Un'opera per Ricostruire

Un' Opera per Ricostruire

Esposizione di opere donate da artisti per raccogliere fondi
per i bambini delle zone terremotate


Chiostro di San Cosimato
Piazza di San Cosimato 71/b (Roma - Trastevere)
dal 15 al 20 ottobre 2016
Direzione artistica M. Pochesci



Cari amici siete tutti invitati alla mostra di beneficenza che ha lo scopo di raccogliere fondi per aiutare i bambini delle zone coinvolte dal recente terremoto. La mostra durerà fino al 20 ottobre.

Venite numerosi perchè non c'è arte più bella della solidarietà e dell'umanità condivisa. 

Diffondete la notizia e invitate i vostri amici; se non potete comprare venite lo stesso per non dimenticare.

"Sólo le pido a Dios
que el dolor no me sea indiferente,
que la reseca muerte no me encuentre
vacío y solo, sin haber hecho lo suficiente". (León Gieco)



Street Art Cristiana






























Qualche tempo fa, mi hanno invitato a partecipare alla realizzazione di una grande installazione da collocare all'inizio di Via della Conciliazione in omaggio a Papa Francesco sul tema della misericordia, in occasione del Giubileo in corso.
Mi hanno chiesto anche una breve riflessione per accompagnare l'opera:
Ho scelto la crocifissione di Cristo vista attraverso gli occhi di Maria, ai piedi della croce, per "parlare" della misericordia. La croce è l'apice della natura della giustizia di Dio; l'atto supremo di misericordia. La realizzazione dell'uomo è nell'amore, nella libertà di donarsi e di spendersi per gli altri. Ogni uomo vorrebbe avere una vita piena di amore, ma sperimenta presto di non saper amare. 
Nessun uomo può realizzarsi veramente ed essere felice nell'egoismo, perché noi siamo stati creati a immagine di Dio. Non possiamo volgere le spalle al dolore, non possiamo essere indifferenti alle sofferenze, alle miserie, agli errori, alla solitudine e all'angoscia dei nostri fratelli. Chi può coprire la distanza che separa l'uomo perduto, peccatore, morto, dal Dio vivente? L'uomo, da solo, non può farlo; la misericordia è l'identità di Dio, la sua capacità di raggiungerci. Quando la vita di Dio passa attraverso noi, l'uomo diventa capace di portare il frutto che rimane. Questa è la Buona Notizia, la gratuità della grazia divina manifestata in Cristo Gesù, morto e risorto per la nostra salvezza, per noi peccatori che camminiamo nel mondo senza conoscere la luce della verità. Accogliere questo annuncio significa accogliere la grazia divina e poter amare come non ci era possibile prima e sperimentarne la felicità e la pienezza! 
Dio non ci comanderebbe di volare se non ci avesse anche dotato di ali. La grazia ci libera dalla schiavitù che ci obbligava ad offrire tutto a noi stessi, imprigionati nella paura del futuro, della malattia, dell'incertezza e della morte. Non si tratta di aggiustare un po' l'uomo, ma di farlo rinascere, di farlo risorgere; non possiamo essere misericordiosi, se prima non siamo raggiunti dalla misericordia...Maria, madre di misericordia, aiutaci tu.
"L' uomo non è lasciato solo a tentare in mille modi spesso frustrati un' impossibile scalata al cielo. Divino e umano s' incontrano in un abbraccio che non potrà mai essere sciolto: il verbo si è fatto carne, Egli versa la divinità nel cuore malato dell'umanità e infondendovi lo Spirito del Padre la rende capace di diventare Dio per grazia."  Giovanni Paolo II




MISERICORDIA

Street Art

La Piazza antistante al Castel Sant’Angelo si colora dell’opera di 11 artisti

tra i quali il pittore italo-spagnolo Francesco Astiaso Garcia


I n s t a l l a z i o n e :


    Un omaggio a Sua Santità Papa Francesco e alla Roma del Giubileo straordinario da Egli voluto



Attraverso gli occhi di Maria (Francesco Astiaso Garcia) 

In mostra fino all' 11 Novembre 2016



Ieri mattina è stata collocata in fondo a Via della Conciliazione, davanti al Castel Sant’Angelo l’installazione MISERICORDIA. È la prima volta che un’opera di Street art viene collocata nei pressi dello Stato del Vaticano

 L’opera riproduce in forme tridimensionali la parola “misericordia”. Sulle dodici lettere sono applicate le stampe di altrettanti dipinti provenienti da artisti ungheresi ed italiani che si sono interrogati sul tema della misericordia:

8 artisti ungheresi (Annamária Őry, Péter Weiler, Rudolf Julianusz Bér, Csaba Fürjesi, Ervin Hervé-Lóránth, László Brunszkó, Zsolt Gyarmati, Zoltán Sárpátki)

e 3 italiani (Melanie Iorio, Francesco Astiaso Garcia, Adriano Necci) 

Sul retro delle lettere si possono leggere le riflessioni degli artisti stessi sul concetto della misericordia, nonché citazioni della bolla Misericordiæ vultus di Papa Francesco. Le dimensioni delle lettere sono 3 metri di altezza e 1 metro di spessore, per uno spazio complessivo di 38 metri di lunghezza.

Nella giornata di ieri, la piazza antistante al Castel Sant’Angelo si è colorata dell’opera degli 11 artisti. Gli spettatori hanno assediato letteralmente l’installazione, sedendosi all’interno dei monumentali caratteri diventando loro stessi componenti integranti, soddisfacendo in tal modo l’idea degli organizzatori, i quali avevano appunto previsto tra i vari obiettivi anche quello dell’interattività. A questo proposito infatti sono state create due pagine:

-          Facebook (https://www.facebook.com/misericordiarome/)

-          Instagram (https://www.instagram.com/misericorida/).

Ai canali di comunicazione di cui sopra, è collegata anche l’applicazione per smartphone e tablet HUG – Tap to donate, attraverso la quale è possibile concretizzare un atto di misericordia verso chi ha bisogno di aiuto. Sull’applicazione HUG, è attiva la raccolta fondi per il progetto “La Minestra del Papa – Con 5 euro puoi donare un pasto caldo ai poveri di Roma” del Circolo S. Pietro, al servizio dei Poveri di Roma dal 1869. HUG-Tap to donate è scaricabile gratuitamente da:

Google Play (https://play.google.com/store/apps/details?id=it.hugdonazioni.hug&hl=it)

Trattandosi di un gesto di condivisione culturale per sensibilizzare un pubblico potenzialmente mondiale, l’opera è ripresa da due mini-telecamere Street view Live 360 montate all’interno della struttura e connesse al sito dedicato al progetto (http://www.misericordiaroma.com/), permettendo anche a coloro che non si trovano a Roma di vedere l’installazione in diretta.

L’installazione diventerà emblema di un solenne gesto di misericordia in occasione della messa di San Martino, celebrata da Sua Santità Papa Francesco alla Basilica di San Pietro l’11 novembre p.v., data di ritiro dell’installazione. 
Il progetto è stato realizzato sotto l’alto patronato del Vice Primo Ministro di Ungheria, Dr. Zsolt Semjén.


Si ricorda che le opere originali dell’installazione potranno essere visionate di persona presso la Galleria dell’Accademia d’Ungheria in Roma (Palazzo Falconieri, Via Giulia, 1) dall’8 al 20 novembre p.v. 


Carmen Hernandez

Omaggio ad una delle grandi donne del nostro secolo: Carmen Hernandez.  
Ólvega, 24 novembre1930 - Madrid, 19 luglio 2016

Con infinita gratitudine.


















Concerto - Mostra




L’ E T E R N O  F E M M I N I N O
in Musica e in Pittura

venerdì 15 Luglio ore 21.00 – Piazza di S. Egidio 10

Mostra di Francesco Astiaso Garcia con la partecipazione di
Maria Josè Ruiz-Cabello, Otello Visconti e Lucia Casbarra

Ingresso gratuito



La musica e la bellezza sono capaci di distoglierci dall’ affarismo materiale che sempre ci circonda, ci abbassa e ci toglie la gioia; la musica ci scuote, ci strappa alla rassegnazione, all’accomodamento del quotidiano e ci spinge verso l’alto.
La gioia che scaturisce dalla vera bellezza ci guarisce dal ripiegamento in noi stessi.
Evgenij Trubeckoj scrive che "l' icona non è un ritratto ma un prototipo della futura umanità trasfigurata"; e Pavel Florenskij sottolinea che lo scopo dell' arte è sollevare l'umanità verso il mondo spirituale: se questo non si attua nella valutazione o nella sensibilità di chi guarda, l'arte resterà solo "una remota sensazione dell'oltremondo, come le alghe ancora odorose di iodio testimoniano del mare".

La funzione guaritrice della bellezza emerge sin dai tempi antichi.
Nel primo libro di Samuele, al re Saul viene proposta una terapia musicale di fronte ai turbamenti di spirito. Per Saul trovarono un cantore d’ eccezione che sarebbe divenuto il suo successore.
“Quando dunque lo spirito sovrumano investiva Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava da lui.”

Siamo circondati da gente che non ha più nulla da cantare forse perché ha smesso anche di sorridere.
Archiviato ogni legame trascendente, verso l’alto e verso l’altro, prigioniero del proprio individualismo, l’ uomo moderno non trova più cetre in grado di scuoterlo dal torpore.
Forse il più grande dei mali di oggi, prima ancora del cancro o della lebbra è la depressione, la nausea, il non senso o male di vivere.

Siamo capaci di gridare quando la nostra squadra segna un goal e non siamo capaci di uscire dal nostro contegno ed emozionarci come bambini davanti alla bellezza del mondo.

L’arte e la musica esprimono la lode , ma l’uomo moderno ne è divenuto incapace, imprigionato in quell’ affarismo materiale che sempre ci circonda e ci abbassa, ci toglie la gioia.
Persino un ateo radicale come Emil Cioran era strattonato dalla musica verso Dio:
"Quando voi ascoltate Bach, vedete nascere Dio...Dopo un oratorio, una cantata o una Passione, Dio deve esistere...Pensare che tanti teologi e filosofi hanno sprecato notti e giorni a cercare prove dell'esistenza di Dio, dimenticando la sola!"

Dobbiamo fare di tutto perché il mondo ricominci a cantare risvegliandosi dalla tristezza e ritrovi il cammino verso la nobiltà d'animo, la verità e la bellezza.
Scrive Chesterton : "La dignità dell' artista sta nel suo dovere di tenere vivo il senso di meraviglia del mondo; il mondo non perirà per mancanza di meraviglie, il mondo perirà per mancanza di meraviglia."

Gli artisti sono come emissari di un altro
mondo; diffondono la notizia di un altro regno mediante le loro opere.
Ascoltando la musica piangiamo,
perchè la musica ci lascia scorgere l'enigma della riconciliazione infinita
che non viviamo ancora, ma a cui aneliamo dal profondo del cuore.
Rivela le ferite irrisolte, le questioni in sospeso, le incongruenze
e incoerenze della vita. La musica guarda ad un ideale di ricongiungimento,
di rincontro amoroso. La musica ci fa percepire l'assenza di bontà, di unità,
di bellezza e di armonia che è nel mondo, che è nel nostro essere e,
avvertendo questa assenza, scoppiamo a piangere.
L' assenza è ciò che non c'è ma che c'era. (F. Torralba)

Giovanni Scifoni e Francesco Astiaso Garcia - Pittura e Poesia

Sono felice di invitarvi alla mia mostra di pittura Eterno Femminino alla quale, venerdì 1 Luglio,  prenderà parte come protagonista Giovanni Scifoni  (attore, scrittore e regista teatrale italiano).

"La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. Adunque queste due poesie, o vuoi dire due pitture, hanno scambiati i sensi, per i quali esse dovrebbero penetrare all’intelletto". (Leonardo Da Vinci)







"Francesco è un artista vero, un fenomeno metereologico. 
Venite a vedere cosa cavolo combina con i colori.
Io felice di poter cialtronescamente collaborare con questo fuoriclasse."

Giovanni Scifoni

https://www.facebook.com/giovanni.scifoni.9/posts/1226609787363160

ETERNO FEMMININO di Francesco Astiaso Garcia



Mostra di Pittura

INAUGURAZIONE : Venerdì 24 Giugno – Ore 18.30



COMUNICATO STAMPA

 “Tutto ciò che passa non è che un simbolo, l’ eterno femminino ci trae in alto accanto a se.“  Goethe 


Amore e donazione di se costituiscono per Goethe l’ eterno femminino, l’ essenza della femminilità.

La donna in virtù delle sue qualità femminili risveglia lo spirito sopito, attira l’ uomo al cielo e gli indica la sua più autentica natura e dignità. Il suo sguardo è capace di spostare gli orizzonti dell’ umanità nel verticale e di rendere l’ uomo più umano. Solo lei sa donare la sua vita con quella totalità che è propria delle donne.


Non si può parlare di un occhio limitandoci a descrivere l’ iride, la retina e la pupilla senza parlare della vista ;così non si può parlare di una donna e del suo corpo, senza parlare anche del femminino,

dell’ essenza della sua anima, delle caratteristiche eterne ed immutabili che la distinguono nel comportamento, nell’ animo e nel gusto, oltre la moda ed il costume.


Sono affascinato dalle profondità spirituali della donna, dagli abissi della sua anima, da tutto ciò che in lei è invisibile agli occhi. 

Da anni cerco la maniera di rappresentare la donna in modo da fissarne sulla tela l’essenza spirituale  e rendere visibile l’ invisibile presenza del divino.


“Che significa vedere nell' intimo? Significa vedere ciò che non è colore, che non è suono, che non è odore, che non è sapore, e neppure calore, o freddo, o morbidezza, o durezza...” (Sant’ Agostino)


Come fare attraverso la pittura a rendere visibile la bellezza che non passa, l'eternità, il mondo interiore della donna? Il mio linguaggio estetico è un tentativo. La sfida è grande, rivelare il femminile come un' unità di corpo e spirito, luogo d’incontro tra la natura celeste e la natura terrena.


La pittura mi permette di portare lo spettatore verso una dimensione più profonda cercando una sintesi tra la modernità e la tradizione, tra i canoni della bellezza classica e le avanguardie della pittura del nostro tempo. Per mezzo del disegno e della  forma cerco la rappresentazione anatomica della donna e attraverso la pittura astratta ed informale cerco la fisiognomica, i moti dell’ animo, il suo mondo interiore.


I volti che dipingo sono trasparenti quasi eterei, cerco un equilibrio  tra il nascondere e il rivelare che conferisca al ritratto fragilità e leggerezza. L’ evanescenza è il simbolo dell’ irraggiungibile.


Questa mostra è una celebrazione della donna, della sua bellezza, della sua grazia;

Il mondo ha bisogno di voi donne per non cedere alla disperazione, l’eterno femminino ci farà salire in cielo.


Ciascuno tornando a casa facendo sue le parole del poeta Gibran potrà dire alla propria donna amata:  


"Gli altri uomini vedono in te una bellezza che dileguerà più veloce dei loro anni.

Ma io vedo in te una bellezza che non svanirà, e nell' autunno dei tuoi giorniquella bellezza non avrà timore di guardarsi nello specchio, e non ne riceverà offesa.Solo io amo in te ciò che non si vede."  (Khalil Gibran)
                                                                                                           






APERTURA MOSTRA : dal 24 Giugno al 10 Luglio  presso PALAZZO VELLI

Piazza di Sant' Egidio, 10



Per vedere l'Anteprima della mostra Clicca Qui : www.francescoastiaso.com

Edmond Dhrami il Colore che diventa Forma


Edmond Dhrami il Colore che diventa Forma

Trascrizione del discorso di presentazione 
di Francesco Astiaso Garcia

inaugurazione della mostra 
di Edmond Dhrami sull’autoritratto.

Atelier Montez 22 Aprile 2016


Con questa mostra, Edmond non presenta semplicemente una serie di autoritratti, ma condivide con il pubblico una vera e propria autobiografia dipinta, il racconto visivo degli ultimi vent’anni della sua vita attraverso il suo stesso volto.

Yves Klein scrisse: «Un pittore dovrebbe dipingere un unico capolavoro: se stesso in eterno.»

E in effetti, osservando queste opere, abbiamo la possibilità di attraversare con l’artista i momenti del suo cammino, della sua storia personale, come se scorressimo i fotogrammi di un film intimo e universale al tempo stesso — la sua vita, di cui oggi anche noi diventiamo parte.

Viviamo in una società dominata dalla finzione e dall’apparenza, dove formule livellatrici tendono a cancellare la personalità e l’originalità, spingendoci verso una grigia uniformità in cui spesso è il travestimento a definire chi siamo.

Oggi l’iconoclastia non si manifesta più nella distruzione delle immagini sacre, ma un’iperproduzione di immagini, in un eccesso visivo in cui, paradossalmente, non c’è più nulla da vedere.

Di fronte a questa tirannia delle maschere, Edmond compie un gesto opposto e radicale: un’operazione di spoliazione, di ricerca sincera e profonda della propria verità interiore.

Comprendete, allora, il valore e l’urgenza di una mostra come questa?

L’arte non può separarsi dall’esperienza esistenziale dell’uomo: è necessaria una profonda unità tra vita e opera, tra uomo e artista.

Dietro ogni autentica creazione ci sono le gioie e i dolori degli individui e dei popoli; quando questo fondamento umano manca, le forme nascono vuote, sradicate.

L’autoritratto, in questo senso è un’esperienza esistenziale, una radiografia dell’anima.

Nei volti dipinti da Edmond Dhrami si riflettono le sue passioni e le sue ferite, le sue speranze e le sue malinconie. L’arte non è un semplice oggetto decorativo, non è qualcosa da abbinare alle tende o al divano di casa: è un linguaggio dell’anima, una testimonianza viva.

Ora, non voglio raccontarvi tutta la vita di Edmond, anche se sarebbe davvero interessante poterla ripercorrere insieme, ma qualcosa voglio comunque dirvela.

Forse non tutti sanno che Edmond ha vissuto per diversi anni a Palermo, dove ha realizzato mostre importanti, spesso inaugurate alla presenza delle autorità cittadine, incluso il sindaco. In breve tempo, la sua pittura gli valse una notevole fama: le sue opere, tanto virtuose quanto raffinate, gli conquistarono l’appellativo di “nuovo Caravaggio”. Le commissioni di nature morte, ritratti e paesaggi erano così numerose che riusciva appena a soddisfarne la metà ogni mese. Ma Edmond, da vero artista, non si accontenta mai di ripetere se stesso. Pur avendo raggiunto il successo, sente il bisogno di rimettere tutto in discussione, di lasciare la sicurezza per l’incertezza, il già noto per l’ignoto. Così decide di trasferirsi a Roma, per iscriversi all’Accademia di Belle Arti, ed è proprio lì che le nostre strade si sono incrociate.

Perché lo ha fatto? Poteva restare in Sicilia, con guadagni assicurati, serenità e benessere. Forse sì. Ma l’artigianato conferma la cultura, mentre l’arte autentica la mette continuamente in discussione. Edmond sa bene che il compito dell’artista non è offrire al pubblico ciò che esso desidera, ma ciò che ancora non sa di desiderare.

E in questo suo coraggio, in questa sua rinuncia consapevole alla comodità del successo per seguire una ricerca più profonda, risiede tutta la sua grandezza.

Così Edmond ha rivoluzionato la propria pittura. Senza rinnegare la formazione tradizionale e la sua naturale inclinazione al classicismo, ha esplorato con libertà tutte le vie dell’espressione, dalle avanguardie concettuali alle sperimentazioni formali.

Tutto questo mondo, le sue scoperte, le sue tensioni, le sue domande, è racchiuso qui, nei suoi autoritrattti.

Ma cosa rende davvero originale il lavoro di Edmond Dhrami?

Che cosa distingue la sua pittura da quella di tanti altri grandi artisti?

E soprattutto, cosa aggiunge la sua ricerca sull’autoritratto al lungo dialogo che attraversa i secoli, da Rembrandt a Kokoschka, da Schiele a Cézanne, da Van Gogh a Picasso e Bacon?

La prima cosa da dire è che Edmond non avverte la necessità artificiale di essere originale a tutti i costi. Pur conoscendo a fondo il lavoro dei grandi maestri, non cerca di “inventare” uno stile a tavolino, questo, semmai, è compito dei politici, non degli artisti. Edmond studia con rigore e curiosità: il tratto di Rembrandt, la luce dell’Impressionismo, la pennellata vibrante di Van Gogh, il divisionismo di Seurat, l’astrattismo, la pittura informale, il cubismo di Picasso, i décollage di Rotella, fino ai pixel dell’era digitale e informatica. Ma non si ferma lì.

Continua, instancabile, giorno e notte. Come un monaco che torna alla preghiera, Edmond ritorna sempre alla pittura, con umiltà e dedizione, fino a raggiungere un suo linguaggio, un suo stile, una sua identità.

Edmond sa bene che a un pittore non basta la competenza tecnica: serve molto di più.

C’è uns bella differenza tra un vero chef e chi si limita a preparare un dolce seguendo dosi e ricette già pronte. Edmond diffida delle formule, rifugge le soluzioni facili, rifiuta la mera gradevolezza estetica. Non cerca il “bello” che accarezza gli occhi ma non tocca l’anima: preferisce la verità del segno, anche quando è ruvida, imperfetta, scomoda.

Per sentirsi ancora più libero Edmond rinuncia al disegno, non vuole confini, cerca la freschezza e desidera non essere condizionato. Quando comincia a dipingere, il volto per lui è solo un pretesto; ciò che davvero lo interessa è il colore. L’anima è legata al colore, al suo mistero. Il suo percorso è un passaggio dal colore alla forma.

Edmond ripete spesso che tra un essere umano e un altro cambia poco, ma quel poco è tutto, e lui vuole trovarlo per vie dirette, attraverso la sintesi, perché ciò che è difficile deve farsi semplice. I grandi pittori, con pochi elementi, dicono tutto; i principianti, con troppi, non dicono nulla.

Edmond sa che ciò che non è necessario a un quadro è, per la stessa ragione, anche nocivo. Ogni colore deve conservare la propria identità. La bellezza non sta nell’assenza, ma nell’equilibrio dei contrasti. Per questo la sua pittura ricerca un’armonia di estremi. Pretende di trovare i colori freddi nei colori caldi e viceversa. Il suo occhio cerca il blu nell’arancione, il giallo nel viola, sempre mantenendo i rapporti e l’organicità.

Sono ormai anni che Edmond dipinge i suoi quadri non più con i pennelli, ma con spatole da lui stesso create e personalizzate. Mi ha sempre affascinato vederlo costruirle, disegnare su di esse il proprio profilo e poi ritagliarle con cura usando un bulino affilato, per dipingere infine il suo volto attraverso una serie di spatole di differenti dimensioni, a sua immagine e somiglianza.

Ogni suo autoritratto è formato da molti altri piccoli autoritratti, come se quelle spatole fossero il suo DNA pittorico. Una follia meravigliosa che racchiude un’idea di rara originalità e profonda forza concettuale.

Michelangelo diceva che la scultura vive già nel cuore del marmo, e che all’artista spetta soltanto il compito di liberarla dal superfluo.

Così anche gli autoritrattti di Edmond Dhrami sembrano esistere già nelle sue spatole, come presenze latenti in attesa di emergere.

A lui non resta che sfiorare la tela, lasciare le proprie impronte di colore, e rivelare ciò che era già lì, silenziosamente custodito.

Tutti i suoi autoritratti nascono dallo specchio, ma Edmond, per sfuggire alla semplice apparenza, sembra romperlo, come se gettasse un sasso nello specchio d’acqua che riflette il suo volto. Il riflesso si frantuma in frammenti di luce e colore, trasformando il ritratto in un mosaico di emozioni e sensazioni.

Sarebbe straordinario poter realizzare questa performance, filmarla e rivederla in rewind; sarebbe come osservare Edmond al lavoro, attraversare con lui il passaggio dal colore alla forma. Immaginatevi la scena…

Qualche giorno fa, parlando di pittura con Edmond, mi ha detto una cosa che non scorderò:

“Nei miei autoritratti cerco la mia identità, il mio respiro, la mia presenza, il mio odore. Vorrei arrivare alla mia anima senza dipingere la mia figura, creare un autoritratto senza ritratto, cogliere la mia essenza senza la mia fisicità, senza occhi, senza orecchie, senza naso… solo con il colore.”

Non posso aggiungere altro, se non grazie, Edmond, per la tua amicizia, per la tua arte e per la bellezza che ci regali.

Francesco Astiaso Garcia

Il Potere del Pittore

"Il pittore è padrone di tutte le cose che possono cadere in pensiero all’uomo, perciocché s’egli ha desiderio di vedere bellezze che lo innamorino, egli è signore di generarle, e se vuol vedere cose mostruose che spaventino, o che sieno buffonesche e risibili, o veramente compassionevoli, ei n’è signore e creatore. E se vuol generare siti deserti, luoghi ombrosi o freschi ne’ tempi caldi, esso li figura, e cosí luoghi caldi ne’ tempi freddi. Se vuol valli, il simile; se vuole dalle alte cime di monti scoprire gran campagna, e se vuole dopo quelle vedere l’orizzonte del mare, egli n’è signore; e cosí pure se dalle basse valli vuol vedere gli alti monti, o dagli alti monti le basse valli e spiaggie. Ed in effetto ciò che è nell’universo per essenza, presenza o immaginazione, esso lo ha prima nella mente, e poi nelle mani, e quelle sono di tanta eccellenza, che in pari tempo generano una proporzionata armonia in un solo sguardo qual fanno le cose."      Leonardo da Vinci 


Sposta i tuoi Orizzonti nel Verticale

Archiviato ogni legame trascendente, verso l'alto e verso l'altro, prigioniero del proprio individualismo, l'uomo moderno non trova più la bellezza in grado di scuoterlo dal torpore.

Si può desiderare una patria solo se si è in esilio, ma poi accade che l'esilio lo si chiama patria.
La bellezza ci ricorda che alle nostre esistenze qualcosa manca, qualcosa che non è possibile colmare con l'abbondanza materiale. La bellezza è legata all'amore, l'amore alla relazione.

Non è l'uomo che salva la bellezza; è la bellezza che salva l'uomo. Ogni uomo porta in se l'eternità, non credere alla grandezza della propria anima conduce alla disperazione. 


Cerco te, bellezza inafferrabile come un'ombra su una nuvola, ineffabile come il canto dentro alla conchiglia,
chi può contenere le onde e la marea?

La luce delle stelle che brilla oggi,
illuminerà il cielo buio domani;
Sposta i tuoi orizzonti nel verticale con me! 

DIARIO FOTOGRAFICO DI VIAGGIO: