I BAMBINI CI GUARDANO

 

“Lo sguardo dei bambini sul mondo:

uno sguardo puro, capace di captare tutto, uno sguardo limpido attraverso il quale possiamo individuare subito e con nitidezza il bene e il male.

GLI OCCHI DEI BAMBINI

Che cosa facciamo perché i bambini possano guardarci sorridendo e conservino uno sguardo limpido, ricco di fiducia e di speranza? Che cosa facciamo perché non venga rubata loro questa luce, perché questi occhi non vengano turbati e corrotti?”

 

Alcuni stralci delI’intervista a Papa Francesco «Cinema, sguardo di vita», di Dario Edoardo Viganò:

 

I film del neorealismo ci hanno formato il cuore e ancora possono farlo. Direi di più: quei film ci hanno insegnato a guardare la realtà con occhi nuovi: il valore universale di quel cinema è la sua attualità quale importante strumento per aiutarci a rinnovare il nostro sguardo sul mondo.

Quanta necessità abbiamo oggi d’imparare a guardare! La difficile situazione che stiamo vivendo, segnata a fondo dalla pandemia, genera preoccupazione, paura, sconforto: per questo servono occhi capaci di fendere il buio della notte, di alzare lo sguardo oltre il muro per scrutare l’orizzonte.

Oggi è tanto importante una catechesi dello sguardo, una pedagogia per i nostri occhi spesso incapaci di contemplare in mezzo all’oscurità la “grande luce” (Is 9,1) che Gesù viene a portare. Una mistica del nostro tempo, Simone Weil, scrive: «La compassione e la gratitudine discendono da Dio, e quando vengono donate attraverso uno sguardo, Dio è presente nel punto in cui gli sguardi s’ incontrano». Ecco perché la riflessione sullo sguardo apre alla trascendenza. Come sarebbe bello riscoprire attraverso il cinema l’importanza dell’educazione allo sguardo puro. Proprio come ha fatto il neorealismo.

 

Quello neorealista è uno sguardo che provoca la coscienza. I bambini ci guardano è un film del 1943 di Vittorio De Sica che amo citare spesso perché è molto bello e ricco di significati. In tanti film lo sguardo neorealista è stato lo sguardo dei bambini sul mondo: uno sguardo puro, capace di captare tutto, uno sguardo limpido attraverso il quale possiamo individuare subito e con nitidezza il bene e il male. Ricordo le parole del mio fratello Hieronymos, arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia, a proposito di una delle realtà più dure del nostro tempo: «Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza, la “bancarotta” dell’umanità» ( Discorso nel Campo profughi di Moria, Lesbos, 16 aprile 2016).

In molte occasioni e in tanti Paesi diversi, i miei occhi hanno incontrato quelli dei bambini, poveri e ricchi, sani e malati, gioiosi e sofferenti. Essere guardati dagli occhi dei bambini è un’esperienza che tutti conosciamo, che ci tocca fino in fondo al cuore e che ci obbliga anche a un esame di coscienza. Il cinema neorealista ha universalizzato questo sguardo dei bambini: il loro sguardo, che è molto di più di un semplice punto di vista, ci interroga tanto più oggi che la pandemia sembra moltiplicare le bancherotte dell’umanità.

Che cosa facciamo perché i bambini possano guardarci sorridendo e conservino uno sguardo limpido, ricco di fiducia e di speranza? Che cosa facciamo perché non venga rubata loro questa luce, perché questi occhi non vengano turbati e corrotti?

 

Guardare non è vedere…Vedere è un atto che si compie solo con gli occhi, per guardare occorrono gli occhi e il cuore… È la qualità dello sguardo a fare la differenza…La capacità di acquisire uno sguardo che sa mettere in relazione è, dunque, la chiave per una comunicazione autentica e lo è tanto più in questa stagione difficile della pandemia, in cui il contatto virtuale predomina spesso sul contatto reale.

Uno sguardo che tocca la realtà, ma anche il cuore, è uno sguardo che la realtà la trasforma…Non è uno sguardo che ti lascia dove sei, ma è uno sguardo che ti porta su, che ti solleva, che ti invita ad alzarti. Il cinema neorealista ha avuto questo potere, proprio della grande arte, di saper cogliere nell’inverno ciò che era già primavera. È uno sguardo che nelle tenebre custodisce il gusto e il senso della luce. È uno sguardo di svelamento:

là dove noi non vediamo che un limite, l’occhio del poeta e dell’artista costruisce passaggi, apre brecce negli sbarramenti, scorge i segni di una realtà più bella e più grande. Abbiamo tanto bisogno di questo sguardo.

 

È questa la lezione che possiamo apprendere dalla scuola di umanesimo del neorealismo: uno sguardo che provoca la coscienza, che mette in relazione, che fa germogliare. Una pedagogia per gli occhi che cambia il nostro sguardo miope avvicinandolo allo sguardo stesso di Dio.

Papa Francesco

 

(l’intervista è uscita in forma integrale su Avvenire domenica 18 luglio 2021)

Ci vuole Fantasia

 

FANTASIA
                                                           LA FANTASIA DEI BAMBINI


Recentemente Papa Francesco ha ripreso da Jorge Luis Borges l’immagine molto suggestiva del labirinto per raccontare la ricerca di una via di senso e di libertà in un mondo che fatica ad alzarsi dalla pandemia e da tutte le sue conseguenze economiche e sociali.

Per uscirne, suggerisce Papa Francesco, è necessario seguire “il filo d’Arianna della creatività che i credenti leggono come opera dello Spirito che ci chiama fuori da noi stessi”.

Mi è piaciuta tanto questa immagine del filo d’Arianna della creatività perché chiama in causa gli artisti, i sognatori e i poeti. Dio sa quanto abbiamo bisogno di creatività e fantasia, i bambini e i pazzi ne sono colmi e gli artisti ne fanno la loro vocazione. Fare arte significa immaginare l’impossibile, sognare mondi sconosciuti, varcare la soglia del reale e del tempo, entrare nell’oceano infinito della creatività alla ricerca del sesto continente.

L’arte non è un mestiere per chi sa dipingere o scolpire, l’arte è un mestiere per sognatori, per coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, e lo cambiano davvero! L’immaginazione è l’umile ma ostinata pretesa di poter cambiare le cose sognandole migliori.

Sono note le parole dello scrittore irlandese Gorge Bernard Shaw: C’è chi guarda alle cose come sono e si chiede “Perché?”. Io penso a come potrebbero essere e mi chiedo “Perché no!”.

L’artista si sa ha tanti difetti, ma una cosa è certa, non lo sentirete mai dire: Si fa così perché si è sempre fatto così! No questo non lo dirà mai. Il poeta è in attesa costante dell’imprevedibile, dell’arcobaleno di notte o di un corvo bianco. La sua capacità di visione può ribaltare completamente il nostro punto di vista e aprirci prospettive inimmaginabili capaci di infiammare il mondo e cambiare il corso della storia.

Quanta forza visionaria nelle parole di Steve Jobs: “Questo messaggio lo dedichiamo ai folli. A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso. Potete citarli. Essere in disaccordo con loro, potete glorificarli o denigrarli, ma l’unica cosa che non potete fare è ignorarli. Perché riescono a cambiare le cose. E mentre qualcuno potrebbe definirli pazzi, noi ne vediamo il genio. Perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero!”.

Ci sono persone che hanno bisogno di un cammino battuto, un sentiero tracciato che indichi loro passo per passo la strada da seguire e pensano che solo seguendo punto per punto i manuali preconfezionati otterranno qualche risultato, come se ci fosse un’unica mappa ad indicare la strada.

Quanta bellezza nei versi di Machado: “Viandante sono le tue impronte la via e nulla più: Viandante non c’è un cammino, il cammino si fa camminando”.

Che differenza può esserci tra un pittore e un’artista? La stessa che c’è tra chi impara a fare la torta di mele e uno Chef. Oggi necessitiamo più di ieri dell’arte e degli artisti, abbiamo bisogno di visioni che non si lascino rinchiudere da una logica dominante, dai differenti pensieri unici che se la prendono con il pensiero unico! Ci avete fatto caso il pensiero unico dominante è sempre quello degli altri

E allora con le parole di Justine Hurwitz:

“Brindiamo ai ribelli, ai pittori, e ai poeti, brindiamo ai folli che sognano, pazzi quanto possono sembrare; Brindiamo ai cuori che soffrono, un po’ di follia è la chiave per darci nuovi colori da vedere e chi sa dove ci porterà questo? Ecco perché avete bisogno di noi. Quindi brindiamo ai ribelli, ai pittori, e ai poeti!”

Una melodia più bella


Una comunicazione capace di armonizzare voci distinte

Non basta gridare contro le tenebre, bisogna accendere una luce”.

Quanta forza e attualità in queste celebri parole pronunciate da San Nilo.

In questo tempo segnato da paura, sconcerto e insicurezza il nostro impegno come Unione Cattolica Artisti Italiani è quello di promuovere un’arte che si faccia portatrice di un messaggio di pace, speranza e verità, una risposta alle ideologie e ai populismi che tornano a confondere e a mentire chiudendoci il cielo con una cappa di sfiducia e paura.

Dopotutto la parola latina per arte è “ars” – la radice “ar” può essere tradotta con i termini “congiunzione”, unione, gli artisti sono i maestri dell’armonia, l’armonia è la scienza dell’equilibrio tra gli opposti. L’arte è la più alta forma di comunicazione e se illuminata da una sapienza onesta, audace e creativa può costituire un potente mezzo di verità e di anti-propaganda; nazionalismi, dittature e regimi totalitari si sono diffusi e instaurati attraverso una comunicazione pervertita e menzognera.

Abbiamo bisogno di una comunicazione che sappia armonizzare voci distinte, una comunicazione rivolta alla riconciliazione, al dialogo, alla comprensione e al perdono.  Non abituiamoci alla voce di un mondo che grida e fa coincidere diversità e conflitto! Dobbiamo evitare la dinamica degli estremismi e delle polarizzazioni perché la nostra epoca necessita di dialogo e di sintesi.

Come diceva Dante Alighieri: “il contrario di un errore non è la verità ma l’errore di segno opposto“. La verità è il sentiero stretto tra due errori di segno contrario. Le diverse dimensioni di un problema globale ci espongono alla tensione tra estremi. “Costruire ponti che favoriscano lo sviluppo implica il coraggio di conoscere le sponde e di attraversare il fiume turbolento delle divisioni e delle polarizzazioni“.

 

Guai a chi incita alla paura o la sfrutta!

La paura può farci diventare sconsiderati, aggressivi e irragionevoli; guai a chi incita alla paura o la sfrutta!

Martin Luther King disse: “Un giorno la paura bussò alla porta; Il coraggio andò ad aprire. Non c’era nessuno“. Dobbiamo fuggire come la peste la retorica dello scontro di civiltà; Non ci può essere bellezza se manca la piena consapevolezza del valore inestimabile d’ogni essere umano, la bellezza è il faro che illumina la dignità, la fragilità, la sacralità di ogni essere vivente.

Il crollo delle Torri Gemelle e l’arrivo della crisi economica hanno favorito il populismo anche fra i credenti; la semplificazione e l’impoverimento culturale non aiuta a discernere i segni dei tempi. In un contesto dove mancano valori di riferimento, diventa più facile trovare elementi di divisione più che di coesione. Non ha più molto senso oggi parlare di destra e di sinistra, mi è piaciuto a tal proposito quello che ha scritto Jean Paul Michéa: “La destra del denaro e la sinistra dei valori si incontrano al centro, luogo degli affari e del potere”.

È grave la diffusione e la banalizzazione dell’egoismo a cui siamo arrivati…è ancora più grave che anche tanti cattolici sono ingannati su questo: “Prima gli Americani“, “Prima gli Italiani“, Prima io, Prima io! Siamo cristiani! Com’è possibile che ci facciamo confondere così!

Negli Atti degli Apostoli (10, 34-35) San Pietro dice: “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto”.

Tanti Padri della Chiesa lo hanno ribadito: meglio essere cristiani senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo.

Oggi ancor più di ieri è indispensabile l’informazione e la conoscenza per poter distinguere la competenza e l’onestà intellettuale dalla semplicioneria e dalla mala fede. Dobbiamo saper riconoscere la cialtroneria per poterla smascherare; Non è democrazia quella che mette sullo stesso piano d’informazione la competenza e la cialtroneria, il sapere affidabile e le idee inaffidabili, dando loro uguale autorevolezza. Presentare competenza e incompetenza sullo stesso piano non è mettere i cittadini in grado di decidere, è rendersi complici della dilagante disinformazione scientifica virale.

 

Le piattaforme sociali e l’arte che parla al cuore

Uno studio dimostra come i social media usano algoritmi per attivare emozioni come la rabbia, l’indignazione e la paura che portano a restare connessi e attivi; veleni e rabbia generano molto traffico e in tanti guadagnano con le fake news equiparate a notizie vere, qualcuno lo chiama algoritmo dello sciacallo, lo sciacallo si sa, lucra approfittando del malessere e dello smarrimento di tutti; la storia insegna: una menzogna ripetuta più volte diventa una verità, e questo lo sanno molto bene i poteri politici ed economici che applicano il divide et impera.

Perciò è necessario studiare, approfondire, comparare!

L’era della comunicazione rischia di coincidere con quella dell’incomunicabilità; e il boom delle informazioni a portata di click con la mancanza della sapienza necessaria per leggere e raccontare il senso di ogni storia.

Ripeteva Lorenzo Milani ai suoi allievi: “Voi, non sapete leggere la prima pagina del giornale, quella che conta, e vi buttate come disperati sulle pagine dello sport. È chi comanda che vi vuole così, perché chi sa leggere la prima pagina del giornale sarà domani il padrone del mondo”.

Per avere successo bisogna semplicemente amplificare notizie semi-veritiere, viralizzandole e facendole diventare cultura condivisa…prova poi a convincere del contrario quei 500 mila utenti che hanno condiviso un post di dubbia veridicità. Le bugie e l’odio non sono certo nati con il web ma non possiamo sottovalutare l’incremento nella sua diffusione senza controllo.

Il primo areopago del tempo moderno è rappresentato dalle piattaforme online che attraverso i mezzi di comunicazione sociale stanno unificando l’umanità rendendola un villaggio globale. La realtà cede il passo a ciò che di essa viene mostrato. Perciò la ripetizione continua di informazioni scelte diventa un fattore determinante per creare un’opinione considerata pubblica.

Tutto questo ci dà la misura della nostra responsabilità e ci invita ad una nuova creatività per raggiungere quelle centinaia di milioni di persone che dedicano quotidianamente buona parte del loro tempo alle comunicazioni sociali su internet. Queste recenti immense potenzialità costituiscono una sfida decisiva per il mondo di oggi e la posta in gioco è di grande importanza.

Dobbiamo evitare di strumentalizzare le grandi questioni come l’immigrazione, l’accoglienza o i diritti sociali per riaffermare sempre e solo specifiche convinzioni personali ricorrendo a numeri fasulli e letture faziose e semplicistiche dei fatti. Ovviamente i politici sono i primi chiamati in causa perché la loro voce può produrre con effetto esponenziale legioni di odiatori, specie in Paesi segnati dall’analfabetismo funzionale.

Papa Francesco ci ha proposto la figura di Orfeo a modello; Orfeo, per fuggire al canto ammaliatore delle Sirene, intonò una melodia più bella; contro le urla dirette allo stomaco ci servono melodie che parlano al cuore…Orfeo suonò la sua lira, con tanta arte e veemenza che persino le sirene si fermarono ad ascoltarlo. “Ecco il vostro grande compito: rispondere ai ritornelli paralizzanti del consumismo culturale con scelte dinamiche e forti, con la ricerca, la conoscenza e la condivisione”.

 

ANDREA BOCELLI: il talento è un dono.


Non sono molti gli artisti che vivono il proprio dono come una responsabilità, come un talento affidato da far fruttificare piuttosto che come un merito personale. Uno di questi è il maestro Andrea Bocelli che ho avuto l’onore di conoscere tre giorni fa in occasione dell’inaugurazione degli Europei di calcio. Abbiamo parlato a lungo di fede, di arte, di vita… è stato illuminante!

Andrea Bocelli ha espresso più volte questi concetti:

“Il mio è anche un messaggio di fede, anche dietro alla mia vita, come dietro alla vita di ciascuno, io penso che ci sia una regia precisa. Anche il talento non è un merito personale ma un dono. Ogni vita è una storia a sé che risponde ad una regia precisa…la mia vita è servita se non altro a spiegare a me stesso che non c’è niente per caso nella vita. Senza la fede è difficile dare un senso alla vita. Senza la fede il nostro transito terreno è una tragedia annunciata che, nel migliore dei casi, termina con la vecchiaia, la malattia e la morte. Ho iniziato allora una ricerca perfino spasmodica, che alla fine, grazie a Dio, ha dato buoni frutti”.

I veri artisti come Andrea Bocelli sono emissari di un altro mondo, diffondono la notizia di un altro regno e ci invitano ad elevarci risvegliando nell'essere umano ciò che c’è di più umano! Paul Klee paragona la vita di un'artista a quella di un albero: "...nella sua funzione di tronco, egli non può fare altro che raccogliere ciò che gli viene dalle profondità e trasmetterlo più lontano. Egli dunque fa solo da mediatore: non rivendica la bellezza del fogliame, perché essa è soltanto passata attraverso di lui".

È bellissima questa immagine dell'albero perché svincola totalmente l'artista dalla vanità del proprio successo, mi viene in mente il paragone evangelico del servo inutile che si limita a compiere ciò che è chiamato a compiere, senza per questo gonfiarsi di orgoglio e autocompiacimento.

Ve lo immaginate un melo che si vanta delle proprie mele, o una quercia piena di sé per aver prodotto delle ghiande! L'acqua bagna, il fuoco brucia e gli artisti producono bellezza, è nella natura delle cose!

Grazie maestro per la tua testimonianza, non la scorderò!















Dorian Grey e i Social Network

                                                                     DORIAN GREY

Diventeremo "di buon grado vigliacchi pur di acquistare così la reputazione di essere coraggiosi". Queste parole scritte da Pascal rappresentano un paradosso che esprime tragicamente l'ipocrisia dell'uomo alla quale nessuno è immune. L'onore non coincide con la reputazione; l'onore dipende dalle virtù della persona, non da quello che altri pensano. La nostra società senza onore, è basata sulla reputazione; eppure come ha scritto Cechov, "l'onore non si può togliere si può solo perdere".

È vero che in ogni epoca l'uomo ha subito l'influenza del narcisismo e dell'apparire ma oggi, immerso costantemente nella comunicazione telematica, vive tutto questo all'ennesima potenza. Siamo arrivati a preoccuparci maggiormente di dare alle persone un'immagine felice della nostra vita piuttosto che preoccuparci della felicità stessa della nostra esistenza.

Indossare pantaloni firmati Armani, appendere nel proprio salone un Dalì e bere Chardonnay per molti è più importante di vestire bene, arredare la casa con gusto e godersi un buon vino.

Dorian Grey nell'omonimo capolavoro di Oscar Wilde chiede all'amico pittore di immortalare sulla tela la sua immagine nel momento di massimo splendore affinché tutti ne possano ammirare la bellezza; se ne innamora poi al punto di crederla più importante della sua stessa anima. Vende allora la bellezza della sua anima e quindi della sua autentica persona in cambio della bellezza del suo apparire.

Oggi il rischio è che lo schermo del computer o del telefono sostituisca la tela del ritratto di Dorian Grey e che il Web seducendoci con tutte le sue piattaforme sociali diventi feticcio dell'immagine che vogliamo dare di noi stessi.

Cartesio disse nel 1600 :"Ego cogito, ergo sum, sive existo" (Io penso, dunque sono, ossia esisto), oggi potremmo dire Web ergo sum, comunico nel Web dunque esisto!

Ma cosa importa veramente, essere felici o sembrare di esserlo? Rimango sempre colpito dalla notizia improvvisa del suicidio di una persona di successo di cui nessuno avrebbe potuto immaginare la disperazione.

Non si vede bene che con il cuore, parafrasando il Piccolo Principe potremmo dire che l'essenziale è invisibile al Web; c'è ancora qualcuno disposto a crederlo?

Chi di noi sarebbe disposto ad essere reputato vigliacco pur di essere in cuor suo coraggioso? Chi accetterebbe di essere giudicato come un bugiardo e un falso pur di perseguire la verità e la giustizia?

C'è qualcuno capace di caricarsi l'accusa di malvagio e apparire tale agli occhi del mondo per essere veramente buono?

Nel capitolo 53 del libro del Profeta Isaia è scritto:

“3 Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

4 Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.

5 Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

6 Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.

7 Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”.

 

Il Naufragio degli Indifferenti

Caro Papa Francesco, in questo quadro ho voluto marcare l’identificazione di Cristo con i migranti e forestieri che attraversano il mare e bussano disperatamente alle nostre porte.

L’amore di Cristo ha sempre prediletto gli ultimi, gli scartati, facendosi prossimo a coloro che pagano l’ingiustizia di un mondo iniquo; la crocifissione è come disegnata dalla schiuma del mare, la stessa schiuma che ha sepolto tanti uomini, donne e bambini.

Cristo appare ai naufraghi come un faro luminoso nella notte oscura delle acque.

Questo dipinto rende inequivocabile e immediato il forte messaggio: La carità è il centro del vangelo; ogni uomo è fratello di Cristo, per cui ogni atto d’amore viene fatto o negato a Cristo; vedere Cristo in chi ci passa accanto è una grazia da chiedere insieme al dono delle lacrime per le vittime dei naufragi.

«Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».

Questa è la mia preghiera dipinta Santo Padre: che Cristo salvi l’umanità naufragata nel peccato dell’indifferenza!

























Con i Giovani Cambiamo il Mondo

 



E’ bello vedere come ormai da tempo i giovani siano tornati in prima linea nella protesta contro sopraffazioni e ingiustizie, denunciando le corruzioni dei governi e delle élite finanziarie ossessionate dalla speculazione e dal lucro che comanda sull’umanità schiava dell’accumulo e del consumo; saranno i sedicenni scesi in piazza a guidare il mondo tra pochi anni; mai il mondo è stato così giovane, siamo 7,7 miliardi e il 41 % ha meno di 24 anni.

I giovani lo hanno capito, si guarda sempre ai fini politici, ma troppo poco alle persone! Sono loro a ricordarci che la speranza non è utopia, sono stanchi di essere spettatori, vogliono essere protagonisti; sognano un mondo che vuol progredire senza corruzione, repressione e ignoranza, un mondo dove la dignità dell’umano sia posta al centro! 

E’ l’ansia di vivere in profondità ad accomunare giovani e artisti, il desiderio di vita autentica e di pienezza, la sete di senso della vita!

I giovani come gli artisti non vogliono accontentarsi di una vita comoda, conformista e borghese, alimentata da narcisismo e avidità.

 

Le nuove generazioni hanno intuito che il denaro deve servire e non dominare ma forse, in fondo, privilegiano ancora la dimensione dell’avere piuttosto che quella dell’essere, vittime di una società fondata sul possesso di cose di successo, di visibilità e di potere.

Come evitare che i giovani si convertano domani negli adulti che oggi disapprovano?

Come trovare la visione antropologica che segnerà il cammino verso altri modi di intendere l’economia, la crescita e il progresso? Quale può essere il contributo della cultura?


L’educazione è una dimensione trasversale che tocca tutti gli ambiti e le dimensioni della vita dell’uomo, perciò siamo convinti che gli artisti attraverso progetti concreti di Pace e di Bellezza possano dare il loro prezioso contributo a favore di un’alleanza basata sul dialogo con chi si sente corresponsabile dell’umanità e della creazione e desidera consegnare alle giovani generazioni una casa comune più solida e fraterna.


Cultura è ciò che coltiva, che fa crescere l’umano, per una necessaria e coraggiosa inversione di rotta è indispensabile partire da una presa di coscienza che ci riporti all’essenziale, a ciò che vale, a ciò che è autentico e pieno di senso; solo così potremo rivedere il nostro modo di essere e di pensare.

Dobbiamo lavorare per un’economia, un’istruzione e una politica basate sull’idea di virtù, sull’idea che la felicità non è egoismo, ma condivisione e relazione.

 

Con i giovani e per i giovani possiamo cambiare il volto di questo mondo; E’ urgente rieducare i giovani alla bellezza, che sarà faro e guida della loro profonda sete d’infinito, di verità e di giustizia.

 

La bellezza suscita la nostalgia di un’esistenza più perfetta, ci ricorda che alle nostre vite qualcosa manca, qualcosa che non è possibile colmare con l’abbondanza materiale.

L’arte può aiutare i giovani a riscoprire il Sacro, superando la tiepidezza spirituale. La bellezza suscita il desiderio sopito di Dio, ci spinge a metterci in cammino e ci porta a scoprire il nostro comune destino.

Davanti ad un mondo anestetizzato da un’indifferenza che non permette più di vedere le sofferenze degli scartati, né di ascoltare il loro grido di dolore, davanti a tutti gli esclusi che spesso non hanno più nemmeno voce, come artisti sentiamo il bisogno di fare qualcosa, attraverso l’arte possiamo aprire orizzonti di speranza dove sembra non ce ne siano più e così contribuire ad alleviare le ferite e le ingiustizie di una società inferma.

 

Per fare questo però abbiamo bisogno dei giovani, abbiamo bisogno di artigiani di giustizia e pace, di paladini di bellezza e solidarietà, di poeti e profeti, capaci di sognare in grande con uno sguardo che sappia leggere nel profondo la sete degli uomini per costruire insieme la “civiltà dell’amore”.

Invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fesserie, bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla…la bellezza è importante!” (Peppino Impastato)


Dio non fa preferenze di persona, noi si!

"A volte coloro che dicono di non credere 
possono vivere la volontà di Dio meglio degli altri"

Papa Francesco 


"Salvator Mundi"  di Leonardo da Vinci

Sono nato in una famiglia cattolica e sin da bambino i miei genitori mi hanno trasmesso la fede in Gesù Cristo. Durante la mia giovinezza mi sono interrogato spesso sul senso della fede e dell'appartenenza cristiana. Crescendo ho avuto la possibilità di viaggiare tanto e di conoscere persone di altre religioni; quante volte ho pensato: se fossi nato qui, al posto loro, sarei sicuramente mussulmano o induista... chissà cosa penserei dei cristiani? Vedere a Varanasi donne e bambini in ginocchio pregare con profonda devozione, fino alle lacrime, davanti ad una statua con la testa di elefante ha suscitato in me non poche riflessioni.

Ho studiato poi all'Accademia delle Belle Arti, a Roma e a Parigi in un'ambiente per lo più ateo, anarchico ed esistenzialista. La maggior parte degli amici e delle ragazze che ho avuto erano totalmente indifferenti alla chiesa e alla fede cristiana; il confronto con loro mi ha aiutato a non irrigidirmi dietro a dogmatismi e a mettere in discussione le mie sicurezze, le mie certezze, le mie convinzioni.

Per me è sempre stato evidente che la grazia di Dio opera negli uomini di buona volontà, orientati al bene e alla giustizia, anche se non vanno in chiesa; mi risultava difficile capire chi avesse difficoltà a concepire un influsso operante della grazia anche all’interno di altre culture e tradizioni religiose e tante volte non nascondo di essere stato scandalizzato da alcuni atteggiamenti di credenti cattolici intenti a segnare distanze tra le persone usando addirittura la religione per creare confini e chiusure.

In fondo Cristo non poteva essere più esplicito: "In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio". La fede cristiana è meravigliosa perché non solo rompe i nostri schemi ma rimescola tutte le carte: ne sono certo, dopo questa vita ne avremo di sorprese! Se riduciamo la fede ad un imparaticcio di usanze e costumi la nostra vita non cambia, e diamo scandalo; anche io come cristiano sento questa grave responsabilità.

La dottrina dei "Semina Verbi" formulata da San Giustino nel secondo secolo dopo Cristo e poi ulteriormente approfondita da Clemente di Alessandria nel terzo è stata per me di grande consolazione e illuminazione. Tale dottrina induce Giustino a riconoscere i valori morali e spirituali positivi presenti nelle varie culture e tradizioni religiose  al di fuori del cristianesimo,  e a vedere in essi i “semi” dell’azione dell’unico Verbo di Dio che prepara gli uomini alla sua piena rivelazione nel mistero di Gesù Cristo, unico salvatore universale e centro della storia salvifica.

Dio ha seminato i Semi del Verbo, ossia delle verità ancora incomplete ma comunque ordinate a Cristo, anche al di fuori della Chiesa cattolica, come per esempio nelle altre religioni, nelle culture ed anche in forme di vita che non sono conformi pienamente alla sua Volontà, ma che comunque contengono delle verità che possono essere sviluppate fino alla loro pienezza cristiana.

L’immagine del “seme”, utilizzata da San Giustino, è particolarmente felice, perché riesce ad esprimere l’idea dell’azione diffusa di Dio nel mondo, anche oltre i confini visibili del cristianesimo. 
San Giovanni Paolo II definisce i “semina verbi” come “raggi dell’unica verità”.
Nella teoria di Giustino è da escludere qualunque tipo di concessione al relativismo o sincretismo in considerazione dell'affermazione inequivocabile della superiorità e della completezza di conoscenza, di moralità e disponibilità al bene, che la fede in Cristo conferisce. L'essere umano per impulso naturale scruta la verità, questa è una realtà che lo dispone all'incontro con la Trascendenza stessa.

È in quest'ottica che oggi Papa Francesco ci invita ad avere occhi, mente, mani e cuori aperti a tutti i fratelli!

Ma allora perché tanta resistenza e opposizione, non occorre essere un teologo per capire certe cose. Papa Francesco siede sul soglio di Pietro, e come Pietro si trova davanti a chiusure e opposizioni; ma il Papa non può limitare il suo interesse alla sorte dei cattolici, il Papa è interessato alla sorte di sette miliardi di esseri umani, ne è fortemente interessato.

Narrano gli Atti degli Apostoli che anche Pietro, a suo tempo, si è trovato alle prese con incomprensioni e chiusure:

Atti 10

"34 Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, 35 ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. 36... 45 E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo".


Non importa da che luogo e da che storia proveniamo o quali tendenze abbiamo, o quali problemi stiamo vivendo con nostra moglie o nostro marito, il Signore ci aspetta ed è desideroso di accoglierci e donarci il suo spirito; la Misericordia di Dio solo desidera per noi un’esistenza libera, piena di senso che porti frutto, superando le leggi e i moralismi.

"Lumen Gentium" 2.16:

"Dio non è neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr At 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e con l’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna. Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita".

Cosa apporta dunque il Vangelo di fondamentale alla ricerca di verità, autenticità e felicità di ogni uomo? È molto importante capire l'urgenza di annunciare il vangelo ad ogni creatura affinché gli uomini abbiano la vita e ne abbiano in abbondanza! 

San Paolo Apostolo nella prima lettera ai Corinzi sottolinea con ardore la necessità di dialogare con tutti al fine di annunciare il Vangelo, la Buona Notizia:

"Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io...Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo!

Marco 16, 15-16: Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.


La Nostalgia per il Mare Vasto ed Infinito

"Il Mare Vasto ed Infinito" - Olio e resina su tela di Francesco Astiaso Garcia

"Il Mare Vasto ed Infinito" - Olio e resina su tela di Francesco Astiaso Garcia

Quale può essere il contributo degli artisti alla “Transizione Ecologica” e più in generale alle sfide epocali che il mondo sta affrontando? Cosa possiamo fare come artisti affinché ogni uomo acquisisca maggior senso di responsabilità nei confronti della salvaguardia e la tutela dei beni del creato?

In fondo in cosa consiste il lavoro dell’arte, gli artisti compongono musica, scrivono poesie, dipingono quadri, tutto molto bello ma non indispensabile…niente di più falso!

Questo è il pregiudizio di fondo, il luogo comune che spinge a considerare l’arte poco più di un colto intrattenimento; molto spesso sono gli artisti stessi i primi a fare questo grave errore, autoescludendosi dalla dignità che li caratterizza. Finché ci ostiniamo a considerare l'artista come colui che deve soddisfare le nostre ansie d'arredamento dipingendo un bel quadro intonato alle nostre tende o al nostro divano, non supereremo mai questo pregiudizio.

Con la pandemia è emerso in maniera ancora più evidente: il settore artistico è stato molto trascurato, non solo è stato uno degli ultimi a poter riprendere le proprie attività ma ha anche ricevuto pochissimi aiuti…evidentemente non siamo presi molto sul serio!

Eppure scrive Dostoevskij: “L'umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui”.

Potrebbe sembrare un’esagerazione, un’affermazione di parte di uno scrittore che tira acqua al suo mulino, eppure ne sono convinto veramente, il contributo dei poeti e degli artisti alla ripresa dalla pandemia e alla transizione ecologica sarà decisivo e insostituibile, importante almeno quanto il lavoro degli scienziati, degli economisti e degli ambientalisti.

In cosa consisterà concretamente questo nostro contributo? Vi rispondo con le parole di un altro scrittore, Antoine de Saint-Exupéry: “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”.

Ecco il punto, questo fanno gli artisti, risvegliano la nostalgia per il mare vasto ed infinito, la nostalgia di verità, giustizia, senso e bellezza che ogni uomo cerca! solo toccati da questa nostalgia troveremo la motivazione profonda per costruire la barca ed affrontare quest’enorme sfida della transizione ecologica, “l’arte non insegna nulla tranne il senso della vita”.

Solo dopo aver risvegliato la nostalgia per il mare vasto ed infinito saranno necessari scienziati, economisti, ecologisti per radunare uomini, impartire ordini, tagliare la legna e dividere i compiti.

Vorrei concludere con le parole di Papa Francesco:

“Gratuità, senso e bellezza possono sembrarvi inutili, soprattutto oggigiorno. Chi si mette a fare una società cercando gratuità senso e bellezza? Non produce non produce. Eppure da questa cosa che sembra inutile dipende l’umanità intera, il futuro!”

La bellezza è il contributo peculiare delle arti al piano per risorgere dalle molteplici crisi del nostro tempo. Perciò crediamo nella necessità urgente di parlare di bellezza per ritrovare uno sguardo contemplativo che ci permetta di vedere e di capire l’interdipendenza degli uomini e il loro comune destino; Allora sì, potremmo costruire la barca tutti insieme.

Per abitare poeticamente la terra abbiamo bisogno di poeti, per la transizione ecologica abbiamo bisogno di poeti.











Lavorare con Amore

Quest’anno voglio fare tantissimi auguri per la festa dei lavoratori a tutti condividendo un ricordo al quale sono molto affezionato:

Prima del mio attuale studio di pittura per il quale sono molto grato a Maria Laura Gioia per oltre 10 anni ho dipinto in un grande garage dove ho passato tanto freddo e umidità e con la sola compagnia di qualche scorpione, momenti di pura felicità, di pura creatività!

Vicino al mio, c’erano tanti altri box auto, un deposito di materassi e un deposito della merce di un negozio di elettrodomestici.
Spesso capitava che mentre dipingevo passasse qualcuno per andare a prendere l' auto e si fermasse a scambiare qualche parola con me incuriosito nel vedermi così appassionatamente indaffarato.

Una signora in particolare si fermava più spesso degli altri, esprimendo la sua meraviglia su come uno spazio così anonimo, povero e modesto, abitato dalla fantasia , potesse fiorire di sogni e di bellezza!

Finchè un giorno prese una decisione che mi impressiono’ moltissimo: svuotò completamente il suo garage e soprattutto scelse di rinunciare al parcheggio della macchina, per poter trasformare anche  il suo spazio in un luogo dove poter dipingere, sognare ed essere creativa.

Ho sempre saputo che la creatività fosse contagiosa, ma sono rimasto  veramente stupito e felice quando ha iniziato il trasloco aiutata da suo marito e dalle sue figlie, trasformando, come me, il suo garage in un atelier d’artista ed ho pensato tra me e me:

Forse tra qualche anno tutti quanti libereranno il loro  garage e lo trasformeranno in un luogo dove poter realizzare i loro sogni dando vita, ne caos frenetico metropolitano, ad una vera e propria scuola di creatività e bellezza, una “Scuola di Atene” dei giorni nostri!

Mi sono sentito in obbligo di sistemare all’ingresso del mio studio una nuova segnaletica stradale : PERICOLO CONTAGIO CREATIVITÀ!!

Scriveva il grande Kahlil Gibran

"Cos'è lavorare con amore?
E' tessere un abito con i fili del cuore, come se dovesse indossarlo il vostro amato.
E' costruire una casa con dedizione come se dovesse abitarla il vostro amato.
E' spargere teneramente i semi e mietere il raccolto con gioia, come se dovesse goderne il frutto il vostro amato.
E' diffondere in tutto ciò che fate il soffio del vostro spirito,
Il lavoro è amore rivelato.
E se non riuscite a lavorare con amore, ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e, seduti alla porta del tempio, accettare l'elemosina di chi lavora con gioia.
Poiché se cuocete il pane con indifferenza, voi cuocete un pane amaro, che non potrà sfamare l'uomo del tutto.
E se spremete l'uva controvoglia, la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
E anche se cantate come angeli, ma non amate il canto, renderete l'uomo sordo alle voci del giorno e della notte."