Il Volto di Dio nel Volto dei Poveri


AUTORITRATTO TRA I POVERI DELLA TERRA ( Olio su tavola - Dipinto a 18 anni dopo un viaggio in India)

Che rapporto c' è tra l' arte e la sofferenza degli uomini, dei poveri, dei senza tetto e di tutti i diseredati della terra?

Anche l'arte più autentica, quella che rifiuta di piegarsi ai disegni del potere e sdegna le lusinghe del mondo avverte la sua impotenza di fronte alla sofferenza umana.

Come si fa ad essere artisti senza interrogarsi sullo strumento che la provvidenza ha messo nelle nostre mani?
Qual' è il valore dell'arte?
Quale uso deve farne l'artista?
Secondo voi è possibile essere disposti a rinunciare all'arte in nome di qualcosa più alto?



Ieri ho visto rappresentata a teatro un'opera scritta in giovinezza da Karol Wojtila che si chiama "Fratello del nostro Dio", un'opera meravigliosa ispirata alla storia del polacco Adam Chmielowski (1845-1916), rivoluzionario, combattente e artista:

Adam durante un temporale cerca rifugio in un edificio apparentemente vuoto, ma si ritrova invece in mezzo ad una moltitudine di senza tetto, cinici e arrabbiati, un incontro che cambierà completamente la sua vita!

L'opera è una riflessione sul travaglio interiore di Adam che si domanda quale sia il modo giusto per rispondere ai bisogni dei poveri, a livello individuale ma anche a livello della distribuzione e dell'uso del potere in una società autenticamente umana.

Il primo Atto è ambientato nell'atelier di Adam dove il protagonista discute animosamente con i suoi amici artisti sul tema della responsabilità sociale dell'arte.

Alcuni personaggi sono personificazioni romanzate delle differenti risposte al problema della povertà, altre sono invece figure storiche realmente esistite.

Dopo quella discussione, Adam vede un mendicante estenuato, appoggiato ad un lampione che ne proietta l' ombra in una strada buia e fredda...questa volta Adam percepisce tale incontro come una vocazione; Riconosce che il povero ha in se un immagine a cui siamo chiamati ad arrenderci: l'immagine di Dio nei poveri e nei sofferenti, l'immagine di Cristo che è presente anche in noi.

Il giovane pittore del dramma di Wojtila, combattuto tra l'ira provocata dallo sdegno per le ingiustizie sociali e una misericordia superficiale e buonista, sceglie la croce.
Adam riconosce la croce come punto dove l'infinito amore di Dio si incontra con l'infinita miseria dell'uomo e per meglio abbracciare la causa dei poveri e dei diseredati si fa monaco fondando la congregazione dei Fratelli albertini.
Per tutti gli emarginati e per tutti i bisognosi da quel momento sarà soltanto Fratel Alberto.

Nella luce che scaturisce dalla croce, Fratel Alberto conosce la Misericordia, radicata nella comunione con Cristo; e la sua vita si trasforma nell'intima unione con Colui che è sorgente e modello di ogni amore ed ogni misericordia.

L'opera costituisce un severo richiamo al radicalismo cristiano,
in un'epoca in cui ogni cosa è ormai relativa.
Una vita piena di senso nel generoso amore verso gli altri ci permette di superare le difficoltà e le bufere della vita, viceversa vivendo egoisticamente chiusi in noi stessi, diventa intollerabile pure una vita comoda.

Nell'epilogo, il personaggio che rappresenta il Rivoluzionario obietterà alle scelte di Adam che i poveri non lo seguiranno ma lui risponde:
"No, sarò io a seguirli".

Il testo di "Fratello del nostro Dio" è di un'attualità sconvolgente in quanto spiega con quarant'anni di anticipo i motivi per cui il marxismo sarebbe fallito!

La ricerca di Adam è la ricerca del vero volto di Dio, prima nell'arte e poi negli uomini; la ricerca della Bellezza nella forma più alta e piena, la ricerca del senso ultimo della nostra esistenza!



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