Calcutta Città della Gioia



Il giorno del nostro arrivo a Calcutta, la “Città della Gioia” accolse me e mio fratello con una triste notizia: mio nonno stava morendo. La notizia ci raggiunse per messaggio non appena scesi dal treno.

Abbiamo cercato disperatamente tutte le agenzie di viaggio di Calcutta per poter cambiare il nostro biglietto aereo e tornare a Roma il più rapidamente possibile ma non c'è stato modo! L’unica possibilità sarebbe stata quella di perdere il nostro biglietto aereo e comprarne uno nuovo, ma non avevamo abbastanza soldi!

Ci siamo rassegnati e lo sconforto ha avuto la meglio.

Come se non bastasse, durante la stessa giornata mio fratello Davide si è ferito accidentalmente sul viso con lo sportello arrugginito di un taxi (risciò), ha perso sangue e siamo stati costretti a cercare il Pronto Soccorso dove fare il vaccino dell' antitetanica.

Ci hanno portati in una sorta di “ambulatorio medico” sul retro di un negozietto alimentari dove lo stesso cassiere del negozio, improvvisandosi infermiere, gli ha fatto l’iniezione. Abbiamo realizzato troppo tardi che l’ago utilizzato per il vaccino non era stato sterilizzato e trovandoci in India questo poteva costituire un serio problema! Mio fratello poteva aver preso l’AIDS, siamo rimasti sconvolti il resto della giornata.

La sera verso le 19 e 30 dopo l’ulteriore sorpresa del bunker pieno di scarafaggi che ci ospitava, siamo usciti per non pensare. Era pesante la tristezza, la paura e il senso di impotenza che ci accompagnava. Decisi di portarmi la chitarra e così, dopo una breve passeggiata per i bassi fondi della baraccopoli di Calcutta, storditi da odori che non proverò neppure a descrivere, ci siamo seduti su una pietra a suonare in solitudine.

Fu allora che tutte le risorse della “Città della Gioia” accorsero in nostro aiuto. Poco a poco si avvicinarono bambini e bambine, ragazzi e ragazze, signori di ogni età che si trovavano per la strada perché non avevano una casa vera e propria.

Provarono a comunicare con noi, ci fecero capire con sorrisi e cortese affabilità che avevano piacere che suonassimo e cantassimo per loro.

Non so ancora perché ma lo abbiamo fatto. Dopo di noi e con noi tutti cantavano, tutti ballavano!

Nel corso di qualche ora quel sobborgo di fango e spazzatura si trasformò in un giardino pieno di gente felice, la nostra tristezza in una festa e la giornata più tragica di quel viaggio in un giorno che non ho mai più dimenticato.

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