BUONA FESTA DELLA MUSICA!


Cari amici, BUONA FESTA DELLA MUSICA!
Per questo giorno così speciale ho pensato di condividere con voi questo emozionante incontro tra i miei dipinti e lo splendido brano di Ilaria Della Bidia che esce proprio oggi.

La Festa della Musica (Fête de la Musique, Fiesta de la Musica, Music Day or World Music Day….) è una celebrazione che si tiene ogni anno il 21 giugno. E’ un giorno in cui vorremmo che la musica si diffondesse ovunque: dalle strade, alle piazze, ai luoghi meno consueti. I concerti sono generalmente ad ingresso libero.
L’idea di un’occasione per celebrare il solstizio d’estate in un linguaggio universale si deve a Jack Lang, Ministro della Cultura francese, insieme a Maurice Fleuret. Dalla prima edizione parigina del 1982 si è ormai giunti ad un appuntamento che coinvolge circa 120 paesi di tutto il mondo.
L’edizione italiana del 2022 è dedicata alla memoria del giornalista e politico David Sassoli, che ha tenuto la Presidenza del Parlamento Europeo fino alla morte.
VIVA LA MUSICA, VIVA L’ARTE, VIVA LA VITA!




IL SESTO GIORNO Mostra personale di pittura di Francesco Astiaso Garcia



Venerdì 17 giugno, alle ore 18:00, presso la Galleria d'Arte Sempione, in via Corso Sempione 8, sarà inaugurata la mostra d'arte IL SESTO GIORNO di Francesco Astiaso Garcia a cura di Mario Borgato. La mostra comprende circa 40 opere, la maggior parte delle quali, completamente inedite. La mostra resterà aperta tutti i giorni fino al 3 luglio, dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 17:00 alle 21:00.

Il giorno dell’inaugurazione, alle ore 21:00, tutti i presenti saranno invitati a visitare lo Studio d'Arte di Francesco Astiaso Garcia, nei pressi della galleria, in via Monte Nevoso.

La mostra Il sesto giorno vuole essere una sorta di viaggio estetico contemplativo che ci porta, attraverso la pittura contemporanea, a ripercorrere la Genesi dell'Universo che dagli elementi primordiali, vede il suo compimento nella creazione dell'uomo. Il creato è un grande libro che l'uomo deve saper leggere, ma occorre conoscerne l'alfabeto, e a tal proposito il contributo degli artisti è insostituibile, come spiega bene Walter Benjamin: "La natura è un insieme di simboli e geroglifici che il poeta interpreta e traduce, egli è il decifratore del linguaggio segreto dell'Universo". Ogni opera d'arte dovrebbe attingere direttamente alle origini dell'Universo, ma l’arte sembra aver perso il desiderio di produrre bellezza; è l'assenza della natura a pesare sull'arte come una malattia mortale. Il dialogo con la natura resta per l'artista condicio sine qua non.

Dovremo considerare il canone nell’arte come una scoperta, una verità obiettiva piuttosto che un’invenzione, o un espediente umano. Matisse è chiarissimo al riguardo: "La gente che fa dello stile per partito preso e si allontana volontariamente dalla natura resta al margine della verità. Quando un artista dipinge deve avere questo sentimento di copiare la natura. E anche quando se ne sia allontanato, deve restargli la convinzione di averlo fatto per renderla più pienamente".

Tutto in natura è una perfetta relazione armonica, in natura non esiste l'astratto e il figurativo, esiste la bellezza con le sue leggi e le sue relazioni; ogni autentica opera d'arte, antica o contemporanea, astratta o figurativa è in qualche modo un de-ja-vù del creato.

Il pittore si pone di fronte al creato come uno scienziato che ne analizza e ne approfondisce il mistero e scopre che in fondo la bellezza è semplicemente la logica che decifriamo dallo studio delle leggi della natura, qualcosa quindi di universale, oggettivo e molto concreto, qualcosa che ci unisce tutti come fratelli, coinquilini del mondo. La bellezza è il linguaggio segreto dell’Universo, la logica che accomuna scienziati e artisti; perciò se l'arte è lo splendore della bellezza e la bellezza è lo splendore della verità, l'arte ci mette in relazione con qualcosa o qualcuno che trascende i confini, le culture, le fedi e le appartenenze; forse per questo Giovanni Paolo II ha scritto: "Nessuno meglio di voi artisti, geniali costruttori di bellezza, può intuire qualcosa del pathos con cui Dio, all'alba della creazione, guardò all'opera delle sue mani".

Il sesto giorno è il giorno del sogno di Dio, un grande disegno di fraternità; l’intera famiglia umana unita nell'amore che vive in armonia nella meravigliosa casa comune, sotto lo stesso cielo e sulla stessa terra. L'auspicio è che ciascuno possa trovare il proprio posto e dare il meglio di sé in questo grande disegno.

Francesco Astiaso Garcia

 

HASTA LA VIDA SIEMPRE !

Teatro, musica, pittura, quando si uniscono le forze si vivono le esperienze più belle! 

Grazie Giovanni Scifoni per avermi coinvolto in questa splendida serata sinestetica all’Auditorium Conciliazione in occasione degli Stati Generali della Natalità con Gigi De Palo.

Partecipare al tuo spettacolo con i miei quadri è stato un po’ come suonare al concerto dei Nirvana come gruppo spalla, una gran ficata, un vero onore.

HASTA LA VIDA SIEMPRE !












AVE MARIA per la PACE


Vi auguro buona Pasqua con questa Ave Maria che ho composto come una preghiera per la PACE. “In questi tempi di miserie onnipresenti, violenze cieche, catastrofi naturali o ecologiche, parlare di bellezza può sembrare incongruo, sconveniente o persino provocatorio. La bellezza comporta la presa in carico del dolore del mondo, un’esigenza estrema di dignità, di compassione di senso della giustizia.”




LA CAMPANA SUONA PER TE

 


L'assassinio di qualsiasi uomo è la morte di tutti,

“E allora, non chiedere mai per chi suona la campana. Essa suona per te”.

Opponiamo all’orrore della guerra il fiore della bellezza, dell’incontro della solidarietà!



Il momento è grave e ci coinvolge tutti, tutti possiamo fare qualcosa, tutti dobbiamo fare qualcosa, specialmente in questi giorni di preparazione alla Pasqua; a tal proposito vi invito alla MOSTRA D’ARTE a sostegno DELL’ACCOGLIENZA DEGLI UCRAINI che fuggono dalla guerra.

 

La mostra dell’Ucai (Unione Cattolica Artisti Italiani), si svolgerà MERCOLEDÌ 13 APRILE dalle 18:00 alle 20:30, presso la sede della Fondazione Pontificia Scholas Occurrente, Piazza San Callisto, 16.

 

Per accedere alla mostra è necessaria la PRENOTAZIONE scrivendo il nominativo su whatsaap al numero: +39 331 585 2843.

Qui sotto Papa Francesco benedice e incoraggia il progetto di beneficenza degli artisti Ucai

a favore dell’emergenza educativa nelle scuole di frontiera della Fondazione Pontificia Scholas Occurrentes




Non è più l’arte capace di quietare la mia anima

 


In questo dipinto ho voluto cercare una sintesi tra i sentimenti opposti che riassumono il mistero Pasquale della Redenzione del mondo.

Ho rappresentato la Passione di Cristo e le indicibili sofferenze offerte per amore ma ho voluto trasfigurare la Croce nell'abbraccio luminoso della Gloria della Risurrezione.

Il corpo diafano, etereo ed evanescente si staglia su un fondo che ricorda la sofferenza e le ferite della carne. Li dove si soffre e si accetta la sofferenza per amore è presente Cristo con la sua gloria!

In Cristo riceve luce quell'enigma del dolore e della morte che senza il suo vangelo e la sua resurrezione sarebbe insopportabile.

La sola contemplazione della nostra miseria ci porta così alla disperazione, alla distrazione, alla fuga da noi stessi. Chi, invece, vede solo la grandezza dell’uomo, finisce nella superbia, nella vanità, nell’orgoglio. La contemplazione di entrambe le dimensioni dell’uomo ci dice chi siamo.

L'uomo è quindi definito dalla sua tensione verso l’Infinito, e dal suo limite, la sua fragilità, la sua finitezza, è stato creato né celeste né terreno affinché possa superarsi, affinché sappia fermarsi.

È noto a tutti il mito di Michelangelo Buonarroti come genio ribelle, meno nota è la sensibilità spirituale che ha caratterizzato soprattutto gli ultimi anni della sua vita. Certo, è molto affascinante il mito di un genio tormentato, sprezzante di ogni autorità morale, ma credo sia ancora più bello scoprire l'immagine di un uomo che parla di speranza.

In uno dei suoi componimenti scrive:

Non è più l’arte capace di quietare la mia anima, ma l’amore divino che si esprime nell’abbraccio della croce.

Per vivere veramente la nostra vita come un'opera d'arte dobbiamo passare da un'esistenza artigianale, fatta di cause ed effetti, alla vita sperimentata come arte, vissuta come opera ispirata, aperta alla gratuità della grazia.

Dio irrompe nella nostra vita aprendo orizzonti nuovi e imprevedibili, siamo pronti ad accoglierlo nella nostra storia, a farci sorprendere e scompaginare i programmi?


Né Anarchici, Né Conformisti

"il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare i "segni dei tempi", indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso"

        
                              Caro Francisco, ricordati "né anarchici, né conformisti"

Questa mattina, al risveglio, in un giorno così drammatico per il Mondo, ho pensato ai miei figli, all'immensa e grave responsabilità dell'educazione, e mi è venuto in mente Lorenzo Milani, le sue lettere che tanto mi hanno ispirato, il suo pensare libero, anticonformista e fuori dagli schemi, ma sempre mosso dalla ricerca autentica, sincera e profonda per la verità! 

Don Lorenzo Milani mai si è accontentato di stare in salotto o in sagrestia. Ha dedicato la sua vita ai giovani, ha rinunciato all'arte e ai suoi sogni di gloria per loro; ha saputo, con la vita e le parole, trasmettere ardore e amore per il meraviglioso e grave compito dell'insegnare.

Dal seminario Lorenzo Milani troverà tempo per andare a trovare il suo maestro di pittura Staude, che tutto era tranne che cattolico e che gli chiede il motivo della sua scelta di farsi prete. "È tutta colpa tua - risponde il giovane Milani...Perché tu mi hai parlato della necessità di cercare sempre l'essenziale, di eliminare i dettagli e di semplificare, di vedere le cose come un'unità dove ogni parte dipende dall'altra. A me non bastava fare tutto questo su un pezzo di carta. Non mi bastava cercare questi rapporti tra i colori. Ho voluto cercarli tra la mia vita e le persone del mondo. E ho preso un'altra strada."

Ripeteva Lorenzo Milani: “...Ognuno deve sentirsi responsabile di tutto. Su una parete della nostra scuola c'è scritto grande "I CARE". È il motto intraducibile dei giovani americani migliori, "ME NE IMPORTA, MI STA A CUORE" il contrario esatto del motto fascista "Me ne frego. Voi, non sapete leggere la prima pagina del giornale, quella che conta, e vi buttate come disperati sulle pagine dello sport. È chi comanda che vi vuole così, perché chi sa leggere la prima pagina del giornale sarà domani il padrone del mondo!”.

Abbiamo urgente bisogno di cuori ardenti e spiriti vivi come il suo! Desidero perciò condividere alcuni stralci della splendida lettera di Lorenzo Milani indirizzata ai magistrati nella quale, Lorenzo Milani affronta il problema della buona scuola e dell'istruzione con una passione e un trasporto che non possono lasciare indifferente chiunque si interroghi, con animo sincero, sul grave compito della formazione e della trasmissione dei valori alle nuove generazioni, se non l’avete ancora fatto VI PREGO LEGGETELA:

“…Bisognerà dunque accordarci su ciò che è scuola buona.

La scuola è diversa dall’aula del tribunale. Per voi magistrati vale solo ciò che è legge stabilita. La scuola invece siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi. È l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità (e in questo somiglia alla vostra funzione), dall’altro la volontà di leggi migliori cioè di senso politico (e in questo si differenzia dalla vostra funzione).

La tragedia del vostro mestiere di giudici è che sapete di dover giudicare con leggi che ancora non sono tutte giuste.

Sono vivi in Italia dei magistrati che in passato han dovuto perfino sentenziare condanne a morte. Se tutti oggi inorridiamo a questo pensiero dobbiamo ringraziare quei maestri che ci aiutarono a progredire, insegnandoci a criticare la legge che allora vigeva. Ecco perché, in un certo senso, la scuola è fuori del vostro ordinamento giuridico. Il ragazzo non è ancora penalmente imputabile e non esercita ancora diritti sovrani, deve solo prepararsi a esercitarli domani ed è perciò da un lato nostro inferiore perché deve obbedirci e noi rispondiamo di lui, dall’altro nostro superiore perché decreterà domani leggi migliori delle nostre. E allora il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare i "segni dei tempi", indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso. In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge e d’obbedirla.

 

Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate. Questa tecnica di amore costruttivo per la legge l’ho imparata insieme ai ragazzi mentre leggevamo il Critone, l’Apologia di Socrate, la vita del Signore nei quattro Vangeli, l’autobiografia di Gandhi, le lettere del pilota di Hiroshima.

Vite di uomini che sono venuti tragicamente in contrasto con l’ordinamento vigente al loro tempo non per scardinarlo, ma per renderlo migliore. Del resto ho già tirato su degli ammirevoli figlioli. Ottimi cittadini e ottimi cristiani. Nessuno di loro è venuto su anarchico. Nessuno è venuto su conformista. Informatevi su di loro. Essi testimoniano a mio favore. Ci presentavano l’Impero come una gloria della Patria!

 

Avevo 13 anni. Mi par oggi. Saltavo di gioia per l’Impero.

I nostri maestri s’erano dimenticati di dirci che gli etiopici erano migliori di noi. Che andavamo a bruciare le loro capanne con dentro le loro donne e i loro bambini mentre loro non ci avevano fatto nulla. Quella scuola vile, consciamente o inconsciamente non so, preparava gli orrori di tre anni dopo. Preparava milioni di soldati obbedienti. Obbedienti agli ordini di Mussolini. Anzi, per esser più precisi, obbedienti agli ordini di Hitler. Cinquanta milioni di morti.

E dopo esser stato così volgarmente mistificato dai miei maestri quando avevo 13 anni, ora che sono maestro io e ho davanti questi figlioli di 13 anni che amo, vorreste che non sentissi l’obbligo non solo morale, ma anche civico di demistificare tutto, compresa l’obbedienza militare come ce la insegnavano allora? Che idea si potranno fare i giovani di ciò che è crimine?

 

A Norimberga e a Gerusalemme sono stati condannati uomini che avevano obbedito. L’umanità intera consente che essi non dovevano obbedire, perché c’è una legge che gli uomini non hanno forse ancora ben scritta nei loro codici, ma che è scritta nel loro cuore. Una gran parte dell’umanità la chiama legge di Dio, l’altra parte la chiama legge della Coscienza. Quelli che non credono né all’una né all’altra non sono che un’infima minoranza malata. Sono i cultori dell’obbedienza cieca.

A dar retta ai teorici dell’obbedienza e a certi tribunali tedeschi, dell’assassinio di sei milioni di ebrei risponderà solo Hitler. Ma Hitler era irresponsabile perché pazzo. Dunque quel delitto non è mai avvenuto perché non ha autore.

C’è un modo solo per uscire da questo macabro gioco di parole.

 

Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.

A questo patto l’umanità potrà dire di aver avuto in questo secolo un progresso morale parallelo e proporzionale al suo progresso tecnico.

Il Concilio di Trento è esplicito su questo punto (Catechismo III parte, IV precetto, 16° paragrafo): "Se le autorità politiche comanderanno qualcosa di iniquo non sono assolutamente da ascoltare".

 

Tutti sanno che la Chiesa onora i suoi martiri. Poco lontano dal vostro Tribunale essa ha eretto una basilica per onorare l’umile pescatore che ha pagato con la vita il contrasto fra la sua coscienza e l’ordinamento vigente. S. Pietro era un "cattivo cittadino". I vostri predecessori del Tribunale di Roma non ebbero tutti i torti a condannarlo.

Eppure essi non erano intolleranti verso le religioni. Avevano costruito a Roma i templi di tutti gli dei e avevano cura di offrire sacrifici ad ogni altare.

In una sola religione il loro profondo senso del diritto ravvisò un pericolo mortale per le loro istituzioni. Quella il cui primo comandamento dice: "Io sono un Dio geloso. Non avere altro Dio fuori che me".

A quei tempi era dunque inevitabile che i buoni ebrei e i buoni cristiani paressero cattivi cittadini.

Poi le leggi dello Stato progredirono. Lasciatemi dire, con buona pace dei laicisti, che esse vennero man mano avvicinandosi alla legge di Dio. Così va diventando ogni giorno più facile per noi esser riconosciuti buoni cittadini. Ma è per coincidenza e non per sua natura che questo avviene. Non meravigliatevi dunque se ancora non possiamo obbedire tutte le leggi degli uomini. Miglioriamole ancora e un giorno le obbediremo tutte. Vi ho detto che come maestro civile sto dando una mano anch’io a migliorarle.

...non posso fare a meno di dichiararvi esplicitamente che seguiterò a insegnare ai miei ragazzi quel che ho insegnato fino a ora. Cioè che se un ufficiale darà loro ordini da paranoico hanno solo il dovere di legarlo ben stretto e portarlo in una casa di cura”.

Don Lorenzo Milani




CHAMPAGNE, ROMANTICISMO E TRASGRESSIONE



Qualche giorno fa abbiamo festeggiato San Valentino, la festa degli innamorati, forse è per questo che mi sono ricordato di quella sera con Antonello a Parigi, di quella bella cena a casa sua, di quella bottiglia di Champagne...NO, NO, ma che avete capito? Vi spiego meglio: ormai 15 anni fa, quando vivevo a Parigi, ricevetti un invito a cena da Antonello e sua moglie, una coppia di amici dei miei genitori. Non ricordo bene il perché, ma tra una portata e l'altra, il discorso è andato a finire sulle mie travagliate e instabili relazioni sentimentali; ricordo invece molto bene quello che Antonello mi ha raccontato essergli successo solo pochi giorni prima del mio invito a cena:

 

Dopo ripetuti ed insistenti tentativi andati a vuoto, una sua collega, più giovane e molto attraente, provò ancora una volta a sedurlo. Antonello che fino a quel giorno era stato fermo nel respingerla, mi confessò, davanti a sua moglie, che in quel momento, sentì per la prima volta il desiderio forte di assecondare quel brivido, quella possibilità, quella trasgressione...non voleva tradire sua moglie, ma desiderava quella donna e ci andò molto, ma molto vicino! Mi raccontò che in un frammento di istante rientrò in sé respingendo fermamente ciò che ormai sembrava ineluttabile: "Amo mia moglie, amo le mie figlie...non posso farle questo", disse Antonello ed uscì dalla stanza senza nemmeno voltarsi indietro.

 

Ed ora arriva la parte della storia che preferisco: uscito di casa, Antonello ci confessò, si sentiva confuso, frastornato, dentro di sé provava imbarazzo per quello che sarebbe potuto accadere, ma tra i suoi sentimenti contrastanti prevalse la gioia di non aver tradito sua moglie, la gratitudine di aver ricevuto la forza di non assecondare il piacere di un momento che sapeva avrebbero pagato tutti molto caro. Allora la vergogna si trasformò in un'immensa gioia e Antonello sentì il desiderio di festeggiare, entrò in un supermercato e acquistò la bottiglia di Champagne più cara in circolazione, tornò a casa da sua moglie, le raccontò tutto dicendo: "Amore mio, stavo per tradirti, stavo per distruggere il nostro matrimonio, ma per grazia di Dio non è successo, ho comprato questa bottiglia di Champagne per festeggiare!"

 

Non mi sono mai più dimenticato quella sera, quella cena, quel racconto confidenziale condiviso con il sorriso sulle labbra e la luce negli occhi, non ho mai dimenticato Antonello e sua moglie, la loro splendida testimonianza di amore fedele, autenticamente romantico!

Quanti poeti ho conosciuto capaci di cantare o dipingere l'amore senza avere mai amato; altri, anche se analfabeti, sanno amare senza saper cantare o dipingere l'amore; La fedeltà non è un obbligo morale imposto dalla religione o dalla società, la fedeltà non è cattolica, la fedeltà è vita, verità e bellezza, la fedeltà è amore!

Scrive il mio amico Giovanni Scifoni nel suo meraviglioso libro dal titolo "Senza offendere nessuno":

"Qualcuno dice che la fedeltà è impossibile perché contro natura; qualcun altro dice che è possibile ma è una questione genetica, che ci sono individui geneticamente monogami o geneticamente poligami; qualcun altro ancora dice che è possibile ma bisogna trovare la persona giusta, ma proprio quella giusta giusta, ma proprio giusta giusta giusta, con il segno zodiacale giusto, e poi non incontrare nessun'altra persona più giusta della prima; cioè serve una gran botta di culo. Anch'io lo penso. Ma per culo intendo la fatica. E la scelta. Scegli di farti il culo.

La fedeltà o l'infedeltà non dipendono quasi mai da quando sei innamorato. Non c'è bisogno di disprezzare il proprio consorte per tradirlo, e non è sufficiente esserne innamorati per non tradirlo. Dipende da quanto sei grato alla vita o da quanto ti senti in credito. L'adultero vede in ogni boccone di pane che gli passa davanti un parziale risarcimento per ciò che la vita gli ha tolto. E per convincersi che la vita ci ha rubato la felicità non è necessario ricevere l'amputazione di entrambe le gambe, basta una brutta giornata".

 

Per questo la fedeltà non può essere mai data per scontata, la fedeltà è la più grande trasgressione, il vero atto rivoluzionario. Come ci ha insegnato Antonello, la fedeltà è una conquista, una vittoria da festeggiare con lo champagne !!! 

Francesco Astiaso Garcia







IL PAPA AGLI ARTISTI: IL MONDO, PIÙ CHE MAI, HA BISOGNO DI BELLEZZA

 

Se è autentico, l’artista è capace di parlare di Dio meglio di chiunque, di farne percepire la bellezza e la bontà, di giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verità e la bontà del Risorto”   

Papa Francesco 


    
                                                             San Luca Patrono degli Artisti

Incontrando una associazione che riunisce vari artisti tra cui musicisti, poeti e scultori, Francesco esorta ad imboccare la “via pulchritudinis”: la bellezza è in grado di creare comunione “perché unisce Dio, l’uomo e il creato in un’unica sinfonia”

In un contesto come quello attuale, in cui “lo smarrimento e la tristezza sembrano a volte avere il sopravvento”, la via della bellezza ci fa andare oltre. È una via per andare al Signore. È quanto sottolinea Papa Francesco incontrando gli animatori della “Diaconie de la Beauté”, un movimento nato nel 2012 nel solco del Sinodo sulla nuova evangelizzazione che riunisce musicisti, poeti, pittori, architetti, cineasti, scultori, attori e danzatori. Il Papa ricorda che le Sacre Scritture ci parlano molto della bellezza dell’universo e di tutto ciò che racchiude: “ci ricordano anche che ciascuno di noi è chiamato per natura a essere artigiano e custode di tale bellezza”. “Il lavoro artistico completa, in un certo senso, la bellezza della creazione e, quando è ispirato dalla fede, rivela più chiaramente agli uomini l’amore divino che ne è all’origine”. Il Pontefice si sofferma quindi su linguaggi che travalicano tempo e spazio.

Una particolarità dell’artista è di non essere limitato dal tempo, perché la sua arte parla a tutte le epoche. L’artista non è limitato neppure dallo spazio, perché la bellezza può toccare in ciascuno ciò che ha di universale – specialmente la sete di Dio – superando le frontiere delle lingue e delle culture. Se è autentico, l’artista è capace di parlare di Dio meglio di chiunque, di farne percepire la bellezza e la bontà, di giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verità e la bontà del Risorto.

 

La Chiesa ha bisogno dell’arte

Papa Francesco invita anche a rileggere con attenzione la “Lettera agli artisti” di San Giovanni Paolo II: “per trasmettere il messaggio affidatole da Cristo – si legge in questo documento – la Chiesa ha bisogno dell’arte”. “Essa deve, infatti, rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell’invisibile, di Dio. Deve dunque trasferire in formule significative ciò che è in sé stesso ineffabile. Ora, l’arte ha una capacità tutta sua di cogliere l’uno o l’altro aspetto del messaggio traducendolo in colori, forme, suoni che assecondano l’intuizione di chi guarda o ascolta”.

Vi esorto, dunque, nel coltivare la vostra arte, a parlare agli uomini e alle donne del nostro tempo, preoccupandovi sempre che vi sia una certa comprensione da parte loro, perché un’arte incomprensibile e ermetica fallisce il suo scopo. Cercate di toccare ciò che in essi c’è di migliore. La Chiesa conta su di voi oggi per aiutare i fratelli e le sorelle ad avere un cuore sensibile e compassionevole, uno sguardo d’amore rinnovato sul mondo e sugli altri.

La bellezza, conclude Francesco, è sempre “una sorgente di gioia, mettendoci in contatto con la bontà divina. Se c’è della bellezza è perché Dio è buono e ce la dona. E questo ci dà gioia, ci rassicura, ci fa bene. Il contatto con la bellezza ci tira su, sempre, la bellezza ci fa andare oltre”. “Vi incoraggio ancora una volta – afferma infine il Papa – a continuare il vostro servizio con amore e competenza, perché il mondo ha bisogno di bellezza, più che mai”.

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2022-02/papa-francesco-artisti-diaconie-de-la-beaute-bellezza.html


    
Copribibbia realizzato da Silvano Zanchi 
su disegno di Francesco Astiaso Garcia


CONTEMPLATA ALIIS TRADERE - Trasmettiamo ciò che abbiamo contemplato


L'iconografia in Oriente non è mai stata considerata un ornamento fine a se stesso, un elemento accessorio o decorativo; dipingere un'icona in una chiesa è qualcosa che va ben oltre "l'abbellimento" di uno spazio sacro. Non si cerca un pittore di icone per impreziosire l'architettura con oro e colori da aggiungere ai marmi o da intonare ai tappeti. La pittura Sacra è parte integrante ed essenziale della liturgia: costituisce un vero e proprio annuncio dipinto, la possibilità di un incontro con il volto di Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza. 

Per questo un'icona è sempre una buona notizia che fa presente il cielo. Nessuno parla oggi più del cielo, delle realtà escatologiche, stiamo perdendo la dimensione spirituale e trascendente della vita; Precarietà, sfiducia, delusione, insicurezza, paura, oggi tutto ci chiude il cielo; è come se avessimo sopra la nostra testa un enorme soffitto di cemento che ci impedisce di vedere la luce; quanto abbiamo bisogno di alzare gli occhi al cielo!...ecco l'icona è come una fessura che squarcia il cemento lasciando entrare la luce. Nelle icone tutto parla del cielo, l'oro che abbonda nello sfondo rende già presenti le realtà celesti.

Anche l'uso della prospettiva è molto importante nell'iconografia orientale. A partire dal Rinascimento la pittura ci ha abituati all'illusione prospettica data dal punto di fuga posto all'interno del quadro; nelle icone invece la prospettiva è rovesciata, le linee prospettiche non convergono più all'interno del quadro bensì all'esterno, il punto di fuga coincide con chi sta guardando l'immagine, destinatario dell'annuncio! Questa è la forza dell'icona che interpella l'osservatore in misura di quanto è disposto a lasciarsi coinvolgere! Come la tensione di chi annunzia il Vangelo è rivolta tutta verso chi ascolta la parola, così la tensione del dipinto è rivolta tutta verso chi osserverà l'opera. Il disegno, il colore e la tecnica saranno solo mezzi finalizzati all'annuncio; la riuscita di una pittura Sacra trascende perciò il valore stesso della tecnica e del mestiere. Gesù Cristo per diffondere il suo Vangelo nel Mondo non ha scelto professionisti della catechesi ma gente semplice, a volte priva di qualsiasi preparazione. Non basta quindi essere un ottimo pittore per dipingere una buona icona.

Avendo la pittura delle icone una forte valenza kerigmatica, è importante che chi la dipinge abbia una preparazione spirituale seria e un mandato da parte del vescovo o di chi ne fa le veci.  Questa è la preghiera di benedizione che la Chiesa recita in occasione dell'invio degli artisti:

Benedici   +  o Padre questi tuoi figli che hai chiamato a svolgere il nobile ministero di artisti, affinché attraverso la loro genialità possano riflettere l’infinita bellezza del volto terreno del tuo Figlio Gesù, della Vergine Maria, degli Apostoli e dei Santi.

Il pittore di icone prega, digiuna, si confessa, prende la comunione, cerca di vivere insomma in grazia di Dio e con grande intensità. Non si tratta certo di essere persone moralmente bravine o migliori delle altre, siamo tutti poverissimi e gli artisti hanno normalmente un caratteraccio, siamo vanitosi, irascibili, permalosi e troppo sensibili; si tratta piuttosto di aver sperimentato in prima persona la propria miseria e avere poi incontrato la misericordia di Dio; allora si potrà trasmettere quest'esperienza kerigmatica nel proprio lavoro rendendo partecipe della stessa anche chi lo contemplerà in profondità! Trovo bellissimo il motto dei domenicani: contemplata aliis tradere - trasmettiamo ciò che abbiamo contemplato.

Una crisi molto seria sta caratterizzando l'Occidente anche per quanto riguarda l'estetica, questo riguarda anche l'iconografia e l'architettura sacra. L’iconografia è stata per anni la “Bibbia dei poveri” capace di spiegare le cose di Dio a chi non sapeva leggere. Oggi nella maggior parte delle esposizioni d’arte contemporanea si ricorre a didascalie che spieghino per iscritto ciò che le immagini non sono più capaci di comunicare.

Benedetto XVI ha ripetuto molte volte che la fede non si dà attraverso il proselitismo ma per attrazione! Cosa c'è di più attrattivo dell'arte accompagnata dalla bellezza...è per questo che la via pulchritudinis è fondamentale per l'annuncio del Vangelo.

Papa Francesco ci invita spesso a trovare nuovi alfabeti per la trasmissione della fede: "Non dobbiamo avere paura di trovare ed utilizzare nuovi simboli, nuove forme d'arte, nuovi linguaggi".

Se è vero che la bellezza salverà il mondo, salvare la bellezza è una grave responsabilità collettiva!  L'artista deve rivolgersi a tutti, e a ciascuno offrire consolazione e speranza, deve aprire orizzonti dove sembra che non ce ne siano più, scuotere il mondo anestetizzato da troppa indifferenza.

Affermiamo ed amiamo la bellezza, in essa s'incarna il senso della vita che non perisce, si tratta di salvare l'umano nell'uomo, di salvare il senso stesso della vita umana contro il caos e l'assurdo.  L'umanità ferita è alla ricerca della vera Bellezza e in fondo “l’arte non insegna nulla tranne il senso della vita”.

Il dipinto realizzato da Francesco Astiaso Garcia nel Catecumenium della Parrocchia "Cristo Re" di Civitanova è tratto dall'opera originale di Kiko Arguello che si trova nella cappella della Parrocchia Santa Francesca Cabrini, ispirata alle icone Russe.

Un grazie speciale lo devo alla mia meravigliosa squadra di assistenti Don Peter Paul Sultana, Ruth, Maria, Clarisse, Jean Paul.

Francesco Astiaso Garcia