L’UCAI E LA MOSTRA D’ARTE PIÙ GRANDE DI SEMPRE

L’UCAI E LA MOSTRA D’ARTE PIÙ GRANDE DI SEMPRE



Giò MONTEZ  e  Francesco ASTIASO GARCIA

Con l’obiettivo di conquistare il Guinness World Record e reagire all’isolamento causato dalla pandemia mondiale, 1500 artisti da tutto il mondo hanno risposto all’appello lanciato da Gio Montez per partecipare all’esposizione collettiva d’arte più grande di sempre, allestita a Roma presso l'Atelier Montez: in mostra 45.000 opere realizzate dagli artisti di cinque continenti durante i mesi di confinamento forzato.

La mostra coinvolge transnazionalmente tutti coloro che stanno affrontando l'emergenza di una forte emarginazione sociale e di una dura crisi economica causate dalla pandemia Covid-19. In un mondo dove tornano a farsi sentire insistenti e aggressive le varie propagande populiste e nazionaliste, l’arte rappresenta un potente mezzo di verità e di anti-propaganda che unisce gli uomini, abbattendo frontiere, confini e pregiudizi!

Pochi giorni fa, invitato dal curatore Giorgio Montez, ho potuto vedere in anteprima l’allestimento in corso della grande mostra: il colpo d’occhio è commovente!!! La cosa più bella è che continuano ad arrivare pacchi con le opere da ogni angolo del globo.

Vedere esposte insieme così tante opere realizzate da artisti provenienti da culture e visioni del mondo diverse, che continuano a condividere però sofferenza e precarietà causate dalla stessa pandemia, e propongono una loro riflessione poetica ed esistenziale, trascende il valore stesso dell’arte e ci avvicina ad una verità ed una bellezza che va ben oltre la cultura.


  


Sono fiero di far parte di questo evento epocale, un vero e proprio tsunami che non si limita a rivendicare l’importanza dell’arte contemporanea in tempi di crisi, ma restituisce all’arte il suo valore culturale e spirituale più alto, quello di unire i cuori e i popoli nell’ammirazione e nella ricerca di senso!

L’arte costituisce un linguaggio universale e condiviso, perciò riveste un ruolo di fondamentale importanza nel favorire la sintonia tra persone e comunità di provenienze anche molto differenti. Siamo tutti chiamati ad armonizzare le peculiarità dei vari popoli e Stati per edificare un mondo di giustizia e di pace consapevoli del volto pluriforme della bellezza. Le differenze possono essere luogo d’incontro e non di esclusione, l’armonia esige le differenze, la bellezza è unità nella differenza.




ALLESTIMENTO IN CORSO

In un contesto culturale contraddistinto da derive fondamentaliste, è oggi, quanto mai attuale e vivo, l’invito che il 14 ottobre del 1986 San Giovanni Paolo II rivolse all’Unione Cattolica Artisti Italiani (U.C.A.I.): “Auspico che la vostra arte contribuisca a celebrare la fraternità che unisce gli uomini e li raccolga in una sorta di ecumenismo culturale, il quale superi tutte le frontiere, le differenze e le divisioni. Vi esorto, altresì, a comunicare all’uomo contemporaneo la speranza che non muore “.

E' per questo che anche l'Unione Cattolica Artisti Italiani ha voluto farsi partner e sostenitrice di questo grande progetto. Il nostro è un sodalizio d'intenti che nasce dal basso e si rivolge a tutti coloro che vorranno aderire sostenendo il nostro progetto e condividendo con noi i valori democratici universali.

La Crisi attuale ci spinge a ripensare la vita, il mondo e quindi l’arte; la pandemia sta cambiando il volto del mondo e inevitabilmente l’arte cambierà insieme a noi. Il settore cultura non ha beneficiato di aiuti concreti da parte dei governi nazionali, sostanzialmente più impegnati a salvare le banche e gli interessi delle grandi multinazionali.

La sofferenza e l’incertezza che segna questo tempo la ritroviamo inevitabilmente nella tavolozza di ogni pittore, nell’inchiostro di ogni scrittore e nello spartito di ogni musicista. L’arte non può separarsi dall’esperienza esistenziale dell’uomo, la storia dell’arte è una storia di uomini, per questo non possiamo avvicinarci ai capolavori pittorici, letterari e musicali, senza avvicinarci anche al vissuto degli artisti che ha accompagnato la creazione delle loro opere!

Dietro alle opere d’arte ci sono le gioie, i dolori degli uomini e dei popoli; dove manca questo sottofondo le forme nascono vuote e sradicate, lì manca anche l’arte; senza la carne della vita, l’arte resterà solo “una remota sensazione di verità, come le alghe ancora odorose di iodio testimoniano del mare”.

La Grande mostra B-Part presso l’Atelier Montez è la testimonianza viva che da questo nuovo ed imprevisto corso della storia, può scaturire una ricerca di senso e di bellezza che porterà ad una nuova fioritura spirituale, ad una rinascita che ci spingerà a maggiore equità e giustizia, prendendo inevitabilmente le distanze dalla superficialità edonista e materialista che ha caratterizzato gli ultimi decenni del panorama artistico mondiale.

L’artista solo è capace di tradurre il dolore in bellezza, trasformando la sofferenza in memoria condivisa. Tanti poeti hanno identificato la vera bellezza con una ferita che diventa feritoia aprendosi all'infinito, all'assoluto e all'eterno.

Quanta verità nelle parole del pensatore inglese Roger Scruton che affermava qualche anno fa: “Molto spesso le più belle opere d’arte emergono proprio dalla desolazione… Il culto della bruttezza e della dissacrazione si afferma oggi in un’epoca di prosperità senza precedenti. Opere brutte vengono prodotte dai figli viziati dello Stato assistenzialistico, persone che non hanno mai dovuto lottare per la sopravvivenza, che non hanno conosciuto la guerra e che sono finite giovanissime in braccio al lusso. Sono il prodotto della ricchezza materiale e dei valori materialistici”.

Per concludere voglio aggiungere solo un GRAZIE all'artista e amico Giorgio Montez per essere stato tanto folle e ostinato da giungere a rendere reale il sogno e concreta l'utopia. Quanto abbiamo bisogno di cuori ardenti e spiriti vivi come il tuo! Questo è il tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile!!

E’ ANCORA POSSIBILE PARTECIPARE A QUESTO GRANDE PROGETTO E PRENDERE PARTE ALLA MOSTRA PIU’ GRANDE DI SEMPRE:

per iscriversi seguire questo link: https://montez.it/bepart/

Ogni artista partecipante sarà invitato a realizzare 30 opere di piccolo formato (10 x 10 cm), facilmente realizzabili anche in condizione di lockdown.

“Il sesto giorno - HUMAN'S CREATION” è il nome del mio progetto: ho dipinto 30 quadri che singolarmente rappresentano il cielo, solo una volta composti insieme apparirà la “Creazione dell'Uomo”, una luce divina e spirituale che plasma l'anima e il corpo; ho provato a rappresentare la divina somiglianza, la dignità eterna di ogni essere umano. Specialmente in questi tempi segnati da precarietà e fragilità, non può esserci bellezza se manca la piena consapevolezza del valore inestimabile e della sacralità d’ogni essere umano… siamo fatti di Cielo e destinati al Cielo!

Francesco Astiaso Garcia



“
Il sesto giorno - HUMAN'S CREATION”









Tradurre il Dolore in Bellezza

La vera bellezza è una ferita che diventa feritoia aprendosi all'infinito, all'assoluto e all'eterno



 

Stiamo vivendo un tempo difficile, la pandemia sta cambiando il volto del mondo e inevitabilmente l’arte cambierà insieme a noi.

In lingua cinese la parola disperazione coincide con la parola occasione, ogni crisi rappresenta una grande occasione, una maschera che cade rivelando i nostri artifici e le nostre illusioni. La Crisi attuale ci spinge a ripensare la vita, il mondo e quindi l’arte.

Come cambierà l’arte? Nessuno può rispondere a questa domanda, ma una cosa è certa, la sofferenza e l’incertezza che segna questo tempo le ritroveremo inevitabilmente nella tavolozza di ogni pittore, nell’inchiostro di ogni scrittore e nello spartito di ogni musicista.

L’arte non può separarsi dall’esperienza esistenziale dell’uomo, è indispensabile una profonda unità tra uomo e artista, tra vita e opera.

La storia dell’arte è una storia di uomini, per questo non possiamo avvicinarci ai capolavori pittorici, letterari e musicali, senza avvicinarci anche al vissuto degli artisti che ha accompagnato la creazione delle loro opere; quanta verità nei loro diari, nelle loro poesie e scritti intimi!

Dietro alle opere d’arte ci sono le gioie, i dolori degli uomini e dei popoli; dove manca questo sottofondo le forme nascono vuote e sradicate, lì manca anche l’arte; senza la carne della vita, l’arte resterà solo “una remota sensazione di verità, come le alghe ancora odorose di iodio testimoniano del mare“.

Come artisti siamo stati chiamati recentemente in causa dal Papa quando ha parlato di questo, come un tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il vangelo può offrirci ed ha aggiunto: “Vorrei chiedere al Signore che li benedica perchè gli artisti ci fanno capire cos’è la bellezza e senza il bello non si può capire il vangelo. Preghiamo un’altra volta per gli artisti“.

 

L’artista si sa, è colui che esce dagli schemi, colui che sa liberarsi dal peso della cultura dominante, che sa vivere in proprio rompendo le convenzioni, le ipocrisie, le gabbie di conformismo e normalità che gravano come macigni nelle società.

L’arte oggi non è esente dalle sporcizie e dai compromessi dell’economia, anzi ne è immersa fino al collo! Finché saremo realmente uomini liberi, potremo definirci artisti: l’ho capito ormai da tempo, non la mia capacità di disegnare, ma il mio restare libero mi connota propriamente come artista.

Purtroppo esistono dei totalitarismi anche culturali e un artista coerente con la propria fede viene guardato con molta diffidenza e pregiudizio, ma è appunto per questo che sono fiducioso e ottimista per quanto riguarda l’arte del nostro prossimo futuro: In questo nuovo ed imprevisto corso della storia, la ricerca più profonda di senso porterà ad una nuova fioritura spirituale, ad una rinascita che ci spingerà a maggiore equità e giustizia, prendendo inevitabilmente le distanze dalla superficialità edonista e materialista che ha caratterizzato gli ultimi decenni del panorama artistico mondiale.

 

L’artista solo è capace di tradurre il dolore in bellezza, trasformando la sofferenza in memoria condivisa. Tanti pensatori, non solo cristiani, hanno identificato la vera bellezza con una ferita che diventa feritoia aprendosi all'infinito, all'assoluto e all'eterno.


Quanta verità nelle parole del pensatore inglese Roger Scruton che affermava qualche anno fa:

“Molto spesso le più belle opere d’arte emergono proprio dalla desolazione… Il culto della bruttezza e della dissacrazione si afferma oggi in un’epoca di prosperità senza precedenti. Opere brutte vengono prodotte dai figli viziati dello Stato assistenzialistico, persone che non hanno mai dovuto lottare per la sopravvivenza, che non hanno conosciuto la guerra e che sono finite giovanissime in braccio al lusso. Sono il prodotto della ricchezza materiale e dei valori materialistici“.

 

Francesco Astiaso Garcia

 

Il Coraggio di una Nuova Immaginazione del Possibile




Riflettevo in questo tempo a quanto sia stata profetica la lettera che come Unione Cattolica Artisti Italiani, abbiamo inviato al Santo Padre per chiedergli udienza in occasione del nostro settantacinquesimo anniversario di fondazione, in quella lettera scrivevamo infatti:

 

“L’Ucai nasceva dopo la seconda guerra mondiale, per contribuire attivamente alla ricostruzione morale del paese, per riattivare le coscienze, rieducare alla bellezza e al senso della trascendenza.

Dopo 75 anni il nostro compito è sempre lo stesso, desideriamo unire le forze affinché il nostro contributo sappia cogliere i segni dei tempi e risultare cosi credibile, concreto ed efficace, per la promozione di una cultura, resa feconda e vivificante dalla fede.

Oggi appare necessario assumere con maggiore consapevolezza il rapporto fede e cultura, saremo capaci di intercettare le domande di questo tempo e di proporre risposte originali e pertinenti?

La crisi del nostro tempo è spirituale, la risposta, allora, non può che essere spirituale“.

 

Sicuramente non potevamo immaginare quanto profondamente, il nostro settantacinquesimo anniversario, per volontà e provvidenza divina, fosse destinato a coincidere con il dramma del secondo dopoguerra che ha ha fatto emergere le esigenze che hanno ispirato la nascita dell’Ucai e ne hanno motivato l’operare.

Dio parla nella storia e tutto è provvidenziale, oggi ne sono convinto più di ieri!

Voglio condividere con voi alcuni stralci di un intervento meraviglioso, scritto da Papa Francesco per la rivista spagnola Vida Nueva.

Per semplificare ho diviso in tre punti il suo intervento molto più lungo, che vale assolutamente la pena leggere per intero (Un piano per risorgere).

Il Papa ci chiama alla responsabilità dell’enorme e improrogabile compito che ci aspetta, che aspetta tutti ma che spetta a noi come artisti cristiani in modo speciale. L’artista si sa, è colui che esce dagli schemi, colui che sa liberarsi dal peso della cultura dominante, che sa vivere in proprio rompendo le convenzioni, le ipocrisie, le gabbie di conformismo e normalità che gravano come macigni nelle società. Per questo siamo chiamati in causa dal Papa quando parla di questo come un tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il Vangelo può offrirci:

 

“- Come faremo per affrontare questa situazione che ci ha completamente sopraffatti? L’impatto di tutto ciò che sta accadendo, le gravi conseguenze che già si segnalano e s’intravedono, il dolore e il lutto per i nostri cari ci disorientano, angosciano e paralizzano. È la pesantezza della pietra del sepolcro che s’impone dinanzi al futuro e che minaccia, con il suo realismo, di seppellire ogni speranza…Le frontiere cadono, i muri crollano e tutti i discorsi integralisti si dissolvono dinanzi a una presenza quasi impercettibile che manifesta la fragilità di cui siamo fatti.

– È il soffio dello Spirito che apre orizzonti, risveglia la creatività e ci rinnova in fraternità per dire presente (oppure eccomi) dinanzi all’enorme e improrogabile compito che ci aspetta. È urgente discernere e trovare il battito dello Spirito per dare impulso, insieme ad altri, a dinamiche che possano testimoniare e canalizzare la vita nuova che il Signore vuole generare in questo momento concreto della storia.  Questo è il tempo favorevole del Signore, che ci chiede di non conformarci né accontentarci.

– Questo è il tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il Vangelo può offrici.  Lo Spirito, che non si lascia rinchiudere né strumentalizzare con schemi, modalità e strutture fisse o caduche, ci propone di unirci al suo movimento capace di “fare nuove tutte le cose” (Ap 21, 5). In questo tempo ci siamo resi conto dell’importanza di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale.”

DIRETTA DELL’INCONTRO “LO SGUARDO DI FRANCESCO”


Carissimi, a nome del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima e dell’Unione Cattolica Artisti Italiani, desideriamo ringraziarvi di cuore per aver partecipato così numerosi e con tanto interesse all’incontro di sabato 20 marzo 2021 su “Lo sguardo di Francesco, dalla contemplazione alla lode”.

Ecco il link per chi desiderasse rivederlo o non avesse potuto seguire la diretta, se ritenete possa essere utile CONDIVIDETE!!!


VIDEO DIRETTA

VIA PULCHRITUDINIS: un Ponte tra Cultura e Fede

 


Il rapporto fede-cultura rappresenta una costante nelle riflessioni di uomini di chiesa, pittori, musicisti, poeti e scienziati. Ho avuto discussioni e confronti molto interessanti sull’argomento con amici artisti, che non si riconoscono in nessuna fede ma allo stesso tempo sono spinti da una spasmodica ricerca nello scandagliare i misteri del mondo e della bellezza, sempre motivati da una sete di verità autentica ed inquieta!

La Costituzione «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo a tal proposito dice così:

“…se la ricerca metodica di ogni disciplina procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza che egli se ne avveda, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono”.

 

Francesco Bacone amava ripetere: “poca scienza allontana da Dio, molta riconduce a Lui“, fede e scienza non saranno mai in reale contrasto.


Arte e cultura corrono sempre il rischio di rimanere autoreferenziali e fine a sé stesse, lontane dalla vita della gente, lontane dalla sete di verità e di pace; allo stesso tempo la fede non può limitarsi ad un’identità rassicurante rafforzata da “un imparaticcio di usi umani”:

Gli uomini attendono impazienti la traduzione esistenziale del messaggio cristiano, una testimonianza fresca, gioiosa e credibile che vada oltre gli automatismi della fede e ci porti alla compassione e alla capacità di immedesimazione verso tutti gli uomini, specialmente verso coloro che abitano le periferie esistenziali.

 

Il cardinale Bergoglio, riprendendo Wojtyla, disse: “una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta“.

 

L’umanesimo occidentale non ha impedito gli orrori di Auschwitz, non erano barbari quelli che ordinarono la Shoah, ma illuministi che avevano raccolto decine di Nobel. Significative a tal proposito le parole del saggista George Steiner:

“Noi sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera, che può suonare Bach e Schubert, e andare a fare la sua giornata di lavoro ad Auschwitz la mattina“. La cultura non salva l’uomo!

 

L’uomo è definito dalla sua tensione verso l’infinito e dal suo limite; Nei miei tormenti giovanili, caratterizzati dall’ansia costante di essere e creare, le parole che forse più mi hanno illuminato ed aiutato sono state quelle dell’Inno alla Carità di San Paolo Apostolo:

 

“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.

Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla…”

 

La cultura può aiutarci a risvegliare la vita dello spirito, ma non è certo la cultura a salvare l’uomo! Per questo è importante dare impulso all’opera di evangelizzazione della cultura e di inculturazione della fede.

Nella mia personale esperienza d’artista è stato fondamentale il ruolo della bellezza come luogo d’incontro tra la cultura e la fede, per questo non posso che essere d’accordo con il filosofo Roger Scruton:


“La bellezza risveglia in noi la nostalgia di un’esistenza più perfetta.

La bellezza ci ricorda che alle nostre esistenze qualcosa manca, qualcosa che non è possibile colmare con l’abbondanza materiale. 

Non vi è ragione per pensare di doverlo abbandonare la via positiva della bellezza. Perché, allora, così tanti artisti si rifiutano oggi di camminare lungo quel sentiero? Forse perché sanno che conduce a Dio”.

Dov'è la Bellezza per cui il mondo si Salva?

 

Un mondo che contiene bellezza
 è un mondo in cui la vita è degna di essere vissuta!



Tutti conosciamo bene la famosa espressione di Dostoewskij “la bellezza salverà il mondo“, ma in che senso la bellezza salva, come ci salva? Abbiamo bisogno di essere salvati? Se si, da cosa?

Sarebbe interessante se ciascuno provasse a dare una risposta a questi interrogativi!

Qualcuno potrebbe domandarsi: “con tutti i problemi concreti che ci sono nel mondo: il coronavirus, l’immigrazione, la crisi economica e ambientale, l’iva, lo spread… che senso ha parlare di bellezza?

Eppure sono convinto della necessità urgente di parlare di bellezza, la bellezza non spiega quale sia lo scopo della vita, ma ci assicura che ne esista uno, il nostro mondo ha una gran sete di bellezza.

 

Scrive Evgenij Trubeckoj:

“Dov’è la bellezza per cui il mondo si salva, qual’è la potenza medicinale della bellezza? Nella difficile lotta che conduciamo in mezzo alle tribolazioni senza numero, che la forza della bellezza sia per noi fonte di conforto e di coraggio! Affermiamo e amiamo la bellezza! In essa s’incarna il senso della vita che non perisce.

L’uomo non può restare semplicemente uomo: deve trascendersi o piombare nell’abisso. Tutto questo dà la misura della grande lotta che stiamo conducendo; si tratta di salvare l’umano nell’uomo, di salvare il senso stesso della vita umana contro il caos montante e l’assurdo“.

 

La bellezza è sempre una scoperta, un evento, un’epifania, qualcosa che accade, un incontro tra la nostra anima e il mondo. La verità che abita nell’uomo interiore è la medesima logica da cui proviene ed è retto il mondo. La risonanza tra la legge che si scopre in sé e la legge che governa il mondo, produce un’emozione profonda, un’esperienza estetica, questa è l’epifania che ci lascia intuire il legame imprescindibile tra la verità e la bellezza, il legame che unisce tutte le cose.

L’epifania rompe la visione miope del mondo e apre ad una capacità di visione ben più ampia e illuminata!

 

La contemplazione della bellezza tocca le corde più intime e più vere degli animi e porta con sé una forza trasformatrice e creatrice, una forza che attraverso la trasformazione del cuore e dello sguardo trasforma realmente anche il mondo; perciò credo nella necessità urgente di ritrovare uno sguardo contemplativo che ci permetta di vedere e di capire l’interdipendenza degli uomini e il loro comune destino.

Questa trasformazione personale interiore è il primo passo necessario per la trasformazione del mondo. Chi si è lasciato trasformare il cuore riacquista la libertà in Dio, trova la pace e la bellezza comincia ad esistere anche intorno a lui. Ciò rappresenta l’inizio di un processo.  Il rapporto con il mondo sfocia in una nuova creazione, in cui, grazie all’uomo redento, il mondo partecipa a tale redenzione. Questa liberazione trasforma tutti i rapporti.

 

Fare esperienza di autentica bellezza significa scoprire di far parte di una sorte più elevata che ci spinge ad un desiderio integrale di vita giusta e ci aiuta a riconoscere la nostra divina somiglianza, il nostro comune destino e la dignità di ogni persona. La bellezza può curare il nostro sguardo malato che non ci permette di vedere tutto come un dono offerto per scoprirci amati. La gratitudine ci porta al rispetto e alla cura verso la nostra casa comune e verso i nostri fratelli, coinquilini del mondo. In questo senso la bellezza ci salva; Custodire il creato significa custodirne la bellezza.

L’esistenza è costantemente esposta al sacro ma la facoltà di vedere dell’uomo è in declino.

Abbiamo perso lo sguardo contemplativo sul mondo, lo sguardo capace di aprire una finestra sull’eternità e di unire tutto e tutti.

La bellezza risveglia la nostra anima, la nostra vita spirituale e questo ci salva dal non senso e dal nichilismo, dall’avidità insaziabile, dalla sete di dominio e oppressione, ci salva dal materialismo e dall’affarismo quotidiano che ci toglie la gioia, ci salva dalla separazione e dalla chiusura verso gli altri in un mondo dove la logica identitaria è sempre più marcata e minacciosa. 

Tutti gli uomini si interrogano sul significato ultimo della Bellezza e possono intuire dietro la sua manifestazione un cammino privilegiato verso Dio. 

È necessario accompagnare l’uomo di oggi in un cammino di risalita dalla bellezza sensibile fino alla sorgente della bellezza, dalla natura alla grazia, dalla bellezza del fiore, alla bellezza del frutto cioè all’Amore.

L’amore è la bellezza per cui il mondo si salva, IL SALE DELLA TERRA che schiude la visione del Cielo dentro di noi e intorno a noi.

“Un mondo che contiene bellezza è un mondo in cui la vita è degna di essere vissuta. Di fronte al dolore, all’imperfezione e alla transitorietà delle nostre affezioni e delle nostre gioie all’arte chiediamo di rassicurarci sulla sensatezza della vita in questo mondo e sulla redenzione della sofferenza. Ogni giorno, sotto i nostri occhi, si succedono delusioni, orrori e insensatezze, l’arte ci deve ricordare che la vita umana non è una beffa, una storia insulsa di nascita e decadimento.

Nella povertà del dubbio e della desolazione, dobbiamo poterci ancora aggrappare alla prospettiva della bellezza…e molto spesso le più belle opere d’arte emergono proprio dalla desolazione, accendono una luce nell’oscurità e mostrano l’amore che agisce nel mezzo della distruzione…La bellezza risveglia in noi la nostalgia di un’esistenza più perfetta. La bellezza ci ricorda che alle nostre esistenze qualcosa manca, qualcosa che non è possibile colmare con l’abbondanza materiale”. (Roger Scruton)

 

VEDERE L’UOMO CON GLI OCCHI DI DIO



Chi di noi non fa distinzione tra le persone, chi di noi non offre ai ricchi e ai potenti considerazioni speciali e sfugge spesso con fastidio e disapprovazione i poveri e i piccoli? Oh se guardassimo gli uomini con gli occhi di Dio, non solo cambieremo il nostro sguardo ma probabilmente ribalteremo completamente le nostre priorità e considerazioni!

Cosa significa vedere l’uomo con gli occhi di Dio, chi può pretendere di leggere il mondo e la realtà che ci circonda dal Suo punto di vista? Eppure qualche cosa sappiamo dello sguardo di Dio.

 

Nel catino absidale della Chiesa di Sant'Ignazio a Roma, Andrea Pozzo nel 1685 rappresentata “La Gloria di S. Ignazio”; il grande Santo missionario è sostenuto e circondato da angeli osannanti ma la sua attenzione è rivolta altrove. 

Andrea Pozzo sicuramente si ispira alla composizione del dipinto “La Scuola di Atene” di Raffaello, lo schema prospettico e compositivo è in effetti molto simile, l'artista gesuita compie però una scelta sorprendente e rivoluzionaria: nelle scalinate del tempio, sostituisce i grandi sapienti della storia con i più poveri e i più umili. 

I protagonisti dell’affresco non sono più gli artisti, i filosofi e i pensatori, sono piuttosto gli appestati, i reietti, gli scartati dalla società e dal mondo, vanto, onore e gloria di Sant'Ignazio, quelli che Sant'Agostino definiva i banchieri di Dio. 

Il messaggio è potentissimo e si lega al cuore del Vangelo. Nel Salmo 117 leggiamo:

“La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra angolare, ecco l’opera del Signore, una meraviglia ai nostri occhi”.

Andrea Pozzo ci consegna una catechesi dipinta, una vera e propria teofania, e ci affida un messaggio: Ciò che ci insegnano i poveri è più importante di ciò che possiamo imparare dai sapienti; la docenza degli ultimi è più grande della docenza dei dotti.

 

La facoltà dell'anima di conoscere il Vero, attraverso la scienza e la filosofia che abbiamo osservato nel dipinto “La Scuola di Atene” di Raffaello vieni qui rimpiazzata dallo scandalo della Croce rappresentato dai prediletti di Dio.

Raffaello dipinge le arti liberali come la via maestra per raggiungere la conoscenza e la verità, Andrea Pozzo dipinge la carità, la cura e l’amore verso i piccoli come la strada stretta verso la pienezza di Dio e verso il cielo.

La cultura non salva l'uomo! L'umanesimo occidentale non ha impedito gli orrori di Auschwitz, non erano barbari quelli che ordinarono la Shoah, ma illuministi che avevano raccolto decine di Nobel. Significative a tal proposito le parole del saggista George Steiner:

"Noi sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera, che può suonare Bach e Schubert, e andare a fare la sua giornata di lavoro ad Auschwitz la mattina".



Agli occhi di Dio nessuno è poco importante, anzi, ciò che abitualmente consideriamo di poco valore, ai suoi occhi è ancora più prezioso.  

Ha scritto il Beato Oscar Romero:

"Se vedessimo che è Cristo, l'uomo bisognoso, l'uomo torturato, l'uomo prigioniero, l'uomo ucciso, Lui in ogni persona umana calpestata così indegnamente lungo le nostre strade, vedremmo in questo Cristo calpestato una moneta d'oro che si raccoglie con cura e si bacia, né certo ci vergogneremmo di Lui".

Fare della propria Vita un'Opera d'Arte


Sabato 6 febbraio alle 18.30

si è tenuto l'incontro "Rappresentare il corpo".

Interviene Francesco Astiaso Garcia, pittore, fotografo e scultore, Segretario Nazionale dell'Unione Cattolica Artisti Italiani.

GUARDA IL VIDEO INTEGRALE :




La Bellezza che salva l'Umano nell'Uomo


Via Pulchritudinis

VIA PULCHRITUDINIS           Francesco Astiaso Garcia ©

Tutti conosciamo bene la famosa espressione di Dostoewskij “la bellezza salverà il mondo“, ma in che senso la bellezza salva, come ci salva? Abbiamo bisogno di essere salvati? Se si, da cosa?

 Scrive Evgenij Trubeckoj:

“Dov’è la bellezza per cui il mondo si salva, qual’è la potenza medicinale della bellezza? Nella difficile lotta che conduciamo in mezzo alle tribolazioni senza numero, che la forza della bellezza sia per noi fonte di conforto e di coraggio! Affermiamo e amiamo la bellezza! In essa s’incarna il senso della vita che non perisce.

L’uomo non può restare semplicemente uomo: deve trascendersi o piombare nell’abisso. Tutto questo dà la misura della grande lotta che stiamo conducendo; si tratta di salvare l’umano nell’uomo, di salvare il senso stesso della vita umana contro il caos montante e l’assurdo“.

La contemplazione della bellezza tocca le corde più intime e più vere degli animi e porta con sé una forza trasformatrice e creatrice, una forza che attraverso la trasformazione del cuore e dello sguardo trasforma realmente anche il mondo; perciò credo nella necessità urgente di ritrovare uno sguardo contemplativo che ci permetta di vedere e di capire l’interdipendenza degli uomini e il loro comune destino.

Questa trasformazione personale interiore è il primo passo necessario per la trasformazione del mondo. Chi si è lasciato trasformare il cuore riacquista la libertà in Dio, trova la pace e la bellezza comincia ad esistere anche intorno a lui. Ciò rappresenta l’inizio di un processo.  Il rapporto con il mondo sfocia in una nuova creazione, in cui, grazie all’uomo redento, il mondo partecipa a tale redenzione. Questa liberazione trasforma tutti i rapporti.

Fare esperienza di autentica bellezza significa scoprire di far parte di una sorte più elevata che ci spinge ad un desiderio integrale di vita giusta e ci aiuta a riconoscere la nostra divina somiglianza, il nostro comune destino e la dignità di ogni persona. La bellezza può curare il nostro sguardo malato che non ci permette di vedere tutto come un dono offerto per scoprirci amati. La gratitudine ci porta al rispetto e alla cura verso la nostra casa comune e verso i nostri fratelli, coinquilini del mondo. In questo senso la bellezza ci salva; Custodire il creato significa custodirne la bellezza.

L’esistenza è costantemente esposta al sacro ma la facoltà di vedere dell’uomo è in declino; abbiamo perso lo sguardo contemplativo sul mondo, lo sguardo capace di aprire una finestra sull’eternità e di unire tutto e tutti.


La bellezza risveglia la nostra anima, la nostra vita spirituale e questo ci salva dal non senso e dal nichilismo, dall’avidità insaziabile, dalla sete di dominio e oppressione, ci salva dal materialismo e dall’affarismo quotidiano che ci toglie la gioia, ci salva dalla separazione e dalla chiusura verso gli altri in un mondo dove la logica identitaria è sempre più marcata e minacciosa. 

Tutti gli uomini si interrogano sul significato ultimo della Bellezza e possono intuire dietro la sua manifestazione un cammino privilegiato verso Dio. 

L’amore è la bellezza per cui il mondo si salva, IL SALE DELLA TERRA che schiude la visione del Cielo dentro di noi e intorno a noi. Solo sanando il profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell'uomo si può sperare di sanare il profondo squilibrio di cui soffre il mondo. 

“Un mondo che contiene bellezza è un mondo in cui la vita è degna di essere vissuta. Di fronte al dolore, all’imperfezione e alla transitorietà delle nostre affezioni e delle nostre gioie all’arte chiediamo di rassicurarci sulla sensatezza della vita in questo mondo e sulla redenzione della sofferenza. Ogni giorno, sotto i nostri occhi, si succedono delusioni, orrori e insensatezze, l’arte ci deve ricordare che la vita umana non è una beffa, una storia insulsa di nascita e decadimento.

Nella povertà del dubbio e della desolazione, dobbiamo poterci ancora aggrappare alla prospettiva della bellezza…e molto spesso le più belle opere d’arte emergono proprio dalla desolazione, accendono una luce nell’oscurità e mostrano l’amore che agisce nel mezzo della distruzione…La bellezza risveglia in noi la nostalgia di un’esistenza più perfetta. La bellezza ci ricorda che alle nostre esistenze qualcosa manca, qualcosa che non è possibile colmare con l’abbondanza materiale”. (Roger Scruton)