La Bellezza salverà il mondo e noi salveremo la Bellezza!

Peppino Impastato
Dare o Ricevere, questo è il problema
"Stavo mendicando di porta in porta lungo la strada del villaggio, quando il Tuo carro dorato apparve in lontananza simile a un magnifico sogno e mi chiesi chi fosse quel Re di tutti i re!
Le mie speranze crebbero e pensai che i brutti giorni
fossero giunti alla fine, e rimasi in attesa di ricevere elemosine spontanee e
ricchezze profuse da tutte le parti nella polvere.
Il carro si fermò là dove mi trovavo. Il Tuo sguardo cadde
su di me e Tu scendesti con un sorriso. Sentii che era finalmente giunta la
fortuna della mia vita. Poi, d’improvviso, tendesti la mano destra e dicesti:
“Cos’ hai da darmi?“.
Ah, che burla regale fu quella di tendere la Tua mano a un
mendicante per mendicare! Ero confuso e rimasi indeciso; poi, dalla mia
bisaccia, lentamente estrassi il più piccolo chicco di grano e te lo donai.
Ma quanto fu grande la mia sorpresa, quando, a fine
giornata, svuotando a terra il mio sacco, trovai in mezzo al povero mucchio un
piccolissimo chicco d’oro. Piansi amaramente e mi pentii di non avere avuto il
cuore di donarti tutto ciò che avevo."
(Rabindranath Tagore)
Quando da adolescente, ho letto per la prima volta questa
storia, ricordo di aver provato una forte emozione, avevo intuito la portata
rivoluzionaria di questi versi che ribaltavano completamente la logica del
dono.
Senza conoscere questa poesia, il mio carissimo amico Cristiano
Quagliozzi ha disegnato questa scena:
La Chiesa ha bisogno degli artisti
Personalmente penso siano vere entrambe le cose; la Chiesa, affezionata al canone di una bellezza che trova nel Classicismo, nel Rinascimento, Manierismo e Barocco il suo massimo splendore, spesso e volentieri, ha avuto verso le novità stilistiche, un atteggiamento di diffidenza non molto diverso da quello del Salon degli Accademici nei confronti degli impressionisti, nella Francia della seconda metà dell'800.
Nel caso contrario, come potrebbe un'artista, per quanto virtuoso o geniale, accostarsi attraverso il suo lavoro al Mistero della Fede che ignora o peggio esclude dalla sua esistenza?
Bisogna risvegliare nell'uomo la nostalgia di Dio e così anche nelle arti avremo un rifiorire di bellezza, di profondità nuova e contemporanea:
"Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito" Saint-Expupéry
Non accontentiamoci di dipingere come Raffaello
Allora io avevo vent' anni e lui era già un musicista affermato di fama internazionale.
Ho frequentato il suo corso (facoltativo) per due anni indimenticabili e decisivi per la mia formazione.
Durante le sue "lezioni" si respirava pura poesia accompagnata dalla sua capacità di trasmettere un'emotività vibrante che accendeva l'entusiasmo di noi giovani romantici.
Antonello è uno dei pianisti e compositori con maggiore talento e virtuosismo tecnico che ho conosciuto ma la cosa più sorprendente è la sua libertà, il suo coraggio, la sua capacità di rompere gli schemi!
Non si è mai accontentato di "suonare bene", lui ha sempre cercato di più, desiderava andare oltre, spingere la ricerca del suono oltre i limiti conosciuti.
Qualche volta suonava per noi Chopin o Beethoven deliziandoci con delle esecuzioni perfette, subito dopo con lo stesso pianoforte era capace di ricreare i suoni e l'atmosfera del temporale strofinando nelle corde oggetti di vetro, banconote e metalli.
Non ha mai voluto insegnarci le tecniche o i segreti dell'arte in se ma l' approccio e la maniera d'intendere l'arte stessa.
Perchè come dice Antoine de Saint-Exupery "Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito".
Qual'è il rischio maggiore per un'artista che sa suonare o dipingere molto bene? Accontentarsi, autolimitarsi.
Chi sa suonare come Einaudi o Rachmaninov deve suonare come Einaudi o Rachmaninov e chi è capace di dipingere come Raffaello o Caravaggio deve dipingere come Raffaello o Caravaggio! Giusto?
Sbagliato! E' proprio questo il punto. Se così fosse non sarebbero esistiti gli impressionisti o i Pink Floyd.
Senza neppure rendercene conto limitiamo l'arte all'esecuzione tecnica e artigianale dell'opera secondo i canoni conosciuti ma l'arte deve essere molto di più!
Anche il talento può diventare la tela che imprigiona l'artista, stretto nelle maglie dell' autocompiacimento e del desiderio che tutti comprendano e tutti amino quello che sa fare.
Alla conclusione del secondo anno Accademico, Antonello realizzò una performance che non potrò più scordare:
Di fronte a tutti i giovani studenti dell'Accademia delle Belle Arti di Roma, distrusse il suo Pianoforte a coda lasciandolo scivolare giù per le scale e registrando con microfoni di assoluta precisione il tremendo frastuono che ne scaturì.
E' stata un'esperienza sonora incredibile che rappresenta per me una delle eredità più preziose della mia formazione come artista.
Come sarebbe, in che consiste quest'eredità?
Per essere un' artista occorre saper sacrificare tutte le nostre certezze, rinunciare a quello che ci hanno insegnato e sempre e comunque osare, osare, osare!
Se si è pianisti bisogna aver il coraggio di distruggere il pianoforte, se si è pittori dobbiamo avere il coraggio di tagliare la tela, di bruciarla, di lanciare un secchio di colore sopra un disegno virtuoso che piace a tutti!
Non ci può essere arte senza rischio, senza inquietudine, senza ricerca e messa in discussione continua e totale, perchè l'artigianato conferma la cultura l'arte la mette sempre nuovamente in discussione.
Questo qui sotto è un dipinto di Gerard Richter, forse il più grande artista vivente.
Gerhard Richter è capace di dipingere come Raffaello ma non si accontenta di questo, vuole di più, cerca di più!
La candela non è una foto, è magistralmente dipinta, (sono andato a Vienna con la macchina per vederla dal vivo) eppure Richter non ha avuto paura di rovinarla, così spiazzando tutti ha applicato sul quadro una stesura di colore nero sacrificando uno splendido dipinto classico.
Se Gerhard Richter fosse un pianista sono certo che avrebbe distrutto il suo pianoforte come Antonello.
In fin dei conti nel dipinto qui sotto riportato ha dimostrato lo stesso coraggio, senza il quale non avrebbe regalato al mondo i suoi meravigliosi quadri astratti e informali, quelli che lo hanno reso fondamentalmente Gerhard Richter:
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| DIPINTO DI GERARD RICHTER |
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| DIPINTO FIGURATIVO DI GERARD RICHTER |
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| DIPINTO ASTRATTO DI GERARD RICHTER |
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| DIPINTO ASTRATTO DI GERARD RICHTER |
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| DIPINTO DI GERARD RICHTER |
L' artista cieco e la luce che occhio non vede
Tratto dal film di Michelangelo Antonioni, "The passenger", con Jack Nicholson e Maria Schneider
Diversi anni fa ho avuto la fortuna di conoscere di persona il grande regista Michelangelo Antonioni, ormai parlava poco, era molto vecchio e costretto in una sedia a rotelle.
Abbiamo visto insieme il suo film "The passenger" e non so per quale motivo mi è rimasto impresso il monologo che ho riportato all' inizio di questa storia.
Qualche anno dopo la morte di Antonioni ho conosciuto un pittore abruzzese che aveva dedicato tutta la vita alla pittura e alla scultura ricercando sempre la bellezza e tutto ciò che potesse allietare la vista.
Poi un giorno verso i 40 anni fu colto improvvisamente da una malattia degli occhi e divenne cieco.
Senza la vista e senza la pittura la vita per lui aveva perso il senso...
così entrò in una terribile depressione che lo portò per un lungo tempo a non voler più uscire di casa.
Qualche volta accettò di accompagnare la moglie a messa e poco a poco, ascoltando la Parola e l' annuncio del Vangelo, cominciò a scoprire la fede e a mettere in discussione tutte le sue convinzioni e le sue certezze.
Mi parlò della conversione come di una maschera che cade.
Si era illuso per anni che la sua realizzazione come persona dipendesse dalla sua arte e dal successo umano del suo lavoro, e solo ora che suo malgrado aveva dovuto abbandonare la pittura, cominciava a capire quanta vanità e quanta illusione ci fosse dietro al suo sogno d'artista.
Per anni aveva trascurato la moglie e i figli, si era chiuso nel suo lavoro e non aveva visto e compreso il dolore delle persone che gli erano accanto, esisteva solo lui e la sua pittura, per gli altri non aveva mai trovato il tempo.
Non potrò mai scordare quando mi disse :
"Io vedevo ma ero cieco, ora sono cieco ma ci vedo, Dio mi ha aperto gli occhi attraverso la mia cecità "
| L'artista cieco (Francesco Astiaso Garcia 2003) |
A lezione da Picasso
Riuscite a immaginare un fisico che ritenga superfluo conoscere gli studi e il pensiero di Albert Einstein, io no!
Se esistesse il Nobel per la pittura, siatene certi, lo avrebbe vinto Picasso, la sua costante ricerca e la pittura cubista, stanno al mondo dell'arte come la teoria della relatività al mondo scientifico.
E allora, che ci piaccia o no la sua pittura non possiamo ignorare la sua voce.
Leggere i suoi scritti è stato per me come andare a lezione di pittura nell' atelier del grande maestro.
Oggi voglio condividere alcuni passi particolarmente significativi del suo pensiero sull'arte:
" Che cos'è l' arte? Se lo sapessi mi guarderei bene dal rivelarlo.
Quando si comincia un quadro si fanno spesso scoperte seducenti...bisogna diffidarne, distruggere il proprio quadro, rifarlo molte volte.
Anche quando distrugge una bella invenzione l'artista in fondo non la sopprime mai, la trasforma, la condensa, la rende più sostanziale. L'opera compiuta è il risultato di una serie di scoperte via via eliminate. Altrimenti uno corre il rischio di diventare l'amatore di se stesso...io a me non vendo niente.
...bisogna soprattutto poter fermarsi in tempo. Un quadro non è mai pensato o deciso anticipatamente, mentre viene composto segue il mutamento del pensiero...i colori sono come i lineamenti del volto seguono i mutamenti dell' emozione.
...spesso il quadro esprime molto di più di quello che l'autore voleva rappresentare.
L'autore contempla stupefatto i risultati inattesi...comincio con un'idea e poi diventa un'altra cosa, io non cerco, trovo.
Il committente obbliga l'artista o l' artigiano a fissarsi uno scopo preciso, egli è costretto a prevedere come sarà il suo quadro alla fine e ciò esclude la libertà della creazione perpetua...quando cambio (nel quadro) una piccola cosa sono obbligato a cambiare tutto. E' curioso perchè mi sembra che un filosofo possa cambiare una parola, senza per questo dover cambiare tutto...per vedere una cosa, occorre vederle tutte...sarebbe bello dipingere quel solo particolare ma per capirlo e trasformarlo in un'immagine occorre dipingere l'intera veduta che lo fa esistere così.
Non è possibile dipingerlo direttamente senza tutte le sue infinite relazioni.
Il fatto che il cubismo sia rimasto per molto tempo incompreso, e che anche oggi molta gente non lo capisca, non ha un'importanza essenziale e non ne pregiudica il valore.
Se io non so il tedesco e se un libro tedesco non è per me che nero su bianco, non ne concluderò che la lingua tedesca non esiste.
Non esiste un'arte figurativa e un'arte non figurativa; l'artista raccoglie emozioni che vengono da ogni parte: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una forma che passa, da una tela di ragno...non bisogna fare distinzioni tra le cose, non sono stratificate per classe.
Il pittore subisce stati di pienezza e di restituzione, questo è il segreto dell'arte, vado a passeggiare nella foresta di Fointainbleau, faccio indigestione di verde; devo pur liberarmi di questa sensazione in un quadro. Il verde è il colore in esso dominante. Il pittore dipinge per un bisogno di liberarsi di sensazioni e visioni.
...in fondo c'è solo l'amore...si dovrebbero bucare gli occhi ai pittori come si fa come i cardellini perchè cantino meglio.
L'arte non è l'applicazione di un canone di bellezza, ma ciò che istinto e cervello possono concepire indipendentemente da ogni canone...ogni cosa deve essere fatta di nuovo, non rifatta.
Cosa credete sia un'artista? Un imbecille che ha solo gli occhi, se è un pittore, le orecchie se è un musicista, e una lira su tutti i piani del cuore se è un poeta.
Per scoprire la personalità di un'artista il mezzo più sicuro è di fargli tracciare un cerchio perfetto.
Non ci riuscirà, ma quel cerchio mal riuscito può far scoprire il suo temperamento.
Oppure domandategli di copiare un quadro, la sua copia non sarà esattamente il modello ma qualcosa che gli apparterrà in proprio."
PICASSO
Web Dunque Sono
Diventeremo "di buon grado vigliacchi pur di acquistare così la
reputazione di essere coraggiosi". Queste parole scritte da Pascal
rappresentano un paradosso che esprime tragicamente l'ipocrisia dell'uomo
alla quale nessuno è immune. L'onore non coincide con la reputazione;
l'onore dipende dalle virtù della persona, non da quello che altri pensano. La
nostra società senza onore, è basata sulla reputazione; eppure come ha scritto
Cechov, "l'onore non si può togliere si può solo perdere".
È vero che in ogni epoca l'uomo ha subito l'influenza del narcisismo e
dell'apparire ma oggi, immerso costantemente nella comunicazione telematica,
vive tutto questo all'ennesima potenza. Siamo arrivati a preoccuparci
maggiormente di dare alle persone un'immagine felice della nostra vita
piuttosto che preoccuparci della felicità stessa della nostra esistenza.
Indossare pantaloni firmati Armani, appendere nel proprio salone un Dalì e
bere Chardonnay per molti è più importante di vestire bene, arredare la casa
con gusto e godersi un buon vino.
Dorian Grey nell'omonimo capolavoro di Oscar Wilde chiede all'amico pittore
di immortalare sulla tela la sua immagine nel momento di massimo splendore affinché
tutti ne possano ammirare la bellezza; se ne innamora poi al punto di crederla
più importante della sua stessa anima. Vende allora la bellezza della sua anima
e quindi della sua autentica persona in cambio della bellezza del suo apparire.
Oggi il rischio è che lo schermo del computer o del telefono sostituisca la
tela del ritratto di Dorian Grey e che il Web seducendoci con tutte le sue
piattaforme sociali diventi feticcio dell'immagine che vogliamo dare di noi
stessi.
Cartesio disse nel 1600 :"Ego cogito, ergo sum, sive existo" (Io
penso, dunque sono, ossia esisto), oggi potremmo dire Web ergo sum, comunico
nel Web dunque esisto!
Ma cosa importa veramente, essere felici o sembrare di esserlo? Rimango
sempre colpito dalla notizia improvvisa del suicidio di una persona di successo
di cui nessuno avrebbe potuto immaginare la disperazione.
Non si vede bene che con il cuore, perché l'essenziale è invisibile agli occhi diceva il Piccolo Principe nella sua autentica innocenza, c'è ancora qualcuno disposto a crederlo?
Chi di noi sarebbe disposto ad essere reputato vigliacco pur di essere in
cuor suo coraggioso? Chi accetterebbe di essere giudicato come un bugiardo e un
falso pur di perseguire la verità e la giustizia?
C'è qualcuno capace di caricarsi l'accusa di malvagio e apparire tale agli
occhi del mondo per essere veramente buono?
Nel capitolo 53 del libro del Profeta Isaia è
scritto:
“3 Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei
dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la
faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
4 Eppure egli si è caricato delle nostre
sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
5 Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è
abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
6 Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui
l'iniquità di noi tutti.
7 Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la
sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai
suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”.
Avrei trasformato tutto ciò che c' è al mondo in qualcosa di bello e di sublime
Cosa Significa Convertirsi?
A cosa serve la conversione, cos'è la conversione, ci riguarda in qualche modo?
Queste sono domande troppo grandi perchè io vi possa dare una risposta soddisfacente, ma ho letto una volta che c'è sempre qualcuno che ha detto qualcosa nel migliore dei modi, perciò se non riesci a fare di meglio ruba da lui.
Allora per provare a rispondere a queste importanti domande voglio condividere la storia di una conversione tratta dalle Confessioni di Sant' Agostino.
Il mio consiglio è di leggere per intero questo libro straordinario che costituisce una testimonianza unica dell'incontro di un'anima inquieta con Dio.
Se pensate di non avere tempo o voglia di leggere le Confessioni per intero, vi prego almeno di dedicare cinque minuti a leggere questa paginetta in cui ho trascritto per voi le parti che più mi hanno colpito.
"...a quei tempi sapevo solo succhiare, acquietarmi negli appagamenti, piangere per i fastidi della mia carne e nient'altro...quali miserie Dio, Dio mio, quali inganni dovetti sperimentare, allorchè a me fanciullo veniva presentato come retto vivere l'assecondare coloro che mi spingevano a farmi bello in questo mondo e ad eccellere nelle virtuosità tese ad ottenere la stima degli uomini e false ricchezze...
E il mio peccato consisteva appunto nel fatto che non in Lui, ma nelle sue creature, cioè in me e negli altri, cercavo il piacere, la grandezza, la verità, e così sprofondavo nel dolore, nella confusione e nell'errore...cominciai ad ardere della brama di saziarmi di cose infime e mi spinsi fino a diventare come un animale selvatico dietro a svariati e bui amori.
La mia bellezza ne fu deturpata e divenni marcio ai tuoi occhi, desiderando di piacere a me e agli occhi degli uomini...la fangosa concupiscenza della carne e la voragine della pubertà esalavano le loro nebbie così che non si discernesse più la limpidezza dell'amore dalla caligine della libidine, entrambe ardevano confusamente.
Assordato dallo stridore della catena della mia mortalità, come pena per la superbia della mia anima, camminavo lontano da te e vagavo sempre più lungi da te verso le sempre più numerose sterili strade del dolore, con abbattimento nutrito di presunzione.
Tu eri sempre li, misericordioso a castigarmi, così infatti hai comandato e così è: ogni moto disordinato dell'animo è castigo a se stesso...così cospargevi di dolorose delusioni tutti i miei illeciti piaceri, affinchè cercassi il piacere che è senza delusioni.
L'anima va fornicando quando si distoglie da te e cerca fuori di te, ciò che non può trovare in modo puro e trasparente se non ritornando a te.
Tanta è la cecità degli uomini che perfino della cecità si vantano.
Ero infelice come infelice è ogni animo legato d'amicizia verso cose mortali; è straziato quando le perde, perchè in quel momento avverte lì infelicità per la quale era infelice anche prima di perderle.
Trascinavo in me la mia anima dilaniata e sanguinante, insofferente di essere trascinata da me, e non trovavo dove posarla: non trovava pace nei divertimenti, nei canti, nè in luoghi aulenti, non nei banchetti imbanditi, nè nelle voluttà del letto e del giaciglio, e neppure nei libri e nella poesia.
Tutto era diventato squallido.
Dove sarei fuggito lontano da me stesso? Dove il mio io non mi avrebbe più seguito?
...Vagavo in preda all'orgoglio, sballottato qua e là da tutti i venti, ma tu segretamente mi guidavi.
Avevo infatti le spalle rivolte contro la luce e il volto verso le cose illuminate per cui il mio stesso volto, con cui contemplavo le cose illuminate, non riceveva luce. (Queste ultime parole riassumono con estrema lucidità la condizione di inganno di moltissimi artisti e poeti)
Che vantaggio traevo io a quei tempi dall' avere un'intelligenza agile mentre però nella scienza della pietà erravo in maniera deforme?
E che svantaggio traevano i tuoi piccoli dall'avere un ingegno senz'altro più tardo, ma intanto non si allontanavano da te, al sicuro, nel nido della tua Chiesa, mettevano le piume e nutrivano le ali della carità con l'alimento della fede sana.
Il mio peccato più inguaribile era appunto che non credevo di essere peccatore.
Quanto ero infelice!
E tu facesti in modo che io percepissi la mia miseria...ed ero tanto più fragile quanto più facevo affidamento su di me.
La sapienza stà nella pietà, avevo ormai trovato la perla preziosa: avrei dovuto vendere tutto quello che avevo e comprarla, e invece esitavo.
La via, cioè il Salvatore stesso mi piaceva, ma camminare nelle sue strettoie mi pesava, ogni cosa nella mia vita terrena era vacillante e il mio cuore aveva bisogno di essere purificato dal vecchio fermento.
Le tue parole avevano ormai aderito al mio cuore e da ogni parte ero circondato da te.
La mia nuova volontà cominciava a sorgere in me, volevo sentirti e goderti o Dio, unica sicura letizia, senza desiderare nulla in cambio...ma essa non era ancora capace di scavalcare la volontà precedente, consolidata dalla lunga abitudine...
E così in me due volontà, una vecchia e una nuova, una carnale e una spirituale, si combattevano a vicenda e nel loro contrastarsi logoravano la mia anima.
Nè ormai valeva quella scusa per la quale solevo considerare che se non avevo ancora disprezzato il mondo per servire te, era per l'incertezza nella comprensione della verità; no, ormai essa mi era chiara ma ancora legato alla terra, mi rifiutavo di mettermi al tuo servizio e avevo paura di essere liberato da tutti quei miei lacci come si dovrebbe invece aver paura di esserne legati...
Le mie riflessioni su di te erano simili ai tentativi di chi vuole svegliarsi ma vinto dal sonno, risprofonda...io sapevo per certo che era meglio dedicarmi al tuo amore che cedere alla mia cupidigia.
Chi poteva liberarmi da questo corpo di morte, se non la tua grazia per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore?
Ma tu Signore sei buono e misericordioso e con la tua destra hai scandagliato le profondità della mia morte e dal fondo del mio cuore hai prosciugato l'abisso della corruzione.
Ciò avvenne quando cessai di volere tutto ciò che prima avevo voluto e cominciai a volere ciò che tu volevi.
Quanto mi apparve dolce, in un batter d' occhio, l' essere privato delle dolcezze frivole!"














