Dio non fa preferenze di persona, noi si!

"A volte coloro che dicono di non credere 
possono vivere la volontà di Dio meglio degli altri"

Papa Francesco 


"Salvator Mundi"  di Leonardo da Vinci

Sono nato in una famiglia cattolica e sin da bambino i miei genitori mi hanno trasmesso la fede in Gesù Cristo. Durante la mia giovinezza mi sono interrogato spesso sul senso della fede e dell'appartenenza cristiana. Crescendo ho avuto la possibilità di viaggiare tanto e di conoscere persone di altre religioni; quante volte ho pensato: se fossi nato qui, al posto loro, sarei sicuramente mussulmano o induista... chissà cosa penserei dei cristiani? Vedere a Varanasi donne e bambini in ginocchio pregare con profonda devozione, fino alle lacrime, davanti ad una statua con la testa di elefante ha suscitato in me non poche riflessioni.

Ho studiato poi all'Accademia delle Belle Arti, a Roma e a Parigi in un'ambiente per lo più ateo, anarchico ed esistenzialista. La maggior parte degli amici e delle ragazze che ho avuto erano totalmente indifferenti alla chiesa e alla fede cristiana; il confronto con loro mi ha aiutato a non irrigidirmi dietro a dogmatismi e a mettere in discussione le mie sicurezze, le mie certezze, le mie convinzioni.

Per me è sempre stato evidente che la grazia di Dio opera negli uomini di buona volontà, orientati al bene e alla giustizia, anche se non vanno in chiesa; mi risultava difficile capire chi avesse difficoltà a concepire un influsso operante della grazia anche all’interno di altre culture e tradizioni religiose e tante volte non nascondo di essere stato scandalizzato da alcuni atteggiamenti di credenti cattolici intenti a segnare distanze tra le persone usando addirittura la religione per creare confini e chiusure.

In fondo Cristo non poteva essere più esplicito: "In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio". La fede cristiana è meravigliosa perché non solo rompe i nostri schemi ma rimescola tutte le carte: ne sono certo, dopo questa vita ne avremo di sorprese! Se riduciamo la fede ad un imparaticcio di usanze e costumi la nostra vita non cambia, e diamo scandalo; anche io come cristiano sento questa grave responsabilità.

La dottrina dei "Semina Verbi" formulata da San Giustino nel secondo secolo dopo Cristo e poi ulteriormente approfondita da Clemente di Alessandria nel terzo è stata per me di grande consolazione e illuminazione. Tale dottrina induce Giustino a riconoscere i valori morali e spirituali positivi presenti nelle varie culture e tradizioni religiose  al di fuori del cristianesimo,  e a vedere in essi i “semi” dell’azione dell’unico Verbo di Dio che prepara gli uomini alla sua piena rivelazione nel mistero di Gesù Cristo, unico salvatore universale e centro della storia salvifica.

Dio ha seminato i Semi del Verbo, ossia delle verità ancora incomplete ma comunque ordinate a Cristo, anche al di fuori della Chiesa cattolica, come per esempio nelle altre religioni, nelle culture ed anche in forme di vita che non sono conformi pienamente alla sua Volontà, ma che comunque contengono delle verità che possono essere sviluppate fino alla loro pienezza cristiana.

L’immagine del “seme”, utilizzata da San Giustino, è particolarmente felice, perché riesce ad esprimere l’idea dell’azione diffusa di Dio nel mondo, anche oltre i confini visibili del cristianesimo. 
San Giovanni Paolo II definisce i “semina verbi” come “raggi dell’unica verità”.
Nella teoria di Giustino è da escludere qualunque tipo di concessione al relativismo o sincretismo in considerazione dell'affermazione inequivocabile della superiorità e della completezza di conoscenza, di moralità e disponibilità al bene, che la fede in Cristo conferisce. L'essere umano per impulso naturale scruta la verità, questa è una realtà che lo dispone all'incontro con la Trascendenza stessa.

È in quest'ottica che oggi Papa Francesco ci invita ad avere occhi, mente, mani e cuori aperti a tutti i fratelli!

Ma allora perché tanta resistenza e opposizione, non occorre essere un teologo per capire certe cose. Papa Francesco siede sul soglio di Pietro, e come Pietro si trova davanti a chiusure e opposizioni; ma il Papa non può limitare il suo interesse alla sorte dei cattolici, il Papa è interessato alla sorte di sette miliardi di esseri umani, ne è fortemente interessato.

Narrano gli Atti degli Apostoli che anche Pietro, a suo tempo, si è trovato alle prese con incomprensioni e chiusure:

Atti 10

"34 Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, 35 ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. 36... 45 E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo".


Non importa da che luogo e da che storia proveniamo o quali tendenze abbiamo, o quali problemi stiamo vivendo con nostra moglie o nostro marito, il Signore ci aspetta ed è desideroso di accoglierci e donarci il suo spirito; la Misericordia di Dio solo desidera per noi un’esistenza libera, piena di senso che porti frutto, superando le leggi e i moralismi.

"Lumen Gentium" 2.16:

"Dio non è neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr At 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e con l’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna. Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita".

Cosa apporta dunque il Vangelo di fondamentale alla ricerca di verità, autenticità e felicità di ogni uomo? È molto importante capire l'urgenza di annunciare il vangelo ad ogni creatura affinché gli uomini abbiano la vita e ne abbiano in abbondanza! 

San Paolo Apostolo nella prima lettera ai Corinzi sottolinea con ardore la necessità di dialogare con tutti al fine di annunciare il Vangelo, la Buona Notizia:

"Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io...Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo!" 

Marco 16, 15-16: Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.


La Nostalgia per il Mare Vasto ed Infinito

"Il Mare Vasto ed Infinito" - Olio e resina su tela di Francesco Astiaso Garcia

"Il Mare Vasto ed Infinito" - Olio e resina su tela di Francesco Astiaso Garcia

Quale può essere il contributo degli artisti alla “Transizione Ecologica” e più in generale alle sfide epocali che il mondo sta affrontando? Cosa possiamo fare come artisti affinché ogni uomo acquisisca maggior senso di responsabilità nei confronti della salvaguardia e la tutela dei beni del creato?

In fondo in cosa consiste il lavoro dell’arte, gli artisti compongono musica, scrivono poesie, dipingono quadri, tutto molto bello ma non indispensabile…niente di più falso!

Questo è il pregiudizio di fondo, il luogo comune che spinge a considerare l’arte poco più di un colto intrattenimento; molto spesso sono gli artisti stessi i primi a fare questo grave errore, autoescludendosi dalla dignità che li caratterizza. Finché ci ostiniamo a considerare l'artista come colui che deve soddisfare le nostre ansie d'arredamento dipingendo un bel quadro intonato alle nostre tende o al nostro divano, non supereremo mai questo pregiudizio.

Con la pandemia è emerso in maniera ancora più evidente: il settore artistico è stato molto trascurato, non solo è stato uno degli ultimi a poter riprendere le proprie attività ma ha anche ricevuto pochissimi aiuti…evidentemente non siamo presi molto sul serio!

Eppure scrive Dostoevskij: “L'umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui”.

Potrebbe sembrare un’esagerazione, un’affermazione di parte di uno scrittore che tira acqua al suo mulino, eppure ne sono convinto veramente, il contributo dei poeti e degli artisti alla ripresa dalla pandemia e alla transizione ecologica sarà decisivo e insostituibile, importante almeno quanto il lavoro degli scienziati, degli economisti e degli ambientalisti.

In cosa consisterà concretamente questo nostro contributo? Vi rispondo con le parole di un altro scrittore, Antoine de Saint-Exupéry: “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”.

Ecco il punto, questo fanno gli artisti, risvegliano la nostalgia per il mare vasto ed infinito, la nostalgia di verità, giustizia, senso e bellezza che ogni uomo cerca! solo toccati da questa nostalgia troveremo la motivazione profonda per costruire la barca ed affrontare quest’enorme sfida della transizione ecologica, “l’arte non insegna nulla tranne il senso della vita”.

Solo dopo aver risvegliato la nostalgia per il mare vasto ed infinito saranno necessari scienziati, economisti, ecologisti per radunare uomini, impartire ordini, tagliare la legna e dividere i compiti.

Vorrei concludere con le parole di Papa Francesco:

“Gratuità, senso e bellezza possono sembrarvi inutili, soprattutto oggigiorno. Chi si mette a fare una società cercando gratuità senso e bellezza? Non produce non produce. Eppure da questa cosa che sembra inutile dipende l’umanità intera, il futuro!”

La bellezza è il contributo peculiare delle arti al piano per risorgere dalle molteplici crisi del nostro tempo. Perciò crediamo nella necessità urgente di parlare di bellezza per ritrovare uno sguardo contemplativo che ci permetta di vedere e di capire l’interdipendenza degli uomini e il loro comune destino; Allora sì, potremmo costruire la barca tutti insieme.

Per abitare poeticamente la terra abbiamo bisogno di poeti, per la transizione ecologica abbiamo bisogno di poeti.











Lavorare con Amore

Quest’anno voglio fare tantissimi auguri per la festa dei lavoratori a tutti condividendo un ricordo al quale sono molto affezionato:

Prima del mio attuale studio di pittura per il quale sono molto grato a Maria Laura Gioia per oltre 10 anni ho dipinto in un grande garage dove ho passato tanto freddo e umidità e con la sola compagnia di qualche scorpione, momenti di pura felicità, di pura creatività!

Vicino al mio, c’erano tanti altri box auto, un deposito di materassi e un deposito della merce di un negozio di elettrodomestici.
Spesso capitava che mentre dipingevo passasse qualcuno per andare a prendere l' auto e si fermasse a scambiare qualche parola con me incuriosito nel vedermi così appassionatamente indaffarato.

Una signora in particolare si fermava più spesso degli altri, esprimendo la sua meraviglia su come uno spazio così anonimo, povero e modesto, abitato dalla fantasia , potesse fiorire di sogni e di bellezza!

Finchè un giorno prese una decisione che mi impressiono’ moltissimo: svuotò completamente il suo garage e soprattutto scelse di rinunciare al parcheggio della macchina, per poter trasformare anche  il suo spazio in un luogo dove poter dipingere, sognare ed essere creativa.

Ho sempre saputo che la creatività fosse contagiosa, ma sono rimasto  veramente stupito e felice quando ha iniziato il trasloco aiutata da suo marito e dalle sue figlie, trasformando, come me, il suo garage in un atelier d’artista ed ho pensato tra me e me:

Forse tra qualche anno tutti quanti libereranno il loro  garage e lo trasformeranno in un luogo dove poter realizzare i loro sogni dando vita, ne caos frenetico metropolitano, ad una vera e propria scuola di creatività e bellezza, una “Scuola di Atene” dei giorni nostri!

Mi sono sentito in obbligo di sistemare all’ingresso del mio studio una nuova segnaletica stradale : PERICOLO CONTAGIO CREATIVITÀ!!

Scriveva il grande Kahlil Gibran

"Cos'è lavorare con amore?
E' tessere un abito con i fili del cuore, come se dovesse indossarlo il vostro amato.
E' costruire una casa con dedizione come se dovesse abitarla il vostro amato.
E' spargere teneramente i semi e mietere il raccolto con gioia, come se dovesse goderne il frutto il vostro amato.
E' diffondere in tutto ciò che fate il soffio del vostro spirito,
Il lavoro è amore rivelato.
E se non riuscite a lavorare con amore, ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e, seduti alla porta del tempio, accettare l'elemosina di chi lavora con gioia.
Poiché se cuocete il pane con indifferenza, voi cuocete un pane amaro, che non potrà sfamare l'uomo del tutto.
E se spremete l'uva controvoglia, la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
E anche se cantate come angeli, ma non amate il canto, renderete l'uomo sordo alle voci del giorno e della notte."













La vera sfida di oggi: Trovare la bellezza nella sofferenza


Poco più di un anno fa è morto Roger Scruton, uno dei più controversi pensatori britannici.

Dal 1971 al 1992 è stato docente e professore di estetica al Birkbeck College, presso l’Università di Londra, e in seguito ha ricoperto varie altre cariche accademiche a tempo parziale in altre università anche negli Stati Uniti.

Roger Scruton, l’undici dicembre 2009 ha tenuto una relazione dal titolo “La bellezza e il sacro” presso l’Auditorium della Conciliazione in Roma, nel corso del Convegno “Dio oggi: con lui o senza lui cambia tutto”, organizzato dal Progetto culturale della CEI.

Le sue parole, alla luce dei tempi odierni, segnati da crisi e precarietà generalizzate dovute alla pandemia mondiale, acquistano ulteriore profondità e costituiscono preziosissimi spunti di riflessione. 

Vi riporto qualche estratto particolarmente illuminante che lascia ben sperare in una nuova fioritura delle arti nel prossimo futuro:   

“Nel dubbio e nella desolazione, artisti, scrittori e musicisti si sono aggrappati alla prospettiva della bellezza quale prova dell’influenza sempre viva esercitata dall’amore, dalla speranza e dall’idealità umana.

Molto spesso le più belle opere d’arte del secolo XX emergono proprio dalla desolazione. Le poesie dell’Akhmatova, gli scritti di Boris Pasternak, la musica di Dmitri Šostakovič: opere siffatte cercano di accendere una luce nell’oscurità totalitaria, di trovare la bellezza nella sofferenza e di mostrare l’amore che agisce nel mezzo della distruzione. Qualcosa di analogo si dovrebbe dire dei Quattro quartetti di Eliot, di War Requiem e Curlew River di Britten e della Chapelle du Rosaire a Vence di Henri Matisse; anzi, di tutte le grandi icone del modernismo, concepito in risposta ai crimini e alle tragedie del secolo XX. 

Il culto della bruttezza e della dissacrazione si afferma oggi in un’epoca di prosperità senza precedenti. Opere brutte vengono prodotte dai figli viziati dello Stato assistenzialistico, persone che non hanno mai dovuto lottare per la sopravvivenza, che non hanno conosciuto la guerra e che sono finite giovanissime in braccio al lusso. Sono il prodotto della ricchezza materiale e dei valori materialistici.

Sembra, dunque, che la brama della dissacrazione cresca nell’abbondanza e nella pace, mentre la voglia della bellezza resista là dove vi sono oppressione, violenza e bisogno. Nella ricchezza sorge l’illusione di essere padroni del proprio fato e quindi di non avere più bisogno di un Dio che provvede per noi. S’inizia a perdere ogni senso della presenza divina, ogni senso del fatto che il mondo abbonda di momenti sacri, di luoghi sacri e di cose sacre.

Il nostro bisogno umano di bellezza non è semplicemente un’aggiunta ridondante alla lista degli appetiti umani.

Possiamo vagare per questo mondo, alienati, risentiti, pieni di sospetto e di sfiducia. Oppure possiamo trovare la nostra casa qui, riposando in armonia con gli altri e con noi stessi. E l’esperienza della bellezza ci guida lungo questa seconda strada.

La ricerca della bellezza continua la ricerca dell’amore. E ciò spiega l’importanza dell’arte in una epoca di violenza, di oppressione e di spodestamento.

Allo stesso tempo la bellezza ci ricorda che alle nostre esistenze qualcosa manca: che l’abbondanza materiale non è di per se stessa sufficiente per noi.

Non vi è ancora ragione per pensare di dover abbandonare la via positiva della bellezza. Perché, allora, così tanti artisti si rifiutano oggi di camminare lungo quel sentiero? Forse perché sanno che conduce a Dio.

Un mondo che contiene bellezza è un mondo in cui la vita è degna di essere vissuta.

Di fronte al dolore, all’imperfezione e alla transitorietà delle nostre affezioni e delle nostre gioie, miriamo ad archetipi più perfetti.

All’arte chiediamo di riassicurarci sulla sensatezza della vita in questo mondo e sulla redenzione della sofferenza.

Si è guardato all’arte per ottenere quella riassicurazione decisiva circa il fatto che la vita umana non è solo una storia insulsa di nascita e decadimento, che una forza redentrice è attiva al cuore stesso delle cose e che il nome di questa forza è amore. La bellezza può essere persino definita in questo modo: è il volto dell’amore, che risplende nella desolazione“.

Qual'è il vostro parere circa queste considerazioni? Siete d'accordo? Sarebbe bello aprire una discussione su questi argomenti nei commenti qui sotto :-)

L’UCAI E LA MOSTRA D’ARTE PIÙ GRANDE DI SEMPRE

L’UCAI E LA MOSTRA D’ARTE PIÙ GRANDE DI SEMPRE



Giò MONTEZ  e  Francesco ASTIASO GARCIA

Con l’obiettivo di conquistare il Guinness World Record e reagire all’isolamento causato dalla pandemia mondiale, 1500 artisti da tutto il mondo hanno risposto all’appello lanciato da Gio Montez per partecipare all’esposizione collettiva d’arte più grande di sempre, allestita a Roma presso l'Atelier Montez: in mostra 45.000 opere realizzate dagli artisti di cinque continenti durante i mesi di confinamento forzato.

La mostra coinvolge transnazionalmente tutti coloro che stanno affrontando l'emergenza di una forte emarginazione sociale e di una dura crisi economica causate dalla pandemia Covid-19. In un mondo dove tornano a farsi sentire insistenti e aggressive le varie propagande populiste e nazionaliste, l’arte rappresenta un potente mezzo di verità e di anti-propaganda che unisce gli uomini, abbattendo frontiere, confini e pregiudizi!

Pochi giorni fa, invitato dal curatore Giorgio Montez, ho potuto vedere in anteprima l’allestimento in corso della grande mostra: il colpo d’occhio è commovente!!! La cosa più bella è che continuano ad arrivare pacchi con le opere da ogni angolo del globo.

Vedere esposte insieme così tante opere realizzate da artisti provenienti da culture e visioni del mondo diverse, che continuano a condividere però sofferenza e precarietà causate dalla stessa pandemia, e propongono una loro riflessione poetica ed esistenziale, trascende il valore stesso dell’arte e ci avvicina ad una verità ed una bellezza che va ben oltre la cultura.


  


Sono fiero di far parte di questo evento epocale, un vero e proprio tsunami che non si limita a rivendicare l’importanza dell’arte contemporanea in tempi di crisi, ma restituisce all’arte il suo valore culturale e spirituale più alto, quello di unire i cuori e i popoli nell’ammirazione e nella ricerca di senso!

L’arte costituisce un linguaggio universale e condiviso, perciò riveste un ruolo di fondamentale importanza nel favorire la sintonia tra persone e comunità di provenienze anche molto differenti. Siamo tutti chiamati ad armonizzare le peculiarità dei vari popoli e Stati per edificare un mondo di giustizia e di pace consapevoli del volto pluriforme della bellezza. Le differenze possono essere luogo d’incontro e non di esclusione, l’armonia esige le differenze, la bellezza è unità nella differenza.




ALLESTIMENTO IN CORSO

In un contesto culturale contraddistinto da derive fondamentaliste, è oggi, quanto mai attuale e vivo, l’invito che il 14 ottobre del 1986 San Giovanni Paolo II rivolse all’Unione Cattolica Artisti Italiani (U.C.A.I.): “Auspico che la vostra arte contribuisca a celebrare la fraternità che unisce gli uomini e li raccolga in una sorta di ecumenismo culturale, il quale superi tutte le frontiere, le differenze e le divisioni. Vi esorto, altresì, a comunicare all’uomo contemporaneo la speranza che non muore “.

E' per questo che anche l'Unione Cattolica Artisti Italiani ha voluto farsi partner e sostenitrice di questo grande progetto. Il nostro è un sodalizio d'intenti che nasce dal basso e si rivolge a tutti coloro che vorranno aderire sostenendo il nostro progetto e condividendo con noi i valori democratici universali.

La Crisi attuale ci spinge a ripensare la vita, il mondo e quindi l’arte; la pandemia sta cambiando il volto del mondo e inevitabilmente l’arte cambierà insieme a noi. Il settore cultura non ha beneficiato di aiuti concreti da parte dei governi nazionali, sostanzialmente più impegnati a salvare le banche e gli interessi delle grandi multinazionali.

La sofferenza e l’incertezza che segna questo tempo la ritroviamo inevitabilmente nella tavolozza di ogni pittore, nell’inchiostro di ogni scrittore e nello spartito di ogni musicista. L’arte non può separarsi dall’esperienza esistenziale dell’uomo, la storia dell’arte è una storia di uomini, per questo non possiamo avvicinarci ai capolavori pittorici, letterari e musicali, senza avvicinarci anche al vissuto degli artisti che ha accompagnato la creazione delle loro opere!

Dietro alle opere d’arte ci sono le gioie, i dolori degli uomini e dei popoli; dove manca questo sottofondo le forme nascono vuote e sradicate, lì manca anche l’arte; senza la carne della vita, l’arte resterà solo “una remota sensazione di verità, come le alghe ancora odorose di iodio testimoniano del mare”.

La Grande mostra B-Part presso l’Atelier Montez è la testimonianza viva che da questo nuovo ed imprevisto corso della storia, può scaturire una ricerca di senso e di bellezza che porterà ad una nuova fioritura spirituale, ad una rinascita che ci spingerà a maggiore equità e giustizia, prendendo inevitabilmente le distanze dalla superficialità edonista e materialista che ha caratterizzato gli ultimi decenni del panorama artistico mondiale.

L’artista solo è capace di tradurre il dolore in bellezza, trasformando la sofferenza in memoria condivisa. Tanti poeti hanno identificato la vera bellezza con una ferita che diventa feritoia aprendosi all'infinito, all'assoluto e all'eterno.

Quanta verità nelle parole del pensatore inglese Roger Scruton che affermava qualche anno fa: “Molto spesso le più belle opere d’arte emergono proprio dalla desolazione… Il culto della bruttezza e della dissacrazione si afferma oggi in un’epoca di prosperità senza precedenti. Opere brutte vengono prodotte dai figli viziati dello Stato assistenzialistico, persone che non hanno mai dovuto lottare per la sopravvivenza, che non hanno conosciuto la guerra e che sono finite giovanissime in braccio al lusso. Sono il prodotto della ricchezza materiale e dei valori materialistici”.

Per concludere voglio aggiungere solo un GRAZIE all'artista e amico Giorgio Montez per essere stato tanto folle e ostinato da giungere a rendere reale il sogno e concreta l'utopia. Quanto abbiamo bisogno di cuori ardenti e spiriti vivi come il tuo! Questo è il tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile!!

E’ ANCORA POSSIBILE PARTECIPARE A QUESTO GRANDE PROGETTO E PRENDERE PARTE ALLA MOSTRA PIU’ GRANDE DI SEMPRE:

per iscriversi seguire questo link: https://montez.it/bepart/

Ogni artista partecipante sarà invitato a realizzare 30 opere di piccolo formato (10 x 10 cm), facilmente realizzabili anche in condizione di lockdown.

“Il sesto giorno - HUMAN'S CREATION” è il nome del mio progetto: ho dipinto 30 quadri che singolarmente rappresentano il cielo, solo una volta composti insieme apparirà la “Creazione dell'Uomo”, una luce divina e spirituale che plasma l'anima e il corpo; ho provato a rappresentare la divina somiglianza, la dignità eterna di ogni essere umano. Specialmente in questi tempi segnati da precarietà e fragilità, non può esserci bellezza se manca la piena consapevolezza del valore inestimabile e della sacralità d’ogni essere umano… siamo fatti di Cielo e destinati al Cielo!

Francesco Astiaso Garcia



“
Il sesto giorno - HUMAN'S CREATION”









Tradurre il Dolore in Bellezza

La vera bellezza è una ferita che diventa feritoia aprendosi all'infinito, all'assoluto e all'eterno



 

Stiamo vivendo un tempo difficile, la pandemia sta cambiando il volto del mondo e inevitabilmente l’arte cambierà insieme a noi.

In lingua cinese la parola disperazione coincide con la parola occasione, ogni crisi rappresenta una grande occasione, una maschera che cade rivelando i nostri artifici e le nostre illusioni. La Crisi attuale ci spinge a ripensare la vita, il mondo e quindi l’arte.

Come cambierà l’arte? Nessuno può rispondere a questa domanda, ma una cosa è certa, la sofferenza e l’incertezza che segna questo tempo le ritroveremo inevitabilmente nella tavolozza di ogni pittore, nell’inchiostro di ogni scrittore e nello spartito di ogni musicista.

L’arte non può separarsi dall’esperienza esistenziale dell’uomo, è indispensabile una profonda unità tra uomo e artista, tra vita e opera.

La storia dell’arte è una storia di uomini, per questo non possiamo avvicinarci ai capolavori pittorici, letterari e musicali, senza avvicinarci anche al vissuto degli artisti che ha accompagnato la creazione delle loro opere; quanta verità nei loro diari, nelle loro poesie e scritti intimi!

Dietro alle opere d’arte ci sono le gioie, i dolori degli uomini e dei popoli; dove manca questo sottofondo le forme nascono vuote e sradicate, lì manca anche l’arte; senza la carne della vita, l’arte resterà solo “una remota sensazione di verità, come le alghe ancora odorose di iodio testimoniano del mare“.

Come artisti siamo stati chiamati recentemente in causa dal Papa quando ha parlato di questo, come un tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il vangelo può offrirci ed ha aggiunto: “Vorrei chiedere al Signore che li benedica perchè gli artisti ci fanno capire cos’è la bellezza e senza il bello non si può capire il vangelo. Preghiamo un’altra volta per gli artisti“.

 

L’artista si sa, è colui che esce dagli schemi, colui che sa liberarsi dal peso della cultura dominante, che sa vivere in proprio rompendo le convenzioni, le ipocrisie, le gabbie di conformismo e normalità che gravano come macigni nelle società.

L’arte oggi non è esente dalle sporcizie e dai compromessi dell’economia, anzi ne è immersa fino al collo! Finché saremo realmente uomini liberi, potremo definirci artisti: l’ho capito ormai da tempo, non la mia capacità di disegnare, ma il mio restare libero mi connota propriamente come artista.

Purtroppo esistono dei totalitarismi anche culturali e un artista coerente con la propria fede viene guardato con molta diffidenza e pregiudizio, ma è appunto per questo che sono fiducioso e ottimista per quanto riguarda l’arte del nostro prossimo futuro: In questo nuovo ed imprevisto corso della storia, la ricerca più profonda di senso porterà ad una nuova fioritura spirituale, ad una rinascita che ci spingerà a maggiore equità e giustizia, prendendo inevitabilmente le distanze dalla superficialità edonista e materialista che ha caratterizzato gli ultimi decenni del panorama artistico mondiale.

 

L’artista solo è capace di tradurre il dolore in bellezza, trasformando la sofferenza in memoria condivisa. Tanti pensatori, non solo cristiani, hanno identificato la vera bellezza con una ferita che diventa feritoia aprendosi all'infinito, all'assoluto e all'eterno.


Quanta verità nelle parole del pensatore inglese Roger Scruton che affermava qualche anno fa:

“Molto spesso le più belle opere d’arte emergono proprio dalla desolazione… Il culto della bruttezza e della dissacrazione si afferma oggi in un’epoca di prosperità senza precedenti. Opere brutte vengono prodotte dai figli viziati dello Stato assistenzialistico, persone che non hanno mai dovuto lottare per la sopravvivenza, che non hanno conosciuto la guerra e che sono finite giovanissime in braccio al lusso. Sono il prodotto della ricchezza materiale e dei valori materialistici“.

 

Francesco Astiaso Garcia

 

Il Coraggio di una Nuova Immaginazione del Possibile




Riflettevo in questo tempo a quanto sia stata profetica la lettera che come Unione Cattolica Artisti Italiani, abbiamo inviato al Santo Padre per chiedergli udienza in occasione del nostro settantacinquesimo anniversario di fondazione, in quella lettera scrivevamo infatti:

 

“L’Ucai nasceva dopo la seconda guerra mondiale, per contribuire attivamente alla ricostruzione morale del paese, per riattivare le coscienze, rieducare alla bellezza e al senso della trascendenza.

Dopo 75 anni il nostro compito è sempre lo stesso, desideriamo unire le forze affinché il nostro contributo sappia cogliere i segni dei tempi e risultare cosi credibile, concreto ed efficace, per la promozione di una cultura, resa feconda e vivificante dalla fede.

Oggi appare necessario assumere con maggiore consapevolezza il rapporto fede e cultura, saremo capaci di intercettare le domande di questo tempo e di proporre risposte originali e pertinenti?

La crisi del nostro tempo è spirituale, la risposta, allora, non può che essere spirituale“.

 

Sicuramente non potevamo immaginare quanto profondamente, il nostro settantacinquesimo anniversario, per volontà e provvidenza divina, fosse destinato a coincidere con il dramma del secondo dopoguerra che ha ha fatto emergere le esigenze che hanno ispirato la nascita dell’Ucai e ne hanno motivato l’operare.

Dio parla nella storia e tutto è provvidenziale, oggi ne sono convinto più di ieri!

Voglio condividere con voi alcuni stralci di un intervento meraviglioso, scritto da Papa Francesco per la rivista spagnola Vida Nueva.

Per semplificare ho diviso in tre punti il suo intervento molto più lungo, che vale assolutamente la pena leggere per intero (Un piano per risorgere).

Il Papa ci chiama alla responsabilità dell’enorme e improrogabile compito che ci aspetta, che aspetta tutti ma che spetta a noi come artisti cristiani in modo speciale. L’artista si sa, è colui che esce dagli schemi, colui che sa liberarsi dal peso della cultura dominante, che sa vivere in proprio rompendo le convenzioni, le ipocrisie, le gabbie di conformismo e normalità che gravano come macigni nelle società. Per questo siamo chiamati in causa dal Papa quando parla di questo come un tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il Vangelo può offrirci:

 

“- Come faremo per affrontare questa situazione che ci ha completamente sopraffatti? L’impatto di tutto ciò che sta accadendo, le gravi conseguenze che già si segnalano e s’intravedono, il dolore e il lutto per i nostri cari ci disorientano, angosciano e paralizzano. È la pesantezza della pietra del sepolcro che s’impone dinanzi al futuro e che minaccia, con il suo realismo, di seppellire ogni speranza…Le frontiere cadono, i muri crollano e tutti i discorsi integralisti si dissolvono dinanzi a una presenza quasi impercettibile che manifesta la fragilità di cui siamo fatti.

– È il soffio dello Spirito che apre orizzonti, risveglia la creatività e ci rinnova in fraternità per dire presente (oppure eccomi) dinanzi all’enorme e improrogabile compito che ci aspetta. È urgente discernere e trovare il battito dello Spirito per dare impulso, insieme ad altri, a dinamiche che possano testimoniare e canalizzare la vita nuova che il Signore vuole generare in questo momento concreto della storia.  Questo è il tempo favorevole del Signore, che ci chiede di non conformarci né accontentarci.

– Questo è il tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il Vangelo può offrici.  Lo Spirito, che non si lascia rinchiudere né strumentalizzare con schemi, modalità e strutture fisse o caduche, ci propone di unirci al suo movimento capace di “fare nuove tutte le cose” (Ap 21, 5). In questo tempo ci siamo resi conto dell’importanza di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale.”