Dorian Grey e i Social Network

                                                                     DORIAN GREY

Diventeremo "di buon grado vigliacchi pur di acquistare così la reputazione di essere coraggiosi". Queste parole scritte da Pascal rappresentano un paradosso che esprime tragicamente l'ipocrisia dell'uomo alla quale nessuno è immune. L'onore non coincide con la reputazione; l'onore dipende dalle virtù della persona, non da quello che altri pensano. La nostra società senza onore, è basata sulla reputazione; eppure come ha scritto Cechov, "l'onore non si può togliere si può solo perdere".

È vero che in ogni epoca l'uomo ha subito l'influenza del narcisismo e dell'apparire ma oggi, immerso costantemente nella comunicazione telematica, vive tutto questo all'ennesima potenza. Siamo arrivati a preoccuparci maggiormente di dare alle persone un'immagine felice della nostra vita piuttosto che preoccuparci della felicità stessa della nostra esistenza.

Indossare pantaloni firmati Armani, appendere nel proprio salone un Dalì e bere Chardonnay per molti è più importante di vestire bene, arredare la casa con gusto e godersi un buon vino.

Dorian Grey nell'omonimo capolavoro di Oscar Wilde chiede all'amico pittore di immortalare sulla tela la sua immagine nel momento di massimo splendore affinché tutti ne possano ammirare la bellezza; se ne innamora poi al punto di crederla più importante della sua stessa anima. Vende allora la bellezza della sua anima e quindi della sua autentica persona in cambio della bellezza del suo apparire.

Oggi il rischio è che lo schermo del computer o del telefono sostituisca la tela del ritratto di Dorian Grey e che il Web seducendoci con tutte le sue piattaforme sociali diventi feticcio dell'immagine che vogliamo dare di noi stessi.

Cartesio disse nel 1600 :"Ego cogito, ergo sum, sive existo" (Io penso, dunque sono, ossia esisto), oggi potremmo dire Web ergo sum, comunico nel Web dunque esisto!

Ma cosa importa veramente, essere felici o sembrare di esserlo? Rimango sempre colpito dalla notizia improvvisa del suicidio di una persona di successo di cui nessuno avrebbe potuto immaginare la disperazione.

Non si vede bene che con il cuore, parafrasando il Piccolo Principe potremmo dire che l'essenziale è invisibile al Web; c'è ancora qualcuno disposto a crederlo?

Chi di noi sarebbe disposto ad essere reputato vigliacco pur di essere in cuor suo coraggioso? Chi accetterebbe di essere giudicato come un bugiardo e un falso pur di perseguire la verità e la giustizia?

C'è qualcuno capace di caricarsi l'accusa di malvagio e apparire tale agli occhi del mondo per essere veramente buono?

Nel capitolo 53 del libro del Profeta Isaia è scritto:

“3 Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

4 Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.

5 Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

6 Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.

7 Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”.

 

Il Naufragio degli Indifferenti

Caro Papa Francesco, in questo quadro ho voluto marcare l’identificazione di Cristo con i migranti e forestieri che attraversano il mare e bussano disperatamente alle nostre porte.

L’amore di Cristo ha sempre prediletto gli ultimi, gli scartati, facendosi prossimo a coloro che pagano l’ingiustizia di un mondo iniquo; la crocifissione è come disegnata dalla schiuma del mare, la stessa schiuma che ha sepolto tanti uomini, donne e bambini.

Cristo appare ai naufraghi come un faro luminoso nella notte oscura delle acque.

Questo dipinto rende inequivocabile e immediato il forte messaggio: La carità è il centro del vangelo; ogni uomo è fratello di Cristo, per cui ogni atto d’amore viene fatto o negato a Cristo; vedere Cristo in chi ci passa accanto è una grazia da chiedere insieme al dono delle lacrime per le vittime dei naufragi.

«Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».

Questa è la mia preghiera dipinta Santo Padre: che Cristo salvi l’umanità naufragata nel peccato dell’indifferenza!

























Con i Giovani Cambiamo il Mondo

 



E’ bello vedere come ormai da tempo i giovani siano tornati in prima linea nella protesta contro sopraffazioni e ingiustizie, denunciando le corruzioni dei governi e delle élite finanziarie ossessionate dalla speculazione e dal lucro che comanda sull’umanità schiava dell’accumulo e del consumo; saranno i sedicenni scesi in piazza a guidare il mondo tra pochi anni; mai il mondo è stato così giovane, siamo 7,7 miliardi e il 41 % ha meno di 24 anni.

I giovani lo hanno capito, si guarda sempre ai fini politici, ma troppo poco alle persone! Sono loro a ricordarci che la speranza non è utopia, sono stanchi di essere spettatori, vogliono essere protagonisti; sognano un mondo che vuol progredire senza corruzione, repressione e ignoranza, un mondo dove la dignità dell’umano sia posta al centro! 

E’ l’ansia di vivere in profondità ad accomunare giovani e artisti, il desiderio di vita autentica e di pienezza, la sete di senso della vita!

I giovani come gli artisti non vogliono accontentarsi di una vita comoda, conformista e borghese, alimentata da narcisismo e avidità.

 

Le nuove generazioni hanno intuito che il denaro deve servire e non dominare ma forse, in fondo, privilegiano ancora la dimensione dell’avere piuttosto che quella dell’essere, vittime di una società fondata sul possesso di cose di successo, di visibilità e di potere.

Come evitare che i giovani si convertano domani negli adulti che oggi disapprovano?

Come trovare la visione antropologica che segnerà il cammino verso altri modi di intendere l’economia, la crescita e il progresso? Quale può essere il contributo della cultura?


L’educazione è una dimensione trasversale che tocca tutti gli ambiti e le dimensioni della vita dell’uomo, perciò siamo convinti che gli artisti attraverso progetti concreti di Pace e di Bellezza possano dare il loro prezioso contributo a favore di un’alleanza basata sul dialogo con chi si sente corresponsabile dell’umanità e della creazione e desidera consegnare alle giovani generazioni una casa comune più solida e fraterna.


Cultura è ciò che coltiva, che fa crescere l’umano, per una necessaria e coraggiosa inversione di rotta è indispensabile partire da una presa di coscienza che ci riporti all’essenziale, a ciò che vale, a ciò che è autentico e pieno di senso; solo così potremo rivedere il nostro modo di essere e di pensare.

Dobbiamo lavorare per un’economia, un’istruzione e una politica basate sull’idea di virtù, sull’idea che la felicità non è egoismo, ma condivisione e relazione.

 

Con i giovani e per i giovani possiamo cambiare il volto di questo mondo; E’ urgente rieducare i giovani alla bellezza, che sarà faro e guida della loro profonda sete d’infinito, di verità e di giustizia.

 

La bellezza suscita la nostalgia di un’esistenza più perfetta, ci ricorda che alle nostre vite qualcosa manca, qualcosa che non è possibile colmare con l’abbondanza materiale.

L’arte può aiutare i giovani a riscoprire il Sacro, superando la tiepidezza spirituale. La bellezza suscita il desiderio sopito di Dio, ci spinge a metterci in cammino e ci porta a scoprire il nostro comune destino.

Davanti ad un mondo anestetizzato da un’indifferenza che non permette più di vedere le sofferenze degli scartati, né di ascoltare il loro grido di dolore, davanti a tutti gli esclusi che spesso non hanno più nemmeno voce, come artisti sentiamo il bisogno di fare qualcosa, attraverso l’arte possiamo aprire orizzonti di speranza dove sembra non ce ne siano più e così contribuire ad alleviare le ferite e le ingiustizie di una società inferma.

 

Per fare questo però abbiamo bisogno dei giovani, abbiamo bisogno di artigiani di giustizia e pace, di paladini di bellezza e solidarietà, di poeti e profeti, capaci di sognare in grande con uno sguardo che sappia leggere nel profondo la sete degli uomini per costruire insieme la “civiltà dell’amore”.

Invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fesserie, bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla…la bellezza è importante!” (Peppino Impastato)


Dio non fa preferenze di persona, noi si!

"A volte coloro che dicono di non credere 
possono vivere la volontà di Dio meglio degli altri"

Papa Francesco 


"Salvator Mundi"  di Leonardo da Vinci

Sono nato in una famiglia cattolica e sin da bambino i miei genitori mi hanno trasmesso la fede in Gesù Cristo. Durante la mia giovinezza mi sono interrogato spesso sul senso della fede e dell'appartenenza cristiana. Crescendo ho avuto la possibilità di viaggiare tanto e di conoscere persone di altre religioni; quante volte ho pensato: se fossi nato qui, al posto loro, sarei sicuramente mussulmano o induista... chissà cosa penserei dei cristiani? Vedere a Varanasi donne e bambini in ginocchio pregare con profonda devozione, fino alle lacrime, davanti ad una statua con la testa di elefante ha suscitato in me non poche riflessioni.

Ho studiato poi all'Accademia delle Belle Arti, a Roma e a Parigi in un'ambiente per lo più ateo, anarchico ed esistenzialista. La maggior parte degli amici e delle ragazze che ho avuto erano totalmente indifferenti alla chiesa e alla fede cristiana; il confronto con loro mi ha aiutato a non irrigidirmi dietro a dogmatismi e a mettere in discussione le mie sicurezze, le mie certezze, le mie convinzioni.

Per me è sempre stato evidente che la grazia di Dio opera negli uomini di buona volontà, orientati al bene e alla giustizia, anche se non vanno in chiesa; mi risultava difficile capire chi avesse difficoltà a concepire un influsso operante della grazia anche all’interno di altre culture e tradizioni religiose e tante volte non nascondo di essere stato scandalizzato da alcuni atteggiamenti di credenti cattolici intenti a segnare distanze tra le persone usando addirittura la religione per creare confini e chiusure.

In fondo Cristo non poteva essere più esplicito: "In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio". La fede cristiana è meravigliosa perché non solo rompe i nostri schemi ma rimescola tutte le carte: ne sono certo, dopo questa vita ne avremo di sorprese! Se riduciamo la fede ad un imparaticcio di usanze e costumi la nostra vita non cambia, e diamo scandalo; anche io come cristiano sento questa grave responsabilità.

La dottrina dei "Semina Verbi" formulata da San Giustino nel secondo secolo dopo Cristo e poi ulteriormente approfondita da Clemente di Alessandria nel terzo è stata per me di grande consolazione e illuminazione. Tale dottrina induce Giustino a riconoscere i valori morali e spirituali positivi presenti nelle varie culture e tradizioni religiose  al di fuori del cristianesimo,  e a vedere in essi i “semi” dell’azione dell’unico Verbo di Dio che prepara gli uomini alla sua piena rivelazione nel mistero di Gesù Cristo, unico salvatore universale e centro della storia salvifica.

Dio ha seminato i Semi del Verbo, ossia delle verità ancora incomplete ma comunque ordinate a Cristo, anche al di fuori della Chiesa cattolica, come per esempio nelle altre religioni, nelle culture ed anche in forme di vita che non sono conformi pienamente alla sua Volontà, ma che comunque contengono delle verità che possono essere sviluppate fino alla loro pienezza cristiana.

L’immagine del “seme”, utilizzata da San Giustino, è particolarmente felice, perché riesce ad esprimere l’idea dell’azione diffusa di Dio nel mondo, anche oltre i confini visibili del cristianesimo. 
San Giovanni Paolo II definisce i “semina verbi” come “raggi dell’unica verità”.
Nella teoria di Giustino è da escludere qualunque tipo di concessione al relativismo o sincretismo in considerazione dell'affermazione inequivocabile della superiorità e della completezza di conoscenza, di moralità e disponibilità al bene, che la fede in Cristo conferisce. L'essere umano per impulso naturale scruta la verità, questa è una realtà che lo dispone all'incontro con la Trascendenza stessa.

È in quest'ottica che oggi Papa Francesco ci invita ad avere occhi, mente, mani e cuori aperti a tutti i fratelli!

Ma allora perché tanta resistenza e opposizione, non occorre essere un teologo per capire certe cose. Papa Francesco siede sul soglio di Pietro, e come Pietro si trova davanti a chiusure e opposizioni; ma il Papa non può limitare il suo interesse alla sorte dei cattolici, il Papa è interessato alla sorte di sette miliardi di esseri umani, ne è fortemente interessato.

Narrano gli Atti degli Apostoli che anche Pietro, a suo tempo, si è trovato alle prese con incomprensioni e chiusure:

Atti 10

"34 Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, 35 ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. 36... 45 E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo".


Non importa da che luogo e da che storia proveniamo o quali tendenze abbiamo, o quali problemi stiamo vivendo con nostra moglie o nostro marito, il Signore ci aspetta ed è desideroso di accoglierci e donarci il suo spirito; la Misericordia di Dio solo desidera per noi un’esistenza libera, piena di senso che porti frutto, superando le leggi e i moralismi.

"Lumen Gentium" 2.16:

"Dio non è neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr At 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e con l’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna. Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita".

Cosa apporta dunque il Vangelo di fondamentale alla ricerca di verità, autenticità e felicità di ogni uomo? È molto importante capire l'urgenza di annunciare il vangelo ad ogni creatura affinché gli uomini abbiano la vita e ne abbiano in abbondanza! 

San Paolo Apostolo nella prima lettera ai Corinzi sottolinea con ardore la necessità di dialogare con tutti al fine di annunciare il Vangelo, la Buona Notizia:

"Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io...Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo!

Marco 16, 15-16: Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.


La Nostalgia per il Mare Vasto ed Infinito

"Il Mare Vasto ed Infinito" - Olio e resina su tela di Francesco Astiaso Garcia

"Il Mare Vasto ed Infinito" - Olio e resina su tela di Francesco Astiaso Garcia

Quale può essere il contributo degli artisti alla “Transizione Ecologica” e più in generale alle sfide epocali che il mondo sta affrontando? Cosa possiamo fare come artisti affinché ogni uomo acquisisca maggior senso di responsabilità nei confronti della salvaguardia e la tutela dei beni del creato?

In fondo in cosa consiste il lavoro dell’arte, gli artisti compongono musica, scrivono poesie, dipingono quadri, tutto molto bello ma non indispensabile…niente di più falso!

Questo è il pregiudizio di fondo, il luogo comune che spinge a considerare l’arte poco più di un colto intrattenimento; molto spesso sono gli artisti stessi i primi a fare questo grave errore, autoescludendosi dalla dignità che li caratterizza. Finché ci ostiniamo a considerare l'artista come colui che deve soddisfare le nostre ansie d'arredamento dipingendo un bel quadro intonato alle nostre tende o al nostro divano, non supereremo mai questo pregiudizio.

Con la pandemia è emerso in maniera ancora più evidente: il settore artistico è stato molto trascurato, non solo è stato uno degli ultimi a poter riprendere le proprie attività ma ha anche ricevuto pochissimi aiuti…evidentemente non siamo presi molto sul serio!

Eppure scrive Dostoevskij: “L'umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui”.

Potrebbe sembrare un’esagerazione, un’affermazione di parte di uno scrittore che tira acqua al suo mulino, eppure ne sono convinto veramente, il contributo dei poeti e degli artisti alla ripresa dalla pandemia e alla transizione ecologica sarà decisivo e insostituibile, importante almeno quanto il lavoro degli scienziati, degli economisti e degli ambientalisti.

In cosa consisterà concretamente questo nostro contributo? Vi rispondo con le parole di un altro scrittore, Antoine de Saint-Exupéry: “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”.

Ecco il punto, questo fanno gli artisti, risvegliano la nostalgia per il mare vasto ed infinito, la nostalgia di verità, giustizia, senso e bellezza che ogni uomo cerca! solo toccati da questa nostalgia troveremo la motivazione profonda per costruire la barca ed affrontare quest’enorme sfida della transizione ecologica, “l’arte non insegna nulla tranne il senso della vita”.

Solo dopo aver risvegliato la nostalgia per il mare vasto ed infinito saranno necessari scienziati, economisti, ecologisti per radunare uomini, impartire ordini, tagliare la legna e dividere i compiti.

Vorrei concludere con le parole di Papa Francesco:

“Gratuità, senso e bellezza possono sembrarvi inutili, soprattutto oggigiorno. Chi si mette a fare una società cercando gratuità senso e bellezza? Non produce non produce. Eppure da questa cosa che sembra inutile dipende l’umanità intera, il futuro!”

La bellezza è il contributo peculiare delle arti al piano per risorgere dalle molteplici crisi del nostro tempo. Perciò crediamo nella necessità urgente di parlare di bellezza per ritrovare uno sguardo contemplativo che ci permetta di vedere e di capire l’interdipendenza degli uomini e il loro comune destino; Allora sì, potremmo costruire la barca tutti insieme.

Per abitare poeticamente la terra abbiamo bisogno di poeti, per la transizione ecologica abbiamo bisogno di poeti.











Lavorare con Amore

Quest’anno voglio fare tantissimi auguri per la festa dei lavoratori a tutti condividendo un ricordo al quale sono molto affezionato:

Prima del mio attuale studio di pittura per il quale sono molto grato a Maria Laura Gioia per oltre 10 anni ho dipinto in un grande garage dove ho passato tanto freddo e umidità e con la sola compagnia di qualche scorpione, momenti di pura felicità, di pura creatività!

Vicino al mio, c’erano tanti altri box auto, un deposito di materassi e un deposito della merce di un negozio di elettrodomestici.
Spesso capitava che mentre dipingevo passasse qualcuno per andare a prendere l' auto e si fermasse a scambiare qualche parola con me incuriosito nel vedermi così appassionatamente indaffarato.

Una signora in particolare si fermava più spesso degli altri, esprimendo la sua meraviglia su come uno spazio così anonimo, povero e modesto, abitato dalla fantasia , potesse fiorire di sogni e di bellezza!

Finchè un giorno prese una decisione che mi impressiono’ moltissimo: svuotò completamente il suo garage e soprattutto scelse di rinunciare al parcheggio della macchina, per poter trasformare anche  il suo spazio in un luogo dove poter dipingere, sognare ed essere creativa.

Ho sempre saputo che la creatività fosse contagiosa, ma sono rimasto  veramente stupito e felice quando ha iniziato il trasloco aiutata da suo marito e dalle sue figlie, trasformando, come me, il suo garage in un atelier d’artista ed ho pensato tra me e me:

Forse tra qualche anno tutti quanti libereranno il loro  garage e lo trasformeranno in un luogo dove poter realizzare i loro sogni dando vita, ne caos frenetico metropolitano, ad una vera e propria scuola di creatività e bellezza, una “Scuola di Atene” dei giorni nostri!

Mi sono sentito in obbligo di sistemare all’ingresso del mio studio una nuova segnaletica stradale : PERICOLO CONTAGIO CREATIVITÀ!!

Scriveva il grande Kahlil Gibran

"Cos'è lavorare con amore?
E' tessere un abito con i fili del cuore, come se dovesse indossarlo il vostro amato.
E' costruire una casa con dedizione come se dovesse abitarla il vostro amato.
E' spargere teneramente i semi e mietere il raccolto con gioia, come se dovesse goderne il frutto il vostro amato.
E' diffondere in tutto ciò che fate il soffio del vostro spirito,
Il lavoro è amore rivelato.
E se non riuscite a lavorare con amore, ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e, seduti alla porta del tempio, accettare l'elemosina di chi lavora con gioia.
Poiché se cuocete il pane con indifferenza, voi cuocete un pane amaro, che non potrà sfamare l'uomo del tutto.
E se spremete l'uva controvoglia, la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
E anche se cantate come angeli, ma non amate il canto, renderete l'uomo sordo alle voci del giorno e della notte."













La vera sfida di oggi: Trovare la bellezza nella sofferenza


Poco più di un anno fa è morto Roger Scruton, uno dei più controversi pensatori britannici.

Dal 1971 al 1992 è stato docente e professore di estetica al Birkbeck College, presso l’Università di Londra, e in seguito ha ricoperto varie altre cariche accademiche a tempo parziale in altre università anche negli Stati Uniti.

Roger Scruton, l’undici dicembre 2009 ha tenuto una relazione dal titolo “La bellezza e il sacro” presso l’Auditorium della Conciliazione in Roma, nel corso del Convegno “Dio oggi: con lui o senza lui cambia tutto”, organizzato dal Progetto culturale della CEI.

Le sue parole, alla luce dei tempi odierni, segnati da crisi e precarietà generalizzate dovute alla pandemia mondiale, acquistano ulteriore profondità e costituiscono preziosissimi spunti di riflessione. 

Vi riporto qualche estratto particolarmente illuminante che lascia ben sperare in una nuova fioritura delle arti nel prossimo futuro:   

Nel dubbio e nella desolazione, artisti, scrittori e musicisti si sono aggrappati alla prospettiva della bellezza quale prova dell’influenza sempre viva esercitata dall’amore, dalla speranza e dall’idealità umana.

Molto spesso le più belle opere d’arte del secolo XX emergono proprio dalla desolazione. Le poesie dell’Akhmatova, gli scritti di Boris Pasternak, la musica di Dmitri Šostakovič: opere siffatte cercano di accendere una luce nell’oscurità totalitaria, di trovare la bellezza nella sofferenza e di mostrare l’amore che agisce nel mezzo della distruzione. Qualcosa di analogo si dovrebbe dire dei Quattro quartetti di Eliot, di War Requiem e Curlew River di Britten e della Chapelle du Rosaire a Vence di Henri Matisse; anzi, di tutte le grandi icone del modernismo, concepito in risposta ai crimini e alle tragedie del secolo XX. 

Il culto della bruttezza e della dissacrazione si afferma oggi in un’epoca di prosperità senza precedenti. Opere brutte vengono prodotte dai figli viziati dello Stato assistenzialistico, persone che non hanno mai dovuto lottare per la sopravvivenza, che non hanno conosciuto la guerra e che sono finite giovanissime in braccio al lusso. Sono il prodotto della ricchezza materiale e dei valori materialistici.

Sembra, dunque, che la brama della dissacrazione cresca nell’abbondanza e nella pace, mentre la voglia della bellezza resista là dove vi sono oppressione, violenza e bisogno. Nella ricchezza sorge l’illusione di essere padroni del proprio fato e quindi di non avere più bisogno di un Dio che provvede per noi. S’inizia a perdere ogni senso della presenza divina, ogni senso del fatto che il mondo abbonda di momenti sacri, di luoghi sacri e di cose sacre.

Il nostro bisogno umano di bellezza non è semplicemente un’aggiunta ridondante alla lista degli appetiti umani.

Possiamo vagare per questo mondo, alienati, risentiti, pieni di sospetto e di sfiducia. Oppure possiamo trovare la nostra casa qui, riposando in armonia con gli altri e con noi stessi. E l’esperienza della bellezza ci guida lungo questa seconda strada.

La ricerca della bellezza continua la ricerca dell’amore. E ciò spiega l’importanza dell’arte in una epoca di violenza, di oppressione e di spodestamento.

Allo stesso tempo la bellezza ci ricorda che alle nostre esistenze qualcosa manca: che l’abbondanza materiale non è di per se stessa sufficiente per noi.

Non vi è ancora ragione per pensare di dover abbandonare la via positiva della bellezza. Perché, allora, così tanti artisti si rifiutano oggi di camminare lungo quel sentiero? Forse perché sanno che conduce a Dio.

Un mondo che contiene bellezza è un mondo in cui la vita è degna di essere vissuta.

Di fronte al dolore, all’imperfezione e alla transitorietà delle nostre affezioni e delle nostre gioie, miriamo ad archetipi più perfetti.

All’arte chiediamo di riassicurarci sulla sensatezza della vita in questo mondo e sulla redenzione della sofferenza.

Si è guardato all’arte per ottenere quella riassicurazione decisiva circa il fatto che la vita umana non è solo una storia insulsa di nascita e decadimento, che una forza redentrice è attiva al cuore stesso delle cose e che il nome di questa forza è amore. La bellezza può essere persino definita in questo modo: è il volto dell’amore, che risplende nella desolazione“.

Qual'è il vostro parere circa queste considerazioni? Siete d'accordo? Sarebbe bello aprire una discussione su questi argomenti nei commenti qui sotto :-)

L’UCAI E LA MOSTRA D’ARTE PIÙ GRANDE DI SEMPRE

L’UCAI E LA MOSTRA D’ARTE PIÙ GRANDE DI SEMPRE



Giò MONTEZ  e  Francesco ASTIASO GARCIA

Con l’obiettivo di conquistare il Guinness World Record e reagire all’isolamento causato dalla pandemia mondiale, 1500 artisti da tutto il mondo hanno risposto all’appello lanciato da Gio Montez per partecipare all’esposizione collettiva d’arte più grande di sempre, allestita a Roma presso l'Atelier Montez: in mostra 45.000 opere realizzate dagli artisti di cinque continenti durante i mesi di confinamento forzato.

La mostra coinvolge transnazionalmente tutti coloro che stanno affrontando l'emergenza di una forte emarginazione sociale e di una dura crisi economica causate dalla pandemia Covid-19. In un mondo dove tornano a farsi sentire insistenti e aggressive le varie propagande populiste e nazionaliste, l’arte rappresenta un potente mezzo di verità e di anti-propaganda che unisce gli uomini, abbattendo frontiere, confini e pregiudizi!

Pochi giorni fa, invitato dal curatore Giorgio Montez, ho potuto vedere in anteprima l’allestimento in corso della grande mostra: il colpo d’occhio è commovente!!! La cosa più bella è che continuano ad arrivare pacchi con le opere da ogni angolo del globo.

Vedere esposte insieme così tante opere realizzate da artisti provenienti da culture e visioni del mondo diverse, che continuano a condividere però sofferenza e precarietà causate dalla stessa pandemia, e propongono una loro riflessione poetica ed esistenziale, trascende il valore stesso dell’arte e ci avvicina ad una verità ed una bellezza che va ben oltre la cultura.


  


Sono fiero di far parte di questo evento epocale, un vero e proprio tsunami che non si limita a rivendicare l’importanza dell’arte contemporanea in tempi di crisi, ma restituisce all’arte il suo valore culturale e spirituale più alto, quello di unire i cuori e i popoli nell’ammirazione e nella ricerca di senso!

L’arte costituisce un linguaggio universale e condiviso, perciò riveste un ruolo di fondamentale importanza nel favorire la sintonia tra persone e comunità di provenienze anche molto differenti. Siamo tutti chiamati ad armonizzare le peculiarità dei vari popoli e Stati per edificare un mondo di giustizia e di pace consapevoli del volto pluriforme della bellezza. Le differenze possono essere luogo d’incontro e non di esclusione, l’armonia esige le differenze, la bellezza è unità nella differenza.




ALLESTIMENTO IN CORSO

In un contesto culturale contraddistinto da derive fondamentaliste, è oggi, quanto mai attuale e vivo, l’invito che il 14 ottobre del 1986 San Giovanni Paolo II rivolse all’Unione Cattolica Artisti Italiani (U.C.A.I.): “Auspico che la vostra arte contribuisca a celebrare la fraternità che unisce gli uomini e li raccolga in una sorta di ecumenismo culturale, il quale superi tutte le frontiere, le differenze e le divisioni. Vi esorto, altresì, a comunicare all’uomo contemporaneo la speranza che non muore “.

E' per questo che anche l'Unione Cattolica Artisti Italiani ha voluto farsi partner e sostenitrice di questo grande progetto. Il nostro è un sodalizio d'intenti che nasce dal basso e si rivolge a tutti coloro che vorranno aderire sostenendo il nostro progetto e condividendo con noi i valori democratici universali.

La Crisi attuale ci spinge a ripensare la vita, il mondo e quindi l’arte; la pandemia sta cambiando il volto del mondo e inevitabilmente l’arte cambierà insieme a noi. Il settore cultura non ha beneficiato di aiuti concreti da parte dei governi nazionali, sostanzialmente più impegnati a salvare le banche e gli interessi delle grandi multinazionali.

La sofferenza e l’incertezza che segna questo tempo la ritroviamo inevitabilmente nella tavolozza di ogni pittore, nell’inchiostro di ogni scrittore e nello spartito di ogni musicista. L’arte non può separarsi dall’esperienza esistenziale dell’uomo, la storia dell’arte è una storia di uomini, per questo non possiamo avvicinarci ai capolavori pittorici, letterari e musicali, senza avvicinarci anche al vissuto degli artisti che ha accompagnato la creazione delle loro opere!

Dietro alle opere d’arte ci sono le gioie, i dolori degli uomini e dei popoli; dove manca questo sottofondo le forme nascono vuote e sradicate, lì manca anche l’arte; senza la carne della vita, l’arte resterà solo “una remota sensazione di verità, come le alghe ancora odorose di iodio testimoniano del mare”.

La Grande mostra B-Part presso l’Atelier Montez è la testimonianza viva che da questo nuovo ed imprevisto corso della storia, può scaturire una ricerca di senso e di bellezza che porterà ad una nuova fioritura spirituale, ad una rinascita che ci spingerà a maggiore equità e giustizia, prendendo inevitabilmente le distanze dalla superficialità edonista e materialista che ha caratterizzato gli ultimi decenni del panorama artistico mondiale.

L’artista solo è capace di tradurre il dolore in bellezza, trasformando la sofferenza in memoria condivisa. Tanti poeti hanno identificato la vera bellezza con una ferita che diventa feritoia aprendosi all'infinito, all'assoluto e all'eterno.

Quanta verità nelle parole del pensatore inglese Roger Scruton che affermava qualche anno fa: “Molto spesso le più belle opere d’arte emergono proprio dalla desolazione… Il culto della bruttezza e della dissacrazione si afferma oggi in un’epoca di prosperità senza precedenti. Opere brutte vengono prodotte dai figli viziati dello Stato assistenzialistico, persone che non hanno mai dovuto lottare per la sopravvivenza, che non hanno conosciuto la guerra e che sono finite giovanissime in braccio al lusso. Sono il prodotto della ricchezza materiale e dei valori materialistici”.

Per concludere voglio aggiungere solo un GRAZIE all'artista e amico Giorgio Montez per essere stato tanto folle e ostinato da giungere a rendere reale il sogno e concreta l'utopia. Quanto abbiamo bisogno di cuori ardenti e spiriti vivi come il tuo! Questo è il tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile!!

E’ ANCORA POSSIBILE PARTECIPARE A QUESTO GRANDE PROGETTO E PRENDERE PARTE ALLA MOSTRA PIU’ GRANDE DI SEMPRE:

per iscriversi seguire questo link: https://montez.it/bepart/

Ogni artista partecipante sarà invitato a realizzare 30 opere di piccolo formato (10 x 10 cm), facilmente realizzabili anche in condizione di lockdown.

Il sesto giorno - HUMAN'S CREATION” è il nome del mio progetto: ho dipinto 30 quadri che singolarmente rappresentano il cielo, solo una volta composti insieme apparirà la “Creazione dell'Uomo”, una luce divina e spirituale che plasma l'anima e il corpo; ho provato a rappresentare la divina somiglianza, la dignità eterna di ogni essere umano. Specialmente in questi tempi segnati da precarietà e fragilità, non può esserci bellezza se manca la piena consapevolezza del valore inestimabile e della sacralità d’ogni essere umano… siamo fatti di Cielo e destinati al Cielo!

Francesco Astiaso Garcia



Il sesto giorno - HUMAN'S CREATION