “Ecco il vostro grande compito: rispondere ai ritornelli paralizzanti del consumismo culturale con scelte dinamiche e forti, con la ricerca, la conoscenza e la condivisione”.

Leggeri come un Ippopotamo sull'Acqua

Sempre più spesso mi capita di uscire da una mostra d'arte contemporanea sentendomi addosso una certa pesantezza, accompagnata da smarrimento e sconcerto; quanti artisti oggi comunicano attraverso il proprio lavoro desolazione, frustrazione, cinismo, disincanto e turbamento!
Nel panorama culturale contemporaneo è rara l'opera d'arte capace di far sognare in grande, di risvegliare nobili ideali e alte aspirazioni, l'opera d'arte che ci spinge ad amare la vita e immaginare un mondo migliore dove non siamo vittime né carnefici.
Recentemente ho visitato lo zoo di Praga con i miei figli, l'incanto e l'emozione dei bambini di fronte alle meraviglie della natura è sempre un'esperienza unica. Voglio condividere con voi il video che ho fatto ai mie figli mentre osservano un cucciolo di ippopotamo che nuota felice in una vasca, credo non abbia bisogno di commenti.
Questo è lo stupore che vorrei provare di fronte all'arte contemporanea!!! Sento nostalgia di un'arte al servizio dei sogni, capace di incoraggiare la fantasia e provocare negli adulti la stessa emozione, lo stesso trasporto e lo stesso incanto che questo piccolo ippopotamo ha suscitato nei bambini. Sogno un'arte che ci renda leggeri come un ippopotamo sull'acqua.


Ripartiamo dalla Bellezza


Si respira nel mondo un’aria di tensione, di competizione ed incomunicabilità che sfocia facilmente nell’ostilità e nello scontro. La conflittualità invade tutti i settori della società e sembra inasprirsi di giorno in giorno; dai singoli individui, alle relazioni intra-familiari, fino ad arrivare al rapporto tra gli Stati.
Per trasformare in energia positiva quella che rischia di degenerare in una spinta distruttiva occorre riconoscere la portata delle trasformazioni in corso, che arrivano fino ad investire il piano spirituale.
Di fronte alla portata della crisi in atto, come artisti, dobbiamo sentirci coinvolti nel favorire la ricerca globale di senso e di felicità. Tutti parlano di ripartenza e lavorano affinchè ci si possa rialzare presto dalle conseguenze devastanti della pandemia, troppo poco però si parla di cultura e di bellezza. Un paese che non permetta ai suoi giovani più dotati di sviluppare la propria creatività si priva di un patrimonio insostituibile. Ogni Stato dovrebbe avere cari i propri artisti, tanto più l'Italia, da troppo tempo molto distratta in fatto d'arte, ma che dall'arte ha nei secoli tratto il meglio della sua immagine:
“Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e trasmigratori”; ogni volta che passo davanti al Palazzo della Civiltà italiana leggendo queste parole penso la stessa cosa: dobbiamo ripartire dalla bellezza, questa è la chiave del nostro futuro, la cifra della vocazione che sempre ha reso grande l’Italia nel mondo. L’umanità ferita è alla ricerca della bellezza, alleviarne le ferite vale più di ogni certezza economica. 
Per fare questo abbiamo bisogno di una comunicazione che sappia armonizzare voci distinte, una comunicazione rivolta alla riconciliazione, al dialogo, alla comprensione e al perdono.  Non abituiamoci alla voce di un mondo che grida e fa coincidere diversità e conflitto! Dobbiamo evitare la dinamica degli estremismi e delle polarizzazioni perchè la nostra epoca necessita di dialogo e di sintesi. Come diceva Dante Alighieri: “il contrario di un errore non è la verità ma l’errore di segno opposto”. La verità è il sentiero stretto tra due errori di segno contrario.
Le diverse dimensioni di un problema globale ci espongono alla tensione tra estremi. “Costruire ponti che favoriscano lo sviluppo implica il coraggio di conoscere le sponde e di attraversare il fiume turbolento delle divisioni e delle polarizzazioni”.

Oggi ci troviamo stretti tra due opposti, da un lato, c’è l’integralismo identitario che ha nel fondamentalismo il suo vessillo spesso insanguinato; D’altro lato, c’è, il sincretismo incolore che relativizza ogni credo stemperandolo in un’innocua melassa spirituale.
Veniamo da una stagione affascinata dal mito relativista nella quale si è fatta passare l’idea che per essere liberi si debba necessariamente sciogliere ogni legame, obbligazione o appartenenza. Il pensiero dominante di questa società progressista e laicizzata è stato caratterizzato dalla volontà di superare ogni dogma e certezza morale, in favore dell’autoaffermazione della piena libertà individuale, verso un definitivo affrancamento dalle religioni. Le premesse di un tale modello si sono svelate ovviamente false e questo non può essere che un bene, ma oggi rischiamo di cadere esattamente in estremismi di segno opposto; Oggi più di ieri dobbiamo riflettere sulle parole del filosofo tedesco Josef Pieper:  “E’ possibile evitare che l’uomo si converta in un consumatore totalmente passivo di articoli prodotti in massa, in un discepolo docile e sottomesso di fronte a qualsiasi slogan strombazzato dai dirigenti e dai potenti della nostra società?”.

Il mio desiderio come artista è quello di promuovere un’arte che si faccia portatrice di un messaggio di pace, bellezza, speranza e verità; Credo fermamente nella bellezza come antidoto alle ideologie e ai populismi che tornano a confondere e a mentire.
Dobbiamo fuggire come la peste la retorica dello scontro di civiltà; Non ci può essere bellezza se manca la piena consapevolezza del valore inestimabile d’ogni essere umano, la bellezza è il faro che illumina la dignità, la fragilità, la sacralità di ogni essere vivente.
Sono fiducioso di poter assistere e contribuire ad un nuovo risorgimento, una rinascita, una profetica rivoluzione culturale e spirituale dove comunicare e condividere bellezza sarà di prioritaria importanza per uscire dalla paura della storia; C’è tanta umanità nascosta, che non fa rumore, ma che è viva e più diffusa di quanto si possa immaginare, quante grandi anime lasciano il segno senza che di loro nulla si dica sui libri o sui giornali.
Stiamo vivendo tempi di crisi ecologiche, sociali, economiche ed umanitarie, ma sempre dalle ceneri della distruzione e del non senso, sono sorte forze luminose, creative e cariche di nuova speranza! La crisi del nostro tempo è spirituale, la risposta, allora, non può che essere spirituale e l’arte è un canale privilegiato dello spirito, come diceva Paolo VI: “Ogni artista è in qualche cosa pontefice in senso etimologico, un facitore di ponti fra terra e cielo. fra qui e l’altrove“.

L'Arte Cambierà dopo il Coronavirus?



N'Uovo

Stiamo vivendo un tempo difficile, la pandemia sta cambiando il volto del mondo e inevitabilmente l'arte cambierà insieme a noi.

In lingua cinese la parola disperazione coincide con la parola occasione, ogni crisi rappresenta una grande occasione, una maschera che cade rivelando i nostri artifici e le nostre illusioni. La Crisi attuale ci spinge a ripensare la vita, il mondo e quindi l'arte.

Come cambierà l'arte? Nessuno può rispondere a questa domanda, ma una cosa è certa, la sofferenza e l'incertezza che segna questo tempo la ritroveremo inevitabilmente nella tavolozza di ogni pittore, nell'inchiostro di ogni scrittore e nello spartito di ogni musicista.

L’arte non può separarsi dall’esperienza esistenziale dell’uomo, è indispensabile una profonda unità tra uomo e artista, tra vita e opera.
La storia dell'arte è una storia di uomini, per questo non possiamo avvicinarci ai capolavori pittorici, letterari e musicali, senza avvicinarci anche al vissuto degli artisti che ha accompagnato la creazione delle loro opere; quanta verità nei loro diari, nelle loro poesie e scritti intimi!

Dietro alle opere d’arte ci sono le gioie, i dolori degli uomini e dei popoli; dove manca questo sottofondo le forme nascono vuote e sradicate, lì manca anche l’arte; senza la carne della vita, l'arte resterà solo "una remota sensazione di verità, come le alghe ancora odorose di iodio testimoniano del mare".

Come artisti siamo stati chiamati recentemente in causa dal Papa quando ha parlato di questo, come un tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il vangelo può offrirci ed ha aggiunto proprio oggi: "Vorrei chiedere al Signore che li benedica perchè gli artisti ci fanno capire cos'è la bellezza e senza il bello non si può capire il vangelo. Preghiamo un'altra volta per gli artisti".

L'artista si sa, è colui che esce dagli schemi, colui che sa liberarsi dal peso della cultura dominante, che sa vivere in proprio rompendo le convenzioni, le ipocrisie, le gabbie di conformismo e normalità che gravano come macigni nelle società.

L’arte oggi non è esente dalle sporcizie e dai compromessi dell’economia, anzi ne è immersa fino al collo! Finchè saremo realmente uomini liberi, potremo definirci artisti: l’ho capito ormai da tempo, non la mia capacità di disegnare, ma il mio restare libero mi connota propriamente come artista.

Purtroppo esistono dei totalitarismi anche culturali e un artista coerente con la propria fede viene guardato con molta diffidenza e pregiudizio, ma è appunto per questo che sono fiducioso e ottimista per quanto riguarda l'arte del nostro prossimo futuro: In questo nuovo ed imprevisto corso della storia, la ricerca più profonda di senso porterà ad una nuova fioritura spirituale, ad una rinascita che ci spingerà a maggiore equità e giustizia, prendendo inevitabilmente le distanze dalla superficialità edonista e materialista che ha caratterizzato gli ultimi decenni del panorama artistico mondiale.

L'artista solo è capace di tradurre il dolore in bellezza, "trasformando la sofferenza in memoria condivisa".
Quanta verità nelle parole del pensatore inglese Roger Scruton che affermava qualche anno fa:

"Molto spesso le più belle opere d’arte emergono proprio dalla desolazione...
Il culto della bruttezza e della dissacrazione si afferma oggi in un’epoca di prosperità senza precedenti. Opere brutte vengono prodotte dai figli viziati dello Stato assistenzialistico, persone che non hanno mai dovuto lottare per la sopravvivenza, che non hanno conosciuto la guerra e che sono finite giovanissime in braccio al lusso.
Sono il prodotto della ricchezza materiale e dei valori materialistici".


                                  


La fede e la Donna più amata nella storia dell’arte: VATICAN NEWS

Omaggio ad Antoniazzo Romano di Francesco Astiaso Garcia

La fede e la Donna più amata nella storia dell’arte: VATICAN NEWS



Evocata costantemente dal Papa e presente in tante preghiere e richieste di aiuto in questa pandemia, l’immagine della Vergine Maria è senz'altro figura di ispirazione per generazioni di artisti. Dell’importanza della rappresentazione della Madonna ci parla in una intervista l’artista Francesco Astiaso Garcia
Debora Donnini – Città del Vaticano
Da sempre, in tutto il mondo, nei momenti di grande sofferenza, i fedeli hanno levato gli occhi alla Madre, alla Vergine Maria. Non a caso assieme al Crocifisso di san Marcello al Corso, il Papa ha voluto invocare l’aiuto di Dio, nel pieno della pandemia da coronavirus, alla presenza anche dell’immagine di Maria Salus Popoli Romani, così legata all’intercessione nei momenti difficili della Città. Già prima, l’11 marzo, in occasione della Messa celebrata dal cardinale vicario Angelo De Donatis, presso il Santuario della Madonna del Divino Amore, Papa Francesco aveva inviato un videomessaggio con la sua preghiera alla Vergine, affidando la Città, l’Italia e il mondo alla protezione della Madre di Dio, “come segno di salvezza e di speranza”. 

E proprio in vista di maggio, mese mariano, alcuni giorni fa il Papa con una Lettera ha esortato a pregare il Rosario in famiglia, come da tradizione, e il primo maggio la Conferenza episcopale italiana affida l’Italia alla protezione della Madre di Dio, con un momento di preghiera, nella Basilica di Santa Maria del Fonte a Caravaggio, nella diocesi di Cremona e in provincia di Bergamo, una delle zone più colpite dal Covid-19. Dell’importanza per un artista di dipingere la Madonna, parla nell’intervista il pittore Francesco Astiaso Garcia, che è anche segretario nazionale dell’UCAI, Unione Cattolica Artisti Italiani. L’artista, che ha realizzato diverse immagini della Vergine, spiega che dipingere la Madonna significa "avvicinarsi al mistero dell'Incarnazione”. “Quindi - prosegue - al di là del ritratto in sé della Madonna, tutti gli artisti in qualche modo si sono domandati profondamente, anche se non credenti, come poter rappresentare la donna più amata della storia dell'arte, che è la Vergine Maria. Per i credenti, Dio è il principio di ogni bellezza e la Madonna è il cammino attraverso cui il Verbo si fece carne”. Un credente che si avvicina a rappresentarla, lo fa, quindi, anche digiunando e pregando, chiedendole l’ispirazione, ricorda Astiaso Garcia.

La Madonna del Rosario di Pompei, la Vergine di Guadalupe, la Salus populi Romani, la Madonna di Loreto, sono tra le immagini della Madonna, assieme ad altre, care alla devozione dei fedeli. “Da sempre la Madonna è uno dei soggetti preferiti dagli artisti e capace di suscitare sentimenti profondi, toccando le corde più intime del cuore umano, e questo proprio dall'inizio della storia cristianesimo”, rimarca. La prima rappresentazione della Madonna si trova nelle catacombe di Priscilla, a Roma, e risale alla seconda metà del III secolo, ricorda ancora il pittore evidenziando come tutti i più grandi artisti della storia dell'arte si siano confrontati con questo tema.
“Ricordiamo alcuni dei più importanti: Cimabue, Giotto, Duccio, le icone russe ortodosse e poi - prosegue - abbiamo il Rinascimento italiano e europeo con Botticelli, El Greco, Raffaello. Da Caravaggio in poi, invece, le raffigurazioni della Vergine diventano più umane e quindi si perde un po’ l'idealizzazione del volto della Madonna, si perde un po' in riferimento al divino ma si guadagna un realismo profondo, che avvicina la Madonna a un’umanità condivisa con i poveri, i più semplici”. “Nell'Ottocento - ricorda Astiaso Garcia - c’è, invece, una specie di ritorno al passato e quindi a guardare quei canoni idealizzati, più classici. Si ritorna anche a guardare alla raffigurazione bizantina. Invece il Novecento, per quanto in parte si distacchi dalla rappresentazione del Sacro, ci ha regalato comunque esempi luminosissimi di rappresentazione mariana. Tra questi vorrei ricordare Gauguin e Matisse e pochi sanno che Matisse, in particolare, ha finito la sua carriera con un ciclo mariano, nella cappella del Rosario, dedicato tutto alla Vergine Maria, dove la rappresentazione è un po' ai limiti tra il figurativo e l’astratto”. “Nel contemporaneo - afferma - ci sono artisti molto bravi che si occupano di arte sacra o anche artisti di arte contemporanea che affrontano tematiche sacre”.


L'ULTIMA PREGHIERA alla MADONNA DEI CUORI APERTI

La Madonna dei migranti, dei cuori aperti

Tra le grandi immagini della Vergine anche “La Maestà di Ognissanti” di Giotto o icone come la “Theotokos”, la Madre di Dio, in Russia, a testimonianza proprio del fascino dell’immagine di Maria. Francesco Astiaso Garcia ha realizzato anche un dipinto della Vergine che si chiama “La Madonna dei migranti”. Tanti grandi artisti hanno compiuto “una vera e propria missione nel rappresentare l'iconografia mariana e anche la vita di Cristo – spiega – e lo hanno fatto come una vera e propria evangelizzazione perché l'arte sacra era considerata la ‘Bibbia dei poveri’ perché non sapevano leggere e scrivere e, quindi, in qualche modo, leggevano le immagini”. Tutto questo è fondamentale “perché la vita della Madonna, i suoi gesti, il suo silenzio, la sua mitezza e la sua umiltà, hanno anche una valenza simbolica molto grande”. Il pittore racconta di aver voluto dipingere la Madonna dei migranti perché convinto che “tra gli ultimi dei tempi odierni, ci siano proprio le vittime dei naufragi, le vittime del mare” e l’ha chiamata, quindi, “la Madonna dei cuori aperti” perché la Madonna è sempre vicino ai più piccoli, agli ultimi e ai sofferenti. È stato, poi, anche “un quadro di risposta” a un suo dipinto precedente, che aveva chiamato “L'ultima preghiera” e che rappresentava una bambina nel momento del naufragio, ormai seppellita dalle onde, che si rivolge alla Vergine Maria affidandole la sua vita. Questa Madonna dei cuori aperti rappresenta, quindi, “la risposta” a questo quadro: è anche lei nell'acqua come “sommersa lei stessa dalle onde, dalle sofferenze, vicina agli ultimi”.

Spalancare la prospettiva della vita eterna 

“Mi ha colpito molto quello che ha detto il Papa in diverse occasioni - racconta poi Astiaso Garcia - quando sottolinea l'importanza dello spirito, della creatività della carità che lavora anche attraverso l'arte, la bellezza degli artisti. Il Papa ripete che questo spirito apre orizzonti e ci porta dire: ‘Eccomi’”, soprattutto di fronte all’emergenza del coronavirus, a situazioni sanitarie e economiche drammatiche. Quindi, il compito è di far rinascere una speranza e di “poter comunicare un senso trascendente, che va oltre la contingenza dell'emergenza sanitaria e in qualche modo spalanchi anche una prospettiva di vita eterna”.

La Madonna della Misericordia, immagine della Chiesa

E tra tante immagini della Madonna, Astiaso Garcia ha piacere di menzionare, per il valore simbolico, quella che sceglierebbe per raccontare i tempi odierni: è la “La Madonna della Misericordia” di Piero della Francesca, che si trova nella pinacoteca di Sansepolcro ad Arezzo, perché - spiega l’artista - “ha le braccia tese e apre un ampio manto per accogliere tutti quelli che invocano la sua protezione, tutte le persone ferite e fragili. Quindi, è la Madonna dell'inclusione, per eccellenza, ed è anche un po' l'immagine della Chiesa che accoglie e protegge”. Molto cara a Papa Francesco è poi la tela di “Maria che scioglie i nodi”, che si trova in Germania e sembra proprio esplicitare la missione di Maria che, da madre, si prende cura dei problemi degli uomini, si coinvolge.  “Ritornando a quel valore simbolico dei gesti, dei segni, è una Madonna particolarmente significativa - rimarca Astiaso Garcia  - perché tutti abbiamo dei nodi da sciogliere molto profondi, delle situazioni irrisolte e delle zone d'ombra”. Ed è proprio questa la parte che Cristo viene ad abbracciare. “Mi colpisce anche la necessità di trovare la Vergine dal punto di vista del raccoglimento: l’uomo ha bisogno di contemplazione e - conclude - situazioni di affidamento alla Madonna, credo che siano molto importanti da vivere anche a livello personale e familiare, come ha detto il Papa”. 

Alcune opere rappresentanti la Madonna di Francesco Astiaso Garcia:

ANNUNCIAZIONE CONTEMPORANEA

LO SGUARDO DI MARIA

IMMACOLATA CONCEZIONE, Vergine della Misericordia




VERGINE DI LOURDES
MARIA