Si concluderà dopodomani, venerdì 5
giugno, la mostra dei soci UCAI di Roma “Artigiani di Bellezza, collaboratori
della Grazia”, un'esposizione che celebra il ruolo dell'artista come interprete
del bello e testimone della presenza della Grazia nell'opera creativa.
Abbiamo da poco celebrato la Pentecoste,
che in qualche modo è anche la festa degli artisti: la festa della varietà dei
carismi e dei doni, nella quale ciascuno è chiamato a offrire al mondo ciò che
è. È la festa in cui si manifesta il miracolo dell'unità nella diversità,
un'unità ben diversa dall'uniformità o dall'omologazione. Il modello è quello
del poliedro, tanto caro a Papa Francesco: una realtà nella quale tutte le diverse
sfaccettature concorrono all'armonia dell'insieme senza perdere la propria
originalità.
È esattamente l'opposto di ciò che accade
nel racconto della Torre di Babele, richiamato anche da Papa Leone XIV
nell'enciclica Magnifica Humanitas. Gli uomini, spinti dall'illusione della
grandezza e dell'autosufficienza, vogliono costruire una torre per farsi un
nome. Il risultato è la confusione delle lingue: non si comprendono più, si
dividono e non riescono più a costruire nulla insieme. È difficile non vedere
in questa immagine una sorprendente somiglianza con ciò che accade oggi nel
nostro mondo.
Gli artisti, osservando e studiando la
natura, scoprono qualcosa di mirabile, di sorprendente, oserei dire di
epifanico: l'unità che governa le leggi dell'universo, il filo invisibile che
collega ogni cosa e ogni essere, come se tutto fosse attraversato da un ordine
nascosto, da un'armonia sottile ma inconfondibile.
Scriveva Walter Benjamin che la natura è
un insieme di simboli e geroglifici che il poeta interpreta e traduce.
L'artista è dunque colui che decifra il linguaggio segreto dell'universo. Ricordo
una bellissima conversazione con il grande scienziato Antonino Zichichi,
recentemente scomparso, sul rapporto tra arte, scienza e fede. Mi disse: «La
bellezza è la logica che decifriamo nello studio delle leggi della natura». Una
definizione straordinaria, che lega la bellezza non alle mode o ai manifesti
ideologici, ma alla scoperta di un ordine profondo. La bellezza non è soltanto
un valore estetico. È anche un principio guida della ricerca scientifica. Le
scoperte più profonde e durature si rivelano spesso quelle caratterizzate da
eleganza, semplicità e armonia.
Lo stesso concetto è espresso nel Salmo
18: «I cieli narrano la gloria di Dio, l'opera delle sue mani annuncia il
firmamento. Non è linguaggio e non sono parole di cui non si oda il suono; per
tutta la terra si diffonde il loro annuncio». È il linguaggio della bellezza. È
il linguaggio di Dio.
Con gli artisti accade dunque l'opposto di
quanto avvenne a Babele. Il nostro è un linguaggio comprensibile a tutti, un
linguaggio universale e condiviso, capace di parlare tanto ai credenti quanto
ai non credenti, tanto ai cinesi quanto ai russi, agli americani o agli
africani. L'arte, nella sua forma più alta, riflette l'ordine supremo della
realtà e rende visibile l'intelligenza che si manifesta nella creazione. Forse
è per questo che Papa Francesco amava ripetere che l'artista, quando è
autentico, sa parlare di Dio meglio di chiunque altro.
Anche Albert Einstein affermava che
chiunque si dedichi seriamente alla scienza finisce per riconoscere, nelle
leggi dell'universo, la manifestazione di un'intelligenza immensamente
superiore a quella umana. Allo stesso modo, l'arte autentica parla sempre di
questo Mistero, indipendentemente dalla lingua, dalla cultura o dalla
provenienza dell'artista. Se consideriamo il canone artistico non come
un'invenzione arbitraria dell'uomo, ma come la scoperta di una verità oggettiva
inscritta nella realtà, allora l'arte assume un valore realmente universale.
Diventa un luogo d'incontro, una via privilegiata per avvicinarci a qualcosa di
più grande di noi.
Riconoscendo nell'arte lo splendore della
bellezza e nella bellezza il riflesso della verità, essa diventa un ponte
capace di attraversare confini e culture. Ci mostra che ciò che ci unisce è
infinitamente più grande di ciò che ci divide. Ci rendiamo conto di quanto sia
prezioso tutto questo in un mondo che tende sempre più a polarizzare,
contrapporre e dividere? Se esiste qualcosa che unisce gli uomini da un capo
all'altro della terra, è proprio la bellezza. Non è un caso che, quando
parliamo di arte e cultura, parliamo del patrimonio universale dell'umanità. La
bellezza appartiene a tutti, parla a tutti e continua a ricordarci che siamo
parte di una stessa, grande famiglia umana.
Come insegna un antico proverbio della sapienza cinese, due fiumi, per
quanto diversi, riflettono la stessa luna. E noi sappiamo che quella luce
che si specchia nelle acque di entrambi ha la sua sorgente ultima nell'unico
Sole che non tramonta: Cristo Risorto.
Per questo non possiamo nascondere la fonte da cui attingiamo la luce. Al
tempo stesso siamo chiamati a farci tutto a tutti, riconoscendo, accogliendo e
incoraggiando ogni autentica ricerca della verità e della bellezza, ovunque
essa si manifesti. Esistono infatti molte vie che, pur nella loro diversità,
tentano di dischiudere l'inesauribile Mistero di Dio.
Consapevoli del volto pluriforme della bellezza e della presenza dei semina
Verbi disseminati nelle culture e nelle tradizioni dei popoli, possiamo incontrare
l'altro non come un avversario, ma come un compagno di cammino nella comune
ricerca di ciò che è vero, buono e bello.
L'armonia non elimina le
differenze, ma le presuppone e le valorizza. Le diversità possono diventare
luogo di incontro e di arricchimento reciproco, anziché motivo di esclusione o
contrapposizione. Ogni cultura rappresenta uno sforzo autentico di interrogarsi
sul mistero del mondo e dell'uomo; eppure, nell'uomo vi è qualcosa che
trascende ogni appartenenza culturale e lo apre all'universale.
Che cosa accomuna,
infatti, tutti i cercatori autentici del vero, del buono e del bello? La
tensione verso una verità che supera i confini, una bellezza che parla a ogni
cuore e un bene capace di unire ciò che appare distante.
Ricercare l'armonia
attraverso il dialogo costituisce una delle sfide più grandi della pastorale
della cultura. Desideriamo farci compagni di viaggio degli uomini e delle donne
del nostro tempo, accompagnando una ragione che cerca la verità e un cuore che
anela alla bellezza, affinché questa ricerca possa aprirsi alla Rivelazione del
Dio vivente, il quale, mediante la grazia dello Spirito Santo, associa l'uomo a
sé in Gesù Cristo, unico Redentore del mondo.
Le arti rappresentano
una via privilegiata per portare il Vangelo fino al cuore delle persone.
Consapevoli di questa responsabilità e di questa straordinaria opportunità,
desideriamo contribuire a un rinnovato slancio nell'evangelizzazione della
cultura e nell'inculturazione della fede.
Non è un caso che il
termine cattolico derivi dal greco katà holos, «secondo il tutto». Holos
significa infatti «intero», «totale», e richiama una visione capace di cogliere
l'unità nelle molteplici dimensioni della realtà. Essere cattolici significa
avere uno sguardo ampio, capace di abbracciare la complessità senza perdere il
senso dell'insieme.
In questo senso siamo
davvero Artigiani di Bellezza, collaboratori della Grazia: chiamati a
riconoscere i frammenti di verità disseminati nel mondo, a costruire ponti dove
altri erigono muri, a rendere visibile attraverso l'arte quella bellezza che
conduce al Bene e alla Verità.
Il Signore ci conceda la
grazia della creatività, affinché le nostre opere siano sempre al
servizio dell'incontro, della speranza e della comunione.
Francesco Astiaso Garcia




