La Grande Sfida del nostro Tempo

Non potendo riconoscere la nostra umanità negli altri, siamo condannati a ignorare la nostra.  (Carlos Fuentes) 

Qualche giorno fa sul "Corriere della Sera", ho letto un illuminante articolo di Mauro Magatti intitolato: "Politica e Religione, il patto che preoccupa la Chiesa". L'articolo affronta il problema recente della strumentalizzazione della religione e dei simboli religiosi da parte di leader politici destrosi e sovranisti.

Romano Guardini, il più importante teologo del 900 ci ha insegnato che la vita sociale tende a strutturarsi attorno a delle polarità irriducibili, mai superate del tutto. Polarizzazioni ed estremismi che ritornano di continuo oscillando da un estremo all'altro.

Veniamo da una stagione affascinata dal mito relativista nella quale si è fatta passare l'idea che per essere liberi si debba necessariamente sciogliere ogni legame, obbligazione o appartenenza. Il pensiero dominante di questa società progressista e laicizzata è stato caratterizzato dalla volontà di superare ogni dogma e certezza morale, in favore dell'autoaffermazione della piena libertà individuale, verso un definitivo affrancamento dalle religioni.

Le premesse di un tale modello si sono svelate ovviamente false e questo non può essere che un bene, ma oggi rischiamo di cadere esattamente in estremismi di segno opposto; Come dice Dante Alighieri, il contrario di un errore non è la verità ma l'errore di segno contrario. La verità è il sentiero stretto fra due errori di segno contrario.

La politica torna in campo marcando confini e facendo leva sull'identità religiosa. Stiamo assistendo, a livello internazionale, alla nascita di un'alleanza fra partiti conservatori, identità nazionali e fede religiosa. In questo tempo di grandi cambiamenti, la nuova destra che sta emergendo in tutto il mondo fa esplicito riferimento ai valori cristiani come uno dei punti qualificanti della propria azione.

Come la laicizzazione radicale è fallace così la nuova fase basata sulla rinnovata alleanza tra politica e religione potrebbe avere gravi conseguenze.

"Né il modello cosmopolita della società tecnica globale, radicalmente individualizzata e laicizzata, né la reazione basata sul ritorno di un nesso diretto tra politica e religione sono capaci di suonare questo spartito, che è poi uno dei segreti dell'occidente cristiano. Ma è lì che occorre guardare. Per il bene della società, dello Stato, della Chiesa."

Questa è la grande sfida del nostro tempo, percorrere il sentiero sretto della bellezza tra due errori di segno contrario.

I poteri forti condizionano le masse con un duplice fine il consumo e il consenso. E gli artisti oggi che fanno?
Per lo più si adeguano.

Oggi più di ieri dobbiamo riflettere sulle parole del filosofo tedesco Josef Pieper: 

"E' possibile evitare che l'uomo si converta in un consumatore totalmente passivo di articoli prodotti in massa, in un discepolo docile e sottomesso di fronte a qualsiasi slogan strombazzato dai dirigenti e dai potenti della nostra società?".

In arte come in politica dobbiamo fuggire l'errore di pensare che la più alta ricompensa sia il consenso. 
L'artista oggi, spesso e volentieri, non combatte i pregiudizi
per affermare un ideale autentico, ma si disinteressa degli 
altri per affermare se stesso, per giunta secondo gli standard della società dei consumi in cui vive.

Chi è l'artista nel nostro immaginario collettivo? L'artista è colui che esce dagli schemi, colui che sa liberarsi da peso della cultura dominante, che sa vivere in proprio rompendo con tutte le convenzioni, le ipocrisie, le gabbie di normalità che gravano come macigni su tutte le società. 
Quali sono allora, mi chiedo, gli schemi che oggi devo rompere, quali le convenzioni e le gabbie di normalità da cui mi devo affrancare per rimanere libero come artista?

Sto leggendo l'ultimo libro di Tzvetan Todorov, critico letterario e storico di origini bulgare, che s'intitola "L'arte nella tempesta" o nella versione francese "iI trionfo dell'artista". Il libro affronta la vicenda degli artisti russi all'epoca della rivoluzione d'Ottobre.

Scrive Todorov: "I detentori del potere sono capaci di annientare quelli che vogliono sottomettere, ma non hanno alcuna presa sui valori estetici, etici, spirituali, provenienti dalle opere prodotte da questi artisti...Senza queste opere l'umanità non potrebbe sopravvivere, nè allora nè oggi. E' qui il trionfo dei fragili eroi del nostro racconto".

Valori estetici, etici e spirituali senza i quali l'umanità non potrebbe sopravvivere; da qui vorrei ripartissimo, dalla bellezza attraverso la quale il mondo si salva, affermiamo ed amiamo la bellezza, in essa s'incarna il senso della vita che non perisce, si tratta di salvare l'umano nell'uomo, di salvare il senso stesso della vita umana contro il caos e l'assurdo.

Voglio concludere ancora con le parole di Josef Pieper:

"Come può l'uomo preservare il fondamento della sua dimensione spirituale?Coloro che non sono capaci di vedere la realtà con i propri occhi, sono allo stesso modo incapaci  di ascoltare in una forma corretta.

Cosa possiamo dunque proporre al riguardo? Una visione più profonda e recettiva, una coscienza più intensa, una comprensione più acuta e perspicace, un'apertura maggiormente paziente verso le realtà silenziose e discrete, un nuovo sguardo verso ciò che prima si trascurava...affinchè l'uomo aumenti la sua capacità di vedere, per arrivare a percepire con occhi nuovi l'abbondante ricchezza di tutta la realtà visibile".
















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