Estetica del Silenzio


Enrico Castellani  è  considerato una delle figure di maggior rilievo dell'arte europea della seconda metà del Novecento

Castellani propose  l'azzeramento totale dell'esperienza artistica precedente che realizzò con l' utilizzo di tele monocrome (spesso totalmente bianche) estroflesse con varie tecniche in modo da creare effetti di luci ed ombre cangianti con l'inclinazione della sorgente luminosa. Si trattò di un'esperienza del tutto originale e considerata di fondamentale importanza nella storia dell'arte astratta del novecento

Le opere di Castellani, nel mercato dell'arte, sono fra le più ricercate e costose fra quelle del novecento italiano, con quotazioni che hanno raggiunto il milione di dollari e sono regolarmente scambiate nelle aste più prestigiose quali le famose "Italian Sales" di Londra. 




Opere di Enrico Castellani

L' altro ieri durante una visita con un amico alla Pinacoteca d' Arte Moderna di Verona, mi sono soffermato a guardare un pannello che spiegava un quadro attraverso i caratteri di scrittura a rilievo per non vedenti.

Ovviamente non è stata la prima volta che vedevo il sistema di scrittura  Braille, ma è stata la prima volta che sono riuscito a dimenticarmi il senso funzionale dei caratteri a rilievo, limitandomi così a guardare l' eleganza estetica e stilistica dell pannello da un punto di vista formale.

La luce radente della sera entrando dorata dalla finestra valorizzava i rilievi conferendo un valore elegante e solenne alle ombre che assumevano un aspetto quasi musicale nel ritmo misterioso e sapiente del loro linguaggio muto.

Sono rimasto ammirato dallo spettacolo di queste ombre che si spostavano con la luce nel corso di pochi minuti e non ho potuto fare a meno di pensare ad Enrico Castellani e alle sue tele monocrome.
Dopotutto, a parte un milione di dollari, non c' è molto altro a distinguere, le opere del maestro da quel pannello di scrittura a rilievo per non vedenti!


Pannello di Scrittura Braille per non Vedenti








Il Volto di Dio nel Volto dei Poveri


AUTORITRATTO TRA I POVERI DELLA TERRA ( Olio su tavola - Dipinto a 18 anni dopo un viaggio in India)

Che rapporto c'è tra l'arte e la sofferenza degli uomini, dei poveri, degli emarginati e di tutti i diseredati della terra?

Anche l'arte autentica, quella che rifiuta di piegarsi alle lusinghe del potere e disdegna le sirene mondane avverte la propria impotenza di fronte alla sofferenza umana. Ogni artista deve interrogarsi sul senso e lo scopo dello strumento che la provvidenza ha messo nelle sue mani! Qual'è il valore dell'arte? Quale uso deve farne l'artista? È comprensibile essere disposti a rinunciare all'arte in nome di qualcosa più alto?


Qualche tempo fa ho visto rappresentata a teatro un'opera scritta in giovinezza da Karol Wojtila che si chiama "Fratello del nostro Dio", un'opera meravigliosa ispirata alla storia del polacco Adam Chmielowski (1845-1916), rivoluzionario, combattente e artista:


Adam durante un temporale cerca rifugio in un edificio apparentemente abbandonato, e si ritrova invece in mezzo ad una moltitudine di senza tetto, cinici e arrabbiati, un incontro che cambierà completamente la sua vita!


L'opera è una riflessione sul travaglio interiore di Adam che si domanda quale sia il modo giusto per rispondere ai bisogni dei poveri, a livello individuale ma anche a livello della distribuzione e dell'uso del potere in una società autenticamente umana.

Il primo Atto è ambientato nell'atelier di Adam dove il protagonista discute animosamente con i suoi amici artisti riguardo la responsabilità sociale dell'arte.


Alcuni personaggi sono personificazioni romanzate delle differenti risposte al problema della povertà, altre sono invece figure storiche realmente esistite.

Dopo quella discussione, Adam vede un mendicante estenuato, appoggiato ad un lampione che ne proietta l'ombra in una strada buia e fredda...questa volta Adam percepisce tale incontro come un'epifania, una vocazione; Riconosce che il povero ha in sé un'immagine a cui siamo chiamati ad arrenderci: l'immagine di Dio nei poveri e nei sofferenti, l'immagine di Cristo che è presente anche in noi.


Il giovane pittore del dramma di Wojtila, combattuto tra l'ira provocata dallo sdegno per le ingiustizie sociali e una misericordia superficiale e buonista, sceglie la croce.

 

Adam riconosce la croce come luogo dove l'infinito amore di Dio si incontra con l'infinita miseria dell'uomo e per meglio abbracciare la causa dei poveri e dei diseredati si fa monaco fondando la congregazione dei Fratelli albertini.

Per tutti gli emarginati e per tutti i bisognosi da quel momento sarà soltanto Fratel Alberto.

Nella luce che scaturisce dalla croce, Fratel Alberto conosce la misericordia, radicata nella comunione con Cristo; e la sua vita si trasforma nell'intima unione con Colui che è sorgente e modello di ogni amore e di ogni misericordia.

L'opera costituisce un severo richiamo al radicalismo cristiano, in un'epoca in cui ogni verità è ormai relativa. Una vita piena di senso nel generoso amore verso gli altri ci permette di superare le difficoltà e le bufere della vita, viceversa vivendo egoisticamente chiusi in noi stessi, incapaci di amore, diventa intollerabile pure una vita comoda.


Nell'epilogo, il personaggio che rappresenta il rivoluzionario obietterà alle scelte di Adam che i poveri non lo seguiranno ma lui risponde: "No, sarò io a seguirli".


Il testo di "Fratello del nostro Dio" è di un'attualità sconvolgente in quanto spiega con quarant'anni di anticipo i motivi per cui il marxismo sarebbe fallito!

 

La ricerca di Adam è la ricerca del vero volto di Dio, prima nell'arte e poi negli uomini; la ricerca della Bellezza nella forma più alta e piena, la ricerca del senso ultimo della nostra esistenza!

 

Che significa vivere la vita come un'opera d'arte?

Ecco il dilemma di ogni artista che si interroghi sul significato del proprio operare: "Fare dell'arte la propria vita o fare della propria vita un’opera d’arte?". C’è differenza? Cosa cambia? C’è differenza eccome!

L'artista concepisce molto spesso la vita come un'opera d'arte da gustare nella sua dimensione estetica, l'intento è quello di fuggire ad ogni costo la noia, la banalità del quotidiano e l'orrore del domicilio, cercando ogni tipo di esperienza e di soddisfazione capace di saziare il proprio incessante appetito e processo di autoaffermazione; non è facile per l'esteta-dandy mettere a tacere la voce che ripete continuamente "Carpe diem", fuggi la mediocrità, vivi la vita adesso, lascia traccia del tuo passaggio, scrivi il tuo nome nelle stelle!

Che tristezza vedere come questa fame di eternità e di pienezza si riduca nella maggior parte dei casi ad un'esistenza egoistica, arida e narcisistica; l'esteta romantico si cuce addosso una divisa di fierezza e solitudine e nella sua ricerca ossessiva di vita non trova nulla che non si prosciughi o si corrompa! Che beffa farsi dio della propria vita e nel tentativo di superare ogni limite chiudersi il cielo, aspirare all'eterno e trovarsi ad elemosinare il passeggero e l'effimero, desiderare il mare vasto ed infinito e accontentarsi di una pozza di piscio e fango!

Ma c'è un altro modo di vivere la propria vita come un'opera d'arte ed è di passare da un'esistenza artigianale, fatta di cause ed effetti, alla vita sperimentata come arte, vissuta come opera ispirata, aperta alla gratuità della grazia. 

Dio irrompe nella nostra vita aprendo orizzonti nuovi e imprevedibili, siamo pronti ad accoglierlo nella nostra storia, a farci sorprendere e scompaginare i programmi?

Francesco Astiaso Garcia



Crocifissione Bianca - Marc Chagall

Con questo dipinto Marc Chagal vuole denunciare le persecuzioni ingiuste subite dal suo popolo e lo fa, in maniera sorprendente, mettendo al centro la figura di Cristo crocifisso, preso come simbolo dell’innocente condannato in maniera ingiusta. Questa è la crocifissione degli uomini costretti a pagare le conseguenze di tanto odio e divisione, la crocifissione degli ultimi, dei reietti scartati e respinti che trovano un porto solo nelle braccia aperte della croce di Cristo. Questa è la crocifissione a cui affiderei l'Europa, la sua memoria e le sue radici.



E P I F A N I E Mostra Fotografica di Francesco Astiaso Garcia





COMUNICATO STAMPA



E  P  I  F  A  N  I  E



Mostra Fotografica
di

FRANCESCO  ASTIASO  GARCIA




INAUGURAZIONE Venerdì 28 Marzo ­ Ore 18.00

APERTURA MOSTRA dal 28 Marzo al 26 Aprile 2014

ATELIER MONTEZ  : Via di Pietralata 147/A


INGRESSO LIBERO


Venerdì 28 Marzo 2014 alle ore 18.00 sarà inaugurata la mostra fotografica “Epifanie” di Francesco Astiaso Garcia.
La mostra, allestita presso l’ ATELIER MONTEZ,
sarà aperta al pubblico e visitabile gratuitamente dal 28 Marzo al 26 Aprile 2014.

Francesco Astiaso Garcia, italo­spagnolo, è pittore, fotografo, scultore e si cimenta con
tecniche sperimentali contemporanee definendosi “poeta dell’immagine”.

Ha girato il mondo realizzando affreschi e pitture murali in Europa, Stati Uniti,
America Centrale, America Latina e Cina.

I suoi quadri sono stati esposti e apprezzati dal pubblico in numerose sedi tra cui la
galleria Astarte a Parigi, il Museo Nazionale di Malta a le Sale del Bramante a Roma.

A soli 30 anni ha suscitato interesse nel mondo artistico per la sua capacità di rappresentare
la figura umana in modo da fissarne sulla tela l’essenza spirituale.

La mostra raccoglie più di 60 opere fotografiche

Epifanie è il nome che ho scelto per questa mostra , un’ epifania è una rivelazione spirituale, un punto di non ritorno in seguito al quale non è più possibile vedere le cose con gli occhi di prima.
L’ Epifania svela i significati più profondi dell’ esistenza e ci porta oltre l’ apparenza delle cose.


Dai tempi pagani fino ad oggi, in ambienti non solo cristiani, ma anche ebraici, mussulmani e buddisti, dicono di scorgere nella natura in tutte le sue sfaccettature le impronte digitali del Deus Absconditus, del Dio che si cela e al contempo si rivela,lasciando tracce, indizi, segnali della sua creazione.


Questa mostra vuole essere un Cantico delle Creature visivo,
San Francesco ha cantato in poesia le meraviglie della natura, io desidero farlo con le immagini.

“I cieli narrano la gloria di Dio,
l’ opera delle sue mani annuncia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

Non è linguaggio e non sono parole
di cui non si oda il suono.
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio.”

Le parole del Salmo 18 sono un inno al creato, un inno alla Bellezza come manifestazione della gloria e dell’ amore di Dio.

Il creato annuncia la sapienza e la presenza del Creatore, l’ annuncia in una forma visiva, senza parole, senza che se ne possa udire la voce.

Non tutti gli uomini però conservano la capacità di vedere il creato e riconoscervi l’impronta di Dio, perciò sono necessari gli artisti che non si limitano a mostrare le cose belle ma insegnano piuttosto a riconoscere la Bellezza a ritrovare il senso semplice e profondo delle cose entrando nella contemplazione del mistero.

Fare arte significa mostrare Dio in ogni cosa e rivelare il cielo sulla terra.

“La natura è un insieme di simboli e geroglifici che il poeta interpreta e traduce. Egli è il decifratore del linguaggio segreto dell’ universo” (Benjamin)

“L’ autentica bellezza schiude il cuore umano alla nostalgia, al desiderio profondo di conoscere, di amare, di andare verso l’ altro…se accettiamo che la bellezza ci tocchi intimamente, ci ferisca, ci apra gli occhi, allora, riscopriamo la gioia della visione, della capacità di cogliere il senso profondo del nostro esistere, il Mistero di cui siamo parte e da cui possiamo attingere la pienezza, la felicità, la passione dell’ impegno quotidiano…”.  (Benedetto XVI)


La Bellezza della natura non è frutto del caso ma di una sapienza amorevole che fa bene ogni cosa e ci riempie della sua presenza rassicurante.
Quando leggiamo un libro che ci piace, vediamo un film che ci parla o ascoltiamo una musica che ci commuove, la prima cosa che facciamo è cercare l' autore;
dovremmo fare lo stesso di fronte alla meraviglia della natura,

sono tante le domande che sorgono spontanee:



Chi è che dipinge il cielo ogni momento con mille sfumature diverse? 

Chi dice al mare dove si deve fermare e agli alberi fin dove devono crescere?

Chi ha stabilito il numero dei semi di un girasole?
Chi ha creato l' occhio, capace di contenere nella sola pupilla intere montagne?


L’ uomo può vivere senza il pane, può vivere senza la scienza ma non può vivere senza Bellezza! In questo senso “la Bellezza salverà il mondo” (Dostoevskji). 


L' animo umano è abitato dal desiderio di trascendere tutti i limiti, la Bellezza è fragile custode di questo insopprimibile anelito!

Lo stupore e la curiosità non dovrebbero essere prerogative esclusive degli artisti, lo sguardo deve penetrare tutto come la pioggia che quando cade vigorosa non risparmia nulla.

E' compito del poeta allora impedire che le persone diano il mondo per scontato...

per ogni indifferente, per ogni ignavo c' è un poeta che ha fallito!

Vorrei concludere queste mie riflessioni sulla Bellezza con le parole di Peppino Impastato in uno dei memorabili dialoghi del capolavoro cinematografico “ I cento passi”

“La Bellezza è importante, non ci vuole nulla a distruggere la Bellezza… e allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fesserie, bisognerebbe ricordare alla gente cos’ è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla.”




Francesco Astiaso Garcia sarà presente all’inaugurazione della mostra per
conoscere i visitatori e rispondere alle domande della stampa.

Altre informazioni sull’artista e il catalogo digitale della mostra sono disponibili sul sito:


Interviste o appuntamenti possono essere richiesti scrivendo a info@francescoastiasogarcia.com o telefonando al 348.0939040.




Non Vedevo l'Ora di Svegliarmi per Continuare a Sognare

Qualche anno fa dopo aver dipinto per quaranta giorni a Managua, alcuni amici per farci riposare un po’ ci hanno accolti come principi in una bellissima casa proprio di fronte all'Oceano Pacifico.

Una mattina ci hanno invitato a pescare e se vi raccontassi tutto quello che abbiamo visto durante quella giornata credo che non mi credereste mai...ma io ve lo racconto lo stesso!

Ci siamo svegliati alle 3 e mezza di notte, abbiamo viaggiato per quasi tre ore tra le mucche in una grande  jeep e finalmente siamo partiti...
La barca era incredibile, 4 piani di super lusso, salone, cucina + 6 stanze ...ciascuna con bagno doccia e televisore, attrezzature da pesca ultra moderne, una videocamera sotto marina per vedere i pesci e motori da corsa velocissimi dell’ ultima generazione.
       
Abbiamo viaggiato a tutta velocità per un'ora e mezza e siamo arrivati a 70 miglia dalla costa, lontani da ogni traccia di terra ferma.

Nel corso della giornata 
abbiamo visto delfini, tartarughe e pesci vela, abbiamo pescato 24 Marlyn e un tonnetto ma li abbiamo liberati tutti.


Vi sembra esagerato quello che vi sto raccontando?
Ma se ancora non vi ho detto niente!!

Lo spettacolo davvero incredibile, uno dei più emozionanti di tutta la mia giovane vita di viaggiatore ci ha sorpresi a fine giornata quando ormai il corpo, il cuore e gli occhi sazi e abbondantemente soddisfatti non si aspettavano più nulla.

Era l'ora del tramonto quando tre gigantesche balene sono emerse dal profondo dell' oceano, come fossero tre piccole isole all'alba della creazione;
Una di loro è saltata completamente fuori dall'acqua mostrandosi, vanitosa, in tutta la sua magnificenza e il suo splendore, non potevo crederci, cercavo gli occhi degli amici vicino a me per trovare conferma di quello che era appena successo, per 3 volte la balena ha ripetuto il salto e poi si è allontanata...

Con gli occhi sgranati e il sorriso sulle labbra siamo rimasti in religioso silenzio per i successivi cinque minuti.

Veramente non riuscivamo a crederci,  non avevamo visto prima nulla di simile!
E' stato come vedere un video spettacolare del National Geographic, ma non dalla poltrona alla televisione, dalla barca accanto ai cameramen!

Forse per la prima volta ho colto l'essenza dell'espressione: "Sono stanco dell'eccessiva bellezza".

Quella notte quando sono andato a dormire avevo la certezza di non poter sognare cose più sorprendenti e meravigliose di quelle che avevo visto da sveglio e non vedevo l'ora di svegliarmi per continuare a sognare!
       









Solo Chiedo a Dio che il Dolore non mi sia Indifferente

            (Copia della lettera inviata ai miei genitori)                                             


                                    New York 4 Settembre 2010



Carissimi mamma e papà,

ho provato a chiamarvi più di quattro volte ma non sono riuscito a prendere la linea!
Il tempo vola ed io ho difficoltà a stare al passo con la mia vita.

Gli ultimi giorni in Niacaragua sono stati particolarmente intensi.
Poco prima di partire sono stato in un posto impressionante, 
lo chiamano il "basurero" o la "churreca".

Ne avevo sentito parlare e da un mese stavo cercando qualcuno che mi ci portasse per vedere con i miei occhi una realtà che descrivono terribile e spaventosa per povertà e miseria.

Fino a qualche giorno fa nessuno aveva voluto però accompagnarmi, tutti dicevano lo stesso : 

“Ma tu sei matto,ho paura, e' un posto orribile, è molto pericoloso!"

Finche' ho conosciuto il Vicario della cattedrale di Managua,
un uomo giovane, pieno di entusiasmo e di zelo.
Ho chiesto anche a lui di portarmi al basurero e lui ha accettato!

Il basurero è una zona periferica di Managua dove finiscono le case ed iniziano chilometridi montagne di spazzatura e di rifiuti di ogni genere.

Tra la spazzatura vivono migliaia di persone, uomini e donne, vecchi e bambini...abitano case di cartone, si vestono con quello che trovano e mangiano scarti e rifiuti.

Appena entrato il primo impatto è stato terribile, l'odore nauseante di spazzatura e carogna mi ha invaso penetrando dentro di me fino alle viscere!
La cosa più scioccante è stato scoprire la presenza di tanti bambini anche molto piccoli che vivono in condizioni disumane con problemi di parassiti e malattie della pelle.

Ovunque c’erano cani randagi, corvi, avvoltoi e uccelli rapaci che schiamazzando giravano in cerca di cibo, cadaveri o carcasse.

Non riesco a levarmi dalla testa l’immagine di un avvoltoio che si contendeva un brandello di cibo con una bambina della Churreca.

Visitare il basurero è stato come tornare in India al lebbrosario della Città della Gioia, dove la povertà umana è così grande da farci dimenticare di noi stessi, almeno fichè si è li!

Senza la fede non solo non è possibile trovare nessuna spiegazione alla sofferenza di quelle persone ma veramente verrebbe voglia di fare la rivoluzione.

Quanto effettivamente ce ne importa della sofferenza di quei bambini innocenti?
Che importanza può avere l'arte di fronte a tutto questo...
Dopo aver visto questo posto non e' facile ritornare a vivere la mia vita come niente fosse.

L'unica cosa che so è che non voglio dimenticare questa esperienza, non voglio vivere come un cretino, egoista e superficiale che pensa solo a godersela e a passarsela bene.

Mi hanno insegnato una canzone in America Latina che dice:

"Solo le pido a Dios
que el dolor no me sea indifferente,
que la reseca muerte no me encuentre vacìo y solo sin haber hecho lo sufficiente"

(A Dio chiedo soltanto
che il dolore non mi sia indifferente,
che l’arida morte non mi colga
vuoto e solo, senza aver fatto abbastanza.)…mi piace cantarla per non dimenticare.

Ora sono ancora a New York, stiamo lavorando a questo nuovo affresco nell’Aula Magna del Seminario.

Passare a distanza di pochi giorni dai cartoni del Basurero ai grattacieli di acciaio e cristallo di Manhattan è stato destabilizzante.

Il nostro è un pazzo mondo, difficile da capire!

Presto tornerò finalmente a Roma.
Sono già più di tre mesi che sono lontano dall’ Italia,
voi come state, e i fratelli, e i nipotini?

Vorrei avere vostre notizie, domani proverò ancora a chiamarvi, mi mancate tanto!

       Vi abbraccio forte

         Francesco

(In quella circostanza ho preferito non scattare neppure una foto, queste sono immagini che ho scaricato da internet cercando su Google "basurero Managua")









Vivere la Vita Come un' Opera d' Arte



Ieri mi è capitato tra le mani un testo critico scritto da Timothy Verdon, direttore del Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore a Firenze; mi ha colpito molto quello che dice rispetto alla fede, alla vita e all'arte:

"La fede è in sé un’arte. Non parlo qui della fede intesa come sistema, mirabile compendio di credenze e tradizioni, ma dell'atto di fede, del salto di fede, del rischio per cui si passa da un'esistenza artigianale fatta di cause ed effetti, alla vita sperimentata come arte, vissuta come un'opera ispirata, aperta alla gratuità della grazia."

Che significa vivere la vita come un'opera d'arte?

Ecco il dilemma di ogni artista che si interroghi sul significato del proprio operare: "Fare dell'arte la propria vita o fare della propria vita un’opera d’arte?". C’è differenza? Cosa cambia? C’è differenza eccome!

Per Oscar Wilde, D'Annunzio e molti esteti, artisti e dandy, vivere la vita come un'opera d'arte significa approfittare di ogni attimo per il proprio piacere, il proprio benessere e godimento, succhiare la vita fino al midollo dimostrando a sé stessi e agli altri di essere padroni assoluti della propria esistenza.

L'artista dandy concepisce la vita come un'opera d'arte da gustare nella sua dimensione estetica, l'intento è quello di fuggire ad ogni costo la noia, la banalità del quotidiano e l'orrore del domicilio, cercando ogni tipo di esperienza e di soddisfazione capace di saziare il proprio incessante appetito e processo di autoaffermazione; non è facile per l'esteta-dandy mettere a tacere la voce che ripete continuamente "Carpe diem", fuggi la mediocrità, vivi la vita adesso, lascia traccia del tuo passaggio, scrivi il tuo nome nelle stelle!

Che tristezza vedere come questa fame di eternità e di pienezza si riduca nella maggior parte dei casi ad un'esistenza egoistica, arida e narcisistica; l'esteta romantico si cuce addosso una divisa di fierezza e solitudine e nella sua ricerca ossessiva di vita non trova nulla che non si prosciughi o si corrompa! Che beffa farsi dio della propria vita e nel tentativo di superare ogni limite chiudersi il cielo, aspirare all'eterno e trovarsi ad elemosinare il passeggero e l'effimero, desiderare il mare vasto ed infinito e accontentarsi di una pozza di piscio e fango!

Ma c'è un altro modo di vivere la propria vita come un'opera d'arte ed è quello che intende Timothy Verdon quando dice di passare da un'esistenza artigianale, fatta di cause ed effetti, alla vita sperimentata come arte, vissuta come opera ispirata, aperta alla gratuità della grazia.

Dio irrompe nella nostra vita aprendo orizzonti nuovi e imprevedibili, siamo pronti ad accoglierlo nella nostra storia, a farci sorprendere e scompaginare i programmi?

L’uomo vuole vivere, vivere il più possibile, e ciascuno porta in sé una visione ideale di ciò che vorrebbe essere.

Agostino d’Ippona ha scritto: «Noi tutti bramiamo vivere felici, e tra gli uomini non c’è nessuno che neghi l’assenso a questa affermazione, anche prima che venga spiegata in tutta la sua portata». 

Freud, dal canto suo, nell’opera Il malessere della civiltà si chiede: «Quali sono i progetti e gli obiettivi vitali rivelati dal comportamento degli uomini?»; e risponde: «Si è certi di non sbagliare: essi aspirano alla felicità; gli uomini vogliono essere e rimanere felici!»

Siamo accomunati dall'idea che la vita migliore, quella più riuscita e soddisfacente, dipenderà dalla capacità di investire energie, risorse e pensieri in progetti di auto-realizzazione; siamo abituati a considerare la felicità solo come il frutto del successo dei nostri progetti individuali…Ma è veramente questa la strada per essere felici? 

La realizzazione dell'uomo è nell'amore, nella libertà di donarsi e di spendersi per gli altri! Ma allora perché, perché anche se abbiamo capito questo, ci troviamo spesso a rinnegare l'amore e a vivere tutto il contrario?

Il fine ultimo dell'uomo, il destino del suo viaggio, la forza d'impulso che tutto soggiace è il bene. Anche quando l'uomo cammina dietro al male, nella sua mente vive l'illusione di un bene percepito.

Dice San Paolo, io conosco il bene e lo vorrei fare, ma non c’è in me la capacità di attuarlo, “infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me” (cf Rom 7,18-20). La verità è che tutti vorremmo avere una vita piena di amore, ma l’uomo sperimenta presto che non può amare. Non sa amare; per questo tanta gente con una vita apparentemente comoda e di successo si uccide, non sopportando il vuoto e il non senso della propria esistenza! 

Gli uomini sono come condannati a vivere per sé stessi nell’illusione di esorcizzare la caducità della vita, la paura della sofferenza e della morte.

Ma l'uomo non può realizzarsi veramente ed essere felice nell'egoismo, perché è stato creato ad immagine di Dio; c’è in noi l’eco dell’amore, perché Dio è amore.

Chi ci libererà allora da questo corpo mortale? Dio non ci chiederebbe di volare se non ci avesse anche dotato di ali, non metterebbe dentro di noi questo profondissimo anelito di pienezza e di vita eterna per vederlo inevitabilmente frustrato e calpestato.

Questa è la Buona Notizia, la tristezza, l’egoismo e l’insoddisfazione non sono ineluttabili!

La Buona Notizia consiste nella gratuità della grazia divina manifestata in Gesù Cristo morto e risorto per la nostra salvezza!

Secondo Anassimandro ogni nascita deve pagare il prezzo dell’ingiustizia che inevitabilmente produce, Cristo ha pagato per noi questo prezzo.

Accogliere questo annuncio significa accogliere la grazia divina e poter amare come non ci era possibile prima, sperimentando felicità e pienezza in un incontro liberatorio che ci permette di perdonare, sentendoci perdonati, di non giudicare, sentendoci amati!

La grazia ci libera dalla schiavitù del peccato che ci obbligava ad offrire tutto a noi stessi, imprigionati nella paura del futuro, della malattia, dell'incertezza e condannati a contare le nostre monete nella polvere per esorcizzare la precarietà della vita.

Faremo della nostra esistenza un'opera d'arte solo se sapremo coniugare nella nostra vita bontà, bellezza e verità; allora potremo trasmettere la fede alle nuove generazioni e vivere la pienezza della via pulchritudinis, la via della Bellezza!

Percorriamo insieme questa via alla sequela di Cristo che farà la nostra vita buona, perché segnata dall'amore, bella, in quanto piena di senso, beata perché ci permetterà di pregustare la vita eterna.

"Vai e dipingi la tua vita con tutti i colori che hai...prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro

San Giovanni Paolo II


Francesco Astiaso Garcia









L'Arcobaleno di Notte





"Io non so come il mondo mi vedrà un giorno. Per quanto mi riguarda, mi sembra di essere un ragazzo che gioca sulla spiaggia e trova di tanto in tanto una pietra o una conchiglia, più belli del solito, mentre il grande oceano della verità resta sconosciuto davanti a me"
(I. Newton, Principia)

Lo stupore e la curiosità sono motore di ogni conoscenza e non possono essere prerogative di artisti o scienziati, dovremmo conservare la capacità di guardare il mondo come si guarda la propria amata la prima mattina dopo le nozze.

 Lo sguardo deve penetrare tutto come la pioggia che quando cade vigorosa non risparmia nulla.

Restiamo in attesa di segnali, in un' attitudine di ascolto vigilante, mettiamoci in condizione  di ricevere in testa la mela che cade dall' albero e di accogliere i doni che ci porta il mare, senza ignorarli, senza disprezzarli, senza banalizzarli.


Il poeta è sempre in attesa dell' imprevedibile,
dell' arcobaleno di notte o dell' asso di cuori nero.