VIVA LA VITA

Mia madre mi racconta che quando ero piccolo, molto spesso, appena alzato le correvo incontro dicendo: "mamma oggi sono felice!", senza un motivo, senza una ragione speciale, solo per il fatto di risvegliarmi ed essere al mondo.
Non lasciamoci rubare l'entusiasmo!!!

"Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,chi non cambia la marcia, chi non rischia e non cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i", piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non legge, chi non viaggia, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità..."

PABLO NERUDA


Viva la Vita!!! non lasciamoci rubare l'entusiasmo!!!!



 





















La Bellezza, i Fiori del Male e la Carità

Una volta ho letto:


DANDY 
(Photo Copyright Francesco Astiaso Garcia) 
"Ogni dono che Dio dà all’uomo è accompagnato da una verga che come unico scopo ha l’auto-flagellazione"


Il mondo è pieno di artisti inchiodati alla loro tavolozza come i servi alla gleba.

Quanti Dandy chiusi dentro alla loro divisa di fierezza e solitudine perdono la gioia di vivere e la bellezza della relazione con gli altri!



Non è forse la nostra vocazione artistica una chiamata alla libertà di vita e d’espressione?

Ma perché? Non siamo totalmente liberi di vivere e gestire il nostro talento?



La Falena
(Photo Copyright Francesco Astiaso Garcia)


Baudelaire, principe dei "poeti maledetti" scrive nel suo “Inno alla Bellezza” tratto da “I Fiori del Male”:
” …vola al tuo lume la falena accecata, crepita, arde e loda il fuoco onde soccombe…”

L’artista di cui parla Baudelaire è la falena, una falena notturna, talmente attratta dalla luce del lume del bello che non può fare a meno di avvicinarsi e avvicinarsi fino a bruciare e morire nell’estasi contemplativa, sacrificando tutto per seguire la bellezza. L'uomo è definito dalla sua tensione verso l'infinito, verso la felicità e dal suo limite, dalla sua fragilità; è come un angelo caduto che ricorda il Cielo e lo cerca appassionatamente!

L’arte e in generale il talento in ogni campo è una cosa bellissima però deve essere gestita, dominata … mai dobbiamo arrivare a sacrificare l’amore, la pace e la comunione.

Non è la vita che serve l’arte, è l’arte che serve la vita
Questo me lo ha detto una volta un poeta " benedetto", un vero apostolo della bellezza e non me lo sono scordato più!



Prigionieri della bellezza
(Photo Copyright Francesco Astiaso Garcia)
Come alternativa a questa sindrome di Dorian Grey in cui ci troviamo schiavizzati dal nostro narcisismo che ci impedisce di essere felici,
vi propongo un altro Inno, un Inno alla Bellezza, questa volta con la B maiuscola,

L’Inno alla Carità di San Paolo Apostolo, tra le parole più belle mai state scritte:

"Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità,
sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.


Se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza
e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne,
ma non avessi la carità,
non sarei nulla.


Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,
se dessi il mio corpo per essere arso,
e non avessi la carità,
non mi gioverebbe a nulla.


La carità è paziente,
è benigna la carità;la carità non invidia, non si vanta,
non si gonfia, non manca di rispetto,
non cerca il proprio interesse, non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
ma si compiace della verità;tutto tollera, tutto crede,

tutto spera, tutto sopporta".

Tutta l'Arte moderna è nella Natura

Sono tante le forme di pregiudizio sull’arte moderna, specialmente sulla pittura astratta! Molte persone sono prevenute e pensano che la pittura astratta sia il rifugio di chi non sa disegnare o quantomeno sia una scelta più facile e veloce per convincere qualcuno di essere un artista.

Questo pregiudizio nasce dall’idea che possiamo considerare artista solo chi sa copiare la natura; questo di per se non è sbagliato ma spesso e volentieri abbiamo un’idea superficiale e limitata del concetto di natura!

Quando ho iniziato a dipingere, da bambino, sentivo il bisogno di rappresentare quello che vedevo: mia madre, i miei nonni, un cavallo, una barca capovolta sulla spiaggia; i miei punti di riferimento erano soprattutto i pittori classici.

L'attenzione per la bellezza ravvicinata della natura mi ha spinto ad amare i particolari delle cose nei quali ho trovato il gusto e il senso dell'arte astratta e informale. Ho scoperto che ci sono tante forme di dipingere una mela; possiamo tracciare un contorno rappresentando il frutto attraverso un'iconografia simbolica o scegliere di rappresentare un particolare della buccia con tutte le vibrazioni e le sfumature di colore. Qual è dunque l'arte astratta e quale quella figurativa? Non vi pare che in entrambi i casi il desiderio sia quello di essere fedeli alla natura?

Paul Cezanne disse che avrebbe conquistato Parigi con una mela, ricordando a tutti che non è il soggetto rappresentato a fare di un pittore un artista ma la maniera di rappresentarlo. In natura non esiste l’astratto e il figurativo, esiste la bellezza con le sue leggi e le sue relazioni che possiamo ritrovare indifferentemente in un volto, o nei dettagli di una foglia, nel nudo di donna o nella buccia di una mela.
Cos’è più facile, disegnare fedelmente una mela o dipingere fedelmente i particolari della sua buccia? E’ artista chi copia la natura anche senza saperlo.

L'arte sembra aver perso il desiderio di produrre bellezza, è l'assenza della natura a pesare sull'arte come una malattia mortale. il dialogo con la natura resta per l'artista, condicio sine qua non.
Scrisse Matisse: "La gente che fa dello stile per partito preso e si allontana volontariamente dalla natura resta al margine della verità. Quando un artista dipinge deve avere questo sentimento di copiare la natura. E anche quando se ne sia allontanato, deve restargli la convinzione di averlo fatto per renderla più pienamente".

In poche parole, l'arte per essere arte non può limitarsi a comunicare, deve comunicare attraverso la bellezza.
Ogni opera d’arte autentica, astratta o figurativa, antica o contemporanea, è un de-ja-vù della natura, un’icona che come uno specchio ricompone la realtà attingendo alla fonte. L’arte è lo splendore della bellezza, la bellezza è lo splendore della verità, l’artista continua l’opera del Creatore e torna alle origini ricreando le leggi della Natura.

Mi ha insegnato il mio maestro Kiko Arguello che il pittore si pone di fronte alla natura come uno scienziato che analizza e approfondisce le leggi della natura, come un chimico che studia la materia. Tutto in natura è una perfetta relazione d'armonia. Ogni autentica opera d'arte è una perfetta equazione matematica, non possiamo cambiare nulla senza che salti tutto.

Qualche anno fa mi trovavo nella terrazza di un paesino in Spagna, dalla quale si vedevano i tetti delle case antistanti ed ho sentito involontariamente un’anziana signora che si lamentava con una sua amica affermando: "è riprorevole che abbiano permesso di cambiare le bellissime tegole di una volta, con questi pessimi tetti  prefabbricati con tegole di color arancione tutte uguali tra loro".

Indubbiamente aveva ragione ma perché questi nuovi tetti così puliti e perfetti non piacevano alla signora? Cosa mancava effettivamente a queste nuove tegole rispetto a quelle vecchie? 

Mancavano i muschi, i funghi e le muffe che il tempo aveva “dipinto” nel corso degli anni, arricchendole e impreziosendole, rendendo ciascuna tegola simile ad un quadro di Anselm Kiefer.
Ecco il punto! In fondo l’anziana signora è stata capace di riconoscere la bellezza ma la stessa signora molto probabilmente non riesce ad accettare di poter considerare arte la stessa bellezza che difendeva agguerrita in un contesto extra museale.

Ho scattato alcune foto di particolari della natura e le ho messe a confronto con opere d'arte contemporanea: tutta l'arte moderna è nella natura! 

Guardare per credere:


INTONACO E UMIDITA'

Francesco Astiaso Garcia ( Olio su Tela )
      




Francesco Astiaso Garcia (Olio e pigmenti su tela)
MUFFA SU TAVOLO




Lucio FONTANA ( Concetti Spaziali )
LEGNO E UMIDITA'





Marc Rothko (olio su tela)



INTONACO ESTERNO (Soggetto agli eventi atmosferici)



ALBERTO BURRI ( CRETTO )











DESERTO DI SALE ( Uyuni - Bolivia )



FANGO E SABBIA 
ANSELM KIEFER ( Tecnica mista  )




  
















  



Justine e il Miracolo dell'Amore



AFRICA CROCIFISSA (olio e pigmenti su tela applicata su due assi di legno)

Un bambino in una Chiesa domanda alla nonna: "Nonna chi sono i Santi?". La nonna indicando le grandi vetrate colorate dice: "I Santi sono quelli che lasciano passare la luce di Dio!".


Antoine de Saint-Exupéry scrive nel suo capolavoro  “Il Piccolo Principe” che la vita è fatta dì incontri.
L’incontro con Justine ha lasciato un segno profondo nella mia vita. L'ho conosciuta a Goma in Congo qualche mese prima della sua morte, mi ha raccontato la sua storia che oggi voglio condividere con voi!

Justine è stata tradita ripetutamente dal marito, il quale a causa dei frequenti rapporti con le prostitute diviene portatotore sano dell’HIV.

Justine perdona Michael e tra i coniugi sembra nascere di nuovo l’amore, è da questo amore però che Justine contrae il virus dell’AIDS e concepisce Myriam ultima di 8 figli e affetta anche lei dall’AIDS.
Tragica conseguenza del tradimento e frutto paradossale del perdono!
Nel corso di tre anni Justine vive ogni sorta di debilitazione fisica e inizia molto rapidamente a dimagrire fino a perdere più di trenta kg. Il virus corrode dall'interno i suoi organi ed in brevissimo tempo Justine perde quasi del tutto la vista.
Anche la piccola Myriam, crescendo, sviluppa una serie di problemi e difficoltà e i medici le danno pochi anni di vita.
La sofferenza più profonda per Justine nasce dall’odio nei confronti del marito, dal risentimento verso la propria storia e verso la vita. Una profondissima crisi sembra uccidere in lei anche la capacità più remota di sperare nell'esistenza di un senso di tanta sofferenza.

Qualcuno però annuncia a Justine il mistero di Gesù Cristo, morto e risorto perchè noi potessimo ricevere la vita come un dono gratuito, il mistero della croce, il mistero dell’amore incondizionato, dell’amore al nemico, dell’amore che non resiste al male e redime il mondo, il mistero della vita eterna.

Justine accoglie la Buona Notizia e questo annunzio poco a poco compie in lei il miracolo!

Non il miracolo di recuperare la vista o guarire dall’AIDS, ma un miracolo molto più grande: un miracolo morale!

Justine ritrova l’energia, la forza e la gioia di vivere. La Parola, i sacramenti, la comunità avvicinano Justine all’amore di Dio e ad un’intimità sempre più profonda con Gesù Cristo e il senso più alto dell'esistenza.

Justine perdona di nuovo il marito con dolcezza e misericordia, lo accoglie con amore e con lui, la piccola Myriam e i suoi figli trascorre gli ultimi anni della sua vita in pace e in comunione!

Lo so è una storia molto dura, e il nostro senso della giustizia ci porta a pensare che non è giusto, non è giusto che sia morta Justine e poi la piccola Myriam, in fondo loro erano le vittime; ma Justine mi ha insegnato con la vita e con le parole che non c'è giustizia senza misericordia...beato l' uomo che il dolore sorprende armato di fede e amore.

Ha detto Papa Francesco: " la santità  è lasciare che il Signore ci scriva la nostra storia"



Dicono - Poesia



Mia madre racconta sempre che quando ero piccolo, tutti i giorni appena sveglio correvo entusiasta da lei e le dicevo: "Mamma oggi sono felice!"

Da grande ho continuato a prendere sul serio i miei sogni e le mie passioni, tutto quello che muoveva la parte più intima e viscerale delle mie emozioni; questo mio entusiasmo non sempre è stato capito: tante volte è stato scoraggiato e ostacolato da chi non tiene abbastanza in considerazione i sogni e sembra infastidito da chi continua a sognare anche da adulto.

Qualche anno fa, stanco ed annoiato, ho scritto tutto quello che dicono le persone che non credono ai sogni o che semplicemente hanno scordato come si fa a sognare:

 

DICONO,                                                                      9 ottobre 2006, Parigi

 

Dicono: Non puoi vivere dei tuoi sogni!

Dicono che è una brutta giornata perché piove,

Dicono: Sorridi, ci stanno guardando tutti!

Dicono: Mi raccomando non sbagliare,

Dicono che le candele sono di cera e non possono essere alimentate da luce elettrica,


Dicono che dovrei smettere di cantare e scrivere poesie e trovarmi un lavoro vero,



Dicono che dovrei bere il caffè e non usarlo per dipingere,


Dicono che i cappelli blu sono passati di moda,


Dicono che la carta bruciata del forno non è bella e non ha senso conservarla con tanta cura,


Dicono che è la candela ad illuminare la matita e non la matita ad illuminare la candela disegnandola,


Dicono ma cosa vai a fare a Calcutta?



Dicono: cosa ci trovi di bello nella muffa di un mandarino?


Dicono ai bambini: Cosa volete essere da grandi, avvocati, ingegneri, medici? E ora di abbandonare i vostri sogni assieme alle matite colorate!


Dicono: Cosa scriverà mai in quel quaderno?


Dicono: Cosa stai fotografando? È solo una pozzanghera!


Dicono: Ma no!, che idea, il risveglio non è come un tuffo al contrario,



Dicono che questo palazzo non è un conservatorio: Basta con la musica!


Dicono: Non cantare per strada, ti prenderanno per un poveraccio!


Dicono che dovrei tagliare i capelli e buttare quelle scarpe consumate!

Dicono: Ma come ti sei vestito? Siamo ad un matrimonio non a un funerale;


Dicono che ho sporcato la strada di colore;



Dicono: Ma perché non dormi di notte?


Dicono: A quest’ora ci si sveglia?


Dicono che la vita è seria e non c’è tempo per giocare;


Dicono: Ti sei scordato ancora di mangiare!


Dicono: i veri uomini non piangono mai;



Dicono che una scrivania in disordine è segno di una mente disordinata;


Dicono che la felicità si misura dalle certezze;


Dicono che il successo di un uomo dipenda dalla sua fama;


Dicono: Non puoi vivere dei tuoi sogni!

DICONO: NON PUOI VIVERE DEI TUOI SOGNI!

                                            Francesco Astiaso Garcia




L'Opera Dipinge l'Artista


Una bella mattina di maggio di qualche anno fa sono andato a dipingere all'aria aperta con il mio amico carissimo Cristiano Quagliozzi.

Cristiano propose di dipingerci reciprocamente un ritratto, ed io dissi quasi per gioco: “Perché invece non ci dipingiamo sul viso direttamente? Io dipingo la tua faccia e tu dipingi la mia, così saremo entrambi artista ed opera al tempo stesso!"

Cristiano mi ha preso subito sul serio, così siamo andati a comprare i colori per il viso e abbiamo trascorso il resto della giornata al parco a lavorare; È stata un’esperienza bellissima, unica:

Essere dipinti mentre si dipinge, come se la nostra stessa creazione ci creasse mentre è creata, l'opera che plasma l'artista.























Fiamma di Fuoco Viva - Mostra di Pittura a Roma dal 15 al 31 Maggio 2013



Il giorno 17 Maggio 2013 alle ore 18.00 sarà inaugurata la mostra di pittura “Fiamma di Fuoco Viva” che raccoglie più di 70 opere, di cui 30 inedite, che ho realizzato negli ultimi tre anni di lavoro. La mostra, allestita presso la Grande Sala delle Esposizioni dell’Accademia di Romania, in Viale delle Belle Arti 110, sarà aperta al pubblico e visitabile gratuitamente dal 15 al 31 maggio 2013.




Perché questa mostra? Perché il mondo intero ha bisogno di vedere la bellezza, ha bisogno di ritrovare la trasparenza e la semplicità dello sguardo dei bambini, che vedono tutto con gioia, stupore e meraviglia, senza mai abituarsi alla vita. La bellezza non è tanto nelle cose guardate, quanto negli occhi che le guardano, e gli artisti non si limitano a mostrare qualcosa di bello ma insegnano piuttosto a riconoscere la Bellezza.

La bellezza è la porta che ci permette di entrare nella contemplazione del Mistero, nella contemplazione di Dio, della meraviglia della vita, del senso ultimo dell’esistenza…non c’è luna che possa brillare senza il sole, anche se ne ignorasse l’esistenza. Ogni fiamma richiama un fuoco e fare arte significa mostrare Dio in ogni cosa.

Il titolo della mostra Fiamma di Fuoco Viva (parafrasi del poema “Llama de amor viva” di San Juan de la Cruz) si riferisce all’arte come una fiamma, capace di ricondurre l’uomo al senso profondo delle cose. L’uomo può vivere senza il pane, può vivere senza la scienza, ma no può vivere senza bellezza. In questo senso “La bellezza salverà il mondo” (Dostoevskij).

Incontriammoci all’inaugurazione per parlarne o scrivimi cosa ne pensi sulla mia pagina Facebook. della mostra per conoscere i visitatori e rispondere alle domande della stampa.

Altre informazioni, interviste o appuntamenti possono essere richiesti scrivendomi a info@francescoastiasogarcia.com o telefonando al 348.0939040.

Il main sponsor della mostra è Paolo Astiaso Garcia, responsabile generale vendite di Autoamericana S.r.l. e gruppo Apollonj Ghetti - Concessionari Ufficiale Jeep Lancia Nissan e Hyundai per Roma e Provincia.

Rassegna Stampa


- http://it.radiovaticana.va/m_articolo.asp?c=695568

- http://www.lobodilattice.com/mostre-arte/fiamma-fuoco-viva-personale-francesco-astiaso

- http://www.romagiornale.it/francesco-astiaso-garcia-in-mostra-a-roma-arte-sacra-contemporanea/

- http://www.cittanuova.it/c/428458/Le_trasparenze_di_Francesco_Astiaso_Garcia.html

La Prigione dei Sogni

Ieri sistemando l'armadio di camera mia ho ritrovato una vecchia felpa sdrucita che mi ha accompagnato in tanti viaggi e vagabondaggi per il mondo.

Per nostalgia l'ho indossata e, infilando le mani in tasca, ho trovato uno dei disegni più belli che mi sia mai stato regalato!

...Stavo dipingendo a Brasilia, quando alcuni amici mi hanno invitato a visitare Paranà, uno dei borghi di favelas più poveri del Brasile. In questo contesto tra cani, spazzatura e baracche mi hanno presentato Camilo, un bambino scalzo di circa 10 anni con il sogno di diventare un pittore. Mi ha suscitato subito grande simpatia e tenerezza!

Presto mi sono reso conto che in quelle condizioni di assoluta indigenza e necessità era impensabile poter sognare di fare l'artista!

Molto spesso neanche in Europa si prende sul serio un bambino che vuole fare l'artista, figurati lì dove si lavora per guadagnare a partire dai 5 anni.

Ho trascorso una settimana in quella favelas e quando arrivò il momento dei saluti Camilo mi regalò il disegno : sono rimasto stupefatto e gli ho detto: "Tu sei già un artista!"



Il disegno rappresenta la luna nel cielo dentro ad una gabbia, come a voler significare il desiderio di afferrare l'inafferrabile, di fermare ciò che non si può fermare, di cambiare il proprio destino.

Solo un anno più tardi leggendo una poesia di Rabindranath Tagore ho capito appieno cosa volesse esprime il piccolo Camilo e allora gli ho dedicato quest' opera: La Prigione dei Sogni

La Prigione dei Sogni
di Francesco Astiaso Garcia
"Cosa cerchi di serrare tra le braccia,
i sogni non si possono fare prigionieri,
con mani avide stringo il vuoto al petto
ed esso mi ferisce il cuore.
"

La Nonna Surrealista



Qualche anno fa, camminavo per le viuzze di Spoleto, senza sapere dove fossi diretto, con il temperamento di chi si sente nel posto giusto al momento giusto. Mi sono seduto a riposare al sole, quando si è affacciata da una piccola finestra di una piccola casa, un'anziana signora che, con tutta naturalezza, ha steso ad asciugare un paio di pantaloni; poi è rientrata lasciando la finestra semi aperta.

Non ho fatto altro che prendere la mia macchina fotografica e scattare questa foto, un piccolo miracolo.
Quella signora aveva creato involontariamente un'opera d'arte surrealista molto simile alle sculture e i disegni con i cassetti di Salvador Dalì, che hanno origine dall’influenza di Freud e della psicanalisi: “il corpo umano è pieno di cassetti segreti che solo la psicanalisi è in grado di aprire”.

I cassetti e le finestre simboleggiano i desideri nascosti e i nostri sogni più profondi, i ricordi e il subconscio, esprimono la nostra naturale tendenza a esplorare quanto vi è di chiuso e il fascino del mistero; Dalí li rappresenta spesso leggermente aperti, a suggerire che i segreti che essi custodiscono sono ormai noti e non vi è più bisogno di temerli. 




Imparare a Dipingere come un Bambino










Qualche anno fa, per il mio compleanno, mia nipote Caterina mi ha fatto questo ritratto a pennarello, un autentico piccolo capolavoro. Aveva solo quattro anni! Mi ha disegnato come fossi un giocoliere vestito d’azzurro circondato dai miei quadri colorati.

Devo ammettere che questo disegno mi ha messo un po' in crisi.


Ricordo che stavo preparando le tavole per l’esame di disegno del primo anno all’Accademia delle Belle Arti. La mia principale preoccupazione allora era quella della tecnica e della “perfezione”. Volevo la certezza di essere capito ed apprezzato da tutti, come se essere un artista significasse dimostrare agli altri di saper rappresentare la realtà con fedeltà ed esattezza.


Non mi rendevo conto di quanto la Scuola potesse influenzarmi negativamente: è vero che mi stava insegnando ad affinare l’utilizzo della prospettiva, del chiaro-scuro e della luce, ma a quale prezzo?!

Confrontando i miei disegni con il disegno di Caterina mi sono accorto che stavo rischiando la spersonalizzazione: solo la libertà e l’autenticità sono tratti imprescindibili per un artista.


Immagina, in una classe d'Accademia, 30 studenti che disegnano tutti la stessa modella nella stessa posa. Se tutti sapessero disegnare correttamente e si limitassero a rappresentare quello che vedono, senza una personale interpretazione, a fine lezione avremmo 30 disegni tutti uguali e non avrebbe senso neppure firmarli!


Ho scoperto con il tempo che dipingere non significa imitare il tratto di Rembrandt o la pennellata di Van Gogh, ma piuttosto cercare il proprio tratto, la propria pennellata. Forse per questo Picasso ha detto di aver impiegato 16 anni per imparare a dipingere come Raffaello e tutta la vita per ritornare a dipingere come un bambino.