Ieri mattina la nuova Presidenza nazionale dell’UCAI ha vissuto un momento di particolare importanza incontrando il Cardinale Matteo Zuppi. Si è trattato di un incontro significativo, non solo per il suo valore istituzionale, ma soprattutto per il respiro spirituale e culturale che lo ha attraversato.
Il Cardinale ha accolto con attenzione e incoraggiamento il cammino dell’Unione, invitandoci con forza a proseguire con decisione lungo alcune direttrici già indicate in passato e oggi più che mai urgenti: il progetto giovani, il progetto carceri e il progetto disabili. Tre ambiti che non rappresentano semplicemente delle iniziative tra le altre, ma veri e propri luoghi dell’umano, nei quali l’arte è chiamata a farsi presenza, relazione e responsabilità.
Questo incoraggiamento si inserisce in una consapevolezza sempre più chiara: l’UCAI è chiamata oggi a riscoprire in profondità la propria vocazione originaria. Nata nel 1945 dall’intuizione di Giovanni Battista Montini, in un tempo segnato dalle macerie materiali e morali della guerra, l’associazione ha avuto fin dall’inizio il compito di contribuire alla ricostruzione non solo estetica, ma soprattutto spirituale e culturale del Paese.
Oggi, in un contesto profondamente diverso ma non meno fragile, questa missione si ripresenta con nuova urgenza. Viviamo infatti in un tempo attraversato da fratture, contrapposizioni e da un diffuso smarrimento circa il senso ultimo dell’esistenza. In questo scenario, non basta più essere curatori d’arte, produttori di opere o organizzatori di eventi culturali. Siamo chiamati a qualcosa di più profondo: diventare, in un certo senso, “curatori d’anime”.
L’arte, infatti, non può essere ridotta a elemento accessorio o decorativo. Come ricordava San Giovanni Paolo II, essa è un bene primario per la crescita e l’armonia di una comunità. Ma perché questo accada, è necessario che l’arte ritrovi una visione, una consapevolezza del proprio fondamento e del proprio fine.
Una delle criticità più evidenti del mondo artistico contemporaneo è proprio la mancanza di una visione condivisa: spesso si lavora senza un’idea chiara dell’uomo, della società e del significato della bellezza. Per questo motivo, si avverte oggi l’urgenza di un rinnovato impegno culturale capace di unire riflessione, esperienza e responsabilità.
Per questo ho sentito l’esigenza di elaborare un Manifesto sul ruolo dell’arte nella ricostruzione morale del Paese, che ieri ho consegnato al Cardinale Matteo Zuppi e che presto condividerò con tutti voi. Un testo che intende creare un ponte tra lo spirito originario del 1945 e le sfide del nostro tempo, invitando gli artisti a uscire dai propri ambiti ristretti per abitare i luoghi concreti della vita: le piazze, le scuole, i luoghi di lavoro, le carceri e anche il mondo digitale.
Non si tratta semplicemente di ampliare gli spazi espositivi, ma di assumere una vera responsabilità sociale ed educativa, fondata sulla Via Pulchritudinis, sui valori del Vangelo e sulla Dottrina sociale della Chiesa.
A dare forma concreta a questo percorso sarà anche il prossimo Convegno Nazionale, che si terrà a Roma e che porterà un titolo fortemente evocativo: “Dov’è tuo fratello? Per una nuova alleanza dell’umano”. Un interrogativo che richiama il racconto di Caino e Abele e che interpella ciascuno di noi, come artisti e come credenti, sul nostro rapporto con l’altro.
Il nostro tempo ha bisogno di una nuova alleanza tra arte, fede e pensiero. In questo orizzonte, l’UCAI può e deve diventare sempre più un luogo vivo di riflessione sull’arte nel XXI secolo: un laboratorio culturale permanente, uno spazio di dialogo, una fucina di idee e di “sogni” capaci di aprire nuovi orizzonti.
Come ha ricordato più volte Papa Francesco, riprendendo una convinzione già espressa da San Giovanni Paolo II, “una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta”. È proprio in questo spazio, tra fede e cultura, che si gioca oggi una delle sfide decisive.
L’invito che emerge con forza da questo momento è chiaro: è tempo di ascolto, di confronto e di corresponsabilità. “Convocate il pensiero”, diceva Paolo VI. “Convocate le menti”, esortava Giuseppe Dossetti. Oggi possiamo aggiungere: “convocate gli artisti”.
A TUTTI I SOCI UCAI è rivolto quindi un appello semplice e impegnativo allo stesso tempo: partecipare attivamente a questo cammino, contribuire con il proprio talento e la propria esperienza, lasciarsi coinvolgere in un progetto che non riguarda solo l’arte, ma l’uomo.
Con uno sguardo rivolto anche all’importante traguardo degli 80 anni dell’associazione e all’udienza con il Santo Padre, siamo chiamati a costruire insieme un percorso condiviso, capace di incidere realmente nel tessuto culturale e umano del nostro tempo.
Il cantiere è aperto. E riguarda ciascuno di noi.
Francesco Astiaso Garcia
Presidente nazionale Ucai




