COS'E' L'UOMO PERCHE' TE NE CURI ?





Trascrizione dell'intervento di Francesco Astiaso Garcia durante il Convegno sulla valenza terapeutica delle discipline visive come mezzi per il benessere psico-fisico, presso il Centro Congressi Fondazione Santa Lucia il 29 ottobre 2022:

Buonasera a tutti,

mi è stato chiesto di dire qualcosa sul rapporto tra l'uomo, l'arte e l'anima. Vorrei partire dalla splendida massima di Terenzio: “Niente di ciò che è umano mi è estraneo".

Quanto sarebbe bello poter dire lo stesso! Ci interessa, ci sta veramente a cuore tutto ciò che è umano? Ci troviamo dentro un importante ospedale, e voi medici ci insegnate che restiamo veramente umani, solo quando avvertiamo come nostre le fatiche dell'umanità.

Quando parliamo dell'uomo, dobbiamo parlarne nella sua totalità; non possiamo parlare di un occhio, limitandoci a descrivere l’iride, la retina e la pupilla senza parlare della vista, che ne esprime l'essenza; così non possiamo parlare dell'uomo e del suo corpo, senza parlare anche della sua anima, che ne esprime l’essenza!

È importante non ridurre tutto ad un'esistenza fisiologica, l'uomo ha una sua dimensione corporea e fisica e una sua dimensione psichica e spirituale. In un’intervista recente il Dalai Lama ha detto: “Questa è l’epoca in cui si mette tutto in mostra alla finestra per occultare il vuoto della stanza", il problema dunque non è tanto cosa si metta in mostra alla finestra, quanto piuttosto il contenuto della stanza. Uno dei grandi drammi dell’uomo del nostro tempo è quello di non credere più alla grandezza della propria anima. Come potrà essere felice un uomo che vive con il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa!

Oriana Fallaci ha scritto righe memorabili sul dolore dell'anima:

"Incredibile come il dolore dell'anima non venga capito. Se ti becchi una pallottola o una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine. Se hai il cuore a pezzi e sei così disperato che non ti riesce aprir bocca, invece, non se ne accorgono neanche. Eppure il dolore dell'anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare".

Solo conscendo l'uomo possiamo prenderci cura dell'uomo; oggi tutti parlano della necessità urgente di un nuovo umanesimo, dobbiamo allora intenderci su ciò che sia propriamente umano.

“Che cos’è l’uomo perché te ne curi, il figlio dell’uomo perché te ne dia pensiero?", chiede a Dio il salmista, rimarcando la pochezza e la fragilità dell'esistenza umana. Aggiunge però subito dopo: "Eppure lo hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato”, testimoniandone allo stesso tempo la grandezza e lasciandoci intuire la destinazione gloriosa che ci attende. La verità sull'uomo comprende entrambe queste fondamentali dimensioni.

La bellezza dei corpi passa fugacemente ma l'uomo è molto di più di un corpo che nasce, invecchia, si ammala e muore, è molto di più di una presenza estetica che tende al disfacimento. C'è un vecchio proverbio amerindo che dice: "Se a un uccello tagli il becco, le piume e gli artigli non rimane niente, se a un uomo tagli le braccia, le gambe e le mani rimane sempre un uomo". Dov’è allora la bellezza che non passa? Come definire questa bellezza non offesa dal tempo?

Sant’ Agostino ne dà una definizione meravigliosa: “Noi non amiamo che il bello, ma che cos'è il bello? E cos'è la bellezza? Cosa ci attrae e ci avvince agli oggetti del nostro amore? Che significa vedere nell' intimo? Significa vedere ciò che non è colore, che non è suono, che non è odore, che non è sapore, e neppure calore, o freddo, o morbidezza, o durezza...Ciò che il luogo non circoscrive e risuona, ciò che il tempo non porta via e profuma, ciò che il vento non disperde e ha sapore, ciò che la voracità non fa diminuire e rimane stretto nell' amplesso, ciò che la sazietà non respinge. Non appare forse a tutti questa bellezza?…e allora perché non parla a tutti egualmente?”

Per vedere la bellezza dell’uomo in senso pieno occorre l’amore, l’amore rivela una nuova dimensione del vedere. Quanto più amiamo, tanto più saremo capaci di vedere, se invece non amiamo saremo altrettanto ciechi o corti di vedute.

Può sembrarvi un concetto un po’ forzato eppure non mi sto inventando nulla di strano, già i latini usavano l'espressione “Ubi amor, Ibi oculus”, lì dove c’è amore, lì ci sono anche gli occhi per vedere, vedere veramente.

Forse abbiamo gli occhi annebbiati e non vediamo più la meraviglia della vita dell’uomo. Tuttavia per il fatto che i ciechi non vedono, non possiamo concludere che la luce del sole non brilli...non c'è luna che possa brillare senza sole, anche qualora ne ignorasse o peggio negasse l'esistenza.

È qui che capiamo perché sono fondamentali gli artisti, Il poeta Gilbert Keith Chesterton disse: "La dignità dell'artista sta nel suo dovere di tenere vivo il senso della meraviglia del mondo. Il mondo non perirà per mancanza di meraviglie, il mondo perirà per mancanza di meraviglia!"

Per dipingere l'uomo bisogna conoscere l'uomo, un ritratto è il paesaggio dell'anima della persona dipinta. Non si può dipingere un ritratto senza aver amato, senza aver sofferto, senza aver vissuto, sarebbe come scrivere la biografia di un uomo che non abbiamo conosciuto o disegnare la mappa di un luogo che non abbiamo visitato.

Lo sguardo dell'artista deve penetrare tutto, come la pioggia che quando cade vigorosa non risparmia nulla. Da anni cerco la maniera di rappresentare il ritratto e la figura umana in modo da fissarne sulla tela l’essenza spirituale e rendere visibile l’invisibile presenza del divino.

Quando scopriamo la nostra divina somiglianza si aprono per noi le porte del cielo, quelle porte che hanno spinto il povero Jim Morrison a chiamare il suo gruppo "The Doors" in omaggio al poeta William Blake, che scrisse: "Quando le porte della percezione saranno aperte, vedremo l'uomo così com’è: infinito". La vera iconoclastia consiste in tutto ciò che distrugge nell’uomo la divina somiglianza.

Qualche anno fa mi è capitato di leggere un'interessante scritto di Santa Teresa d’Avila, nel quale, la grande mistica spagnola sfida apertamente gli artisti: “L’amore ha impresso nella mia anima un’immagine di te Altissimo, così bella, che nessun pittore, per quanto sapiente, sarebbe capace di rappresentare”. La sfida è grande, vedere in ogni essere umano come luogo d'incontro di corpo e spirito.

Da anni cerco una sintesi tra la modernità e la tradizione, tra i canoni della bellezza classica e le avanguardie della pittura del nostro tempo che mi permetta di portare lo spettatore verso una dimensione più profonda. Per mezzo del disegno e della forma cerco la rappresentazione anatomica dell'uomo e attraverso la pittura astratta ed informale cerco la fisiognomica, i moti dell’animo, il suo mondo interiore.

I volti che dipingo sono trasparenti quasi eterei, cerco un equilibrio tra il nascondere e il rivelare che conferisca al ritratto fragilità e leggerezza. L’evanescenza è il simbolo dell’irraggiungibile, la cifra stilistica dell’eterno.

L’esistenza è costantemente esposta al sacro, ma la facoltà di vedere dell’uomo è drammaticamente in declino. Abbiamo perso lo sguardo contemplativo sul mondo, lo sguardo capace di aprire una finestra sull’eternità e di unire tutto e tutti, di capire l’interdipendenza degli uomini e il loro comune destino; di vedere veramente che tutto è connesso!

Siamo in grado di decifrare in modo microscopico tutto ciò che esiste, siamo in grado di analizzare la composizione chimica, di misurare le proprietà energetiche di ogni cosa ma non siamo più in grado di discernere i nessi che esistono tra le miriadi delle cose create; Senza la luce divina, l’uomo vede l’universo a immagine del proprio decadimento.

Per risollevare l'uomo dalla sua desolata condizione esistenziale è certamente necessario discutere di politica, di economia o ecologia ma è ancora più urgente e indispensabile rivelare all'uomo la verità su se stesso, la sua sacralità e dignità: ogni uomo porta in se l'eternità!

Oriana Fallaci scriveva ancora: “Molte donne si chiedono: metter al mondo un figlio, perché? Perché abbia fame, perché abbia freddo, perché venga tradito ed offeso, perché muoia ammazzato dalla guerra o da una malattia? E negano la speranza che la sua fame sia saziata, che il suo freddo sia scaldato, che la fedeltà e il rispetto gli siano amici, che viva a lungo per tentar di cancellare le malattie e la guerra.”                                           

L'umanità di tutti i tempi, anche quella di oggi, aspetta di essere illuminata sul proprio cammino e sul proprio destino. Bisogna risvegliare nell'uomo la nostalgia di Dio, di pienezza, di giustizia, di senso e di bellezza. Solo allora avverranno spontaneamente le riforme e i cambiamenti necessari per uscire dalle tante crisi del nostro tempo.

Saint-Expupéry esprime molto bene questo concetto:

"Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito

 Francesco Astiaso Garcia

 



 

IL VALORE TERAPEUTICO DELL'ARTE

 


Cari amici, sono lieti di invitarvi, domani, VENERDI’ 28 OTTOBRE, alle 17:00, presso il Centro Congressi Fondazione Santa Lucia (via Ardeatina 354, Roma) dove si terranno alcune LEZIONI MAGISTRALI SULL’ARTE. Sono stato invitato anche io come relatore, per parlare di ARTE E ANIMA.

Tutti gli interventi porranno l’accento sulla valenza terapeutica delle discipline visive come mezzi per il benessere psico-fisico dei diversi fruitori. Per l’occasione, abbiamo allestito una mostra collettiva, di pittura, sugli argomenti trattati. Vi scrivo di seguito il programma del CONVEGNO GRATUITO E APERTO A TUTTI:

 

Presentazione dei contenuti della giornata

Arch. AMELIA MUTTI, esperta in architettura sanitaria e Artista

 

-ARTE E ANIMA

Artista FRANCESCO ASTIASO GARCIA, Segretario Nazionale dell’Unione Cattolica Artisti Italiani

 

-ARTE E SPAZIO

Prof. Arch. RUGGERO LENCI, presso la facoltà di ingegneria, Università “La Sapienza” di Roma e Artista

 

-ARTE E UMANIZZAZIONE: IL REPARTO PEDIATRICO

Arch. EMANUELA VALLE, progettista Studio Valle 3, Roma

 

-ARTE E INTELLIGENZA ARTIFICIALE: ricadute sulle strutture sanitarie

Dott. MASSIMO D’ANGELO, statistico economico, presidente Neurospritz e Artista

 

Conclusioni

Prof. Arch. FRANCO PURINI, saggista e docente universitario italiano e Artista

La via della bellezza e il dialogo con la Cina

Il 3 settembre scorso, la Fondazione Internazionale Padre Matteo Ricci ha inaugurato, presso il Foyer del Teatro Lauro Rossi di Macerata, la mostra fotografica di Francesco Astiaso Garcia con la contestuale presentazione del volume "Epifanie. La via della bellezza come dialogo con la Cina". Subito dopo si è tenuto il concerto dell'orchestra internazionale "Limadou" dell'Istituto Italiano di cultura di Bruxelles, con musiche originali fusion tra Oriente e Occidente.

Trascrizione del discorso di Francesco Astiaso Garcia:

Oggi Stiamo andando decisamente contro corrente, in un mondo che si polarizza, si chiude e si divide, siamo qui, questa sera, a parlare di amicizia tra i popoli, di amicizia fra oriente e occidente. In un mondo che sembra aver perso ogni punto di riferimento e relativizza ormai ogni cosa, siamo qui a parlare di bellezza. In un mondo sconvolto da guerra pandemia, crisi climatica ed economica parlare di bellezza può sembrare fuori luogo, sconveniente, inutile e quasi provocatorio; eppure il mondo ha bisogno più che mai di bellezza, di senso, di sapore e amicizia, per non sprofondare nella disperazione.  

Papa Francesco ha detto recentemente: "se autentico l’artista, sa Parlare di Dio meglio di chiunque altro". Come mai ? possiamo chiederci...perché l'arte è un linguaggio che unisce i popoli!

Quando consideriamo il canone nell’arte come una scoperta e una verità obiettiva piuttosto che un’invenzione o un espediente umano, l’arte stessa acquista un valore universale e condiviso che ci avvicina a qualcosa di più grande, qualcosa che va oltre i confini, le culture, le fedi e le appartenenze. Se l'arte è lo splendore della bellezza e la bellezza è lo splendore della verità, l'arte ci mette in relazione con qualcosa o Qualcuno che trascende i popoli e li fa comunicare nell’ammirazione, lasciandoci intuire che quanto ci unisce è più grande di quanto ci divide.

In un clima da guerra fredda, è quanto mai urgente e necessario il fuoco dell'arte per stemperare il gelo e riscoprirci fratelli e coinquilini del mondo; In quest’ottica la bellezza costituisce la più alta forma di diplomazia spirituale, poiché come ci insegna la sapienza cinese, due fiumi, per quanto diversi, riflettono la stessa luna.

Questa sera siamo qui per continuare a tenere accesa la fiamma dell’eredità di Matteo Ricci, e Dio solo sa quanto sia urgente!

Ciò che ci spinge non è l’amore all’arte o alla cultura, ciò che ci spinge è l’amore all’uomo, l’amore autentico del Vangelo che ha ispirato Matteo Ricci e lo ha portato ad abbracciare l’estremo oriente.

Il futuro del mondo dipende da quanto sapremmo cogliere e attualizzare il suo insegnamento e Macerata se lo vorrà potrà avere un ruolo decisivo.















Mostra di "pittura" Sottomarina

Sono tante le forme di pregiudizio sull’arte moderna, specialmente nei confronti della pittura astratta, molte persone sono prevenute, e pensano che sia il rifugio di chi non sa disegnare o quantomeno sia una scelta più facile e veloce per convincere qualcuno di essere un artista.

Il pregiudizio nasce dall’idea che possiamo considerare artista solo chi sa copiare la natura; questo di per sé non è sbagliato ma spesso e volentieri abbiamo un’idea superficiale e limitata del concetto di natura!

Quando ho iniziato a dipingere, da bambino, sentivo il bisogno di rappresentare quello che vedevo: mia madre, i miei nonni, un cavallo, una barca capovolta sulla spiaggia; i miei punti di riferimento erano soprattutto i pittori classici. L'attenzione per la bellezza ravvicinata della natura mi ha spinto ad amare i particolari delle cose nei quali ho trovato il gusto e il senso dell'arte astratta e informale. Ho scoperto che ci sono tante forme di dipingere una mela; possiamo tracciare un contorno rappresentando il frutto attraverso un'iconografia simbolica o scegliere di rappresentare un particolare della buccia con tutte le vibrazioni e le sfumature di colore. Qual è dunque l'arte astratta e quale quella figurativa? Non vi pare che in entrambi i casi il desiderio sia quello di essere fedeli alla natura?

Paul Cezanne disse che avrebbe conquistato Parigi con una mela, ricordando a tutti che non è il soggetto rappresentato a fare di un pittore un artista ma la maniera di rappresentarlo. In natura non esiste l’astratto e il figurativo, esiste la bellezza con le sue leggi e le sue relazioni che possiamo ritrovare indifferentemente in un volto, o nei dettagli di una foglia, nel nudo di donna o nella buccia di una mela. Cos’è più facile, disegnare fedelmente una mela o dipingere fedelmente i particolari della sua buccia?

L'arte sembra aver perso il desiderio di produrre bellezza, è l'assenza della natura a pesare sull'arte come una malattia mortale. il dialogo con la natura resta per l'artista, condicio sine qua non.

Scrisse Matisse: La gente che fa dello stile per partito preso e si allontana volontariamente dalla natura resta al margine della verità. Quando un artista dipinge deve avere questo sentimento di copiare la natura. E anche quando se ne sia allontanato, deve restargli la convinzione di averlo fatto per renderla più pienamente.

 

In poche parole, l'arte per essere arte non può limitarsi a comunicare, deve comunicare attraverso la bellezza. È artista chi copia la natura, anche inconsapevolmente.

Ogni opera d’arte autentica, astratta o figurativa, antica o contemporanea, è in qualche modo un de-ja-vù della natura, un’icona che come uno specchio ricompone la realtà attingendo alla fonte. L’arte è lo splendore della bellezza, la bellezza è lo splendore della verità, l’artista continua l’opera del Creatore e torna alle origini ricreando le leggi della Natura.

Il pittore dovrebbe porsi di fronte alla natura come uno scienziato che ne analizza e approfondisce le leggi, come un chimico che studia la materia. Tutto in natura è una perfetta relazione d'armonia. Ogni autentica opera d'arte è una perfetta equazione matematica, non possiamo cambiare nulla senza che salti tutto.

Qualche anno fa ho trovato in un mercatino di libri usati a "Porta Portese" un vecchio libro di fotografie sottomarine molto suggestive. Ieri a studio mi sono divertito a fotografarne dei particolari ravvicinati, estrapolando dettagli, sfumature e composizioni che inevitabilmente ci ricordano la grande pittura contemporanea.

La conclusione è disarmante nella la sua evidenza:

Tutta l'arte moderna, quella autentica, è nella natura!

Francesco Astiaso Garcia

 



























CANTO ALLA MATERNITA' (22 - 7 - 22)

 Dedicato a te Maria Josè Ruiz-Cabello Nunez, 

Sei grande! 

Nonostante tutto il sole sorge ancora




BUONA FESTA DELLA MUSICA!


Cari amici, BUONA FESTA DELLA MUSICA!
Per questo giorno così speciale ho pensato di condividere con voi questo emozionante incontro tra i miei dipinti e lo splendido brano di Ilaria Della Bidia che esce proprio oggi.

La Festa della Musica (Fête de la Musique, Fiesta de la Musica, Music Day or World Music Day….) è una celebrazione che si tiene ogni anno il 21 giugno. E’ un giorno in cui vorremmo che la musica si diffondesse ovunque: dalle strade, alle piazze, ai luoghi meno consueti. I concerti sono generalmente ad ingresso libero.
L’idea di un’occasione per celebrare il solstizio d’estate in un linguaggio universale si deve a Jack Lang, Ministro della Cultura francese, insieme a Maurice Fleuret. Dalla prima edizione parigina del 1982 si è ormai giunti ad un appuntamento che coinvolge circa 120 paesi di tutto il mondo.
L’edizione italiana del 2022 è dedicata alla memoria del giornalista e politico David Sassoli, che ha tenuto la Presidenza del Parlamento Europeo fino alla morte.
VIVA LA MUSICA, VIVA L’ARTE, VIVA LA VITA!




IL SESTO GIORNO Mostra personale di pittura di Francesco Astiaso Garcia



Venerdì 17 giugno, alle ore 18:00, presso la Galleria d'Arte Sempione, in via Corso Sempione 8, sarà inaugurata la mostra d'arte IL SESTO GIORNO di Francesco Astiaso Garcia a cura di Mario Borgato. La mostra comprende circa 40 opere, la maggior parte delle quali, completamente inedite. La mostra resterà aperta tutti i giorni fino al 3 luglio, dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 17:00 alle 21:00.

Il giorno dell’inaugurazione, alle ore 21:00, tutti i presenti saranno invitati a visitare lo Studio d'Arte di Francesco Astiaso Garcia, nei pressi della galleria, in via Monte Nevoso.

La mostra Il sesto giorno vuole essere una sorta di viaggio estetico contemplativo che ci porta, attraverso la pittura contemporanea, a ripercorrere la Genesi dell'Universo che dagli elementi primordiali, vede il suo compimento nella creazione dell'uomo. Il creato è un grande libro che l'uomo deve saper leggere, ma occorre conoscerne l'alfabeto, e a tal proposito il contributo degli artisti è insostituibile, come spiega bene Walter Benjamin: "La natura è un insieme di simboli e geroglifici che il poeta interpreta e traduce, egli è il decifratore del linguaggio segreto dell'Universo". Ogni opera d'arte dovrebbe attingere direttamente alle origini dell'Universo, ma l’arte sembra aver perso il desiderio di produrre bellezza; è l'assenza della natura a pesare sull'arte come una malattia mortale. Il dialogo con la natura resta per l'artista condicio sine qua non.

Dovremo considerare il canone nell’arte come una scoperta, una verità obiettiva piuttosto che un’invenzione, o un espediente umano. Matisse è chiarissimo al riguardo: "La gente che fa dello stile per partito preso e si allontana volontariamente dalla natura resta al margine della verità. Quando un artista dipinge deve avere questo sentimento di copiare la natura. E anche quando se ne sia allontanato, deve restargli la convinzione di averlo fatto per renderla più pienamente".

Tutto in natura è una perfetta relazione armonica, in natura non esiste l'astratto e il figurativo, esiste la bellezza con le sue leggi e le sue relazioni; ogni autentica opera d'arte, antica o contemporanea, astratta o figurativa è in qualche modo un de-ja-vù del creato.

Il pittore si pone di fronte al creato come uno scienziato che ne analizza e ne approfondisce il mistero e scopre che in fondo la bellezza è semplicemente la logica che decifriamo dallo studio delle leggi della natura, qualcosa quindi di universale, oggettivo e molto concreto, qualcosa che ci unisce tutti come fratelli, coinquilini del mondo. La bellezza è il linguaggio segreto dell’Universo, la logica che accomuna scienziati e artisti; perciò se l'arte è lo splendore della bellezza e la bellezza è lo splendore della verità, l'arte ci mette in relazione con qualcosa o qualcuno che trascende i confini, le culture, le fedi e le appartenenze; forse per questo Giovanni Paolo II ha scritto: "Nessuno meglio di voi artisti, geniali costruttori di bellezza, può intuire qualcosa del pathos con cui Dio, all'alba della creazione, guardò all'opera delle sue mani".

Il sesto giorno è il giorno del sogno di Dio, un grande disegno di fraternità; l’intera famiglia umana unita nell'amore che vive in armonia nella meravigliosa casa comune, sotto lo stesso cielo e sulla stessa terra. L'auspicio è che ciascuno possa trovare il proprio posto e dare il meglio di sé in questo grande disegno.

Francesco Astiaso Garcia

 

HASTA LA VIDA SIEMPRE !

Teatro, musica, pittura, quando si uniscono le forze si vivono le esperienze più belle! 

Grazie Giovanni Scifoni per avermi coinvolto in questa splendida serata sinestetica all’Auditorium Conciliazione in occasione degli Stati Generali della Natalità con Gigi De Palo.

Partecipare al tuo spettacolo con i miei quadri è stato un po’ come suonare al concerto dei Nirvana come gruppo spalla, una gran ficata, un vero onore.

HASTA LA VIDA SIEMPRE !












AVE MARIA per la PACE


Vi auguro buona Pasqua con questa Ave Maria che ho composto come una preghiera per la PACE. “In questi tempi di miserie onnipresenti, violenze cieche, catastrofi naturali o ecologiche, parlare di bellezza può sembrare incongruo, sconveniente o persino provocatorio. La bellezza comporta la presa in carico del dolore del mondo, un’esigenza estrema di dignità, di compassione di senso della giustizia.”




Mostra di beneficenza per l'Ucraina

 


L'assassinio di qualsiasi uomo è la morte di tutti,

"E allora, non chiedere mai per chi suona la campana. Essa suona per te”.

Opponiamo all’orrore della guerra il fiore della bellezza, dell’incontro della solidarietà!



Il momento è grave e ci coinvolge tutti, tutti possiamo fare qualcosa, tutti dobbiamo fare qualcosa, specialmente in questi giorni di preparazione alla Pasqua; a tal proposito vi invito alla MOSTRA D’ARTE a sostegno DELL’ACCOGLIENZA DEGLI UCRAINI che fuggono dalla guerra.
 
La mostra dell’Ucai (Unione Cattolica Artisti Italiani), si svolgerà MERCOLEDÌ 13 APRILE dalle 18:00 alle 20:30, presso la sede della Fondazione Pontificia Scholas Occurrente, Piazza San Callisto, 16.
 
Per accedere alla mostra è necessaria la PRENOTAZIONE scrivendo il nominativo su whatsaap al numero: +39 331 585 2843.

Qui sotto Papa Francesco benedice e incoraggia il progetto di beneficenza degli artisti Ucai a favore dell’emergenza educativa nelle scuole di frontiera della Fondazione Pontificia Scholas Occurrentes




Non è più l’arte capace di quietare la mia anima

 


In questo dipinto ho voluto cercare una sintesi tra i sentimenti opposti che riassumono il mistero Pasquale della Redenzione del mondo.

Ho rappresentato la Passione di Cristo e le indicibili sofferenze offerte per amore ma ho voluto trasfigurare la Croce nell'abbraccio luminoso della Gloria della Risurrezione.

Il corpo diafano, etereo ed evanescente si staglia su un fondo che ricorda la sofferenza e le ferite della carne. Li dove si soffre e si accetta la sofferenza per amore è presente Cristo con la sua gloria!

In Cristo riceve luce quell'enigma del dolore e della morte che senza il suo vangelo e la sua resurrezione sarebbe insopportabile.

La sola contemplazione della nostra miseria ci porta così alla disperazione, alla distrazione, alla fuga da noi stessi. Chi, invece, vede solo la grandezza dell’uomo, finisce nella superbia, nella vanità, nell’orgoglio. La contemplazione di entrambe le dimensioni dell’uomo ci dice chi siamo.

L'uomo è quindi definito dalla sua tensione verso l’Infinito, e dal suo limite, la sua fragilità, la sua finitezza, è stato creato né celeste né terreno affinché possa superarsi, affinché sappia fermarsi.

È noto a tutti il mito di Michelangelo Buonarroti come genio ribelle, meno nota è la sensibilità spirituale che ha caratterizzato soprattutto gli ultimi anni della sua vita. Certo, è molto affascinante il mito di un genio tormentato, sprezzante di ogni autorità morale, ma credo sia ancora più bello scoprire l'immagine di un uomo che parla di speranza.

In uno dei suoi componimenti scrive:

Non è più l’arte capace di quietare la mia anima, ma l’amore divino che si esprime nell’abbraccio della croce.

Per vivere veramente la nostra vita come un'opera d'arte dobbiamo passare da un'esistenza artigianale, fatta di cause ed effetti, alla vita sperimentata come arte, vissuta come opera ispirata, aperta alla gratuità della grazia.

Dio irrompe nella nostra vita aprendo orizzonti nuovi e imprevedibili, siamo pronti ad accoglierlo nella nostra storia, a farci sorprendere e scompaginare i programmi?