L'Arte è un déjà vu

Ieri sera, dal terrazzo di casa, ho scattato questa fotografia. Appena l’ho guardata, ho provato un’immediata e sorprendente sensazione di déjà vu. Quella luce, quei colori, quell’atmosfera sembravano riportarmi a qualcosa che avevo già vissuto. Pochi istanti dopo ho capito: Quel tramonto lo avevo già dipinto prima ancora di vederlo.

È uno di quei momenti in cui ci si rende conto che l’arte non nasce soltanto dall’immaginazione, ma dall’ascolto profondo della realtà. A volte l’artista anticipa inconsapevolmente ciò che la natura gli mostrerà in seguito. Altre volte è la natura a rivelare, con assoluta semplicità, ciò che l’arte aveva già intuito.

Mi affascina pensare che entrambe parlino la stessa lingua. Una lingua fatta di luce, proporzioni, ritmo, armonia e bellezza. È come se esistesse un ordine nascosto che attraversa ogni cosa e che, per un istante, si lascia intravedere tanto in un tramonto quanto in un’opera d’arte.

Forse è proprio questo il compito dell’arte: non inventare la bellezza, ma riconoscerla, renderla visibile e ricordarci che l’universo custodisce un’armonia profonda, capace di unire il creato e lo sguardo dell’uomo in un unico, silenzioso dialogo.

Ogni autentica opera d'arte dovrebbe attingere direttamente alle sorgenti dell'universo, là dove hanno origine le leggi della bellezza e dell'armonia. Eppure, oggi, l'arte sembra aver smarrito il desiderio stesso della bellezza. L'allontanamento dalla natura grava sull'arte come una malattia silenziosa, privandola del suo respiro più profondo. Per l'artista, il dialogo con la natura non è un'opzione, ma una condicio sine qua non.

Il canone artistico, allora, non dovrebbe essere considerato un'invenzione dell'uomo o una convenzione culturale, bensì una scoperta, il riconoscimento di una verità oggettiva già inscritta nel creato. Henri Matisse lo esprime con straordinaria chiarezza: «La gente che fa dello stile per partito preso e si allontana volontariamente dalla natura resta al margine della verità. Quando un artista dipinge deve avere questo sentimento di copiare la natura. E anche quando se ne sia allontanato, deve restargli la convinzione di averlo fatto per renderla più pienamente».

In natura tutto è relazione: ogni forma, ogni colore, ogni proporzione partecipa di un'armonia che precede l'uomo e lo trascende. Per questo la natura non conosce la contrapposizione tra astratto e figurativo. Esiste soltanto la bellezza, che si manifesta attraverso leggi, ritmi, proporzioni e relazioni.

Quando un'opera riesce a intercettare questo ordine profondo, poco importa che il suo linguaggio sia antico o contemporaneo, astratto o figurativo. Essa diventa il riaffiorare di una memoria originaria, il riconoscimento di qualcosa che l'anima ha sempre conosciuto. Ogni autentica opera d'arte è, in fondo, un déjà vu del creato: non inventa la bellezza, ma la ricorda, la rende nuovamente visibile e ci restituisce, per un istante, lo stupore delle origini.

Francesco Astiaso Garcia